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    Aprile 2015 | Ci eleveremo entrambi

    Ci eleveremo entrambi

    Aprile 2015 Conferenza generale

    Quali donne e uomini rispettosi delle alleanze, dobbiamo edificarci a vicenda e aiutarci a vicenda a diventare il popolo che il Signore vuole che diventiamo.

    Oltre ai discorsi edificanti, alla musica e alle preghiere che ci toccano sempre il cuore durante la Conferenza generale, molte sorelle mi hanno detto che ciò che amano di più è guardare i membri della Prima Presidenza e del Quorum dei Dodici mentre lasciano il podio insieme alle rispettive compagne eterne. Del resto, non piace a tutti noi ascoltare i Fratelli esprimere con tenerezza l’amore che provano per loro?

    Parlando di sua moglie, Donna, il presidente Boyd K. Packer ha detto: “A motivo dell’ufficio che detengo, ho l’obbligo solenne di dire la verità: è perfetta”1.

    “Lei è il sole della mia vita”2, ha detto il presidente Dieter F. Uchtdorf di sua moglie, Harriet.

    Il presidente Henry B. Eyring, riferendosi a sua moglie, Kathleen, ha detto: “È sempre stata una persona che mi ha fatto desiderare di fare del mio meglio”3.

    E il presidente Thomas S. Monson, parlando della sua amata Frances, ha detto: “Era l’amore della mia vita, la mia confidente leale e la mia amica più intima. Dire che mi manca non è sufficiente per trasmettere la profondità dei miei sentimenti”4.

    Anch’io vorrei esprimere l’amore che provo per il mio amato compagno, Craig. Per me è un dono prezioso! Riferendosi a mio marito, una frase preziosa e sacra della mia benedizione patriarcale promette che “avrà ottima cura” della mia vita e di quella dei miei figli. Per me è chiaro che Craig è l’adempimento di tale promessa. Citando Mark Twain, dico che “la vita senza [Craig] non sarebbe vita”5. Lo amo con tutta me stessa.

    Ruoli e responsabilità divini

    Oggi desidero onorare i mariti, i padri, i fratelli, i figli e gli zii che sanno chi sono e che si stanno impegnando al massimo per adempiere i ruoli che Dio ha affidato loro come descritti nel proclama sulla famiglia, tra cui presiedere rettamente sulla propria famiglia, mantenerla e proteggerla. Sappiate che mi rendo perfettamente conto che, per molti, parlare di paternità, maternità e matrimonio può essere difficile. So che per alcuni membri della Chiesa la loro famiglia non raggiungerà mai il livello che essi considerano ideale. Molti soffrono a causa di incuria, di abusi, di dipendenze e di tradizioni e culture errate. Non giustifico le azioni di uomini e donne che volontariamente, o addirittura per ignoranza, sono stati causa di dolore, di angoscia e di disperazione in casa. Oggi, però, parlo di qualcos’altro.

    Sono convinta che un marito non possa essere più attraente per la moglie di quando svolge i ruoli datigli da Dio come degno detentore del sacerdozio — soprattutto in casa. Amo e ritengo vere le parole che il presidente Packer ha detto ai mariti e padri degni: “Avete il potere del sacerdozio direttamente dal Signore per proteggere la vostra casa. Ci saranno volte in cui l’unica cosa da frapporre tra la vostra famiglia e gli inganni dell’avversario è questo potere”6.

    Dirigenti e insegnanti spirituali in casa

    All’inizio di quest’anno sono stata al funerale di uno straordinario uomo comune: lo zio Don — zio di mio marito. Uno dei figli dello zio Don ha raccontato un’esperienza vissuta da bambino, poco dopo che i genitori avevano acquistato la loro prima casa. Dato che avevano cinque bambini da mantenere, non c’erano abbastanza soldi per recintare il giardino. Prendendo seriamente uno dei suoi ruoli divini quale protettore della sua famiglia, lo zio Don infilò alcuni paletti di legno nel suolo, prese delle corde e le legò da un paletto all’altro tutto intorno al giardino. Poi radunò i bambini. Mostrò loro i paletti e le corde, e spiegò loro che se fossero rimasti all’interno dell’improvvisato recinto, sarebbero stati al sicuro.

    Un giorno le insegnanti visitatrici, avvicinandosi alla casa, guardavano incredule cinque bambini che rimanevano obbedienti sul confine delineato dalle corde mentre osservavano impazienti la palla che era balzata al di là del recinto, in mezzo alla strada. Uno dei bambini corse a chiamare il padre che, a sua volta, corse a prendere la palla.

    Durante il funerale, il figlio maggiore ha detto tra le lacrime che tutto quello che aveva sempre sperato nella vita era essere come il suo amato padre.

    Il presidente Ezra Taft Benson affermò:

    “Oh, mariti e padri di Israele, potete far molto per la salvezza e l’Esaltazione delle vostre famiglie!

    […] Ricordate sempre la vostra sacra chiamata di padre in Israele: la vostra chiamata più importante nel tempo e nell’eternità, una chiamata dalla quale non sarete mai rilasciati.

    […] Dovete contribuire a creare una casa in cui possa dimorare lo Spirito del Signore”7.

    Quanto sono adatte ai nostri giorni queste parole.

    Dev’essere quanto meno difficile per gli uomini dell’alleanza vivere in un mondo che non si limita a sminuire i ruoli e le responsabilità divini che hanno, ma che invia anche falsi messaggi su ciò che significa essere un “vero uomo”. Un messaggio ingannevole è: “Devo rendere conto solo a me stesso”. Sull’altro piatto della bilancia c’è il messaggio degradante e beffardo secondo cui i mariti e i padri non servono più. Vi supplico di non ascoltare le bugie di Satana! Egli ha rinunciato per sempre al sacro privilegio di poter essere marito o padre. Dato che è invidioso di coloro che rivestono i sacri ruoli che egli non avrà mai, è intenzionato a rendere “tutti gli uomini infelici come lui”8!

    Edificare e aiutare con i nostri ruoli complementari

    Fratelli e sorelle, abbiamo bisogno gli uni delle altre! Quali donne e uomini rispettosi delle alleanze, dobbiamo edificarci a vicenda e aiutarci a vicenda a diventare il popolo che il Signore vuole che diventiamo. Dobbiamo altresì collaborare per allevare la nuova generazione e aiutarla a raggiungere il proprio potenziale divino di erede della vita eterna. Possiamo fare ciò che hanno fatto l’anziano Robert D. Hales e sua moglie, Mary, e possiamo attuare il proverbio che dice: “Sosteniamoci a vicenda e ci eleveremo entrambi”9.

    Le Scritture ci insegnano che “non è bene che l’uomo sia solo”. Ecco perché il nostro Padre Celeste fece “un aiuto che gli [fosse] convenevole”10. L’espressione aiuto convenevole significa “un’aiutante adatta, degna ed equivalente”11. Le nostre due mani, ad esempio, sono simili, ma non esattamente uguali. In effetti, sono una l’esatto contrario dell’altra, ma si completano e sono fatte l’una per l’altra. Collaborando, sono più forti.12

    In un capitolo sulle famiglie, il manuale della Chiesa contiene questa dichiarazione: “La natura degli spiriti degli uomini e delle donne è tale che si completano a vicenda”13. Vi prego di notare che non dice che “competono”, ma che si “completano a vicenda”! Siamo qui per aiutarci ed edificarci a vicenda e per gioire insieme mentre tentiamo di diventare quanto di meglio possiamo. La sorella Barbara B. Smith diede questo saggio insegnamento: “Quando riusciamo a gioire dei successi altrui e non soltanto dei nostri, molto più grande è la felicità che proviamo”14. Quando cerchiamo di “completare” invece di “competere”, sostenerci a vicenda è più facile!

    Quando ero la giovane madre di diversi bambini piccoli, alla fine di una giornata piena di pannolini, piatti da lavare e rimproveri, nessuno cantava con più enfasi l’inno della Primaria “Quando torna a casa papà”15. Mi dispiace, tuttavia, ammettere di non essere stata sempre allegra quando Craig sembrava esserlo entrando in casa dopo una giornata di duro lavoro. Dava sempre un abbraccio e un bacio a ciascuno di noi e trasformava molte giornate difficili e, a volte, disastrose in momenti molto piacevoli per i figli. Vorrei essere stata un po’ meno preoccupata della lista interminabile di cose ancora da fare e più saggiamente concentrata, come lui, su ciò che contava di più. Vorrei essermi fermata più spesso e aver goduto di più il tempo sacro passato in famiglia e vorrei avergli detto grazie più spesso per aver benedetto la nostra vita!

    Parliamo spesso con accenti gentili

    Non molto tempo fa, una fedele sorella della Chiesa mi confidò una cosa che la preoccupava profondamente e per la quale pregava da un po’. Era preoccupata per alcune sorelle del suo rione. Mi disse di quanto la ferisse il fatto di osservare che a volte esse parlavano in modo irrispettoso con i rispettivi mariti o dei rispettivi mariti, anche davanti ai figli. Poi mi disse di quanto da ragazza avesse desiderato e pregato sinceramente di incontrare e sposare un degno detentore del sacerdozio e creare un famiglia felice insieme a lui. Era cresciuta in una famiglia in cui “comandava” la madre e il padre aveva ceduto alle pretese della moglie per mantenere la pace in casa. Sentiva che c’era un modo migliore di quello. Non ne aveva avuto un esempio nella casa in cui era cresciuta, ma, quando pregò con fervore per ricevere guida, il Signore la benedisse facendole sapere come creare con il marito una famiglia in cui lo Spirito sarebbe stato accolto con calore. Sono stata in quella casa e posso testimoniare che è un luogo santo!

    Sorelle e fratelli, con quanta frequenza “usiamo un linguaggio d’amor”16 intenzionalmente?

    Possiamo fare un esame di noi stessi ponendoci alcune domande. Adattandole un po’, queste domande possono valere per la maggior parte di noi, sposati o single, a prescindere dalla nostra situazione familiare.

    1. Qual è stata l’ultima volta che ho lodato sinceramente il mio coniuge, in privato o in presenza dei nostri figli?

    2. Qual è stata l’ultima volta che l’ho ringraziato, ho dimostrato amore oppure ho pregato con fede in suo favore?

    3. Qual è stata l’ultima volta che ho evitato di dire qualcosa che sapevo l’avrebbe ferito?

    4. Qual è stata l’ultima volta che ho chiesto scusa e ho chiesto umilmente perdono, senza aggiungere le parole “ma se solo tu avessi” o “ma se solo tu non avessi”?

    5. Qual è stata l’ultima volta che ho scelto di essere felice invece di esigere di avere “ragione”?

    Se per una qualsiasi di queste domande provate imbarazzo o vi sentite un po’ in colpa, ricordate ciò che l’anziano David A. Bednar ha insegnato: “Il senso di colpa sta al nostro spirito come il dolore sta al nostro corpo: ci segnala un pericolo e ci protegge da ulteriori danni”17.

    Invito ciascuno di noi a dare ascolto alla supplica sincera dell’anziano Jeffrey R. Holland: “Fratelli e sorelle, in questa nostra lunga ed eterna ricerca di essere più simili al nostro Salvatore, cerchiamo di essere uomini e donne ‘perfetti’ per lo meno in un modo: non offendiamo con le parole o, in modo più positivo, parliamo una nuova lingua, la lingua degli angeli”18.

    Mentre mi preparavo per questa opportunità di oggi, lo Spirito mi ha istruita, e io mi sono impegnata a parlare più spesso con gentilezza al mio adorato marito e del mio adorato marito, a edificare gli uomini della mia famiglia e a esprimere gratitudine per i modi in cui adempiono i loro ruoli divini e complementari. Mi sono impegnata anche a mettere in pratica il proverbio che dice: “Sosteniamoci a vicenda e ci eleveremo entrambi”.

    Vi unirete a me nel cercare l’aiuto dello Spirito Santo perché ci insegni come possiamo sostenerci meglio nei nostri ruoli complementari come figli e figlie dell’alleanza di genitori celesti amorevoli?

    So che, grazie al potere capacitante dell’Espiazione di Gesù Cristo e alla nostra fede in Lui, possiamo farlo. Prego affinché possiamo riporre la nostra fiducia in Lui perché ci aiuti ad aiutarci a vicenda a vivere felicemente e per l’eternità mentre ci eleviamo entrambi. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.

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      Note

      1. Boyd K. Packer, in “Donna Smith Packer Receives Family History Certificate from BYU”, news.byu.edu/archive12-jun-packer.aspx.

      2. Dieter F. Uchtdorf, in Jeffrey R. Holland, “Anziano Dieter F. Uchtdorf: Verso nuovi orizzonti”, Liahona, marzo 2005, 10.

      3. Henry B. Eyring, in Gerald N. Lund, “Anziano Henry B. Eyring: Plasmato da ‘esperienze formative’”, La Stella, aprile 1996, 31.

      4. Thomas S. Monson, “‘Io non ti lascerò e non ti abbandonerò’”, Liahona, novembre 2013, 85.

      5. Mark Twain, Eve’s Diary (1905), 107.

      6. Boyd K. Packer, “Il potere del sacerdozio”, Liahona, maggio 2010, 9.

      7. Ezra Taft Benson, “Ai padri di Israele”, La Stella, gennaio 1988, 51.

      8. 2 Nefi 2:27.

      9. Vedere Robert D. Hales, “Il nostro sacro dovere di rafforzare la famiglia”, La Stella, luglio 1999, 40; vedere anche LaRene Gaunt, “L’anziano Robert D. Hales: ‘Ritorna con onore’”, La Stella, aprile 1995, 31.

      10. Genesi 2:18.

      11. Genesi 2:18, nota a pie’ di pagina b della versione della Bibbia in inglese.

      12. Vedere Bruce K. Satterfield, “The Family under Siege: The Role of Man and Woman” (presentazione fatta a una riunione della Ricks College Education Week, 7 giugno 2001), 4; emp.byui.edu/SATTERFIELDB/PDF/RoleManWoman2.pdf.

      13. Manuale 2 – L’amministrazione della Chiesa (2010), 1.3.1.

      14. Barbara B. Smith, “Cuori tanto simili”, La Stella, novembre 1982, 46.

      15. “Quando torna a casa papà”, Innario dei bambini, 110.

      16. “Con accenti gentili parliamo”, Inni, 144.

      17. David A. Bednar, “Noi crediamo nell’essere casti”, Liahona, maggio 2013, 44.

      18. Jeffrey R. Holland, “La lingua degli angeli”, Liahona, maggio 2007, 18.