La verità restaurata

M. Russell Ballard

Of the Quorum of the Twelve Apostles


M. Russell Ballard
Forse la lezione più importante che il giovane Joseph apprese nel Bosco Sacro è questa importante verità eterna: i cieli non sono sigillati.

Tre settimane fa mi fu affidato l’incarico di tenere un ricevimento a porte aperte nel Tempio di Orlando per i rappresentanti del clero, della stampa, degli enti locali, della pubblica istruzione e degli industriali. Prima di accompagnare i nostri eminenti ospiti in una visita al tempio spiegai loro la posizione e la dottrina fondamentale della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Volevo che sapessero perché il vangelo di Gesù Cristo era stato restaurato sulla terra tramite il profeta Joseph Smith, in modo che potessero conoscere lo scopo divino e il significato eterno del tempio. Il discorso che vi terrò questa mattina ha lo scopo di ricordare ai membri della Chiesa quello che essi già conoscono e di invitare coloro che non appartengono alla Chiesa a comprendere la necessità della restaurazione del Vangelo.

Il ministero terreno del Signore Gesù Cristo fu relativamente breve. Egli visse soltanto trentatré anni, e il suo ministero durò soltanto tre. Ma durante quei tre anni Egli insegnò alla famiglia umana tutto quello che era necessario per ricevere le benedizioni che il nostro Padre celeste ha in serbo per i Suoi figli. Egli concluse il Suo ministero terreno con l’atto più compassionevole e significativo della storia del mondo: l’Espiazione.

Una delle cose più importanti compiute dal Salvatore fu l’istituzione della Sua chiesa sulla terra. Paolo spiega che Cristo «ha dato gli uni, come apostoli; gli altri, come profeti; gli altri, come evangelisti; gli altri, come pastori e dottori, per il perfezionamento de’ santi, per l’opera del ministerio, per la edificazione del corpo di Cristo» (Efesini 4:11-12).

Quando Gesù chiamò i Suoi dodici apostoli pose le mani su di loro, li ordinò e conferì a loro l’autorità di agire in Suo nome e di governare la Sua chiesa. Si ritiene comunemente che Pietro sia diventato capo degli apostoli, ossia presidente della Chiesa, dopo la morte, risurrezione e ascensione al cielo di Cristo. I primi cristiani sopportarono persecuzioni e tribolazioni. Pietro e i suoi fratelli incontrarono molte difficoltà nel tenere insieme la Chiesa e mantenere pura la dottrina. Essi viaggiavano continuamente e si scrivevano per raccontare i problemi che dovevano affrontare, ma le comunicazioni erano lente e la Chiesa e i suoi insegnamenti erano talmente nuovi che correggere i falsi insegnamenti prima che affondassero le radici nella Chiesa era difficile.

Il Nuovo Testamento spiega che i primi apostoli lavorarono strenuamente per preservare la Chiesa che Gesù Cristo aveva affidato alle loro cure, ma sapevano che infine i loro sforzi sarebbero stati vani. Paolo scrive ai santi di Tessalonica, che attendono con ansia la seconda venuta di Cristo, che «quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia» (2 Tessalonicesi 2:3). Egli ammonisce Timoteo che «verrà il tempo che non sopporteranno la sana dottrina . . . distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole» (2 Timoteo 4:3-4). E Pietro prevede l’apostasia quando parla dei «tempi di refrigerio» che sarebbero venuti prima che Dio avesse mandato di nuovo Gesù Cristo che ci era stato destinato, «che il cielo deve tenere accolto fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose; tempi dei quali Iddio parlò per bocca dei suoi santi profeti, che sono stati fin dal principio» (Atti 3:19-21).

Alla fine, con la sola eccezione di Giovanni per quanto ci è dato sapere, Pietro e i suoi compagni nell’apostolato andarono al martirio. L’apostolo Giovanni e altri membri della Chiesa lottarono per sopravvivere sotto una terribile oppressione. E dobbiamo proprio a loro se il Cristianesimo sopravvisse e diventò una forza veramente notevole verso la fine del secondo secolo della nostra era. Molti santi valorosi si adoperarono per far sopravvivere il Cristianesimo.

Nonostante la portata del ministero di questi santi, fu impossibile mantenere in vita l’autorità apostolica che Pietro e gli altri discepoli avevano ricevuto mediante ordinazione per mano dello stesso Signore Gesù Cristo. Quando questa autorità andò perduta, gli uomini cominciarono a rivolgersi ad altre fonti di dottrina. Di conseguenza molte verità chiare e preziose andarono perdute.

Per esempio la storia ci parla di un grande concilio tenuto a Nicea nel 325 d.C. A quel tempo il Cristianesimo era emerso dalle oscure carceri di Roma per diventare la religione di stato dell’Impero Romano, ma la Chiesa doveva ancora risolvere molti problemi, principalmente l’incapacità dei Cristiani di trovarsi d’accordo sulle questioni dottrinali fondamentali. Per risolvere le divergenze l’imperatore Costantino convocò un gruppo di vescovi cristiani per stabilire una volta per tutte le dottrine ufficiali della Chiesa.

L’accordo non fu trovato facilmente. Le convinzioni su argomenti fondamentali come la natura di Dio erano diverse e profondamente sentite; il dibattito fu acceso. Le decisioni furono prese non per ispirazione o rivelazione, ma secondo la maggioranza emersa da una votazione, e alcune fazioni in disaccordo con il risultato del voto si separarono per formare nuove chiese. Simili concili dottrinali furono tenuti in seguito nel 451, 787 e 1545, con risultati che furono fonte di altrettante divisioni.

La stupenda semplicità del vangelo di Cristo era contrastata da un nemico che era ancora più temibile dei flagelli e delle croci dell’antica Roma: le farneticazioni filosofiche di uomini non ispirati. La dottrina diventò sempre più dipendente dall’opinione del volgo che dalle rivelazioni. Questo periodo è chiamato: secoli bui; e furono bui soprattutto perché la luce del vangelo di Gesù Cristo si era spenta.

Poi nel 1517 lo Spirito mosse Martin Lutero, un monaco tedesco turbato per quanto la Chiesa si era allontanata dal Vangelo che era stato insegnato da Cristo. La sua opera portò a una riforma, movimento che fu fatto proprio da altri pensatori come Giovanni Calvino, Ulrico Zwinglio, John Wesley e John Smith.

Penso che questi riformatori siano stati ispirati a creare un clima in cui Dio avrebbe potuto restaurare le verità perdute e l’autorità del sacerdozio. Inoltre Dio ispirò i primi esploratori e colonizzatori dell’America e gli autori della Costituzione degli Stati Uniti a creare un paese e dei principi di governo in cui il Vangelo poteva essere restaurato.

Nel 1820 il mondo era pronto per la «restaurazione di tutte le cose» di cui avevano parlato Pietro e tutti i profeti «fin dal principio» (Atti 3:21).

A quel tempo un movimento di rinnovamento religioso si stava propagando nella parte settentrionale dello Stato di New York. I ministri di culto di confessioni diverse si adoperavano con grande zelo per attirare nelle rispettive chiese i fedeli dei villaggi e delle città della regione, inclusa Palmyra, località in cui risiedeva la famiglia di Joseph Smith sen. e Lucy Mack Smith.

Gli Smith furono contagiati da questo movimento religioso e i componenti della famiglia aderirono a confessioni diverse. Lucy Smith e tre suoi figli, Hyrum, Samuel e Sophronia, si unirono a una chiesa (vedi Joseph Smith 2:7); Joseph Smith sen. e il figlio maggiore Alvin a un’altra.

Joseph Smith jun., allora quattordicenne si chiese a quale chiesa doveva unirsi, esaminò attentamente ogni confessione religiosa ascoltando i relativi ministri di culto e cercando di discernere la verità. Sapeva che c’è «un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo» (Efesini 4:5), ma quali fossero non lo sapeva davvero.

«In mezzo a questa guerra di parole e a questo tumulto di opinioni, io mi dicevo spesso: Che si deve fare? Quale di tutti questi partiti ha ragione? O sono tutti quanti nell’errore? E se uno di essi è giusto, qual è, e come saperlo?» (Joseph Smith 2:10).

Il giovane Joseph cercò nelle Scritture la risposta alle sue domande. Mentre leggeva la Bibbia trovò una semplice e chiara esortazione nell’epistola di Giacomo: «Che se alcuno manca di sapienza, la chiegga a Dio che dona a tutti liberalmente senza rinfacciare, e gli sarà donata» (Giacomo 1:5).

Joseph rifletté: «Giammai alcun passo delle Scritture non penetrò con più potenza nel cuore di un uomo, che questo non penetrasse allora nel mio. Sembrava penetrare con grande forza in ogni sentimento del mio cuore. Vi riflettevo continuamente, ben sapendo che se qualcuno aveva bisogno di sapienza da Dio, quello ero io, poiché non sapevo come agire, e a meno di ottenere maggior sapienza che non avessi allora, non lo avrei mai saputo» (Joseph Smith 2:12).

Con la semplice fede della giovinezza, spinto dall’ispirazione dello Spirito Santo, Joseph decise di ritirarsi in un bosco vicino a casa sua e di mettere alla prova la promessa di Giacomo.

In un bellissimo mattino di primavera Joseph si inoltrò nel bosco. Quando arrivò in un posto isolato si fermò; si guardò attorno per accertarsi di essere solo, poi si inginocchiò a pregare. Non appena lo fece si sentì sopraffatto da un opprimente sensazione di oscurità, come se un potere maligno stesse cercando di dissuaderlo. Invece di arrendersi, Joseph raddoppiò le sue invocazioni a Dio – e Dio stesso rispose.

Leggiamo la storia di Joseph: «Vidi esattamente sopra la mia testa una colonna di luce più brillante del sole, che discese gradualmente fino a che cadde su di me . . . Quando la luce si fermò su di me, io vidi due Personaggi il cui splendore e la cui gloria sfidano ogni descrizione, ritti sopra di me, a mezz’aria. Uno di essi mi parlò, chiamandomi per nome e disse, indicando l’altro: Questo è il mio Beneamato Figliuolo. Ascoltalo!» Porto testimonianza che quegli Esseri erano Dio, nostro Padre celeste, e il Suo Figlio risorto, Gesù Cristo, in una della più sovrannaturali manifestazioni spirituali di tutti i tempi!

Essi dissero a Joseph che non doveva unirsi a nessuna delle chiese allora esistenti.

Compiuta la Loro missione il Padre e Suo Figlio Gesù Cristo scomparvero, lasciando il giovane Joseph svuotato di ogni energia fisica ma spiritualmente arricchito di una meravigliosa verità restaurata. Egli sapeva con certezza che Dio, nostro Padre celeste, e Suo Figlio Gesù Cristo esistevano realmente, poiché egli li aveva veduti. Sapeva che Essi sono due Esseri separati e distinti. Sapeva che nessuna chiesa esistente sulla faccia della terra possedeva l’autorità del sacerdozio per agire in nome del Padre celeste e di Gesù Cristo.

Forse la lezione più importante che il giovane Joseph apprese nel Bosco Sacro è questa importante verità eterna: i cieli non sono sigillati. Dio comunica con gli uomini. Egli ci ama oggi proprio come amava quelli che sono vissuti nell’antichità. Quale conforto ci porta questa certezza in questo mondo pieno di confusione e di scoraggiamento! Quale pace e sicurezza riempiono il cuore che sa che Dio in cielo ci conosce e si cura di noi, singolarmente e collettivamente e che comunica con noi, sia direttamente che tramite i Suoi profeti viventi, secondo le nostre necessità!

Miei cari amici, vi porto testimonianza che questo è vero e che il Padre e il Figlio apparvero in una meravigliosa visione al giovane Joseph, quale passo della restaurazione della pienezza del vangelo di Gesù Cristo sulla terra. Tramite successive ed egualmente miracolose esperienze Joseph Smith fu lo strumento nelle mani di Dio per:

  • Tradurre da antichi annali un libro di Scritture: il Libro di Mormon, un’altra testimonianza di Gesù Cristo;

  • Restaurare l’autorità del sacerdozio;

  • Restaurare le chiavi del suggellamento per volgere il cuore dei figli ai loro padri;

  • Stabilire la Chiesa Restaurata di Gesù Cristo in questi ultimi giorni con la pienezza del Vangelo così come era stato insegnato nel meriggio dei tempi dal Salvatore e dai Suoi apostoli;

  • Adempiere le profezie bibliche;

  • Preparare la seconda venuta di Gesù Cristo.

Durante le visite al Tempio di Orlando spiegai agli ospiti che non appartenevano alla nostra fede che avrei capito se avessero trovato questo messaggio un po’ sconcertante. Spiegai ai miei amici di Orlando, come spiego a voi questa mattina, che il Vangelo o è stato restaurato o non lo è stato. O la chiesa originaria del Salvatore e le sue dottrine erano andate perdute o non lo erano. O Joseph Smith aveva avuto una straordinaria visione o non l’aveva avuta. Il Libro di Mormon è un’altra testimonianza di Gesù Cristo o non lo è. O la pienezza dal vangelo di Gesù Cristo è stata restaurata sulla terra tramite i profeti degli ultimi giorni scelti da Dio o non lo è stata.

In realtà la verità non è più complicata di come ho spiegato sopra. O queste cosa accaddero proprio come io ho spiegato, oppure non accaddero. Come apostolo di Gesù Cristo degli ultimi giorni, la mia testimonianza, e la testimonianza di milioni di fedeli membri della Chiesa di tutto il mondo, è che quello che vi ho detto questa mattina è vero. La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni è stata restaurata sulla terra tramite Joseph Smith ed è guidata oggi da un profeta vivente. Io so queste cose!

Queste informazioni sono preziose per ognuno di noi solo se sappiamo personalmente che sono vere. Per fortuna c’è un metodo semplice ma sicuro per saperlo; richiede un po’ di sforzo e la preghiera sincera. Ma ne vale la pena!

Nell’ultimo capitolo del Libro di Mormon un antico profeta di nome Moroni fa un’importante promessa a coloro che un giorno avrebbero letto questo sacro volume di Scritture. La sua promessa è valida per ogni persona sincera che cerca la verità. Egli scrive: «Quando riceverete coteste cose, vorrei esortarvi a domandare a Dio, Padre Eterno, nel nome di Cristo, se tutto ciò non è vero; e se lo chiedete con cuore sincero, avendo fede in Cristo, Egli ve ne manifesterà la verità, per la potenza dello Spirito Santo. E per la potenza dello Spirito Santo potrete conoscere la verità di ogni cosa» (Moroni 10:4-5).

Moroni ci esorta a rivolgerci direttamente alla Sorgente della verità per conoscere la risposta alle nostre domande. Se Lo cerchiamo con umiltà e sincerità, Egli ci aiuterà a discernere la verità dall’errore. Come il Salvatore disse ai suoi discepoli: «Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi» (Giovanni 8:32).

Fratelli e sorelle e amici della Chiesa, vi prego di non trascurare questa possibilità di ricevere una rivelazione personale da Dio. Meditate su quello che ho detto; meditatelo seriamente. Confrontatelo con le cose in cui credete. Tenetevi stretti a tutto ciò che è vero, e aggiungete a questo la pienezza del vangelo restaurato di Gesù Cristo. Tenete presente i sentimenti che avete provato mentre mi state ascoltando; poi sottoponete il tutto alla prova cruciale: chiedete a Dio. Ascoltate la Sua risposta, poi agite in base ai sentimenti che avete provato.

Se lo farete so che arriverete a sapere, come io so, che la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni è la vera chiesa di Dio sulla terra. Chiedo a Dio di benedirvi, miei cari amici, e invoco su di voi la pace e la gioia che dà il Vangelo. Per questo io prego, nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9