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Ottobre 2014 | Il sacerdozio preparatorio

Il sacerdozio preparatorio

Ottobre 2014 Conferenza generale

Nella preparazione per il sacerdozio, “mostrami” conta più di “dimmi”.

Sono grato di essere riunito con il sacerdozio di Dio, che si estende in tutto il mondo. Apprezzo la vostra fede, il vostro servizio e le vostre preghiere.

Stasera il mio messaggio è incentrato sul Sacerdozio di Aaronne. È rivolto a tutti noi che contribuiamo all’adempimento delle promesse del Signore fatte a chi detiene quello che nelle Scritture è descritto come il “sacerdozio minore”1. Viene anche chiamato sacerdozio preparatorio. È di questa preparazione gloriosa che intendo parlarvi.

Il piano del Signore per la Sua opera è pieno di preparativi. Egli preparò la terra affinché potessimo vivere le prove e le opportunità della mortalità. Mentre siamo qui, ci troviamo in quella che le Scritture chiamano una “condizione preparatoria”2.

Il profeta Alma descrisse l’importanza cruciale di questa preparazione ai fini della vita eterna, dove potremo vivere per sempre come famiglie con Dio Padre e Gesù Cristo.

Egli spiegò così la necessità di prepararsi: “E vediamo che la morte venne sull’umanità, sì, la morte di cui ha parlato Amulec, che è la morte temporale; nondimeno fu accordato all’uomo un tempo durante il quale potesse pentirsi; perciò questa vita divenne uno stato probatorio, un tempo per prepararsi ad incontrare Dio; un tempo per prepararsi a quello stato senza fine di cui abbiamo parlato, che viene dopo la risurrezione dei morti”3.

Proprio come il tempo che ci è stato concesso da vivere serve a prepararci a incontrare Dio, il tempo che ci è stato dato per servire nel Sacerdozio di Aaronne è un’occasione per prepararci a imparare come prestare un aiuto vitale al prossimo. Proprio come ci fornisce l’aiuto di cui abbiamo bisogno per superare le prove della vita terrena, così il Signore ci invia anche l’aiuto per la nostra preparazione sacerdotale.

Il mio messaggio è diretto tanto a coloro che il Signore invia affinché aiutino a preparare i futuri detentori del Sacerdozio di Aaronne, quanto a chi già lo detiene. Mi rivolgo ai padri. Mi rivolgo ai vescovi. Mi rivolgo anche ai detentori del Sacerdozio di Melchisedec a cui è stato dato il compito di essere compagni e insegnanti dei giovani uomini che si stanno preparando nel sacerdozio.

Parlo con lodi e gratitudine per molti di voi in tutto il mondo e attraverso il tempo.

Sarei negligente se non menzionassi un presidente di ramo e un vescovo della mia gioventù. Divenni diacono a 12 anni in un piccolo ramo nella parte orientale degli Stati Uniti. Il ramo era così piccolo che io e mio fratello maggiore eravamo gli unici detentori del Sacerdozio di Aaronne sino a quando mio padre, che era il presidente di ramo, invitò un uomo di mezza età a unirsi alla Chiesa.

Il nuovo convertito ricevette il Sacerdozio di Aaronne e, con esso, l’incarico di vegliare sul Sacerdozio di Aaronne. Lo ricordo ancora come se fosse ieri. Ricordo le belle foglie autunnali, quando quel nuovo convertito accompagnò me e mio fratello a fare qualcosa per una vedova. Non ricordo quale fosse il progetto, ma ricordo che sentii il potere del sacerdozio unirsi a noi nello svolgere quello che il Signore — come appresi in seguito — aveva detto che tutti noi dobbiamo fare affinché i nostri peccati siano perdonati ed essere quindi preparati per veder Lo.

Guardando indietro, provo gratitudine per un presidente di ramo che chiamò un nuovo convertito ad aiutare il Signore a preparare due ragazzi che, in cambio, un giorno sarebbero diventati vescovi e avrebbero avuto l’incarico di prendersi cura dei poveri e dei bisognosi, come pure di presiedere al sacerdozio preparatorio.

Ero ancora un diacono quando la nostra famiglia si trasferì in un grande rione nello Utah. Fu la prima volta che sentii il potere di un quorum del Sacerdozio di Aaronne completo. A dir la verità, fu la prima volta che ne vidi uno. In seguito, fu la prima volta che sentii il potere e la benedizione di un vescovo che presiede a un quorum di sacerdoti.

Il vescovo mi chiamò a essere il suo primo assistente nel quorum dei sacerdoti. Ricordo che insegnava egli stesso al quorum, nonostante fosse molto impegnato e ci fossero altri uomini di talento che avrebbe potuto chiamare per istruirci. In classe faceva disporre le sedie in circolo. Mi faceva sedere sulla sedia accanto a lui, alla sua destra.

Mentre insegnava, potevo osservarlo da sopra la sua spalla. Di tanto in tanto guardava gli appunti scritti a macchina che teneva in un piccolo raccoglitore di pelle appoggiato su un ginocchio, mentre sull’altro ginocchio teneva aperte le sue Scritture, consumate dall’uso. Ricordo l’entusiasmo con cui raccontava le storie di coraggio tratte dal libro di Daniele e la sua testimonianza del Salvatore, il Signore Gesù Cristo.

Ricorderò sempre come il Signore chiami compagni accuratamente scelti per i Suoi detentori del sacerdozio in fase di preparazione.

Il vescovo aveva dei consiglieri eccellenti, ma per motivi che allora non comprendevo, più di una volta mi telefonò a casa e mi disse: “Hal, ho bisogno che tu venga con me come collega a fare alcune visite”. Una volta mi portò a casa di una vedova che viveva da sola e non aveva cibo. Mentre tornavamo a casa, fermò la macchina, aprì le Scritture e mi spiegò perché aveva trattato quella vedova come se ella avesse il potere non solo di prendersi cura di se stessa, ma, in seguito, di aiutare altre persone.

Un’altra visita fu a un uomo che non frequentava la chiesa da tempo. Il vescovo lo invitò a ritornare a stare con i santi. Sentii l’amore del mio vescovo per quello che mi sembrava un nemico antipatico e ribelle.

In un’altra occasione ci recammo in una casa dove i genitori alcolizzati mandarono due bambine piccole a risponderci alla porta. Attraverso la zanzariera, le bambine ci dissero che il papà e la mamma dormivano. Per dieci minuti, o forse anche di più, il vescovo continuò a parlare con loro, sorridendo ed elogiandole per la loro bontà e per il loro coraggio. Mentre ci allontanavamo dalla casa, mi disse a bassa voce: “È stata una bella visita. Quelle bambine non dimenticheranno mai che siamo andate da loro”.

Due delle benedizioni che un collega maggiore del sacerdozio può offrire sono la fiducia e un esempio di come prendersi cura delle persone. Lo notai quando a mio figlio fu assegnato un collega di insegnamento familiare con molta più esperienza nel sacerdozio di lui. Il suo collega maggiore era stato due volte presidente di missione e aveva servito in altri incarichi di dirigenza.

Prima di recarsi insieme da una famiglia loro assegnata, quell’esperto dirigente del sacerdozio chiese di parlare con mio figlio a casa nostra. Mi lasciarono ascoltare. Egli iniziò con una preghiera per chiedere aiuto. Poi disse a mio figlio qualcosa di questo tipo: “Penso che dovremmo insegnare una lezione che suoni a questa famiglia come una chiamata al pentimento. Non penso che sarebbe accolta bene se venisse da me. Credo che accetterebbero meglio il messaggio se lo portassi tu. Che cosa ne pensi?”

Ricordo il terrore negli occhi di mio figlio. Sento ancora la felicità che provai quando mio figlio accettò tale responsabilità.

Non fu per caso che il vescovo formò quella coppia di colleghi. Fu attraverso un’attenta preparazione che il collega maggiore aveva ricevuto quelle impressioni sulla famiglia che stavano per istruire. Fu per ispirazione che sentì di fare un passo indietro per dare fiducia a un giovane inesperto, perché chiamasse figli di Dio più grandi di lui al pentimento e a mettersi in salvo.

Non so come andò la loro visita, ma so che un vescovo, un detentore del Sacerdozio di Melchisedec e il Signore stavano preparando un ragazzo a diventare un uomo del sacerdozio e un futuro vescovo.

Ora, conoscete bene queste storie di successo nella preparazione sacerdotale da quello che avete visto e sperimentato nella vostra vita. Avete conosciuto e siete stati questo tipo di vescovi, colleghi e genitori. Avete visto la mano del Signore nel prepararvi per i doveri del sacerdozio che Egli sapeva vi sarebbero stati posti dinanzi.

Tutti noi nel sacerdozio abbiamo l’obbligo di aiutare il Signore a preparare gli altri. Ci sono alcune cose che possiamo fare e che potrebbero contare di più. Quando insegniamo la dottrina, ancora più possente dell’uso delle parole sarà il nostro esempio nel metterla in pratica.

Di massima importanza nel servizio sacerdotale è invitare le persone a venire a Cristo mediante la fede, il pentimento, il battesimo e il ricevimento dello Spirito Santo. Il presidente Thomas S. Monson, ad esempio, ha tenuto sermoni per toccare il cuore su tutte queste dottrine. Tuttavia, quello che so di ciò che egli fece con le persone, con i missionari e con gli amici della Chiesa quando presiedeva alla Missione di Toronto mi spinge ad agire.

Nella preparazione per il sacerdozio, “mostrami” conta più di “dimmi”.

Questo è il motivo per cui le Scritture sono tanto importanti per prepararci nel sacerdozio. Sono piene di esempi. Mi sembra di vedere Alma che segue il comandamento dell’angelo e quindi ritorna rapidamente a insegnare al popolo malvagio di Ammoniha, che lo aveva rigettato.4 Sento il freddo nella cella, quando al profeta Joseph Smith fu detto da Dio di avere coraggio e che Egli vegliava su di lui.5 Con queste immagini scritturali in mente, possiamo essere preparati a perseverare nel servizio, anche quando ci sembra arduo.

Un padre, un vescovo o un collega di insegnamento familiare esperto che mostra di avere fiducia in un giovane detentore del sacerdozio può cambiare la vita di quest’ultimo. Una volta, a mio padre fu chiesto da un membro del Quorum dei Dodici Apostoli di scrivere un breve saggio sul rapporto tra scienza e religione. Mio padre era uno scienziato famoso e un fedele detentore del sacerdozio. Tuttavia, ricordo ancora quando mi mise in mano quello che aveva scritto e mi disse: “Ecco, prima di mandarlo ai Dodici voglio che tu lo legga. Tu saprai se va bene”. Aveva 32 anni più di me ed era immensamente più saggio e intelligente.

Sono ancora rafforzato da quella fiducia da parte di un grande padre, nonché magnifico uomo del sacerdozio. Sapevo che quella fiducia non era riposta in me, ma nel fatto che Dio poteva dirmi e di fatto mi avrebbe detto quello che era vero. Voi colleghi esperti potete aiutare un giovane detentore del sacerdozio a prepararsi ogniqualvolta gli mostrate questo tipo di fiducia. Ciò lo aiuterà a fidarsi del gentile sentimento dell’ispirazione che gli giungerà quando un giorno imporrà le mani per suggellare la benedizione per guarire un figlio che i medici dicono morirà. Questa fiducia mi ha aiutato più di una volta.

Il nostro successo nel preparare gli altri nel sacerdozio sarà proporzionale a quanto li amiamo. Questo sarà particolarmente vero quando dovremo correggerli. Pensate a quando un detentore del Sacerdozio di Aaronne commette un errore nella celebrazione di un’ordinanza, magari al tavolo sacramentale. È una questione seria. A volte occorre correggere pubblicamente l’errore, il che può causare risentimento, un sentimento di umiliazione o persino di essere rigettati.

Ricorderete il consiglio del Signore: “Rimproverando prontamente con severità, quando sospinti dallo Spirito Santo; e mostrando in seguito un sovrappiù di amore verso colui che hai rimproverato, per timore che ti consideri un suo nemico”.6

La parola sovrappiù ha un’importanza speciale nella preparazione dei detentori del sacerdozio quando questi hanno bisogno di correzione. La parola suggerisce un aumento di un amore che già esiste. Il “mostrare” riguarda il sovrappiù. Chi di voi sta preparando detentori del sacerdozio li vedrà certamente commettere errori. Prima che ricevano la vostra correzione, devono avere già sentito preventivamente e regolarmente il vostro amore. Devono aver sentito il vostro elogio sincero, prima che accettino la vostra correzione.

Il Signore in persona ebbe grande considerazione verso i detentori del sacerdozio minore, rendendo onore al loro potenziale e al loro valore per Lui. Ascoltate queste parole, pronucniate da Giovanni Battista quando il Sacerdozio di Aaronne fu restaurato: “Su di voi, miei compagni di servizio, nel nome del Messia, io conferisco il Sacerdozio di Aaronne, che detiene le chiavi del ministero degli angeli, del Vangelo di pentimento e del battesimo per immersione per la remissione dei peccati; e questo non sarà tolto di nuovo dalla terra fino a che i figli di Levi offriranno di nuovo un’offerta al Signore in rettitudine”7.

Il Sacerdozio di Aaronne è un’appendice a quello maggiore di Melchisedec.8 Come presidente di tutto il sacerdozio, il presidente della Chiesa presiede anche al sacerdozio preparatorio. Nel corso degli anni, i suoi messaggi sul soccorrere rientrano perfettamente nel mandato di portare il Vangelo di pentimento e del battesimo nella vita degli altri.

I quorum dei diaconi, degli insegnanti e dei sacerdoti si siedono regolarmente in consiglio per avvicinare ogni membro del quorum al Signore. Le presidenze incaricano i membri di tendere la mano con fede e amore. I diaconi distribuiscono il sacramento con riverenza e avendo fede che i fedeli sentano l’effetto dell’Espiazione e mentre ricevono questi emblemi sacri decidano fermamente di osservare i comandamenti.

Gli insegnanti e i sacerdoti pregano con il loro collega per adempiere il mandato di vegliare sulla Chiesa, persona per persona. Queste coppie di colleghi pregano insieme quando vengono a conoscenza delle necessità e delle speranze dei capifamiglia. Nel farlo, si preparano per il grande giorno in cui, come padri, presiederanno con fede a una famiglia tutta loro.

Rendo testimonianza che tutti coloro che servono insieme nel sacerdozio stanno preparando un popolo per la venuta del Signore nella Sua chiesa. Dio Padre vive. So che Gesù è il Cristo e che ci ama. Il presidente Thomas S. Monson è il profeta vivente del Signore. Di questo rendo testimonianza nel sacro nome di Gesù Cristo. Amen.

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