Aprile 2016 | I dirigenti migliori sono i seguaci migliori

    I dirigenti migliori sono i seguaci migliori

    Aprile 2016 Conferenza generale

    Ci saranno momenti in cui la strada davanti a voi sembrerà buia: continuate a seguire il Salvatore. Egli conosce la via; invero Egli è la via.

    Quando avevo dodici anni, mio padre mi portò in montagna a cacciare. Ci svegliammo alle tre del mattino, sellammo i cavalli e iniziammo a salire su per il versante alberato di una montagna nel buio pesto. Sebbene amassi cacciare con mio padre, in quel momento ero un po’ agitato. Non ero mai stato su quelle montagne e non riuscivo a vedere il sentiero — né molto altro, per la verità! L’unica cosa che riuscivo a vedere era la piccola torcia di mio padre la cui flebile luce lasciava intravedere gli alberi davanti a noi. Cosa sarebbe successo se il mio cavallo fosse scivolato e fosse caduto? Riusciva realmente a vedere dove andava? Fui però confortato da un pensiero: “Papà sa dove stiamo andando. Se seguo lui, tutto andrà bene”.

    E, infatti, andò tutto bene. Alla fine sorse il sole e passammo una splendida giornata insieme. Mentre tornavamo a casa, mio padre mi indicò una vetta maestosa e scoscesa che spiccava tra le altre. Mi disse: “È Windy Ridge. Le buone prede si trovano là”. Sentii subito il desiderio di tornare un giorno per scalare Windy Ridge.

    Negli anni che seguirono spesso sentii mio padre parlare di Windy Ridge, ma non ci tornammo mai fino a quando, un giorno — venti anni più tardi — chiamai mio padre e gli dissi: “Andiamo a Windy”. E così risellammo i nostri cavalli e iniziammo la scalata. Questa volta ero un cavalcatore esperto di oltre trent’anni, eppure fui sorpreso nel rendermi conto di provare la stessa agitazione sentita a dodici anni. Ma mio padre conosceva la strada e io lo seguii.

    Alla fine giungemmo sulla cima di Windy. La vista era entusiasmante e provai una gran voglia di tornarci, stavolta però non per me, ma per i miei figli e per mia moglie. Volevo che provassero ciò che avevo provato io.

    Nel corso degli anni ho avuto molte occasioni di condurre i miei figli e altri giovani sulla cima di varie montagne, proprio come mio padre aveva fatto con me. Queste esperienze mi hanno spinto a considerare cosa significhi dirigere e cosa significhi seguire.

    Gesù Cristo, il miglior Dirigente e il miglior Seguace

    Se vi chiedessi: “Chi è il dirigente migliore che sia mai esistito?”, cosa mi rispondereste? La risposta, ovviamente, è: “Gesù Cristo”. Egli ha incarnato l’esempio perfetto di ogni qualità che si possa immaginare in un dirigente.

    Ma se vi chiedessi: “Chi è il seguace migliore che sia mai esistito?”, la risposta non sarebbe forse ancora: “Gesù Cristo”? Egli è il dirigente migliore perché è il migliore seguace: segue il Padre Suo in modo perfetto, in tutte le cose.

    Il mondo insegna che i capi devono essere forti; il Signore insegna che devono essere miti. I capi nel mondo acquistano potere e influenza grazie ai propri talenti, alle proprie capacità e alla ricchezza. Coloro che dirigono come farebbe Cristo acquistano potere e influenza “per persuasione, per longanimità, per gentilezza e mitezza, e con amore non finto”1.

    Agli occhi di Dio, i dirigenti migliori sono sempre stati i migliori seguaci.

    Permettetemi di condividere due esperienze avute di recente interagendo con i giovani uomini della Chiesa che mi hanno insegnato in merito al dirigere e al seguire.

    Siamo tutti dirigenti

    Di recente io e mia moglie abbiamo partecipato a una riunione sacramentale lontano dal nostro rione di appartenenza. Poco prima dell’inizio della riunione, un giovane è venuto da me per chiedermi di aiutarlo a distribuire il sacramento. Ho risposto che ne sarei stato felice.

    Mi sono messo a sedere con gli altri diaconi e ho chiesto a quello che mi era seduto accanto: “Che cosa devo fare?”. Mi ha detto di iniziare a distribuire il sacramento dal fondo della cappella nel settore centrale e che lui sarebbe stato dal lato opposto dello stesso settore, e che insieme avremmo proceduto verso la parte alta della cappella.

    Ho detto: “È molto tempo che non lo faccio”.

    Mi ha risposto: “Non fa niente. Andrà bene. Anche io mi sentivo così all’inizio”.

    Più tardi il diacono più giovane del quorum, ordinato appena qualche settimana prima, ha fatto un discorso alla riunione sacramentale. Al termine della riunione gli altri diaconi gli si sono stretti intorno per dirgli quanto fossero orgogliosi del loro collega nel quorum.

    Quel giorno, durante la mia visita, ho scoperto che ogni settimana i membri dei quorum del Sacerdozio di Aaronne di quel rione contattano gli altri giovani uomini e li invitano a far parte dei rispettivi quorum.

    Questi giovani uomini sono tutti degli ottimi dirigenti. Era chiaro che dietro le quinte ci fossero dei meravigliosi detentori del Sacerdozio di Melchisedec, genitori e altri che li hanno istruiti nei loro doveri. Adulti attenti come questi vedono i giovani uomini non solo per quello che sono, ma per quello che possono diventare. Quando parlano con i giovani uomini o dei giovani uomini, non si soffermano sulle loro mancanze. Piuttosto mettono in evidenza le grandi doti dirigenziali che essi dimostrano.

    Giovani uomini, questo è il modo in cui vi vede il Signore. Vi invito a vedere voi stessi in questo modo. Nella vita ci saranno momenti in cui sarete chiamati a essere dirigenti. Altre volte ci si aspetterà che siate dei seguaci. Ma il messaggio che ho per voi oggi è che, a prescindere dalla vostra chiamata, siete sempre dei dirigenti, così come siete sempre dei seguaci. Essere dirigenti è un’espressione dell’essere discepoli; si tratta semplicemente di aiutare gli altri a venire a Cristo, che è quello che fanno i veri discepoli. Se vi state sforzando di essere un seguace di Cristo, allora potete aiutare gli altri a seguirLo e potete essere un dirigente.

    La vostra capacità di dirigere non deriva da una personalità estroversa, da doti di motivatore e neanche dal talento nel parlare in pubblico; deriva dal vostro impegno a seguire Gesù Cristo; deriva dal vostro desiderio di essere — per usare le parole di Abrahamo — “un maggiore seguace della rettitudine”2. Se riuscite a fare questo — pur se non siete perfetti, ma ci state provando — allora siete un dirigente.

    Il servizio sacerdotale significa essere dirigenti

    In un’altra occasione, mi trovavo in Nuova Zelanda, nella casa di una madre sola con tre figli adolescenti. Il più grande aveva diciotto anni e aveva ricevuto il Sacerdozio di Melchisedec proprio la domenica precedente. Gli chiesi se avesse già avuto la possibilità di esercitare il sacerdozio. Mi disse che non era sicuro di cosa significasse.

    Gli dissi che ora aveva l’autorità di dare benedizioni del sacerdozio di conforto e di guarigione. Guardai la madre che non aveva avuto al fianco un detentore del Sacerdozio di Melchisedec per molti anni. Dissi: “Credo che sarebbe meraviglioso se tu dessi una benedizione a tua madre”.

    Mi rispose: “Non so come farlo”.

    Gli spiegai che avrebbe dovuto mettere le mani sul capo di sua madre, pronunciare il suo nome, indicare che stava dando la benedizione in virtù dell’autorità del Sacerdozio di Melchisedec e poi dire qualunque cosa lo Spirito avrebbe messo nella sua mente e nel suo cuore, chiudendo nel nome di Gesù Cristo.

    Il giorno dopo ricevetti un’e-mail da lui. In parte diceva: “Questa sera ho benedetto mia madre! […] Ero molto, molto agitato e a disagio, così ho pregato molto per assicurarmi di avere con me lo Spirito, perché non avrei potuto impartire la benedizione senza. Una volta iniziato, ho completamente dimenticato me stesso e le mie debolezze. […] Non [mi aspettavo] l’immenso potere spirituale ed emotivo che ho sentito. […] Poi sono stato colpito da uno spirito di amore così forte che non sono riuscito a trattenere le emozioni, ho abbracciato mia madre e ho pianto come un bambino. […] Anche ora, mentre scrivo, [sento] lo Spirito [così forte che] non voglio mai più peccare. […] Amo questo vangelo”3.

    Non è fonte di ispirazione vedere come un giovane apparentemente ordinario possa realizzare grandi cose grazie al servizio sacerdotale, anche quando si sente inadeguato? Di recente ho saputo che questo giovane anziano ha ricevuto una chiamata in missione e andrà al centro di addestramento per i missionari il mese prossimo. Credo che condurrà molte anime a Cristo perché ha imparato a seguire Cristo nel suo servizio sacerdotale, iniziando dalla sua casa dove il suo esempio sta avendo un’influenza profonda sul fratello di quattordici anni.

    Fratelli, che ce ne rendiamo conto o meno, le persone ci ammirano; familiari, amici e persino sconosciuti. Come detentori del sacerdozio, non è abbastanza che noi veniamo a Cristo; il nostro dovere è “invitare tutti a venire a Cristo”4. Non possiamo essere soddisfatti di ricevere benedizioni spirituali per noi stessi; dobbiamo condurre le persone che amiamo alle stesse benedizioni — e come discepoli di Gesù Cristo dobbiamo amare tutti. L’incarico dato dal Salvatore a Pietro vale anche per noi: “E tu, quando sarai convertito, conferma i tuoi fratelli”5.

    Seguite l’Uomo di Galilea

    Ci saranno momenti in cui la strada davanti a voi sembrerà buia: continuate a seguire il Salvatore. Egli conosce la via; invero Egli è la via.6 Più sollecitamente verrete a Cristo, più profondamente desidererete aiutare gli altri a provare ciò che avete provato voi. Un’altra parola per questo sentimento è carità, “che [il Padre] ha conferito a tutti coloro che sono veri seguaci di suo Figlio Gesù Cristo”7. Allora troverete che proprio mentre seguite Cristo state anche portando altri a Lui, perché, come detto dal presidente Thomas S. Monson: “Seguendo quell’Uomo di Galilea — proprio il Signore Gesù Cristo — la nostra influenza personale sarà avvertita in bene per sempre ovunque siamo, qual che sia il nostro incarico”8.

    Rendo testimonianza che questa è la vera chiesa di Cristo. Siamo guidati da un profeta di Dio, il presidente Monson — un grande dirigente che è anche un vero seguace del Salvatore. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.

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