La testimonianza

Anziano Charles Didier


«Possedendo una testimonianza e rendendola agli altri creiamo delle ferme fondamenta sulle quali possiamo edificare e troviamo il modo di controllare la nostra vita in questo mondo sempre mutevole».

Durante gli ultimi due anni abbiamo visto accadere molti importanti avvenimenti politici internazionali seguiti da drammatiche conseguenze e da cambiamenti che interessano non solo il mondo ma anche la Chiesa. Stiamo anche assistendo ad avvenimenti che pur non essendo molto appariscenti, ma certamente tangibili, influenzano profondamente la qualità della vita dei singoli individui e delle famiglie; e sono seguiti da conseguenze e cambiamenti di ancor maggiore portata, specie per quanto riguarda Dio, le chiese e il comportamento religioso. Questi cambiamenti hanno causato un considerevole spostamento dei valori tradizionali e religiosi nella direzione delle pratiche del mondo, e questo fatto è ben descritto in uno dei versetti delle rivelazioni moderne: «Non cercano il Signore, per stabilire la Sua giustizia, ma ognuno va per il proprio cammino, e secondo l’immagine del suo dio, immagine che è nelle sembianze del mondo» (DeA 1:16).

Se manchiamo di riconoscere la sfida spirituale che ci viene fatta dai cambiamenti politici ed economici, e dalle sempre nuove minacce alla stabilità morale e spirituale dei singoli e delle famiglie, non saremo capaci di riconoscere i requisiti necessari per adattarci a questa nuova situazione, per trovare in noi un fondamento fermo e sicuro che possa determinare un comportamento altrettanto fermo e sicuro.

Quali sono le vere fondamenta che devono motivarci ad agire di conseguenza? L’anziano Heber C. Kimball una volta disse: «Permettetemi di dire che molti di voi vedranno un tempo in cui avremo tutti i guai, tutte le tribolazioni e persecuzioni alle quali potrete resistere; e avrete ampie occasioni di dimostrare che siete fedeli a Dio e alla Sua opera. Questa chiesa ha davanti a sé molti passi difficili che dovrà compiere prima che l’opera di Dio sia coronata dalla vittoria…

Verrà un tempo in cui nessun uomo, e nessuna donna, potrà vivere di luce riflessa. Ognuno dovrà essere guidato dalla luce che ha in sé. E se non l’avete, come potrete sopravvivere?» (Orson F. Whitney, Life of Heber C. Kimball, 3a edizione, Salt Lake City: Bookcraft, 1945, pagg. 449–450).

Cosa significa la «luce che ha in sé»? E’ la testimonianza: le sicure fondamenta che devono determinare un carattere fermo.

Il presidente Harold B. Lee disse: «La reale forza della Chiesa deve essere misurata dalle testimonianze individuali dell’insieme dei membri della Chiesa» (Mexico City, Area Conference Report, 25–27 agosto 1972, pag. 117). Basandoci su questa citazione possiamo anche dire che la reale forza di un individuo si trova nella sua testimonianza e nel metterla in pratica.

Se la misura della forza e della stabilità, ossia delle sicure fondamenta dell’individuo e della sua susseguente condotta, si trova nella testimonianza, e noi non ne riconosciamo pienamente l’importanza o non comprendiamo cosa significa realmente, o non possiamo o non vogliamo renderla agli altri, e se non possiamo proclamarla o spiegarla agli altri, forse dovremmo indagare sul suo profondo significato spirituale e sulla benedizione di poter ricevere, mantenere viva e far conoscere agli altri una testimonianza individuale, personale.

All’inizio della storia narrata dalle Scritture la santità della parola testimonianza è sottolineata quando viene detto ad Adamo: «Tutte le cose sono create e fatte per dar testimonianza di me» (Mosè 6:63). Era indispensabile che Adamo possedesse la conoscenza del nostro Padre e di Suo Figlio, e questo requisito non è cambiato al nostro tempo, né mai cambierà. Questo requisito riguarda anche il principio per cui possiamo ricevere una testimonianza e sapere cos’è. Significa conoscere tramite il potere dello Spirito Santo che Dio vive, ed è lo stesso ieri, oggi e per sempre (vedi DeA 20:12), e che «questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo» (Giovanni 17:3). La testimonianza non è soltanto la certezza che Gesù è il Cristo, ma anche una dichiarazione o affermazione sul fatto che Joseph Smith vide il Padre e il Figlio; la convinzione che il Libro di Mormon ha origine divina ed è un’altra testimonianza di Gesù Cristo; e la conoscenza che la chiesa di Gesù Cristo, con il suo Vangelo e il suo santo sacerdozio, fu in verità e di fatto restaurata.

Joseph Fielding Smith dette questa definizione: «Una testimonianza del Vangelo è una convincente conoscenza data per rivelazione al singolo individuo che cerca umilmente la verità» (Answers to Gospel Questions, a cura di Joseph Fielding Smith Jr., 5 vol., Salt Lake City: Deseret Book Co., 1957–1966, 3:31).

Quali sono i passi indispensabili per ricevere una testimonianza? Primo, cercare umilmente la verità, sentire il desiderio di conoscere esercitando la fede. Quando riceviamo un beneficio da Dio, come una risposta alla preghiera o una convincente conoscenza, ciò avviene mediante l’obbedienza a quella legge sulla quale esso è basato (vedi DeA 130:21). Qui, pertanto, troviamo le norme richieste dalla legge: chiedere nel nome di Cristo ed esercitare la fede in Lui, avere un cuore sincero, cercare umilmente la verità, essere aperti agli insegnamenti, rinunciare alle idee religiose preconcette e purificarsi dai peccati del mondo. Dovete aderire alle regole, sintonizzarvi correttamente per ricevere il giusto segnale e, quando sarete in armonia con lo Spirito Santo, potrete conoscere la verità di ogni cosa. Questo rappresenta un dono spirituale fattoci da Dio, che non deve essere rinnegato, ma usato con profitto. E’ sempre disponibile e non ci sarà mai tolto, se non dalla nostra incredulità o mancata disponibilità a cercare umilmente la verità.

Il secondo passo è conoscere per rivelazione là dove lo Spirito parla allo spirito. Una cosa è poter dire: io credo, io penso, io spero che il Vangelo sia vero; ma ci vuole una rivelazione personale, una convinzione personale, per dichiarare: io so che la Chiesa è vera.

Alma ci dà l’esempio perfetto di questa convincente conoscenza che egli ricevette per rivelazione. In quattro versetti egli descrive questa luce che ha in sé. Primo, la sicurezza della sua testimonianza: «Ecco, vi attesto che so che tali cose, di cui ho parlato, sono vere» (Alma 5:45). Secondo, la provenienza della sua testimonianza: «Mi sono manifestate dallo Spirito Santo di Dio» (v. 46). Terzo, il procedimento per acquisire la sua testimonianza: «Ho digiunato e pregato» (v. 46). Quarto, la prova della sua testimonianza: «Il Signore Iddio me le ha manifestate col Suo Santo Spirito, ed è questo lo spirito di rivelazione che è in me» (v. 46). Quinto, l’origine della sua testimonianza: «Le parole che furono dette dai nostri padri sono vere» (v. 47). Sesto, il potere della sua testimonianza: «Posso affermarvi che so da me stesso che… Gesù Cristo verrà» (v. 48). Questa convincente conoscenza o testimonianza non sarebbe completa se non accettassimo la responsabilità di proclamarla. Alma dice infatti: «Sono chiamato … a predicare … loro d’aversi a pentire ed a rinascere a vita novella» (v. 49).

Esaminiamo ora i mezzi dello spirito di rivelazione.

Il mezzo numero 1 è poter sapere da soli. Non dovete dipendere da nessun altro.

Il mezzo numero 2 è sapere per mezzo del potere dello Spirito Santo. Non ricorrete alla ragione, alla logica o alle filosofie degli uomini e teorie del mondo.

Il mezzo numero 3 è sapere studiando le Scritture e le rivelazioni date e pubblicate ai nostri giorni dai profeti: la Prima Presidenza e i Dodici. Non ascoltate gli apostati, le voci non autorizzate o le congetture.

Il mezzo numero 4 è sapere chiedendo al vostro Padre celeste nel nome di Suo Figlio Gesù Cristo. Non rivolgetevi ai dibattiti pubblici e ai simposi. Lo scopo di avere e di usare certi mezzi è sempre molto semplice: aprire la porta giusta con una particolare chiave. Questi particolari mezzi sono designati ad aprire le porte spirituali ad una ad una, fino a giungere alla chiara testimonianza descritta dai profeti. Quando i figli imparano a leggere, guardano le lettere dell’alfabeto e chiedono cosa sono. Dopo qualche tempo riescono a riconoscere le lettere che formano il loro nome e a metterle insieme per formare una parola. E poi avviene un miracolo. Sanno leggere una parola, poi una frase, infine un libro. I passi per ricevere una testimonianza seguono lo stesso schema. Vogliamo sapere; cominciamo da ciò che sappiamo e quando sappiamo arricchiamo ulteriormente la nostra conoscenza, proclamando e mettendo in pratica ciò che sappiamo.

Una volta che una testimonianza si è formata, è proprio come il fuoco, che ha bisogno di combustibile e di ossigeno per bruciare; è necessario nutrirla e curarla, altrimenti si esaurirà e morirà. La testimonianza morente corrisponde in effetti a un chiaro diniego di Cristo, nostro Salvatore e Redentore. Nefi dichiarò: «La retta via infatti è nel credere in Cristo e non nel negarlo; poiché, negandolo, voi negate pure i profeti e la legge» (2 Nefi 25:28).

Purtroppo vi sono alcuni che ricevono una testimonianza, e poi la rinnegano e la perdono. Come accade ciò? Se per ricevere una testimonianza dovete seguire un certo procedimento, dovete fare esattamente il contrario per negarla o perderla. Non pregate; la porta della rivelazione si chiuderà. Non siate umili, ma ascoltate la vostra propria voce superiore. Non partecipate alle ordinanze del Vangelo, ma seguite le pratiche del mondo. Non seguite i dirigenti della Chiesa, ma coloro che li criticano. Non ascoltate i profeti e non seguite i loro consigli, ma interpretate le loro dichiarazioni secondo i vostri propri desideri. Non obbedite ai comandamenti, ma vivete secondo i vostri appetiti e desideri.

Questi sono soltanto alcuni dei problemi più evidenti che portano alla perdita della testimonianza. Come le ceneri rappresentano la prova di un fuoco morente, la morte di una testimonianza è caratterizzata dalle ceneri spirituali, come la mancanza di desiderio del Vangelo, della carità e di uno scopo, e inoltre sentimenti di apatia, amarezza e vuoto. Le ceneri spirituali possono essere tutto ciò che rimane di quello che era una volta un’ardente, affettuosa, sincera ed edificante testimonianza.

I profeti ci hanno sempre ricordato che, per mantenere e rafforzare una testimonianza, bisogna proclamarla. Il presidente Spencer W. Kimball dichiarò: «Per mantenere la propria testimonianza dobbiamo renderla spesso e vivere in modo degno di essa» (conferenza generale di ottobre 1944). Fate conoscere ciò che conoscete, fate conoscere il potere di ciò che conoscete, e vivete in accordo con ciò che conoscete.

Possedendo una testimonianza e rendendola agli altri creiamo delle ferme fondamenta sulle quali possiamo edificare e troviamo il modo di controllare la nostra vita in questo mondo sempre mutevole.

Quando Mosè ricevette le tavole sulle quali erano scritte le parole dell’alleanza, esse furono chiamate tavole della testimonianza e dovevano rimanere nell’arca come memento dell’alleanza tra il Signore e i Suoi figli. Mosè e il suo popolo avevano una conoscenza di un tipo molto convincente.

Quando Joseph Smith ricevette la sua visione, anche lui seppe. Era una testimonianza indelebile. Sentiamo le sue parole: «Poiché io avevo avuto una visione; io lo sapevo e sapevo che Dio lo sapeva; non potevo negarlo, né avrei osato farlo» (Joseph Smith 2:25).

Queste testimonianze furono le vere fondamenta sulle quali fu possibile edificare, perseverando nell’obbedienza e nelle buone opere. E noi? Diventiamo diversi quando abbiamo ricevuto una testimonianza dell’alleanza? Forse ora cominciamo a percepire e a capire l’importanza di una testimonianza e la forza che possiamo derivare da essa, con le sue conseguenze terrene ed eterne. E’ sicuramente un bene molto prezioso, qualcosa da desiderare ora e per sempre, poiché da essa dipende la nostra vita quaggiù e la vita eterna nell’aldilà.

Il presidente Benson, il nostro profeta vivente, ha dichiarato: «La testimonianza è uno dei pochi beni che potremo portare con noi quando lasceremo questa vita… Avere una testimonianza di Gesù significa che voi accettate la divina missione di Gesù Cristo, abbracciate il Suo vangelo e fate le Sue opere; significa che accettate la missione profetica di Joseph Smith e dei suoi successori» (Conferenza generale di aprile 1982).

Un profeta vivente ha parlato. E’ giunto per noi il tempo di alzarci e dichiararci fedeli alla nostra testimonianza. Mi sia concesso aggiungere la mia dichiarazione alla vostra e portare la mia solenne testimonianza, cercata in tutta umiltà e acquisita tramite il potere dello Spirito Santo: io so che Dio vive, che Gesù è il Cristo, nostro Salvatore e Redentore, che questa chiesa è vera ed è guidata da un profeta vivente, il presidente Ezra Taft Benson. Di questo io rendo testimonianza, nel nome di Gesù Cristo. Amen.