Il sacro tempio: un faro per il mondo

Presidente Thomas S. Monson

President of the Church


Le importantissime e supreme benedizioni derivanti dall’appartenenza alla Chiesa sono quelle benedizioni che riceviamo nei templi di Dio.

Miei amati fratelli e sorelle, esprimo il mio affetto e porgo i miei saluti a ciascuno di voi e prego che il nostro Padre Celeste guidi i miei pensieri e ispiri le mie parole mentre vi parlerò oggi.

Inizierò con un commento o due sui bei messaggi che abbiamo sentito stamattina dalla sorella Allred e dal vescovo Burton riguardo al programma di benessere della Chiesa. Come segnalato, quest’anno ricorre il 75mo anniversario di questo programma ispirato che ha benedetto molte persone. Ho avuto l’onore di conoscere personalmente alcuni dei pionieri di questa grande opera: uomini compassionevoli e ispirati.

Come hanno menzionato il vescovo Burton e la sorella Allred, al vescovo del rione viene affidata la responsabilità di occuparsi dei bisognosi che risiedono entro i confini del suo rione. Io ebbi questo privilegio quando presiedetti, come giovane vescovo a Salt Lake City, a un rione di milleottanta membri, incluse ottantaquattro vedove. Vi erano molti che avevano bisogno di assistenza. Io ero molto grato per il programma di benessere della Chiesa e per l’aiuto dato dalla Società di Soccorso e dai quorum del sacerdozio.

Dichiaro che il programma di benessere della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni è ispirato dall’Iddio Onnipotente.

E ora, fratelli e sorelle, questa conferenza indica che sono passati tre anni da quando fui sostenuto presidente della Chiesa. Certamente sono stati anni impegnativi, segnati da tante sfide ma anche da innumerevoli benedizioni. L’opportunità che ho avuto di dedicare e ridedicare dei templi è stata tra le più piacevoli e sacre di queste benedizioni, ed è riguardo ai templi che desidero parlarvi oggi.

Durante la conferenza generale di ottobre del 1902, il presidente della Chiesa Joseph F. Smith, nel suo discorso di apertura, espresse la speranza che un giorno potessimo avere “dei templi costruiti in varie parti del mondo, dove sono necessari per il vantaggio del popolo”.1

Nei primi 150 anni che seguirono l’organizzazione della Chiesa, dal 1830 al 1980, furono costruiti 21 templi, compresi i templi di Kirtland, in Ohio, e di Nauvoo, nell’Illinois. Mettetelo a confronto con i trent’anni successivi, dal 1980, durante i quali sono stati costruiti e dedicati 115 templi. Con l’annuncio di ieri di 3 nuovi templi, vi sono altri 26 templi in fase di costruzione o di progettazione. Questi numeri continueranno a crescere.

L’obiettivo del presidente Joseph F. Smith sperato nel 1902 sta diventando realtà. Il nostro desiderio è di rendere il tempio accessibile a quanti più fedeli possibile.

Uno dei templi attualmente in costruzione si trova a Manaus, in Brasile. Molti anni fa lessi di un gruppo di più di cento membri della Chiesa che lasciarono Manaus, che si trova al centro della foresta amazzonica, per viaggiare fino al tempio più vicino, situato a San Paolo, a circa quattromila chilometri da Manaus. Quei santi fedeli viaggiarono su un’imbarcazione per quattro giorni lungo il Rio delle Amazzoni e i suoi affluenti. Dopo aver completato il percorso lungo il fiume, salirono su autobus sovraffollati per altri tre giorni di viaggio su strade dissestate, con poco da mangiare e senza un riposo confortevole. Dopo sette giorni e sette notti, arrivarono al tempio di San Paolo, dove furono celebrate ordinanze di natura eterna. Ovviamente il loro viaggio di ritorno fu altrettanto difficile. Tuttavia, essi avevano ricevuto le ordinanze e le benedizioni del tempio, e anche se i loro borsellini erano vuoti, loro erano ricolmi dello spirito del tempio e di gratitudine per le benedizioni che avevano ricevuto.2 Ora, molti anni dopo, i nostri membri di Manaus gioiscono nel vedere il loro tempio prendere forma sulle rive del Fiume Rio Negro. I templi portano gioia ai nostri membri fedeli, ovunque siano eretti.

I racconti dei sacrifici fatti per ricevere le benedizioni che si trovano solo nei templi di Dio non mancano mai di toccare il mio cuore e di rinnovare un senso di gratitudine per i templi.

Voglio raccontarvi la storia di Tihi e Tararaina Mou Tham e dei loro dieci figli. Tutta la famiglia, tranne una figlia, si era unita alla Chiesa agli inizi degli anni ’60, quando i missionari arrivarono sulla loro isola, situata a circa 160 chilometri a sud di Tahiti. Molto presto iniziarono a desiderare per la loro famiglia le benedizioni del suggellamento eterno nel tempio.

A quel tempo il tempio più vicino per la famiglia Mou Tham si trovava a Hamilton, in Nuova Zelanda, circa quattromila chilometri a sud-ovest, raggiungibile solo con un costoso volo aereo. La numerosa famiglia Mou Tham, che viveva in modo frugale grazie a una piccola piantagione, non aveva i soldi per permettersi i biglietti aerei, e non vi erano opportunità di impiego sulla loro isola del Pacifico. Così il fratello Mou Tham e suo figlio Gérard presero la difficile decisione di viaggiare per 4.800 chilometri per lavorare in Nuova Caledonia, dove già lavorava un altro figlio. Il datore di lavoro provvedeva al viaggio dei dipendenti fino alle miniere, ma non pagava per il ritorno a casa.

I tre uomini della famiglia Mau Tham lavorarono per quattro anni. In tutto quel tempo, solo il fratello Mou Tham tornò a casa per il matrimonio di una figlia.

Dopo quattro anni, il fratello Mou Tham e i suoi figli avevano risparmiato abbastanza denaro per portare la famiglia al tempio della Nuova Zelanda. Andarono tutti coloro che erano membri della Chiesa, tranne una figlia che era incinta. Furono suggellati per il tempo e l’eternità, e fu un’esperienza indescrivibile e gioiosa.

Il fratello Mou Tham tornò direttamente in Nuova Caledonia, dove lavorò per altri due anni per pagare il viaggio per l’unica figlia che non era stata al tempio con loro, una figlia sposata, con suo figlio e suo marito.

Negli anni seguenti, fratello e sorella Mou Tham desiderarono servire nel tempio. A quel tempo era stato costruito e dedicato il Tempio di Papeete, a Tahiti, e fratello e sorella Mou Tham svolsero lì quattro missioni.3

Fratelli e sorelle, i templi sono più che pietra e malta. Sono pieni di fede e digiuni. Sono costruiti con le prove e le testimonianze. Sono santificati dal sacrificio e dal servizio.

Il primo tempio ad essere costruito in questa dispensazione fu il Tempio di Kirtland, in Ohio. A quei tempi i santi erano poveri, eppure il Signore comandò che fosse costruito un tempio, e così essi fecero. L’anziano Heber C. Kimball scrisse: “Solo il Signore conosce le scene di povertà, afflizione e dolore che sopportammo per compiere quest’opera”.4 E poi, dopo tutto ciò che fu diligentemente compiuto, i santi furono costretti a lasciare l’Ohio e il loro amato tempio. Alla fine trovarono rifugio, per quanto temporaneo, sulle rive del Fiume Mississippi, nello Stato dell’Illinois. Chiamarono il loro insediamento Nauvoo e, intenzionati ancora una volta a dare tutto, con fede intatta eressero un altro tempio al loro Dio. Ma le persecuzioni infuriarono e, con il Tempio di Nauvoo appena completato, furono scacciati ancora una volta dalle loro dimore, in cerca di rifugio in un luogo deserto che nessun altro voleva.

Gli sforzi e i sacrifici ricominciarono quando lavorarono quarant’anni all’edificazione del tempio che si erge con maestosità nell’isolato a sud rispetto a dove ci troviamo qui oggi nel Centro delle Conferenze.

Un certo grado di sacrificio è sempre stato associato all’edificazione dei templi e alla frequenza al tempio. Innumerevoli sono coloro che hanno lavorato e lottato per ottenere per se stessi e per le loro famiglie le benedizioni che si trovano nei templi di Dio.

Perché così tante persone sono disposte a dare tanto per poter ricevere le benedizioni del tempio? Coloro che comprendono le benedizioni eterne del tempio sanno che nessun sacrificio è troppo grande, nessun prezzo troppo alto, nessuno sforzo troppo difficile per poterle ricevere; non sono mai troppi i chilometri da percorrere, troppi gli ostacoli da superare o troppo il disagio da sopportare. Essi comprendono che le ordinanze di salvezza ricevute nei templi che ci permetteranno un giorno di tornare al nostro Padre Celeste con dei rapporti familiari eterni e di essere investiti di benedizioni e potere dall’alto, valgono qualsiasi sacrificio e sforzo.

Oggi la maggior parte di noi non deve patire troppe avversità per poter andare al tempio. L’ottantacinque percento dei membri della Chiesa oggi vive in un raggio di trecento chilometri dal tempio, e per molti la distanza è molto più breve.

Se siete stati al tempio per voi stessi, e se vivete a una distanza relativamente vicina al tempio, il sacrificio che potreste dover compiere può essere quello dedicare un po’ di tempo della vostra vita indaffarata per andare al tempio regolarmente. C’è molto da fare nei nostri templi in favore di coloro che attendono al di là del velo. Svolgendo il lavoro in loro favore, sapremo che avremo compiuto per loro ciò che non possono compiere da soli. Il presidente Joseph F. Smith, in una possente dichiarazione, disse: “Grazie ai nostri sforzi per il loro bene, le catene che ora li legano cadranno da loro e le tenebre che li circondano si dissiperanno, affinché la luce brilli sopra di loro ed essi odano parlare nel mondo degli spiriti dell’opera che è stata svolta dai loro figli qui, e si rallegrino con voi per questo dovere da voi compiuto”.5 Fratelli e sorelle, dobbiamo compiere noi il lavoro.

Nella mia famiglia, tra le esperienze più sacre e care vi sono i momenti in cui ci siamo ritrovati al tempio insieme per svolgere le ordinanze di suggellamento per i nostri antenati defunti.

Se ancora non siete stati al tempio, o se vi siete stati ma attualmente non siete qualificati a ricevere una raccomandazione, non c’è obiettivo più importante su cui lavorare che essere degni andare al tempio. I vostri sacrifici potranno rimettere a posto la vostra vita con ciò che è richiesto per ricevere una raccomandazione, forse dopo aver abbandonato vecchie abitudini che non vi rendevano degni. Può trattarsi di avere la fede e la disciplina che vi sono richieste per pagare la decima. Di qualsiasi cosa si tratti, qualificatevi a entrare nel tempio di Dio. Ottenete una raccomandazione per il tempio e consideratela un bene prezioso, poiché di questo si tratta.

Finché non sarete entrati nella Casa del Signore e non avrete ricevuto tutte le benedizioni che vi aspettano là, non avrete ottenuto tutto ciò che la Chiesa ha da offrire. Le importantissime e supreme benedizioni derivanti dall’appartenenza alla Chiesa sono quelle benedizioni che riceviamo nei templi di Dio.

Ora, miei giovani amici che siete nell’adolescenza, abbiate sempre il tempio tra i vostri obiettivi. Non fate nulla che vi impedirà di entrare per le sue porte e di prendere parte alle sue sacre ed eterne benedizioni. Io lodo coloro che vanno regolarmente al tempio per svolgere i battesimi per i morti, alzandosi presto al mattino per poter partecipare ai battesimi prima dell’inizio della scuola. Non riesco a pensare a un modo migliore per iniziare la giornata.

Con voi, genitori di figli giovani, desidero condividere il saggio consiglio impartito dal presidente Spencer W. Kimball. Egli disse: “Sarebbe bello se… i genitori tenessero in ogni stanza della loro casa una fotografia del tempio, in modo che [i loro figli], da quando sono piccoli, possano guardarle ogni giorno finché non diventano parte della loro vita. Quando raggiungeranno l’età in cui dovranno prendere la decisione importante [di andare al tempio], essa sarà già stata presa”.6

I nostri bambini della Primaria cantano:

Amo il sacro il tempio
e un giorno vi entrerò
per suggellarmi al Padre
come promisi un dì.7

Vi imploro di insegnare ai vostri figli l’importanza del tempio.

Il mondo può essere un luogo difficile in cui vivere. Spesso siamo circondati da ciò che vorrebbe trascinarci verso il basso. Andando nelle sante case di Dio, ricordando le alleanze strette al suo interno, saremo meglio in grado di sopportare ogni prova e superare ogni tentazione. In questo sacro santuario troveremo pace; saremo rinvigoriti e rafforzati.

E ora, miei fratelli e sorelle, desiderio menzionare un ultimo tempio prima di chiudere. In un futuro non lontano, mentre i nuovi templi prenderanno forma nel mondo, uno di essi si ergerà in una città che sorse più di duemilacinquecento anni fa. Parlo del tempio che è in costruzione a Roma.

Ogni tempio è una casa di Dio, che svolge le stesse funzioni e offre identiche benedizioni e ordinanze. Il Tempio di Roma, nella sua unicità, è costruito in una delle località più storiche al mondo, una città in cui gli antichi apostoli Pietro e Paolo predicarono il vangelo di Cristo e dove furono resi martiri.

Lo scorso ottobre, quando ci siamo riuniti in un bel luogo nell’angolo nord-est di Roma, ho avuto l’opportunità di offrire la preghiera dedicatoria mentre ci preparavamo al primo colpo di piccone. Ho sentito di dover chiamare il vicesindaco di Roma, Giuseppe Ciardi, e il senatore italiano Lucio Malan, ad essere tra i primi a vangare un mucchietto di terra. Ognuno di loro ha avuto un ruolo importante nella decisione che ci ha permesso di costruire un tempio nella loro città.

Quel giorno era nuvoloso ma caldo, e anche se minacciava di piovere, non sono cadute più di una o due gocce. Mentre il magnifico coro cantava, in italiano, la magnifica melodia dell’inno “Lo Spirito Arde”, ci si sentiva come se il cielo e la terra fossero uniti in un glorioso inno di lode e gratitudine all’Iddio Onnipotente. Non si sono potute trattenere le lacrime.

In un giorno a venire, i fedeli di questa “città eterna” riceveranno le ordinanze eterne in una santa Casa di Dio.

Esprimo la mia infinita gratitudine al mio Padre Celeste per il tempio che sarà costruito a Roma e per tutti i nostri templi, ovunque siano. Ciascuno di essi si erge come un faro per il mondo, un’espressione della nostra testimonianza che Dio, il nostro Padre Eterno, vive, che desidera benedirci e benedire davvero i Suoi figli e figlie di tutte le generazioni. Ognuno dei nostri templi è un’espressione della nostra testimonianza che la vita oltre la tomba è tanto reale e certa quando la vita qui sulla terra. Porto testimonianza di questo.

Miei cari fratelli e sorelle, facciamo tutti i sacrifici necessari per frequentare il tempio e avere lo spirito del tempio nel nostro cuore e nelle nostre case. Seguiamo l’esempio del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, che ha sacrificato la Sua vita per noi affinché abbiamo la vita eterna e l’Esaltazione nel regno del Padre Celeste. Questa è la preghiera sincera che offro nel nome del nostro Salvatore, Gesù Cristo il Signore. Amen.

Mostra riferimenti

  1.  

    1. Joseph F. Smith, in Conference Report, ottobre 1902, 3.

  2.  

    2. Vedere Vilson Felipe Santiago e Linda Ritchie Archibald, “From Amazon Basin to Temple”, Church News, 13 marzo 1993, 6.

  3.  

    3. Vedere C. Jay Larson, “Temple Moments: Impossible Desire”, Church News, 16 marzo 1996, 16.

  4.  

    4. Heber C. Kimball, in Orson F. Whitney, Life of Heber C. Kimball (1945), 67.

  5.  

    5.  Insegnamenti dei presidenti della Chiesa: Joseph F. Smith (1998), 246-47.

  6.  

    6.  The Teachings of Spencer W. Kimball, ed. da Edward L. Kimball (1982), 301.

  7.  

    7. Janice Kapp Perry, “Amo il sacro tempio”, Innario dei bambini, 99.