Una chiamata è un miracolo eterno

Gardner H. Russell


«Quando noi dirigenti e genitori comprenderemo l’eterno miracolo rappresentato da una chiamata in tutta la sua forza e magnificenza, migliaia e migliaia di altre persone svolgeranno una missione a tempo pieno».

L’altro giorno, mentre assistevo alla proiezione della videocassetta «Chiamati a servire», i miei occhi si sono riempiti di lacrime di tenerezza a mano a mano che vedevo ogni nuovo missionario che apriva e leggeva ad alta voce insieme ai suoi familiari la lettera con la chiamata ufficiale in missione a tempo pieno, firmata dal presidente della Chiesa. Ho ricordato la mia chiamata in missione in Argentina. Dopo aver reso partecipi i miei genitori del mio entusiasmo per la chiamata, parlai con il mio consigliere, un ex-senatore degli Stati Uniti che non apparteneva alla Chiesa, per comunicargli la notizia. Non fu molto impressionato. Mi fece sapere chiaramente che, se insistevo ad andare in missione, al mio ritorno tutti i buoni impieghi sarebbero già stati presi e io non sarei mai diventato qualcuno. Rimasi deluso, ma mi resi conto che egli vedeva il mio futuro soltanto dal punto vista del mondo.

Anni dopo mi resi conto che grazie alla missione avevo messo al primo posto nella mia vita la famiglia, il servizio e i principi del Vangelo. E, in sovrappiù, mi trovai più avanti della maggior parte dei miei compagni di classe per quanto riguardava i successi materiali.

In qualche modo sapevo anche allora che una chiamata in servizio a tempo pieno nella Chiesa è un miracolo immutabile ed eterno. In seguito mi resi conto che è un fenomeno unico che favorisce il progresso della chiesa del Signore, poiché la vivifica e la rafforza in ogni istante del giorno.

La chiamata al servizio missionario raramente arriva quando ciò è comodo o quando è facile servire. Non mi stanco mai di ascoltare la testimonianza del presidente Ezra Taft Benson riguardo alla sua pronta accettazione della chiamata a svolgere una missione a tempo pieno, arrivata per lettera dal profeta vivente di allora. L’indirizzo del mittente era indicato semplicemente con «Casella B», Salt Lake City.

Anche in questo secolo uomini sposati venivano chiamati a svolgere una missione a tempo pieno. Sulla parete della stanza dei miei genitori è appeso un ritaglio di giornale incorniciato, ormai sbiadito, con una fotografia di mio padre col colletto duro e la bombetta in uso a quel tempo. Sotto c’era la seguente didascalia: «Sposati da due anni e mezzo, senza essersi mai scambiati una parola». Infatti egli partì per la Missione Australiana subito dopo il suo matrimonio, senza avere la possibilità di parlare con mia madre sino al suo ritorno.

Tra i primi convertiti che svolsero una missione negli anni della maturità, lasciandosi quindi alle spalle la famiglia, ci fu il mio bisnonno Snow, che ricevette la chiamata per andare in missione in Inghilterra e là servì onorevolmente.

Sì, la chiamata è un miracolo eterno; non cambia mai.

Joseph Smith, come Mosè, Abrahamo, Giacobbe e altri profeti prima di lui, fu chiamato per nome dal Signore. Egli riferì: «Uno di essi mi parlò, chiamandomi per nome e disse, indicando l’altro: Questo è il mio Beneamato Figliuolo. Ascoltalo!» (Joseph Smith 2:17; corsivo dell’autore).

Poco dopo essere stati chiamati a restaurare la Chiesa, un piccolo gruppo di detentori del sacerdozio, molti dei quali capifamiglia, ricevettero la chiamata ad andare in missione negli Stati Uniti e nel mondo, per portare migliaia di anime a Cristo. Frutto del loro lavoro fu una solida e diversificata base per la Chiesa restaurata.

Il Profeta non chiese a nessuno di coloro che erano stati chiamati se volevano andare o se era comodo per loro. Ognuno ricevette una chiamata ufficiale, come aveva comandato il Padre celeste. Essi sapevano che la chiamata proveniva dal Signore; e che essa pervenisse dalla Sua voce o dalla voce dei Suoi servitori, era lo stesso (vedi DeA 1:38).

Le chiamate in missione raramente vengono emanate nel momento più adatto. Quando venne la mia chiamata a servire a tempo pieno come presidente di missione in Uruguay e Paraguay, avevo degli impegni di natura civica e commerciale. Tutti questi compiti furono svolti miracolosamente. La chiamata fu accettata. E come Membro dei Settanta, dopo più di cinque anni, non riesco ancora a crederci. La chiamata è oggi accompagnata da un sentimento di stupore e di umiltà uguale a quello che provammo il giorno in cui fummo chiamati. Permettetemi di fare le lodi di mia moglie. Ella condivide con me questo stupore ed è sempre stata coraggiosa nel suo amore di Gesù Cristo.

Come chiesa, ci siamo mostrati abbastanza obbedienti nell’accettare le chiamate del nostro Padre celeste, credendo, come crediamo, che una chiamata proveniente da Lui abbia la precedenza su tutte le altre; ne è una testimonianza l’esercito di 45.000 missionari a tempo pieno sparsi in alcune centinaia di missioni in tutto il mondo.

I giovani decidono presto di svolgere una missione se saranno chiamati. Alcuni seguono la tradizione di famiglia. Altri sono nuovi convertiti che accettano la chiamata a svolgere una missione a tempo pieno. Essi, a loro volta, danno inizio a una tradizione per le generazioni future.

In molti rioni e pali la chiamata è considerata tanto sacra che ogni singolo giovane e molte giovani accettano la chiamata a svolgere la missione a tempo pieno. In altri, la grande maggioranza dei giovani accetta la chiamata in missione. Questi sono i veri rioni e pali missionari. L’unica domanda che i futuri missionari pongono è: quando riceverò la chiamata a servire in missione a tempo pieno? e non se devo o non devo andare.

In numerose sessioni del sabato sera delle conferenze di palo negli Stati Uniti, Messico e America Centrale ho fatto questa domanda: «Vi prego di indicare, per alzata di mano, se fareste qualsiasi cosa il nostro Padre celeste vi chiedesse, a prescindere da che cosa sia, se sapeste che il Signore stesso vi chiede di farlo». Una foresta di mani si alzò immediatamente.

Se è vero, ed è vero, che tutti i fedeli membri della Chiesa faranno qualsiasi cosa il nostro Padre celeste chieda loro di fare, forse la chiamata dovrebbe essere ancora più ferma e diretta. Ho notato che tutti i vescovi del mondo, qualche volta, rivolgono ai futuri missionari questa domanda: «John, hai pensato alla missione?» Il giovane può quindi chiedere a se stesso: E’ possibile che un giovane di questa chiesa non pensi alla missione?

Sia che si tratti di un giovane, di una giovane o di una coppia di coniugi, la domanda successiva che il vescovo spesso pone è questa: «Sei disposto (o siete disposti) a svolgere una missione?» Questo può andar bene, ma ricordate, nessuno chiese mai ai primi missionari della Chiesa se erano disposti a servire, o se era comodo per loro.

Recentemente mi sono commosso osservando un bravo vescovo che fissava un appuntamento con un futuro missionario, un fedele giovane, e poi assistendo alla successiva intervista per conoscerlo e condividere con lui lo Spirito. Il vescovo chiese al giovane se era disposto a fare qualsiasi cosa il Signore gli chiedesse, poi disse più o meno: «Io e i miei consiglieri ci siamo rivolti in preghiera al Padre celeste, ed Egli ci ha indicato che tu devi svolgere una missione a tempo pieno. Cosa rispondi al tuo Padre celeste?» La risposta fu affermativa. Allora il vescovo parlò al futuro missionario riguardo a ciò che doveva fare per la sua nuova automobile, la sua ragazza, i suoi studi — questioni che dovevano essere risolte prima della chiamata.

Attualmente meno della metà dei nostri giovani fedeli degli Stati Uniti e del Canada vanno in missione. Nel resto del mondo vengono chiamati uno o due su dieci. Quando noi dirigenti e genitori comprenderemo l’eterno miracolo rappresentato da una chiamata in tutta la sua forza e magnificenza, migliaia e migliaia di altre persone svolgeranno una missione a tempo pieno.

Il nostro Padre celeste forse non ci chiamerà per nome, ma i servi da Lui chiamati e ordinati ci chiameranno a servire per un certo periodo: ci chiameranno per nome, e nel Suo nome e per Sua ispirazione e rivelazione. Prego che possiamo noi tutti avere una comprensione più ampia della divina natura e dell’importanza della chiamata, questo grande ed eterno miracolo. Così prego nel nome di Gesù Cristo. Amen.