Le chiavi che mai arrugginiscono

James E. Faust


2 ottobre 1994 Esorto fervidamente tutti coloro che appartengono a questa chiesa a seguire gli insegnamenti e i consigli di coloro che oggi detengono le chiavi di profeti, veggenti e rivelatori.

Pochi mesi fa io, mia moglie Ruth, l’anziano Holland e sua moglie Patty abbiamo accompagnato un gruppo di visitatori in visita nella città antica di Gerusalemme, alla ricerca della porta sulla quale era inciso il nome di Hyde. Il profumo delle spezie e le voci degli uomini che vendevano le loro mercanzie erano affascinanti. Quando entrammo nel Monastero del Santo Salvatore alla ricerca di quella porta, ci trovammo a percorrere vecchie viuzze tra alti muri di pietra. Fummo informati che alcune parti di quei muri risalivano al tempo dei Crociati. A una parete era appeso un assortimento di antiche chiavi arrugginite. Alcune erano enormi, e tutte erano più grandi delle chiavi che usiamo oggi e molto più elaborate. Molte delle porte per le quali erano state fatte quelle chiavi non esistono più o, se esistono, le chiavi e le serrature sarebbero troppo arrugginite per poterle aprire.

Oggi parlo di chiavi diverse da quelle di metallo. Le chiavi di cui parlo non arrugginiscono mai. Sono le chiavi della vita e della salvezza nel regno di Dio. Il profeta Joseph Smith disse: «Vi darò una chiave che non arrugginirà mai, se rimarrete con la maggioranza dei Dodici Apostoli e con i registri della Chiesa, sì che non sarete mai condotti a traviamento».1

Il Profeta dichiarò anche: «Il Sacerdozio è eterno. Il Salvatore, Mosè ed Elia dettero le chiavi a Pietro, a Giacomo e Giovanni sul monte, quand’essi furono trasfigurati dinanzi a Lui».2 Pietro, Giacomo e Giovanni conferirono le chiavi del regno di Dio al profeta Joseph Smith e lo ordinarono apostolo e testimone speciale del nome del Salvatore e a detenere le chiavi del suo ministero.3 Le chiavi che riguardano il raduno di Israele, la dispensazione di Abrahamo e le indispensabili chiavi del suggellamento furono conferite al Profeta da Mosè, Elias ed Elia nel 1836.4

Prima del martirio, senza dubbio prevedendo il suo destino, il profeta Joseph si preparò ad affrontare la morte. Il presidente Joseph Fielding Smith afferma:

«Il Profeta dichiarò di non conoscerne il motivo, ma il Signore gli comandò di investire i Dodici di queste chiavi e di questo sacerdozio e, dopo che ciò fu fatto, egli se ne rallegrò moltissimo, dicendo in sostanza: ‹Ora, se mi uccidono, voi avete tutte le chiavi e tutte le ordinanze, che potete conferire ad altri, e i poteri di Satana non riusciranno ad abbattere il Regno, e sulle vostre spalle graverà la responsabilità di vegliare sul riposo di questo popolo›».5

Dopo che fu informato della morte del profeta Joseph e del patriarca Hyrum, Wilford Woodruff ebbe un incontro con Brigham Young, che era allora presidente del Quorum dei Dodici Apostoli. Egli descrive questo incontro come segue: «Incontrai Brigham Young nelle strade di Boston mentre stava tornando, di fronte alla casa di sorella Voce. Ci stringemmo la mano, ma nessuno dei due riusciva a dire una parola . . . Dopo aver finito di piangere, cominciammo a conversare . . . Nel corso della conversazione egli [Brigham Young] si batté la mano sulla coscia e disse: ‹Sia ringraziato Dio che le chiavi del Regno sono qui›».6

Quando Brigham Young ritornò a Nauvoo, Sidney Rigdon, che era stato consigliere di Joseph Smith, contestò la supremazia di Brigham Young e degli Apostoli. Ai santi riuniti in assemblea Brigham Young disse: «Se il popolo vuole essere guidato dal presidente Rigdon, così sia; ma io vi dico che il Quorum dei Dodici possiede le chiavi del regno di Dio in tutto il mondo». Egli continuò: «So dove si trovano le chiavi del Regno e dove rimarranno per l’eternità. Non potete chiamare un uomo ad essere profeta, non potete prendere l’anziano Rigdon e porlo al di sopra dei Dodici; per questo egli deve essere ordinato da loro».7

Brigham Young, come presidente del Quorum dei Dodici, successivamente diventò presidente della Chiesa, succedendo al profeta Joseph Smith. Lo stesso è avvenuto per il presidente Howard W. Hunter dopo la morte del presidente Ezra Taft Benson. Come scrisse il presidente Joseph Fielding Smith:

«Nella scelta del successore del Presidente della Chiesa non c’è alcun mistero. Il Signore ha chiarito questo argomento molto tempo fa: l’apostolo più anziano diviene automaticamente l’ufficiale presiedente della Chiesa. In tale carica egli è sostenuto dal Consiglio dei Dodici, che diviene il collegio presiedente della Chiesa quando non c’è alcuna Prima Presidenza. Il presidente non è eletto, ma deve essere sostenuto sia dai fratelli del Consiglio che dai membri della Chiesa».8

Il 5 giugno 1994 il Quorum dei Dodici, di cui il presidente Hunter era allora Presidente, e che deteneva collettivamente tutte le chiavi del Regno, si riunì nel Tempio di Salt Lake. Il presidente Howard W. Hunter fu quindi ordinato e messo a parte dai Dodici per voce del presidente Gordon B. Hinckley. Il presidente Hunter pertanto diventò Presidente e amministratore legittimo della Chiesa e l’unico uomo autorizzato a dispensare, dirigere ed esercitare tutte le chiavi del Regno di Dio sulla terra. Egli diventò anche il successore delle chiavi detenute da Joseph Smith, Brigham Young, John Taylor, Wilford Woodruff, Lorenzo Snow, Joseph F. Smith, Heber J. Grant, George Albert Smith, David O. McKay, Joseph Fielding Smith, Harold B. Lee, Spencer W. Kimball e Ezra Taft Benson.

Le chiavi conferite dal Salvatore a Pietro, Giacomo e Giovanni, e da loro date al profeta Joseph Smith, non sono arrugginite. Esse aprono tutte le porte spirituali della dispensazione della pienezza dei tempi. Esse sono attualmente esercitate dal presidente Howard W. Hunter, dai suoi consiglieri della Prima Presidenza e dal Quorum dei Dodici, che serve sotto la direzione della Prima Presidenza.

Quanto dureranno queste chiavi? Il presidente Wilford Woodruff dichiarò:

«Quando il Signore conferì le chiavi del regno di Dio, le chiavi del Sacerdozio di Melchisedec e dell’apostolato e le suggellò sul capo di Joseph Smith, egli le suggellò sul suo capo perché rimanessero qui sulla terra sino alla venuta del Figliuol dell’Uomo . . . Esse rimasero con lui sino al giorno della sua morte. Esse poi si posarono sul capo di un altro uomo . . . Egli detenne quelle chiavi sino all’ora della sua morte. Esse poi caddero a turno, o secondo la provvidenza di Dio, su Wilford Woodruff.

Io dico ai Santi degli Ultimi Giorni che le chiavi del regno di Dio sono qui, e qui esse rimarranno sino alla venuta del Figliuol dell’Uomo. Tutta Israele lo capisca. Esse non possono poggiare sul mio capo che per un breve tempo, e poi poggeranno sul capo di un altro apostolo e di un altro dopo di lui, e così si continuerà sino alla venuta del Signor Gesù Cristo nelle nuvole del cielo per ‹compensare ogni uomo secondo le azioni compiute nel corpo›».9

C’è soltanto un capo di questa chiesa, ed Egli è il Signore Gesù Cristo. Egli è il Capo di tutto. Sotto di Lui sta il presidente Howard W. Hunter, l’uomo che il Signore ha scelto per stare a capo della Chiesa, con i suoi consiglieri della Prima Presidenza e il Quorum dei Dodici. Tutte le altre organizzazioni della Chiesa sono subordinate a coloro che possiedono queste chiavi.

Perché queste chiavi spirituali sono tanto importanti? Queste chiavi spirituali comportano «il diritto di godere della benedizione di comunicare con i cieli, il privilegio e l’autorità di officiare nelle ordinanze del vangelo di Gesù Cristo, di predicare il Vangelo di pentimento e del battesimo per immersione per la remissione dei peccati».10 Le chiavi del ministero degli angeli sono un diritto del Sacerdozio di Aaronne.11 Il sacerdozio superiore «detiene la chiave dei misteri del Regno, cioè la chiave della conoscenza di Dio».12 Per essere efficace e valido, ogni atto nella Chiesa deve essere compiuto sotto l’autorità delle chiavi, al momento e luogo pertinenti e secondo la giusta maniera e ordine. L’autorità e il potere di dirigere tutte le opere del regno di Dio sulla terra costituiscono le chiavi del sacerdozio. Coloro che le possiedono hanno il diritto di presiedere e dirigere gli affari della Chiesa nell’ambito della loro giurisdizione.

Perché è tanto necessario seguire coloro che detengono le chiavi del sacerdozio? Questo principio ha guidato questa chiesa e il suo popolo sin dal principio, ed è un principio di rivelazione. Tra i membri della Chiesa vi sono stati gli oracoli viventi di Dio che hanno detenuto le chiavi per dirigere questa santa opera. Senza profeti, veggenti e rivelatori la Chiesa e il regno di Dio non possono progredire e prosperare.

Nel 1170 Valdo, un cittadino di Lione, in Francia, riconobbe la necessità della guida apostolica. Pur essendo benestante, egli rinunciò alla sua ricchezza, in modo da poter condurre la semplice vita di seguace degli apostoli di Cristo. Egli operò principalmente tra i poveri di Lione e della regione circostante e fece tradurre nella loro lingua alcune parti della bibbia. Egli e i suoi seguaci andavano a due a due a diffondere le semplici verità della Bibbia. Alcuni attraversarono le Alpi per stabilirsi nelle valli del Piemonte, in Italia.13

Quel gruppo di valorosi, che diventarono noti come Valdesi, erano considerati pericolosi dissidenti dai loro contemporanei. Nel corso dei secoli essi furono «mandati al rogo, sepolti vivi, lapidati . . . impiccati, richiusi in malsane carceri e inseguiti nelle valli, sui monti e sui ghiacciai».14 Tuttavia essi resistettero tenacemente, respingendo interi eserciti di tiranni per preservare il loro prezioso retaggio di fede nei primi Apostoli, che detenevano le chiavi che mai arrugginiscono.

Nel 1655 il loro sovrano, il Duca di Savoia, emise un editto per cui essi dovevano ripudiare la loro religione o essere massacrati. Il massacro che seguì turbò la coscienza di alcuni dei loro vicini, uno dei quali era John Milton, il grande poeta inglese. Disgustato da quel malvagio gesto, egli scrisse il sonetto: «Sul recente massacro in Piemonte»:

Vendica, o Signore, i Tuoi santi massacrati,
le cui ossa giacciono disperse sulle fredde montagne delle Alpi.15

Nel 1850 l’anziano Lorenzo Snow, membro del Consiglio dei Dodici Apostoli della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni salì su un’alta montagna vicino a La Tour per fare visita ai Valdesi del Piemonte. Egli e i suoi due compagni scalarono un ripido masso, da dove egli proclamò loro che Joseph Smith aveva veduto il Padre e il Figlio e aveva restaurato il Vangelo nella sua pienezza e completezza. Egli rese testimonianza che le chiavi del santo apostolato erano state restaurate. Rese inoltre testimonianza che sulla terra c’erano davvero apostoli e profeti viventi. Molti credettero al suo straordinario messaggio e si unirono alla Chiesa. Commosso dal suo incontro con i Valdesi che vivevano nelle montagne delle Alpi, il presidente Snow recitò queste fatidiche parole:

Per la patria di cui siam figli,
Signor Ti ringraziam,
per l’incanto della vita
che godiamo in libertà.16

John Daniel Malan fu il primo valdese a farsi battezzare il 27 ottobre 1850, seguito dalle famiglie dei Cardon, Stalle, Beuse, Fons, Malan, Gaudin, Chatelain e molte altre. Alcuni fecero parte delle prime carovane dei carretti a mano che arrivarono nella Valle del Lago Salato subito dopo il 1850. I componenti di queste famiglie si sposarono con persone appartenenti ad altre famiglie molto conosciute della parte occidentale degli Stati Uniti, fra le quali i Larson, Maughan, Crockett, Miner, Budge, Thatcher, Steed e Parkinson.17 Nutriti dalle loro radici affondate nelle montagne valdesi, molti loro discendenti curarono le vigne della nuova chiesa restaurata, e oggi danno un singolare contributo alla Chiesa universale, convinti, come i loro antenati, che gli Apostoli detengono le chiavi che mai arrugginiscono.

Esorto tutti coloro che appartengono a questa chiesa a seguire gli insegnamenti e i consigli di coloro che ora detengono le chiavi come profeti, veggenti e rivelatori. Essi sono coloro che ci ispireranno ad affrontare le avversità del nostro tempo. Imploro tutti voi di non cercare di impugnare certi principi del Vangelo o le Scritture per giustificare erroneamente la disobbedienza spirituale o per separarvi dalle responsabilità che comportano le alleanze e le ordinanze, contrariamente ai consigli di coloro che nella Chiesa hanno la voce profetica. Le Scritture e le dottrine della Chiesa non sono, come disse Pietro, passibili di «vedute particolari».18

Le persone che seguono coloro che detengono le chiavi del regno di Dio nel nostro tempo attingono a una grande forza materiale e spirituale. Altrettanto grandi sono la forza e il potere che scaturiscono dall’obbedienza ai principi eterni, esposti dai rappresentanti viventi del Signore. Chiedo allo Spirito di Dio di scendere su di noi che seguiamo gli oracoli viventi.

A conclusione di questa storica conferenza, sono lieto di testimoniare al mondo su una questione molto importante. Come testimone speciale del Signore Gesù Cristo, ribadisco che tra coloro che detengono le chiavi del regno di Dio sulla terra c’è completa unità, affetto e rispetto reciproco. Noi sosteniamo e appoggiamo con tutto il cuore il presidente Howard W. Hunter, il presidente Gordon B. Hinckley e il presidente Thomas S. Monson come Prima Presidenza. Questo sentimento di completa unità e sostegno per la Prima Presidenza è stato espresso giovedì scorso nel Tempio di Salt Lake in un proclama del presidente Boyd K. Packer a nome dei Dodici. Alla sua voce si è aggiunta quella del presidente Rex D. Pinegar, in rappresentanza dei Settanta, e del vescovo Merrill J. Bateman per il Vescovato Presiedente. Tutte le Autorità generali quindi votarono di sostenere totalmente le parole del presidente Packer, esprimendo così pieno sostegno per la Prima Presidenza e l’uno per l’altro. Con questa unità, le porte dell’inferno non prevarranno contro di noi. Di questo io rendo testimonianza nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9

Mostra riferimenti

  1.  

    1. Citato in Young Woman’s Journal, dicembre 1906, pag. 543; vedi anche Ensign, giugno 1994, pag. 15.

  2.  

    2. Insegnamenti del profeta Joseph Smith, a cura di Joseph Fielding Smith, pag. 121; vedi anche Matteo 17:1-3.

  3.  

    3. Vedi DeA 27:12-13.

  4.  

    4. Vedi DeA 110.

  5.  

    5. Joseph Fielding Smith, Dottrine di salvezza, a cura di Bruce R. McConkie, 3 vol., 1:232-233.

  6.  

    6. «The Keys of the Kingdom», Millennial Star, 2 settembre 1889, pag. 546.

  7.  

    7. History of the Church, 7:233.

  8.  

    8. Dottrine di salvezza, 3:133.

  9.  

    9. Millennial Star, 2 settembre 1889, pag. 547.

  10.  

    10. Joseph F. Smith, Dottrina evangelica, pag. 125.

  11.  

    11. Vedi DeA 13; 107:20.

  12.  

    12. DeA 84:19.

  13.  

    13. Vedi Giorgio Tourn, The Waldesians: The First 800 Years, tradotto da Camillo P. Merlino (Torino: Claudiana, 1980), pagg. 3-4.

  14.  

    14. Archibald F. Bennett, «The Vaudois Revisited», Improvement Era, gennaio 1948, pag. 12.

  15.  

    15. Ibidem.

  16.  

    16. Inni, No. 24. Il testo originale è una poesia di Felicia D. Hemans intitolata «Inno dei montanari valdesi in tempi di persecuzione», adattato per i Santi degli Ultimi Giorni da Edward L. Sloan.

  17.  

    17. Archibald F. Bennett, «The Vaudois of the Alpine Valleys and Their Contribution to Utah and Latter-day Saint History», tesi di laurea, Università Brigham Young, 1960, Historical Department, The Church of Jesus Christ of Latter-day Saints, Salt Lake City, pagg. 9, 16.

  18.  

    18. 2 Pietro 1:20.