«State in luoghi santi»

Lance B. Wickman

Of the Second Quorum of the Seventy


Lance B. Wickman
Il tempio è la chiave della salvezza . . . è un luogo in cui rendiamo grazie, un luogo di istruzione, un luogo di conoscenza.

Non dimenticherò mai una sera di quasi trent’anni fa. Mia moglie Patricia e io eravamo sposati da due anni. Vivevamo in un piccolo appartamento sulla costa settentrionale dell’isola di Oahu. Ero ufficiale di fanteria, comandante di plotone, assegnato a un reparto presso la Caserma Schofield, nelle Hawaii. La nostra brigata aveva ricevuto l’ordine di andare a combattere in Vietnam. Il mio aeroplano sarebbe partito poco dopo mezzanotte, e un mio buon amico membro della Chiesa aveva acconsentito a portarmi all’aeroporto alle undici di sera.

Durante quella lunga sera io e Pat rimanemmo seduti sul divano del nostro piccolo salotto, le mani nelle mani, guardando le lancette dell’orologio che si avvicinavano all’ora fatale e ascoltando il dolce sciabordio dell’acqua contro la riva. Il ticchettio dell’orologio sembrava scandire il tempo della nostra vita mortale, in doloroso contrasto con l’incessante, sommesso mormorare del mare eterno. Arrivò infine l’ora della partenza. Sull’uscio della nostra piccola casa strinsi al petto mia moglie e la baciai per l’ultima volta, poi me ne andai. Nel chiudere la porta mi chiedevo se avevo veduto la mia dolce compagna per l’ultima volta su questa terra. Era veramente notte.

Io e il mio amico viaggiammo in silenzio nell’oscurità verso le piantagioni di canna da zucchero e i campi di ananas di Oahu. Credevo che il mio cuore stesse per spezzarsi. Poi, quando passammo davanti a Schofield, un’unità di fanteria invisibile nell’oscurità, che stava effettuando manovre notturne, accese un razzo. Il suo bagliore per un attimo illuminò le tenebre e sembrò accendere una fiamma spirituale nell’oscurità che investiva la mia anima. I miei pensieri furono allontanati da quel giorno tanto triste verso ore più liete: a quel bel giorno di dicembre in cui io e Pat eravamo entrati nel sacro tempio per essere suggellati l’uno all’altra, non soltanto per questa vita, ma per tutta l’eternità. Pensai alle alleanze eterne che avevamo fatto. Come l’aurora, si accese in me il pensiero che, a prescindere da quello che sarebbe accaduto nell’incerto futuro che mi aspettava, Pat sarebbe sempre stata mia. Quando raggiunsi l’aeroporto le telefonai. Con l’animo pieno di rinnovata speranza e pace, che scaturivano dalla fede e dalla conoscenza, parlammo e ridemmo insieme prima di dirci di nuovo addio. Era appena mezzanotte, ma per me il sole si stava già alzando.

Tuttavia, in un altro giorno, in un altro luogo, il sole stava tramontando sul ministero terreno del Messia, ed Egli usciva dal tempio di Gerusalemme per l’ultima volta. Salito sul Monte degli Ulivi con i Suoi discepoli, il Salvatore profetizzò i tristi avvenimenti che avrebbero preceduto la distruzione di Gerusalemme e la Sua seconda venuta. Poi rivolse ai Suoi discepoli, antichi e moderni, questo possente ammonimento: «Allora voi starete in un luogo santo; che colui che legge comprenda» (Joseph Smith 1:12; corsivo dell’autore; vedi anche Matteo 24:15). Le rivelazioni degli ultimi giorni spiegano il significato di queste parole; ci insegnano che ai nostri giorni, tra le lotte, le catastrofi e le pestilenze vi sono due regni impegnati in una lotta terribile che ha in palio le anime degli uomini: Sion e Babilonia. Più di una volta nelle Scritture troviamo l’ingiunzione a stare in luoghi santi per trovare un rifugio dalle tempeste della vita negli ultimi giorni (DeA 45:32; vedi anche DeA 87:8; 101:16-23). Al primo posto tra questi luoghi santi, ed è la chiave di tutti gli altri, c’è il tempio del Signore.

Le parole Sion e tempio appartengono entrambe alla stessa frase. Nell’agosto 1833, quando i santi cercavano di istituire una Sion geografica nella Contea di Jackson, nel Missouri, affrontando tante persecuzioni, al profeta Joseph Smith fu comandato in rivelazione di costruire una casa al Signore «per la salvezza di Sion» (DeA 97:12). Il tempio è la chiave della salvezza, diceva la rivelazione, poiché è un luogo in cui rendere grazie, un luogo di istruzione e un luogo di conoscenza di «tutte le cose» (vedi DeA 97:12-14). Poi troviamo questa gloriosa promessa: «Sì, e la mia presenza vi sarà pure, poiché Io vi verrò, e tutti i puri di cuore che ci verranno, vedranno Iddio . . . Pertanto . . . che Sion gioisca, poiché questa è Sion – LA PURA DI CUORE; che Sion gioisca dunque, mentre tutti i malvagi piangeranno» (DeA 97:16, 21; corsivo dell’autore). Perché in Sion, la pura di cuore, il tempio detiene la chiave che apre l’accesso a luoghi santi – luoghi di gioia – mentre quelli che si trovano nelle strade di Babilonia sono condannati a piangere.

Avrei detto addio alla mia cara moglie due altre volte durante i tumultuosi anni della guerra nel Vietnam. In un anno successivo ci saremmo trovati insieme a dire addio a un figlio di cinque anni, che scivolava via da questo mondo attraverso il velo per entrare nell’aldilà e, più tardi ancora, avremmo dato il benvenuto sulla terra a una figlia handicappata. La vita ci ha portato le sue difficoltà, come a tutti. Ma durante gli anni ho imparato ad apprezzare la saggezza di un caro amico, patriarca e suggellatore del tempio: «Lance», mi disse, «la gioia che provo è dovuta non solo al fatto che mi trovo nel tempio, ma al fatto che il tempio è in me! E quando esco dal tempio, questa pace mi accompagna».

E questo può avvenire per ogni anima giusta. Quando andiamo al tempio il più spesso possibile, secondo quanto ce lo consentono la distanza e le nostre condizioni, il tempio sarà in noi. Allora, nonostante le difficoltà della vita, saremo sempre in un luogo santo. La casa del Signore invita tutti coloro che vogliono essere annoverati in Sion: «Venite, saliamo al monte dell’Eterno, alla casa dell’Iddio di Giacobbe; egli ci ammaestrerà intorno alle sue vie, e noi cammineremo per i suoi sentieri» (Isaia 2:3).

Il giorno della dedicazione del Tempio di San Diego in California, a cui partecipò il nostro palo, entrai nella sala celeste per alcuni minuti insieme a mia figlia e a mio figlio. Mia moglie Pat stava dirigendo il coro e, come se gli angeli si fossero uniti a loro, essi cantarono queste magnifiche parole di un amato inno dei Santi degli Ultimi Giorni, inno che abbiamo cantato qualche minuto fa:

Là dove sorge Sion,
in vetta al monte v’è
issato uno stendardo
per il mondo inter.
A Deseret, la dolce Sion,
ben presto il mondo accorrerà.

Incontrai gli occhi di Pat. Per un breve momento fui riportato indietro negli anni, oltre le difficoltà e le sofferenze, a quel giorno meraviglioso in cui eravamo insieme nella casa del Signore. Strinsi a me i miei figli. In quell’istante il mio petto si gonfiò di un sentimento meraviglioso e celeste. Seppi di essere in un luogo santo. Sentii la pace che avevo conosciuto quella buia notte tanti anni prima – e gioii di nuovo. Nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9