Ci insegna a spogliarci dell’uomo naturale

Juan A. Uceda

Membro dei Settanta


Rendo testimonianza della realtà dell’Espiazione del nostro Salvatore e del potere che ha di pulirci, purificarci e santificare noi e le nostre case.

Una mattina, una famiglia si riunì per studiare le Scritture come al solito. Mentre si riunivano, il padre avvertì uno spirito negativo: alcuni membri della famiglia non sembravano troppo contenti di partecipare. Tennero la preghiera familiare e mentre, si apprestavano a leggere le Scritture, il padre notò che una delle figlie non aveva le sue Scritture con lei. La invitò ad andare nella sua stanza a prenderle. Con riluttanza lei lo fece e dopo un momento che sembrò un’eternità, tornò, si sedette e disse: “Dobbiamo proprio farlo adesso?”

Il papà pensò che il nemico di tutte le rettitudini volesse creare problemi così da impedirgli di studiare le Scritture. Il padre, sforzandosi di restare calmo, disse: “Sì, lo dobbiamo fare adesso perché è quello che il Signore vuole che facciamo”.

Ella replicò: “Non mi va di farlo adesso”.

A quel punto il padre perse la pazienza, alzò la voce e disse: “Questa è casa mia e si leggeranno sempre le Scritture in casa mia!”

Il tono e il volume delle sue parole ferirono la figlia che, con le Scritture tra le mani, lasciò il cerchio familiare e corse nella sua cameretta sbattendo la porta. Quella fu la fine dello studio familiare delle Scritture; nella casa non regnava più l’armonia e c’era poco amore.

Il padre sapeva cosa aveva fatto di sbagliato, cosi andò nella sua stanza da letto e si inginocchiò per pregare. Implorò il Signore per il suo aiuto, sapeva di aver offeso uno dei Suoi figli, una figlia che lui amava veramente. Chiese al Signore di ripristinare lo spirito di amore ed armonia nella casa e di permettere loro di continuare a studiare le Scritture come famiglia. Mentre stava pregando ebbe un’idea: “Vai a dire ‘mi dispiace’”. Continuò a pregare ferventemente, implorando lo spirito del Signore di ritornare nella sua casa. Ancora una volta si sentì dire: “Vai a dire ‘mi dispiace’”.

Voleva veramente essere un buon padre e fare la cosa giusta, per cui si alzò e andò verso la cameretta della figlia. Bussò gentilmente alla porta diverse volte ma non ci fu risposta. Così lentamente apri la porta e trovò sua figlia che piangeva e singhiozzava sul letto. Si inginocchiò accanto a lei e disse con voce dolce e gentile: “Mi dispiace; ti chiedo scusa per quello che ho fatto”. Ripeté: “Mi dispiace, ti voglio bene e non voglio farti stare male”. Poi dalla bocca della bambina arrivò la lezione che il Signore voleva insegnare al papà.

La ragazzina smise di piangere, ci fu un attimo di silenzio, prese le sue Scritture e cominciò a cercare alcuni versi. Il padre guardò mentre quelle mani così pure e delicate giravano le pagine, una dopo l’altra. Ella trovò il passo che cercava e iniziò a leggere lentamente con voce flebile: “Poiché l’uomo naturale è nemico di Dio, lo è stato fin dalla caduta di Adamo, e lo sarà per sempre e in eterno, a meno che non ceda ai richiami del Santo Spirito, si spogli dell’uomo naturale e sia santificato tramite l’espiazione di Cristo, il Signore, e diventi come un fanciullo, sottomesso, mite, umile, paziente, pieno d’amore, disposto a sottomettersi a tutte le cose che il Signore ritiene conveniente infliggergli, proprio come un fanciullo si sottomette a suo padre”.1

Mentre era ancora inginocchiato davanti al letto della figlia, fu pervaso da un senso di umiltà e pensò: “Queste parole sono state scritte per me; mi ha insegnato una grande lezione”.

Poi la figlioletta guardò il padre negli occhi e disse: “Mi dispiace. Mi dispiace, papà”.

In quel momento il padre comprese che la figlia non aveva letto il versetto per applicarlo alla vita del padre, piuttosto l’aveva letto per applicarlo a sé stessa. Il padre aprì le braccia e l’abbracciò. Amore ed armonia tornarono in quel momento di riappacificazione, nato dalla parola di Dio e dallo Spirito Santo. Quel versetto, che la figlia si era ricordata dal suo studio personale delle Scritture, aveva toccato il suo cuore con il fuoco dello Spirito Santo.

Cari fratelli, la nostra casa deve essere un luogo dove lo Spirito Santo possa dimorare: “Soltanto la casa può essere paragonata al tempio in quanto a sacralità”.2 Non c’è posto per l’uomo naturale nella nostra casa. L’uomo naturale è incline a “coprire i [suoi] peccati, o a gratificare il [suo] orgoglio, la [sua] vana ambizione, o a esercitare controllo, o dominio, o coercizione sull’anima dei figlioli degli uomini [e quando agisce] con un qualsiasi grado di ingiustizia, ecco, i cieli si ritirano, lo Spirito del Signore è afflitto; e quando si è ritirato, amen al sacerdozio, ossia all’autorità di quell’uomo”.3

Coloro che detengono il Sacerdozio di Aaronne o di Melchisedec devono sempre ricordare che “nessun potere, o influenza, può o dovrebbe essere mantenuto in virtù del sacerdozio, se non per persuasione, per longanimità, per gentilezza e mitezza, e con amore non finto; Con benevolenza e conoscenza pura, che allargheranno grandemente l’anima senza ipocrisia e senza frode”.4

Le contese lasciano la nostra casa e la nostra vita, quando ci sforziamo di mettere in pratica questi attributi cristiani. “E voi pure vi perdonerete l’un l’altro le vostre trasgressioni; poiché in verità io vi dico, colui che non perdona le trasgressioni del suo prossimo quando dice che si pente, si è posto egli stesso sotto condanna”.5 “Mi dispiace. Mi dispiace, papà”.

Il Signore Gesù Cristo, che è il Principe della Pace, ci insegna come stabilire la pace nelle nostre case.

Lui ci insegna che dobbiamo essere sottomessi, o in altre parole, dobbiamo obbedire alla volontà e potere del Signore. “Vai a dire ‘mi dispiace’”.

Ci insegna ad essere umili, o in altre parole, avere un “temperamento dolce, gentile, non facilmente provocabile o irritabile, condiscendente, paziente nelle avversità”.6

Ci insegna a essere umili, o in altre parole “modesti, miti, sottomessi, il contrario di orgogliosi, altezzosi, arroganti o presuntuosi”.7

“Mi dispiace. Ti chiedo scusa per quello che ho fatto”.

Ci insegna ad essere pazienti o in altre parole a “possedere la qualità di sopportare il male senza mormorare o innervosirsi” o di restare “calmi durante la sofferenza dovuta alle ingiurie e alle offese”.8

Ci insegna ad essere pieni di amore. “Ti voglio bene e non voglio ferirti”.

Sì, miei cari fratelli, ci insegna a spogliarci dell’uomo naturale, come il padre in questa storia che ha implorato l’aiuto del Signore. Come il padre ha abbracciato sua figlia con affetto, così pure fa il nostro Salvatore. Le Sue braccia sono aperte per abbracciarci nei momenti di vero pentimento.

Ci insegna che dobbiamo diventare santi tramite l’espiazione di Cristo il Signore. Così facendo saremo riconciliati con Dio e diventeremo Suoi amici. Rendo testimonianza della realtà dell’Espiazione del nostro Salvatore e del potere che ha di pulirci, purificarci e santificare noi e le nostre case, mentre cerchiamo di spogliarci dell’uomo naturale e di seguirLo.

Egli è “l’agnello di Dio”,9 “il Santo ed il Giusto”10 e “sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace”.11Nel nome di Gesù Cristo. Amen.

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  1.  

    1.  Mosia 3:19.

  2.  

    2. Bible Dictionary, “Temple”.

  3.  

    3.  Dottrina e Alleanze 121:37.

  4.  

    4.  Dottrina e Alleanze 121:41–42.

  5.  

    5.  Mosia 26:31.

  6.  

    6.  Noah Webster’s First Edition of an American Dictionary of the English Language, 9a edizione (1996), “Meek”.

  7.  

    7.  Noah Webster’s First Edition, “Humble.”

  8.  

    8.  Noah Webster’s First Edition, “Patient”.

  9.  

    9.  Giovanni 1:29.

  10.  

    10.  Atti 3:14.

  11.  

    11.  Isaia 9:6.