State in luoghi santi

Thomas S. Monson

President of the Church


La comunicazione col nostro Padre nei cieli, che include le nostre preghiere a Lui e l’ispirazione che Egli concede a noi, ci è necessaria per affrontare le tempeste e le prove della vita.

Miei amati fratelli e sorelle, abbiamo ascoltato dei bei discorsi questa mattina e desidero encomiare ognuno di coloro che hanno partecipato. Siamo particolarmente lieti che l’anziano Robert D. Hales sia nuovamente tra noi e stia meglio. Ti vogliamo bene, Bob.

Meditando su quello che volevo dirvi questa mattina, mi sono sentito spinto a condividere certi pensieri e sentimenti che considero pertinenti e opportuni. Prego di poter essere guidato nel mio intervento.

Ormai vivo su questa terra da 84 anni. Per darvi un’idea, sono nato lo stesso anno in cui Charles Lindbergh affrontò il primo volo in solitaria e senza scalo da New York a Parigi in un monoplano monoposto a un motore. Molto è cambiato in 84 anni. L’uomo da allora è andato e tornato dalla luna. Si può anzi dire che quella che ieri era fantascienza oggi è divenuta realtà, e tale realtà, grazie alla tecnologia del nostro tempo, si sta evolvendo così velocemente che a malapena riusciamo a tenerne il passo, ammesso che ce la si possa fare. Per quelli di noi che ricordano i telefoni a disco e le macchine da scrivere manuali, la tecnologia di oggi è più che straordinaria.

A ritmi elevati si è anche modificata la bussola morale della società. Comportamenti un tempo ritenuti inappropriati e immorali ora non sono solo tollerati, ma anche visti come accettabili da sempre più persone.

Recentemente ho letto nel Wall Street Journal un articolo di Jonathan Sacks, il Rabbino Capo della Gran Bretagna. Fra le altre cose scrive: “Praticamente in ogni società occidentale degli anni ’60, c’è stata una rivoluzione morale, un abbandono totale della propria tradizione etica di automoderazione. Tutto ciò di cui c’è bisogno, cantavano i Beatles, è amore. Il codice morale giudeo-cristiano è stato scartato e al suo posto è subentrato [il motto]: [Fai] quel che ti pare. I Dieci Comandamenti sono stati riscritti col nome di Dieci Suggerimenti Creativi”.

Il rabbino Sacks prosegue deplorando:

“Abbiamo speso il nostro capitale morale con la medesima incauta dissolutezza con cui abbiamo speso il nostro capitale finanziario…

Vi sono molte parti [del mondo] in cui la religione è una cosa del passato e non esiste un contraltare alla cultura del compralo, spendilo, indossalo, sfoggialo, perché te lo meriti. Il messaggio è che la moralità è fuori moda, la coscienza è per i fifoni e il comandamento predominante è: ‘Non farti scoprire’”.1

Miei fratelli e sorelle, queste parole, purtroppo, descrivono gran parte del mondo che ci circonda. Ci torciamo i pollici in disperazione e ci chiediamo come faremo mai a sopravvivere in un mondo simile? No. Abbiamo invero nella nostra vita il vangelo di Gesù Cristo e sappiamo che la moralità non è passata di moda, che la nostra coscienza è lì per guidarci e che siamo responsabili delle nostre azioni.

Sebbene il mondo sia cambiato, le leggi di Dio rimangono costanti: non sono cambiate e non cambieranno. I Dieci Comandamenti sono esattamente quello: comandamenti. Non sono suggerimenti. Sotto ogni aspetto sono tanto indispensabili oggi quanto lo erano quando Dio li diede ai figlioli d’Israele. Se solamente ascoltiamo, possiamo sentire l’eco della voce di Dio che ci parla anche in questo momento:

“Non avere altri dii nel mio cospetto.

Non ti fare scultura alcuna…

Non usare il nome dell’Eterno, ch’è l’Iddio tuo, in vano…

“Ricordati del giorno del riposo per santificarlo…

Onora tuo padre e tua madre…

Non uccidere.

Non commettere adulterio.

Non rubare.

Non attestare il falso…

Non concupire”.2

Il nostro codice di condotta è definitivo; non è contrattabile. Si trova non solo nei Dieci Comandamenti, ma anche nel Sermone sul Monte, lasciatoci dal Salvatore quando calcava il suolo di questa terra. Si trova in tutti i Suoi insegnamenti. Si trova nelle parole della rivelazione moderna.

Il nostro Padre nei cieli è lo stesso ieri, oggi e per sempre. Il profeta Mormon ci dice che Dio è “immutabile, di eternità in eternità”.3 In questo mondo dove quasi tutto sembra mutare, la Sua invariabilità è qualcosa su cui possiamo fare affidamento, un’ancora a cui possiamo aggrapparci saldamente per rimanere al sicuro, per tema di essere spazzati via in acque pericolose.

Talvolta vi potrà sembrare che coloro che seguono il mondo si divertano molto più di voi. Alcuni di voi magari si sentono limitati dal codice di condotta a cui noi, nella Chiesa, aderiamo. Miei fratelli e sorelle, vi dichiaro, tuttavia, che non c’è nulla che può portare maggiore gioia nella nostra vita o maggiore pace alla nostra anima dello Spirito che possiamo ricevere se seguiamo il Salvatore e rispettiamo i Suoi comandamenti. Questo Spirito non può essere presente nel genere di attività praticate da gran parte del mondo. L’apostolo Paolo proclamò la verità: “L’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché gli sono pazzia; e non le può conoscere, perché le si giudicano spiritualmente”.4 Il termine uomo naturale può riferirsi a ciascuno di noi, se permettiamo a noi stessi di esserlo.

Dobbiamo essere vigili in un mondo che si è allontanato così tanto da ciò che è spirituale. È essenziale che rigettiamo qualsiasi cosa non si conformi alle nostre norme, rifiutandoci di rinunciare a ciò che più desideriamo, ossia la vita eterna nel regno di Dio. Di tanto in tanto le tempeste si abbatteranno ancora sulla nostra porta, poiché sono una parte inevitabile della nostra esistenza terrena. Noi, tuttavia, saremo molto meglio equipaggiati per farvi fronte, per imparare da esse e per superarle, se avremo il Vangelo come fondamento e l’amore del Salvatore nel nostro cuore. Il profeta Isaia dichiarò: “Il frutto della giustizia sarà la pace, e l’effetto della giustizia, tranquillità e sicurezza per sempre”.5

Per poter essere nel mondo senza essere del mondo, è necessario che comunichiamo col nostro Padre Celeste mediante la preghiera. Egli vuole che lo facciamo e risponderà alle nostre preghiere. Il Salvatore ci ha ammonito, come riportato in 3 Nefi 18, di “vegliare e pregare sempre per timore di entrare in tentazione; poiché Satana desidera possedervi…

Perciò dovete sempre pregare il Padre nel mio nome;

E tutto ciò che domanderete al Padre nel mio nome, e che è giusto, credendo che riceverete, ecco, vi sarà dato”.6

Ho ottenuto la mia testimonianza del potere della preghiera a circa 12 anni. Avevo lavorato duramente per guadagnare dei soldi ed ero riuscito a risparmiare cinque dollari Era il periodo della Grande depressione, quando cinque dollari erano una somma di denaro sostanziosa, specialmente per un ragazzo di 12 anni. Diedi tutte le mie monete, per un totale di cinque dollari, a mio padre, che mi restituì una banconota dello stesso importo. So che c’era qualcosa di specifico che avevo intenzione di comprare con quei cinque dollari, anche se dopo tutti questi anni non riesco a ricordare cosa fosse. Ricordo solamente quanto fosse importante quel denaro per me.

All’epoca non avevamo una lavatrice, per cui ogni settimana mia madre mandava i nostri vestiti in lavanderia. Un paio di giorni dopo, ci ritornava un carico di bucato bagnato, che mia madre stendeva ad asciugare su delle corde sul retro di casa nostra.

Avevo messo la banconota da cinque dollari nella tasca dei miei jeans. Come potete probabilmente immaginare, i jeans furono mandati in lavanderia con i soldi ancora nella tasca. Quando mi resi conto di ciò che era accaduto, mi preoccupai terribilmente. Sapevo che, in lavanderia, le tasche venivano regolarmente controllate prima del lavaggio. Se i miei soldi non fossero stati scoperti e presi durante quel processo, sapevo che sarebbero quasi di sicuro andati a finire da qualche parte nel corso del lavaggio e sarebbero stati trovati da un addetto che non avrebbe avuto la minima idea a chi dovesse restituirli, sempre che avesse voluto farlo. Le possibilità di riavere i miei cinque dollari erano estremamente remote, un fatto che la mia cara madre confermò quando le dissi di aver lasciato i soldi nella tasca.

Volevo quei soldi; ne avevo bisogno; avevo lavorato sodo per guadagnarli. Mi resi conto che c’era solo una cosa che mi restava da fare. In quel momento di difficoltà, mi rivolsi al mio Padre nei cieli e Lo supplicai di tenere in qualche modo i miei soldi al sicuro in quella tasca finché il bucato non fosse tornato indietro.

Due lunghissimi giorni dopo, quando sapevo che sarebbe passato il camion che consegnava il nostro bucato, mi misi seduto vicino alla finestra in attesa. Quando il camion accostò, il mio cuore ebbe un sobbalzo. Non appena i vestiti bagnati furono dentro casa, afferrai i miei jeans e corsi nella mia stanza. Allungai una mano tremante nella tasca e, quando subito non incontrai niente, pensai che tutto era perduto. Poi le mie dita toccarono quella banconota da cinque dollari bagnata. Estraendola dalla tasca, fui pervaso dal sollievo. Offrii con tutto il mio cuore una preghiera di gratitudine al mio Padre Celeste, perché sapevo che aveva risposto alla mia preghiera.

Da quella volta, tanto tempo fa, ho avuto risposta a innumerevoli altre preghiere. Non è passato un giorno senza che abbia comunicato col mio Padre Celeste attraverso la preghiera. È un rapporto che io tengo caro e senza il quale sarei letteralmente perduto. Se non avete un rapporto del genere col vostro Padre Celeste, vi esorto a ricercarlo. Se lo farete, avrete diritto alla Sua ispirazione e guida nella vostra vita—elementi fondamentali per ciascuno di noi se vogliamo sopravvivere spiritualmente durante il nostro soggiorno qui sulla terra. Questa ispirazione e guida sono doni che Egli elargisce liberalmente, se solo li cerchiamo. Sono dei veri tesori!

Mi sento sempre umile e grato quando il mio Padre nei cieli comunica con me tramite la Sua ispirazione. Ho imparato a riconoscerla, a confidare in essa e a seguirla. Sono stato più volte il destinatario di tale ispirazione. Un’esperienza piuttosto intensa che ho avuto, capitò nell’agosto del 1987 in occasione della dedicazione del tempio di Francoforte in Germania. Il presidente Ezra Taft Benson era stato con noi per il primo paio di giorni della dedicazione, ma poi era tornato a casa, ed ebbi così l’opportunità di dirigere le sessioni rimanenti.

Il sabato avevamo una sessione per i membri olandesi che rientravano nel distretto del tempio di Francoforte. Conoscevo bene uno dei nostri eccezionali dirigenti nei Paesi Bassi, il fratello Peter Mourik. Appena prima della sessione, ebbi la distinta impressione che il fratello Mourik dovesse essere chiamato a parlare ai membri olandesi durante la sessione e che, anzi, dovesse essere il primo oratore. Non avendolo visto nel tempio quella mattina, passai un biglietto all’anziano Carlos E. Asay, il nostro presidente di area, nel quale chiedevo se Peter Mourik era presente alla sessione. Proprio prima di alzarmi per dare inizio alla sessione, ricevetti un biglietto dall’anziano Asay che diceva che il fratello Mourik non era presente, che era impegnato altrove e che aveva intenzione di partecipare alla sessione dedicatoria nel tempio il giorno seguente con i pali militari.

Andando al pulpito per dare il benvenuto alle persone e presentare il programma, ricevetti nuovamente l’inequivocabile ispirazione di dover annunciare Peter Mourik come primo oratore. Era assolutamente contrario al mio istinto, dato che avevo appena appreso dall’anziano Asay che il fratello Mourik non era nel tempio. Tuttavia, avendo fiducia nell’ispirazione, annunciai il numero musicale del coro, la preghiera e poi dissi che il nostro primo oratore sarebbe stato il fratello Peter Mourik.

Una volta ritornato al mio posto, guardai verso l’anziano Asay; notai sul suo volto uno sguardo allarmato. In seguito mi raccontò che quando avevo annunciato il fratello Mourik come primo oratore, non aveva potuto credere alle sue orecchie. Disse che sapeva che avevo ricevuto il suo biglietto e l’avevo letto, e non poteva capire perché mai avessi comunque annunciato il fratello Mourik come primo oratore, pur sapendo che non si trovava nel tempio.

Mentre stava accadendo tutto ciò, Peter Mourik era a una riunione negli uffici di area su Porthstrasse. Durante la riunione, si rivolse improvvisamente all’anziano Thomas A. Hawkes jr, che allora era il rappresentante regionale, chiedendogli: “In quanto tempo può farmi arrivare al tempio?”.

L’anziano Hawkes, che era noto per la sua guida veloce nella sua piccola macchina sportiva, rispose: “Posso portarla lì in 10 minuti! Ma perché deve andare al tempio?”.

Il fratello Mourik ammise di non sapere il perché, ma che sapeva di doverci andare. I due partirono per il tempio immediatamente.

Durante il magnifico pezzo offerto dal coro, mi guardai attorno, aspettandomi di vedere Peter Mourik da un momento all’altro, ma così non fu. In maniera sorprendente, tuttavia, non mi sentivo preoccupato; avevo la dolce e innegabile rassicurazione che tutto sarebbe andato bene.

Il fratello Mourik entrò dalla porta principale del tempio proprio al termine della preghiera d’apertura, non sapendo ancora perché si trovava lì. Mentre si affrettava lungo il corridoio, vide la mia immagine sullo schermo e mi sentì annunciare: “Ora ascolteremo l’intervento del fratello Peter Mourik”.

Con stupore dell’anziano Asay, Peter Mourik entrò subito nella sala e prese il suo posto al podio.

Dopo la sessione, il fratello Mourik e io parlammo di ciò che era avvenuto prima del suo discorso. Ho meditato sull’ispirazione che quel giorno giunse non solo a me, ma anche a Peter Mourik. Quell’esperienza straordinaria mi ha dato una testimonianza inconfutabile dell’importanza di essere degni di ricevere una simile ispirazione e poi di confidare in essa e di seguirla quando arriva. So senza alcun dubbio che il Signore voleva che coloro che erano presenti a quella sessione della dedicazione del tempio di Francoforte udissero la possente e toccante testimonianza del Suo servitore, il fratello Peter Mourik.

Miei amati fratelli e sorelle, la comunicazione col nostro Padre nei cieli, che include le nostre preghiere a Lui e l’ispirazione che Egli concede a noi, ci è necessaria per affrontare le tempeste e le prove della vita. Il Signore ci estende questo invito: “Avvicinatevi a me ed io mi avvicinerò a voi; cercatemi diligentemente e mi troverete”.7 Se lo faremo, sentiremo il Suo Spirito nella nostra vita, che ci darà il desiderio e il coraggio di rimanere forti e saldi nella rettitudine, di stare “in luoghi santi e non fa[rci] rimuovere”.8

Di fronte ai venti del cambiamento che ci circondano vorticosamente e alla disintegrazione della fibra morale della società che prosegue davanti ai nostri occhi, possiamo noi ricordare la preziosa promessa del Signore a coloro che confidano in Lui: “Tu, non temere, perché io son teco; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia”.9

Che promessa! Che questa possa essere la nostra benedizione è la mia preghiera sincera, nel sacro nome del nostro Signore e Salvatore, Gesù Cristo. Amen.

Mostra riferimenti

  1.  

    1. Jonathan Sacks, “Reversing the Decay of London Undone”, Wall Street Journal, 20 agosto 2011, online.wsj.com; corsivo dell’autore. Nota: Lord Sacks è il Rabbino Capo delle Congregazioni ebraiche unite del Commonwealth.

  2.  

    2.  Esodo 20:3–4, 7–8, 12–17.

  3.  

    3.  Moroni 8:18.

  4.  

    4.  1 Corinzi 2:14.

  5.  

    5.  Isaia 32:17.

  6.  

    6.  3 Nefi 18:18–20.

  7.  

    7.  Dottrina e Alleanze 88:63.

  8.  

    8.  Dottrina e Alleanze 87:8.

  9.  

    9.  Isaia 41:10.