I frutti del vangelo restaurato di Gesù Cristo

Joseph B. Wirthlin

Of the Quorum of the Twelve Apostles


Joseph B. Wirthlin
«Non possiamo avere i frutti del Vangelo senza le sue radici. Per mezzo della rivelazione il Signore ha istituito queste radici: i principi distintivi della pienezza del Vangelo».

Fratelli e sorelle, sono sicuro che tutti noi ci sentiamo onorati dalla presenza del presidente Ezra Taft Benson, presidente della Chiesa, nostro profeta. L’ho sempre amato e rispettato, come sono certo avete fatto e continuate a fare voi.

In ogni epoca il Signore ha chiamato i Suoi fedeli, ossia coloro che Lo amano e osservano i Suoi comandamenti, usando parole che li distinguessero dagli altri. Egli li ha chiamati un «tesoro particolare» (Esodo 19:5), un «popolo consacrato» (Deuteronomio 7:6), «un real sacerdozio, una gente santa» (1 Pietro 2:9). Le Scritture chiamano queste persone santi e, come dichiarò il Salvatore, «voi li riconoscerete dunque dai loro frutti» (Matteo 7:20).

In netto contrasto con coloro che osservano i principi del Vangelo, vedo storie di persone che o ignorano o non capiscono questi principi. Alcuni non osservano le norme del Vangelo e vivono nel peccato, nel male, nella disonestà e nel delitto. Le conseguenze sono indescrivibili sciagure, pene, sofferenze e dolori.

Ricordo gli insegnamenti datici dal Salvatore quando dichiarò:

«Perciò chiunque ode queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato ad un uomo avveduto che ha edificato la sua casa sopra la roccia.

E la pioggia è caduta, e son venuti i torrenti, e i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma ella non è caduta, perché era fondata sulla roccia.

E chiunque ode queste mie parole e non le mette in pratica sarà paragonato ad un uomo stolto che ha edificata la sua casa sulla rena.

E la pioggia è caduta, e son venuti i torrenti, e i venti hanno soffiato ed hanno fatto impeto contro quella casa; ed ella è caduta, e la sua ruina è stata grande» (Matteo 7:24–27).

Questa analogia c’insegna un’importante lezione. Non possiamo avere i frutti del Vangelo senza le sue radici. Per mezzo della rivelazione il Signore ha istituito queste radici: i principi distintivi della pienezza del Vangelo, che ci danno una direzione. Il Signore ci ha mostrato come dobbiamo edificare la nostra vita su fondamenta solide come la roccia, che sappiano resistere alle tentazioni e alle tempeste della vita.

Permettetemi di parlare di alcuni principi fondamentali del Vangelo.

La Divinità

Un principio distintivo è un concetto veritiero della natura della Divinità: «Noi crediamo in Dio, il Padre Eterno, e nel Suo Figliuolo, Gesù Cristo, e nello Spirito Santo» (primo Articolo di fede). La Divinità è formata da tre personaggi separati e distinti che sono uniti nei propositi. Il Padre e il Figlio hanno un corpo tangibile di carne ed ossa, mentre lo Spirito Santo è un personaggio di spirito.

Dio è veramente nostro Padre, il Padre degli spiriti di tutta l’umanità. Noi siamo letteralmente Suoi figli, formati a Sua immagine. Abbiamo ereditato da Lui attributi divini. La conoscenza del rapporto che ci lega al nostro Padre celeste ci aiuta a conoscere la divina natura che è in noi e il nostro potenziale. La dottrina della paternità di Dio pone un solido fondamento alla stima di sé. L’inno intitolato «Sono un figlio di Dio» espone questa dottrina in termini molto semplici. Può una persona che conosce i suoi divini genitori mancare di stima di sé? Abbiamo conosciuto delle persone che hanno una profonda e ferma sicurezza di questa verità, e altre che la comprendono solo superficialmente e intellettualmente. Il contrasto evidente tra i loro atteggiamenti e le conseguenze pratiche che tali atteggiamenti hanno sul loro modo di vivere è straordinario.

Sapere che Gesù Cristo è il Figlio Primogenito di Dio nello spirito e l’Unigenito nella carne ci dà una visione ben più nobile e maestosa della vita rispetto a quella che avremmo se Egli fosse soltanto un grande insegnante o filosofo. Egli è il nostro Signore, il Redentore di tutta l’umanità, il nostro Mediatore presso il Padre. Spinto dal Suo amore per noi, Egli ha espiato i peccati del mondo e ha aperto la via per la quale i fedeli possono ritornare alla presenza del Padre celeste.

«Egli è il più grande Essere nato su questa terra — l’esempio perfetto… Egli è il Signore dei signori, il Re dei re, il Creatore, il Salvatore, il Dio di tutta la terra … il Suo nome … è l’unico nome sotto i cieli mediante il quale possiamo essere salvati.

Egli tornerà di nuovo in potere e in gloria per dimorare sulla terra e Si ergerà come Giudice di tutta l’umanità all’ultimo giorno».

Egli sta a capo della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Dobbiamo esserGli eternamente grati. Dobbiamo amarLo con tutto il cuore e seguire il Suo esempio.

Lo Spirito Santo è il terzo componente della Divinità. E’ un Rivelatore (vedi History of the Church, 6:58); rivela la parola di Dio; fornisce la convincente testimonianza che il Vangelo è vero e dà alle persone la testimonianza della divinità di Gesù Cristo. Egli ci guida nelle nostre scelte e nella nostra ricerca della verità.

La Risurrezione

Passo poi alla sicurezza che abbiamo di una letterale risurrezione: dopo che saremo morti su questa terra, ci sarà l’unione dello spirito con un corpo di carne ed ossa. Gesù, il primo Essere risorto su questa terra, fece della risurrezione una certezza per tutta l’umanità. Questa realtà è il cardine della speranza nel vangelo di Gesù Cristo (vedi 1 Corinzi 15:19–22).

Ho veduto il contrasto esistente tra coloro che hanno fiducia nella Risurrezione e gli altri che sono confusi e incerti riguardo alla nostra condizione nell’aldilà. Fui ispirato da mia madre, che affrontò con serenità l’immatura morte di una figlia di due anni, nonostante il suo profondo dolore. Ella attribuiva la pace che sentiva alla sua fede in un Dio misericordioso e nella vita eterna. Ella era convinta che quella dolce bambina era ora fra le braccia di Dio, e che lei e sua figlia un giorno sarebbero state di nuovo insieme.

Il ruolo dei genitori

Secondo il piano del Signore i genitori devono ammaestrare i loro figli durante gli anni in cui sono più plasmabili e aperti agli insegnamenti, quando sviluppano atteggiamenti e abitudini che dureranno tutta la vita. Il presidente Brigham Young era ben consapevole che «gli anni della fanciullezza e dell’adolescenza sono il momento opportuno» per imparare a controllare gli appetiti e le passioni del corpo. Egli fece notare che «l’uomo che permette alle sue passioni di dominarlo diventa loro schiavo, e tale uomo troverà estremamente difficile riacquistare la libertà» (Letters of Brigham Young to His Sons, ed. Dean C. Jessee, Salt Lake City: Deseret Book Co., 1974, pag. 130). Dobbiamo essere molto grati per i principi che ribadiscono positivamente e spiritualmente gli insegnamenti impartiti dai genitori, e che tengono lontani i giovani dalle trappole che Satana ha sparso lungo il cammino dell’adolescenza e della giovinezza.

La Parola di Saggezza

La Parola di Saggezza fu rivelata al profeta Joseph Smith nel 1833. Questa rivelazione è stata studiata con cura e ignorata, criticata e difesa, messa in ridicolo e lodata. Pertanto i santi fedeli l’hanno osservata come segno della loro obbedienza a Dio. Per molti anni essi poterono obbedirla soltanto per fede, animati dallo stesso spirito con il quale Adamo offriva i suoi sacrifici. Un angelo gli chiese: «Perché offri tu dei sacrifici al Signore? E Adamo rispose: Non so, salvo che il Signore me lo ha comandato» (Mosè 5:6). I primi membri della Chiesa obbedirono al consiglio del Signore senza avere il beneficio delle attuali conoscenze mediche, che hanno confermato i benefici fisici della loro obbedienza. Oggi la scienza medica ci dimostra ciò che i santi hanno saputo per rivelazione per centocinquantotto anni.

Immaginate i risultati che avremmo se tutti gli uomini osservassero questa legge della salute e non danneggiassero mai il loro corpo con bevande alcoliche, tabacco e altre sostanze nocive. Quale immenso calo si verificherebbe di incidenti stradali, malattie, morti premature, difetti al feto, crimini, soldi sprecati, famiglie divise e vite rovinate a causa dell’alcol e degli stupefacenti? Di quanto diminuirebbero tumori polmonari, malattie cardiache e le altre infermità causate dal fumo? I frutti dell’obbedienza a questo comandamento porterebbero innumerevoli benedizioni all’umanità.

I membri della Chiesa, ovviamente, godono di migliore salute e di maggiore spiritualità grazie all’obbedienza a questo comandamento.

I principi del benessere

Un segno sicuro della vera religione è la cura dei poveri della terra. Essa ci chiede di provvedere alle loro necessità mediante atti caritatevoli. Voglio leggervi le parole di Giacomo: «La religione pura e immacolata dinanzi a Dio e Padre è questa: visitar gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni, e conservarsi puri dal mondo» (Giacomo 1:27).

In poche e semplici parole, carità significa subordinare i propri interessi e le proprie esigenze a quelli degli altri, come il Salvatore ha fatto per tutti noi. L’apostolo Paolo scrive che tra la fede, la speranza e la carità «la più grande di esse è la carità» (1 Corinzi 13:13); e Moroni dice che se non abbiamo carità, non possiamo in alcun modo essere salvati nel regno di Dio (vedi Moroni 10:21). Credo che il servizio altruista sia un aspetto distintivo del Vangelo. Come ebbe a dire il presidente Spencer W. Kimball, i servizi di benessere non sono un programma, ma l’essenza stessa del Vangelo; sono il Vangelo in azione. E’ il principio che corona una vita cristiana (Conferenza generale dell’ottobre 1977).

La Chiesa presta un considerevole, ma forse poco noto, servizio umanitario in molte parti del mondo. La nostra capacità di aiutare gli altri è direttamente proporzionale alla nostra capacità di essere autosufficienti. Quando siamo autosufficienti, possiamo usare i beni materiali che riceviamo da Dio per provvedere a noi stessi e alle nostre famiglie ed essere nella condizione di poter aiutare gli altri.

Commentare il principio dell’autosufficienza può sembrare semplicemente una ripetizione di cose ovvie, ma esso è contrario alle tendenze presenti nella nostra società, che affidano ogni responsabilità agli altri. A molti santi sono state risparmiate grandi sofferenze, proprio perché essi mettevano in pratica questo principio.

Il fondamento dell’autosufficienza è il duro lavoro. I genitori devono insegnare ai loro figli che il lavoro è il requisito per il successo di ogni impresa degna di merito. I figli che ne hanno l’età devono trovare un impiego produttivo e non dipendere più dai genitori. Nessuno di noi deve aspettarsi che altri provvedano alle sue necessità, quando è in grado di provvedervi egli stesso.

Il lavoro missionario

Il lavoro missionario era un aspetto distintivo del ministero terreno del Salvatore. Questo è vero ancora oggi. Il Salvatore comandò: «Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo ad ogni creatura» (Marco 16:15). I Suoi discepoli, Paolo in particolare, proclamarono il messaggio del Vangelo in lungo e in largo durante gli anni che seguirono alla crocefissione del Salvatore. Nel 1831 il Signore rivelò quanto segue per mezzo del profeta Joseph Smith: «La voce del Signore è per tutti gli uomini, e non ve n’è alcuno che possa sfuggire, e non v’è occhio che non vedrà, né orecchio che non udrà, né cuore che non sarà penetrato» (DeA 1:2).

Oggi oltre 44.000 missionari lavorano per assolvere il divino mandato di predicare il Vangelo. Essi aiutano le persone alle quali insegnano, facendo conoscere loro la pienezza del Vangelo restaurato. Aiutano se stessi, grazie allo straordinario sviluppo e maturità di cui godono per il lavoro svolto durante la missione. Ogni giovane che ne è degno deve andare in missione. Inoltre anche le giovani donne e le coppie della Chiesa che ne sono degne possono prestare un servizio prezioso sul campo di missione; e tutte queste persone sono al lavoro come inviati del Signore. Li ringraziamo sinceramente.

La castità

Un’altra caratteristica distintiva del Vangelo è l’aderenza alla legge della castità dataci dal Signore. Dai tempi antichi fino ad oggi il Signore ha comandato al Suo popolo di obbedire a questa legge. Tale stretta moralità può sembrare strana o antiquata ai nostri giorni, quando i mezzi d’informazione presentano la pornografia e l’immoralità come cosa normale e del tutto accettabile. Ricordate che il Signore non ha mai revocato la legge della castità.

I voti pronunciati nella cerimonia del matrimonio nel tempio rendono più saldo il legame di fedeltà tra marito e moglie.

L’obbedienza alla legge della castità farebbe diminuire le richieste di aborto e sarebbe molto efficace per controllare le malattie trasmesse mediante il rapporto sessuale. L’assoluta fedeltà nel matrimonio eliminerebbe una delle cause principali di divorzio, con il dolore e la tristezza che ne sono la conseguenza, e che ricadono in particolare sui figli innocenti.

Naturalmente i membri della Chiesa hanno la loro parte di colpe e di debolezze, ma riscontriamo prove evidenti che l’osservanza del Vangelo aiuta i santi a diventare migliori. A mano a mano che più persone si impegneranno a osservare il Vangelo con tutto il cuore, mente, forza e facoltà, vi saranno più esempi per i parenti e gli amici.

Siamo fortunati di conoscere i sacri ed eterni principi del vangelo di Gesù Cristo e di avere il privilegio di vivere nella loro osservanza. Essi sono veri. Essi ci guideranno lungo l’unica via sicura che porta alla felicità, che è «l’obiettivo e il fine della nostra esistenza» (Insegnamenti del profeta Joseph Smith, pag. 200).

Conclusione e promessa

Per concludere, vorrei darvi un consiglio e farvi una promessa: non vi vergognate mai del vangelo di Gesù Cristo. Prendete degnamente il sacramento. Ricordate sempre il nostro Signore e Salvatore. Non infamate mai il Suo sacro nome. Non fatevi beffe della santità del sacerdozio e delle ordinanze del Vangelo. Se osserverete questo consiglio, lo spirito della ribellione non entrerà mai nel vostro cuore.

Sarete benedetti come fu Alma, il quale disse:

«Non ho cessato di lavorare per condurre le anime al pentimento, per portarle a godere l’intensa allegrezza che provai io stesso…

Sì … il Signore mi ha dato un’immensa gioia nel frutto del mio lavoro.

Poiché, grazie alla parola ch’Egli mi ha impartita, molti sono nati da Dio e hanno gustato, come ho gustato io» (Alma 36:24–26).

Inolte, se sosterrete gli unti del Signore, crescerà la vostra fiducia in loro. I vostri figli e i vostri posteri saranno benedetti e rafforzati. Gli abbondanti frutti del Vangelo arricchiranno la vostra vita. La pace e l’unità riempiranno il vostro cuore e la vostra casa.

Fratelli e sorelle, i dirigenti della Chiesa vi amano e si adoperano per portarvi i frutti del Vangelo, in modo che possiate gustarli come li abbiamo gustati noi. Possiate quindi conoscere quella meravigliosa gioia che scaturisce dal vangelo di Dio e dalle Sue benedizioni. Così prego, nel nome di Gesù Cristo. Amen.