Il guardiano di mio fratello

Thomas S. Monson

Second Counselor in the First Presidency


Thomas S. Monson
Gli sforzi umanitari dei membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni hanno raggiunto ogni angolo della terra.

Miei cari fratelli, sono convinto che voi, come ho fatto io, avete veduto i notiziari della televisione e della radio, o avete letto gli articoli pubblicati dalle riviste settimanali e mensili e avete notato i titoli drammatici dei quotidiani. Tutti descrivono i combattimenti in Bosnia, i conflitti tribali in Africa, le inondazioni in Georgia e in Florida. La serie di devastazioni, distruzioni, danni, rovine e soprattutto di spaventose perdite e sofferenze umane continua quasi senza interruzione.

Dopo aver espresso il dolore, scosso il capo quasi con incredulità e, sì, dopo esserci strette le mani nella frustrazione, ci si pone la domanda: «Quando faranno qualcosa per porre fine a queste terribili sofferenze?»

Molto tempo fa una simile domanda fu fatta e registrata nei sacri Scritti, nella Bibbia: «E Caino disse ad Abele suo fratello: ‹Usciamo fuori ai campi?› E avvenne che, quando furono nei campi, Caino si levò contro Abele suo fratello, e l’uccise.

E l’Eterno disse a Caino: ‹Dov’è Abele tuo fratello?› Ed egli rispose: ‹Non lo so; sono io forse il guardiano di mio fratello?›».1

Questa sera sento di dovervi proporre una risposta a questa domanda, che rappresenta la risposta collettiva dei membri della Chiesa di ogni parte del mondo e della Chiesa stessa. Ma prima vi darò qualche informazione.

Nel marzo 1967, all’inizio del mio servizio come membro del Consiglio dei Dodici, partecipai a una conferenza del Palo di Monument Park West, a Salt Lake City. Ero accompagnato da un componente del Comitato generale della Chiesa per il benessere, Paul C. Child. Il presidente Child era uno studioso delle Scritture. Era stato presidente di palo durante gli anni in cui ero nel Sacerdozio di Aaronne. Ora eravamo stati mandati insieme a partecipare a quella conferenza.

Quando venne il suo turno di parlare, il presidente Child prese in mano Dottrina e Alleanze e scese dal pulpito per stare tra i fratelli del sacerdozio, ai quali voleva rivolgere il suo messaggio. Aprì il libro alla sezione 18 e cominciò a leggere:

«Ricordate che il valore delle anime è grande agli occhi di Dio . . .

E se doveste faticare tutti i vostri giorni nel proclamare pentimento a questo popolo per portare non fosse che una sola anima a me, quanto sarà grande la vostra gioia in Sua compagnia nel regno di mio Padre!»2

Il presidente Child poi alzò gli occhi dalle Scritture e chiese ai fratelli: «Qual è il valore di un’anima umana?» Egli evitò di rivolgersi per avere una risposta a un vescovo, o presidente di palo, o sommo consigliere. Scelse invece il presidente di un quorum di anziani, un fratello che sembrava un po’ insonnolito e non aveva afferrato il significato di quella domanda.

L’uomo, sorpreso, rispose: «Fratello Child, le dispiacerebbe ripetere la domanda?»

La domanda fu ripetuta: «Qual è il valore di un’anima umana?»

Conoscevo lo stile usato dal presidente Child. Pregai fervidamente per quel presidente di quorum. Egli rimase in silenzio per quella che mi sembrò un’eternità, poi dichiarò: «Fratello Child, il valore di un’anima umana sta nella sua capacità di diventare come Dio».

Tutti i presenti meditarono su quella risposta. Fratello Child ritornò sul podio, si chinò verso di me e disse: «Una risposta molto profonda, davvero molto profonda!» Riprese il suo discorso, ma io continuai a riflettere su quella risposta ispirata.

Un altro pioniere dei servizi di benessere della Chiesa, Walter Stover, che è morto qualche mese fa alla stessa età del presidente Ezra Taft Benson, era una persona che conosceva il valore di un’anima umana. Al suo funerale fecero questo encomio: «Egli aveva la capacità di vedere Cristo in ogni volto che incontrava e agiva di conseguenza. Le sue azioni animate dalla compassione e dal desiderio di aiutare il suo prossimo, dalla sua volontà di innalzare verso il cielo ogni persona che incontrava sono leggendarie. La luce che lo guidava era la voce del Maestro che diceva: ‹In quanto l’avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me›».3

Il giornale Times and Seasons, nel numero di marzo 1842, proclamava quanto segue: «Non abbiamo ricevuto particolari istruzioni riguardo a quanto un uomo debba dare. Ma egli deve nutrire gli affamati, rivestire gli ignudi, provvedere alla vedova, asciugare le lacrime dell’orfano, confortare gli afflitti, sia in questa chiesa che in qualsiasi altra chiesa o in nessuna chiesa, ovunque li trovi».4

Dal tempo in cui la Prima Presidenza indisse due giorni di digiuno speciale nel 1985, gli sforzi umanitari compiuti dai membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni hanno raggiunto ogni angolo della terra. Milioni di bisognosi della terra sono stati aiutati dai membri della Chiesa che hanno devoluto i loro mezzi per offrire generi alimentari di prima necessità e indumenti, istituire programmi di vaccinazione e nutrizione dei neonati, insegnare a leggere e a scrivere, scavare pozzi, favorire la creazione di banche di villaggio, creare nuovi posti di lavoro, mantenere ospedali e orfanotrofi, incoraggiare l’autosufficienza e agire in molti altri modi per aiutare i figli del Padre celeste a migliorare il loro livello di vita, sia spirituale che materiale.

La portata dell’aiuto umanitario prestato è davvero encomiabile:

  • Totale donazioni umanitarie in denaro 23.750.000 dollari.

  • Valore totale dell’assistenza prestata 72.480.000 dollari.

  • Paesi aiutati 109

  • Tonnellate di cibo distribuite 3.615

•Tonnellate di medicinali e attrezzature mediche distribuite 243

Tutto questo è stato fatto, oltre all’intervento del normale programma dei servizi di benessere della Chiesa, fondamentalmente finanziato grazie ai contributi che provengono dalle normali offerte di digiuno.

Questi esempi di aiuto umanitario e intervento diretto ci sono di ispirazione e di incoraggiamento.

Dopo il periodo coloniale una serie di conflitti tribali hanno decimato la popolazione del Ruanda, in Africa. Nella primavera di quest’anno sono riprese le aperte ostilità che hanno causato la morte di più di mezzo milione di persone. I profughi si affollano in campi squallidi e insalubri entro i confini dei vicini stati dello Zaire, Uganda, Tanzania e Burundi.

Questa chiesa si è unita agli altri enti della comunità internazionale devolvendo 1,2 milioni di dollari in beni di consumo e denaro per il soccorso ai profughi. La maggior parte dell’aiuto promesso è già stato consegnato o spedito per il tramite di quattro enti: i servizi di soccorso cattolici, il Comitato internazionale della Croce Rossa, la C.A.R.E. e l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i profughi. Sono in programma altre iniziative per arginare la marea di sofferenze tra questi figli del nostro Padre celeste.

In Jugoslavia, dopo il crollo del governo centrale, il paese si è disintegrato in fazioni etniche. La guerra civile che ne è scaturita ha causato la morte di migliaia di persone e inflitto dolori e sofferenze a milioni di individui.

Lavorando con sette diversi enti umanitari, dal 1991 la Chiesa ha fornito cibo, indumenti, coperte e materiale medico-sanitario per un valore superiore a 850.000 dollari. Questo è in aggiunta ai contributi individuali versati dai nostri fedeli di altre nazioni europee.

Nel maggio 1993 Danijela Curcic, di Zagabria, scrisse questa lettera alla sede della Chiesa per esprimere la sua gratitudine per il cibo fornito dai santi.

«Care persone caritatevoli,

voglio ringraziarvi per tutte le cose buone che avete fatto per la popolazione del mio paese. Questa orribile guerra civile è un crimine che non risparmia nulla e nessuno. Un numero infinito di profughi, migliaia di bambini morti ci circondano da ogni parte. Stimo con tutto il cuore voi, cari amici, perché avete dimostrato che vi curate di noi. È più facile sopportare le privazioni e i patimenti quando si è consapevoli che vi sono delle persone buone disposte ad aiutarci».

Più vicine a casa, ma aiutate mediante le normali procedure dei servizi di benessere, sono le vittime delle inondazioni che hanno devastato il sud della Georgia nel 1994. Trentacinquemila famiglie furono evacuate, cinquemila persone trovarono rifugio temporaneo in due nostre cappelle e nove grandi autotreni di cibo e di altri generi di consumo furono forniti dalla Chiesa, principalmente a persone che non appartenevano ad essa.

L’unità di punta della nostra chiesa, che portava provviste di emergenza, era sul posto dotata di tutto quanto era necessario appena cinque ore dopo essere stata attivata dal presidente di area.

Il primo fine settimana dopo l’inondazione cinquecento membri della Chiesa si offrirono volontari per ripulire 1.569 case danneggiate. Il secondo fine settimana arrivarono per dare aiuto più di 5.500 volontari – tutti provenienti dalle unità della Chiesa di una vasta zona ben fuori della regione colpita.

I volontari del sacerdozio del Palo di Jacksonville West (Florida) lavorarono per tutto il fine settimana a ripulire una casa che era stata quasi sommersa dall’acqua. Il proprietario, un pensionato non appartenente alla Chiesa di nome Davis, fu commosso fino alle lacrime per l’aiuto che gli era stato dato. Quando il lavoro fu portato a termine i fratelli chiesero a Davis se potevano benedire la sua casa. I fratelli si radunarono, e il vescovo impartì una benedizione sulla casa e sui suoi occupanti. Le lacrime bagnarono le guance di Davis e la presenza dello Spirito era molto forte. Ogni volontario lo abbracciò e gli disse quanto era felice di averlo potuto aiutare. Davis disse che essi avevano fatto più di quanto credevano e che non sapeva come ringraziarli.

La risposta dei membri della Chiesa, e in particolare l’intervento del sacerdozio in tali situazioni, commuove il cuore ed è una meraviglia a vedersi. Ed è sempre stato così.

Nel passato, dopo il massacro della seconda guerra mondiale, l’anziano Ezra Taft Benson guidò la risposta della Chiesa nel fornire cibo, medicinali e indumenti – per un totale di due milioni di dollari del 1940, che richiesero per il trasporto 133 vagoni ferroviari – ai membri della Chiesa d’Europa afflitti dal freddo e dalla fame. Quell’aiuto disperatamente necessario salvò tante vite, rincuorò gli afflitti, portò nuova speranza e fece dire preghiere di gratitudine e di ringraziamento a ognuno di loro. «La carità non verrà mai meno».5

Durante una campagna per raccogliere indumenti pesanti per spedirli ai santi sofferenti, l’anziano Harold B. Lee e l’anziano Marion G. Romney portarono il presidente George Albert Smith alla Piazza del Benessere di Salt Lake City. Essi furono commossi dalla generosa risposta dei membri della Chiesa a quella campagna e dai preparativi effettuati per inviare i beni oltremare. Videro il presidente Smith osservare i lavoratori che mettevano insieme quel grande numero di indumenti e scarpe. Videro le lacrime bagnargli le guance. Dopo alcuni momenti il presidente Smith si tolse il soprabito nuovo che indossava e disse: «Per favore, mandate anche questo».

I Fratelli gli dissero:«No, presidente, no, non mandi quello; fa freddo, e lei ne ha bisogno».

Ma il presidente Smith non volle riprenderlo indietro.

L’ammonimento dell’Apostolo Paolo fu veramente messo in pratica quel giorno: «Sii d’esempio ai credenti, nel parlare, nella condotta, nell’amore, nella fede, nella castità».6

Due settimane fa io, l’anziano Dallin H. Oaks e l’anziano Robert K. Dellenbach abbiamo partecipato a una conferenza generale in Olanda. Mentre incontravo i santi ricordai il miracolo delle patate, che avvenne in quel paese nel novembre 1947.

La prima settimana del novembre 1947 dieci enormi autotreni attraversarono l’Olanda diretti ad est trasportando un prezioso carico: settantacinque tonnellate di patate, dono dei membri della Chiesa dell’Olanda ai santi della Germania.

Qualche mese prima, nella primavera di quell’anno, ai membri della missione olandese era stato chiesto di dare vita a un loro progetto di benessere, ora che avevano ricevuto tante provviste necessarie dai fedeli dell’America. La proposta fu accolta con entusiasmo. Il sacerdozio si mise al lavoro, e in breve tempo ogni quorum aveva trovato un appezzamento di terreno adatto al progetto. Il raccolto suggerito erano le patate. Nei vari rami della Chiesa ci furono tanti discorsi e preghiere, alla fine dei quali le patate furono affidate alla terra. Presto arrivarono notizie di buone prospettive per il raccolto e si fecero caute stime della quantità di patate che si sarebbero raccolte.

Nel periodo in cui le patate stavano crescendo Walter Stover, presidente della Missione della Germania Orientale, fece visita alla Missione dei Paesi Bassi in Olanda. Durante la visita, con le lacrime agli occhi, parlò della fame che soffrivano i membri della Chiesa in Germania. Si trovavano in condizioni peggiori dei santi dei Paesi Bassi. Le provviste mandate dall’America non avevano ancora raggiunto i santi della Germania con la stessa rapidità con la quale erano pervenute ai santi dell’Olanda.

Quando Cornelius Zappey, presidente della Missione dei Paesi Bassi, fu informato delle condizioni dei santi della Germania, non poté fare a meno di provare una grande compassione per loro, sapendo quanto avevano sofferto. Gli venne un’idea, presto seguita dall’azione: «Diamo le nostre patate ai membri della Chiesa in Germania». Sono certo che era un po’ preoccupato, poiché l’esercito tedesco e le forze olandesi avevano combattuto fra loro. Gli Olandesi avevano sofferto la fame. Avrebbero risposto positivamente? Una vedova olandese, che aveva ricevuto un sacco di patate, sentì che il grosso del raccolto sarebbe stato dato ai membri della Chiesa in Germania. Si fece avanti e disse: «Le mie patate devono fare parte di questa spedizione». E quella vedova affamata restituì il suo sacco di patate.

Quali sono le parole del Signore per quanto riguarda un simile atto? «In verità io vi dico che questa povera vedova ha gettato nella cassa delle offerte più di tutti gli altri . . . costei, del suo necessario, vi ha gettato tutto ciò che possedeva».7

Fu il presidente J. Reuben Clark jun. che nel 1936 dichiarò: «Il vero obiettivo a lungo termine del piano di benessere è il rafforzamento del carattere dei membri della Chiesa, sia di chi dona che di chi riceve, per portare alla luce tutto quanto vi è di buono in loro e far fiorire e portare a frutto la ricchezza latente del loro spirito. Questo è, dopo tutto, la missione, lo scopo e il motivo per cui esiste questa chiesa».8

«Sono io forse il guardiano di mio fratello?» Questa domanda di sempre ha trovato la risposta! Dal salmo di Davide ci proviene questa preziosa promessa:

«Beato colui che si dà pensiero del povero! nel giorno della sventura l’Eterno lo libererà.

L’Eterno lo guarderà e lo manterrà in vita; egli sarà reso felice sulla terra, e tu non lo darai in balìa de’ suoi nemici.

L’Eterno lo sosterrà».9

Fratelli, possa il Signore sostenere ognuno di noi che detiene il sacerdozio, affinché possa imparare il suo dovere di essere guardiano di suo fratello e svolgere la missione affidatagli dal Signore. Questa è la mia umile preghiera, nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9

Mostra riferimenti

  1.  

    1. Genesi 4:8-9.

  2.  

    2. DeA 18:10, 15.

  3.  

    3. Matteo 25:40

  4.  

    4. Times and Seasons, 15 marzo 1842, pag. 732.

  5.  

    5. 1 Corinzi 13:8.

  6.  

    6. 1 Timoteo 4:12.

  7.  

    7. Marco 12:43-44.

  8.  

    8. Citato da Spencer W. Kimball, Ensign, novembre 1977, pag. 77.

  9.  

    9. Salmi 41:1-3.