Che i nostri figli possano vedere il volto del Signore

Cheryl C. Lant

Recentemente rilasciata dall’incarico di presidentessa generale della Primaria


Come genitori e dirigenti di questa nuova generazione di bambini abbiamo la sacra responsabilità di portarli al Salvatore.
 

Alcuni anni fa stavo insegnando a un gruppo di dirigenti del nido come fare una breve lezione sul Vangelo ai bambini molto piccoli. Una delle dirigenti aveva sulle sue ginocchia il figlio piccolo. Mostrai un’immagine del Salvatore e cominciai a parlare di Gesù, facendo una dimostrazione di come si parla ai bambini. Il bambino scivolò dalle ginocchia della madre, gattonò verso di me, osservò attentamente l’immagine e toccò il volto. A quel punto del dialogo chiesi: «Chi è questo?» Con un sorriso, il fanciullo rispose: «Gesù».

Non era grande abbastanza da poter pronunciare persino il suo stesso nome, ma riconobbe l’immagine e conosceva il nome del Salvatore. Nel ricevere questa dolce risposta, pensai al Salvatore quando disse: «Cercate sempre la faccia del Signore, affinché con la pazienza possiate possedere l’anima vostra, e avrete vita eterna» (DeA 101:38).

Cosa significa cercare la faccia del Signore? Sicuramente significa più che semplicemente riconoscere la Sua immagine. L’invito di Cristo a cercarlo è un invito a sapere chi è, cosa ha fatto per noi e cosa ha chiesto a noi di fare. Venire a Cristo, e alla fine vedere la Sua faccia, è qualcosa che si realizza solo man mano che ci avviciniamo a Lui tramite la nostra fede e le nostre azioni. Si ottiene grazie a un’intera vita di sforzi. Quindi, come possiamo cercarLo in questa vita così da poter vedere la Sua faccia in quella a venire?

In 3 Nefi abbiamo il racconto di un popolo che vide per davvero il volto del Salvatore in questa vita. E benché potremmo non vederlo ora, forse possiamo imparare dalla loro esperienza. Dopo la Sua morte, il Salvatore apparve a queste persone, le istruì e le benedisse. E poi «avvenne che egli comandò che gli fossero portati i loro bambini» (3 Nefi 17:11).

Come genitori e dirigenti di questa nuova generazione di bambini abbiamo la sacra responsabilità di portarli al Salvatore, così che possano vedere la Sua faccia e la faccia del nostro Padre nei cieli. Nel farlo, portiamo anche noi stessi.

Ci chiediamo di nuovo, come possiamo farlo, specialmente in un mondo pieno di distrazioni? In 3 Nefi, i genitori amavano il Signore. Erano credenti. Avevano fede nei miracoli compiuti da Gesù. Amavano i loro bambini. Li radunarono per far loro ascoltare le parole del Signore e obbedirono al Suo comandamento di portarGli i bambini.

Dopo che i bambini furono portati, Cristo disse ai genitori di inginocchiarsi. Poi fece per loro ciò che ha fatto per ognuno di noi: pregò il Padre per loro e si dice che, nel farlo, disse cose «così grandi e meravigliose» da non poter essere espresse a parole (3 Nefi 17:16). Venendo al Salvatore e accettando la Sua espiazione, questi genitori furono rafforzati nel fare tutto ciò che era necessario per “portare” a Lui i bambini.

Un’altra delle cose che Cristo chiese a questi genitori di fare si trova in 3 Nefi 22:13: «E tutti i tuoi figlioli saranno istruiti dal Signore; e grande sarà la pace dei tuoi figlioli».

E così, seguendo le loro proprie esperienze con il Salvatore, questi genitori nefiti insegnarono ai loro figli riguardo a Lui. Insegnarono loro ad amare il Signore. Insegnarono loro il Suo vangelo. Insegnarono loro come viverlo. Insegnarono così bene che vi furono rettitudine e pace nel paese per 200 anni (vedere 4 Nefi 1:1–22).

Ora, vorrei chiedervi di guardare le persone che amate. Questo è ciò che conta di più: la nostra famiglia. Sono sicura che più di ogni altra cosa, volete che questa famiglia sia vostra per l’eternità. Il racconto in 3 Nefi può aiutarci a portare a Lui i nostri figli perché ci dà un modello da seguire. Primo, dobbiamo amare il Signore con tutto il nostro cuore e dobbiamo amare i nostri bambini. Secondo, dobbiamo diventare per loro un esempio degno, cercando continuamente il Signore e sforzandoci di vivere il Vangelo. Terzo, dobbiamo insegnare ai nostri figli il Vangelo e come applicare i suoi insegnamenti nella vita.

Seguire questo modello per portare i nostri figli al Salvatore è un processo. Esaminiamolo ancora una volta. Primo, dobbiamo imparare ad amare il Signore e le nostre famiglie. Questo può richiedere tempo, esperienza e fede. Richiede di servire altruisticamente. Allora, se abbiamo in noi l’amore del Signore, possiamo amare. Egli potrebbe piangere per ciò che facciamo, ma ci ama ed è sempre lì per aiutarci. Così è come dobbiamo imparare ad amare i nostri figli.

Secondo, dobbiamo diventare degli esempi degni. Anche questo è un processo. Se vogliamo che i nostri figli vengano a Cristo, così da poter vedere il Suo volto, è importante che anche noi cerchiamo di vederlo. Dobbiamo conoscere la via per poterla mostrare a loro. Dobbiamo mettere la nostra vita in ordine affinché i nostri bambini possano guardare a noi e seguirci. Potremmo domandarci: «Che cosa vedono i miei figli quando guardano il mio volto? Vedono nel mio aspetto l’immagine del Salvatore, grazie al modo in cui vivo la mia vita?»

Ricordate, nessuno di noi sarà l’esempio perfetto per i nostri figli, ma tutti noi possiamo diventare genitori e dirigenti degni. Sforzarci di essere degni è già un buon esempio. A volte potremmo sentirci come se stessimo fallendo, ma possiamo continuare a provarci. Con l’aiuto del Signore e grazie a Lui, possiamo essere rafforzati per essere ciò che dobbiamo essere. Possiamo fare ciò che dobbiamo fare.

E terzo, c’è un processo che ci permette di portare i nostri figli al Salvatore insegnando loro le verità del Vangelo mediante le Scritture e le parole dei profeti, e aiutandoli a sentire e a riconoscere lo Spirito. Anche i bambini molto piccoli possono capire e accettare cose di una natura eterna. Essi amano le Scritture e amano il profeta. Per istinto vogliono essere buoni. Sta a noi aiutarli a mantenere aperta quella comunicazione con i cieli. Sta a noi proteggerli dalle influenze che allontanano lo Spirito. Possiamo trovare aiuto e guida nelle Scritture. Allora, potremo insegnare ai nostri figli a trovare le risposte nelle Scritture. Possiamo insegnare ai nostri figli i principi giusti e aiutarli a metterli in pratica nella vita. Possiamo guidarli allo Spirito, cosicché possano ricevere la loro testimonianza in merito alle verità che stanno apprendendo. Possiamo aiutarli a trovare la gioia di vivere il Vangelo. Questo costituirà nella loro vita un fermo sostegno di fede e obbedienza che li rafforzerà.

Tutto ciò non è facile. Il resoconto nefita riporta che per quelle famiglie ci furono 200 anni di pace. Ma sicuramente ci volle molto impegno. Richiede tanto duro lavoro, pazienza e fede, ma non c’è nulla di più importante o gratificante. Il Signore ci aiuterà, perché ama questi bambini anche più di quanto li amiamo noi. Egli li ama e li benedirà.

Vi ricorderete che benedisse i bambini nefiti individualmente e pregò per loro (vedere 3 Nefi 17:14–17, 21). Poi «parlò alla moltitudine e disse loro: Ecco i vostri piccoli.

E mentre erano attenti a guardare, rivolsero lo sguardo al cielo e videro i cieli aperti, e videro degli angeli scendere dal cielo come se fossero in mezzo al fuoco; ed essi vennero giù e circondarono i piccoli, ed essi furono circondati dal fuoco; e gli angeli li istruirono» (3 Nefi 17:23–24).

Come possono i nostri figli ricevere benedizioni come quelle oggi? L’anziano M. Russell Ballard ha detto: «Chiaramente quelli di noi ai quali sono stati affidati dei preziosi bambini hanno ricevuto un sacro e nobile incarico, poiché noi siamo coloro che Dio ha chiamato a circondare i bambini di oggi con l’amore e con il fuoco della fede e con la consapevolezza di chi essi sono» (La Stella, ottobre 1994, 40).

Fratelli e sorelle, noi siamo gli angeli che il Padre celeste ha mandato oggi a benedire i bambini, e possiamo aiutarli a vedere il volto del Salvatore un giorno, insegnando loro i principi del Vangelo e riempiendo le nostre case con la gioia che deriva dal metterli in pratica. Insieme possiamo arrivare a conoscerLo. Possiamo sentire il Suo amore e le Sue benedizioni, e grazie a Lui possiamo tornare alla presenza del Padre. Possiamo farlo, se siamo disposti ad essere obbedienti, fedeli e diligenti nel seguire i Suoi insegnamenti.

«In verità, così dice il Signore: avverrà che ogni anima che abbandona i suoi peccati e viene a me, e invoca il mio nome, e obbedisce alla mia voce, e rispetta i miei comandamenti, vedrà la mia faccia e saprà che io sono» (DeA 93:1).

Fratelli e sorelle, so che Dio vive. Gesù Cristo è Suo Figlio, il nostro Salvatore e Redentore. Egli ci ha invitato a venire a Lui e ci ha comandato di portare a Lui i bambini affinché noi, insieme, potessimo vedere la Sua faccia e vivere eternamente con Lui e con il nostro Padre nei cieli. Prego che possiamo tutti lavorare per ricevere questa grande benedizione. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.