Le rivelazioni del cielo

L. Aldin Porter


Dobbiamo agire in base alle parole della rivelazione che ci vengono date, prima di poter conoscere con sicurezza la verità delle dottrine.

Qualche anno fa mi ritrovai nella sala del pronto soccorso di un ospedale di Salt Lake City con i miei figli e un ragazzo del vicinato rimasti contusi e feriti in uno scontro durante un incontro di football nel cortile di casa nostra.

Mentre eravamo nella sala d’accettazione, in attesa che i medici rimettessero insieme i nostri figli, vedemmo che portavano dentro una ragazza. Poteva avere sì e no diciassette anni: alta, slanciata, ben vestita, in preda a una terribile crisi per overdose. Ci vollero tre uomini robusti per trattenerla mentre urlava, imprecava e si dibatteva con una forza sorprendente. Dopo un po’, proprio sotto i nostri occhi, la giovane ebbe un collasso. Pensai: Non credo che questa ragazza possa sopravvivere a questa esperienza. Mi chiesi per quali motivi ella si era ritrovata in una situazione così terribile. Non aveva udito le parole dei profeti? Le aveva udite e se ne era fatta beffe, come se fossero ammonimenti di uomini che non avevano più contatto con le realtà del mondo moderno? Qualcuno di noi era stato negligente e non aveva approfittato della possibilità di parlarle dei benefici dell’appartenenza alla Chiesa? I suoi genitori conoscevano la verità, ma non erano stati disposti o capaci di aiutarla?

Mentre aspettavo in quell’ospedale e meditavo e pregavo per lei, ricordai un principio che il Signore ci insegna nella sezione 89 di Dottrina e Alleanze, versetto quattro:

«Ecco, in verità così vi dice il Signore: In conseguenza dei mali intenti e dei disegni perniciosi che esistono o esisteranno nel cuore dei cospiratori negli ultimi giorni, vi ho avvertito e vi ammonisco, dandovi queste parole di saggezza per rivelazione».

Meditate su questo principio: «vi ho avvertito e vi ammonisco . . . per rivelazione».

Noi in questa chiesa ci alziamo davanti al mondo, in tutta umiltà e con profonda sincerità, per dichiarare che Joseph Smith jun. fu suscitato dal Signore Gesù Cristo e nominato come lo strumento umano mediante il quale le dottrine, i poteri, le chiavi, il sacerdozio e le ordinanze sarebbero state restaurate sulla terra. Da quel giorno vi è stato un continuo flusso di rivelazioni tramite coloro che lo hanno seguito come apostoli e profeti nominati dal Signore.

Ieri abbiamo sostenuto Howard W. Hunter come presidente della Chiesa e come profeta, veggente e rivelatore. Mi chiedo se abbiamo una chiara idea dell’importanza di questo avvenimento. Saranno quindi opportune un po’ di meditazione e di preghiera. Ma lasciate che vi faccia notare che il presidente Hunter ha fatto parte di quegli uomini che detengono questo potere di rivelazione per trentacinque anni meno qualche giorno. Egli, che il Signore ha chiamato e che noi abbiamo sostenuto, non è un novizio per quanto attiene ai principi, al processo e alla pratica del ricevimento della direzione divina.

C’è una questione che ognuno di noi deve affrontare nel modo più solenne e serio, se vogliamo che la nostra vita sia quella che il Padre di tutti noi vuole che sia. «Qual è la nostra risposta quando i profeti viventi dichiarano la mente e la volontà del Signore?» Questa è la prova che l’umanità deve sostenere in ogni dispensazione.

Sedevo in questo Tabernacolo alcuni anni fa, quando il presidente Joseph Fielding Smith stava a questo pulpito. Era la riunione generale del sacerdozio dell’aprile 1972, l’ultima conferenza prima della sua morte. Egli disse: «C’è una cosa che dobbiamo aver ben chiara nella mente. Né il presidente della Chiesa, né la Prima Presidenza, né la voce unita della Prima Presidenza e dei Dodici condurranno mai i Santi a traviamento o daranno al mondo dei consigli contrari alla mente e alla volontà del Signore».1

Quella sera entrò in me la testimonianza dello Spirito che egli diceva la verità. Provai un immenso sentimento di pace e di rassicurazione che il Signore ci amava e non ci avrebbe lasciato privi di guida.

Il presidente J. Reuben Clark jun. fece una netta distinzione per quanto riguarda le rivelazioni del Signore:

«Ad alcune Autorità generali è stata assegnata una chiamata speciale; essi possiedono un dono speciale; essi sono sostenuti come profeti, veggenti e rivelatori, cosa che dà loro una speciale investitura per quanto attiene all’insegnare ai fedeli. Essi hanno il diritto, il potere e l’autorità di proclamare la mente e la volontà di Dio al Suo popolo, soggetto al potere e all’autorità generale del presidente della Chiesa.

Il presidente Clark continua: «Ad altre Autorità generali non viene conferita questa speciale investitura spirituale e questa autorità per quanto attiene all’insegnamento. Essi hanno di conseguenza quindi un limite, e questo limite al loro potere e autorità nell’insegnamento riguarda ogni altro dirigente e membro della Chiesa, poiché nessuno di loro ha ricevuto l’investitura spirituale di profeta, veggente e rivelatore».2

Sottolineo che il resto di noi non ha questo potere e autorità specifici. I Settanta hanno un’investitura che è soltanto per loro; i presidenti di tempio e le loro mogli hanno un’investitura che appartiene soltanto a loro; i presidenti di palo e i vescovi, oltre ai padri e alle madri, hanno un’investitura che è unicamente loro; ma nessuno di noi ha il potere, l’autorità o la responsabilità che vengono conferiti alla Prima Presidenza e ai Dodici.

Vi chiederete perché do tanto risalto a questo argomento. È perché qui un malinteso può causare profondo dolore e può essere causa di traviamento di molte persone. Coloro che asseriscono di avere poteri simili spesso dichiarano che lo fanno con purezza di cuore e con totale sincerità.

Le intenzioni di una persona possono essere assolutamente pure. La sincerità può essere totale e completa. Nondimeno le intenzioni pure e la sincerità di cuore non danno ai membri della Chiesa l’autorità di proclamare una dottrina che non sia sostenuta dai profeti viventi. Anche se siamo membri della Chiesa non siamo autorizzati a proclamare pubblicamente le nostre congetture né a formulare dottrine su conclusioni basate sul ragionamento degli uomini, neppure dai più brillanti e istruiti di noi.

I profeti non sono chiamati soltanto a ricevere la dottrina e a dirigere le ordinanze tramite le chiavi che detengono. Essi hanno anche il dovere di mantenere pura la dottrina, in modo che il popolo possa udire e sentire tale dottrina nella sua forma più sicura e più certa.

Ogni tanto vi sono persone che si mettono al di sopra della legge per quanto attiene a tali questioni. Purtroppo il loro orgoglio li conduce su una strada riguardo alla quale ci ha messo in guardia il presidente Spencer W. Kimball:

«L’apostasia di solito comincia con domande, dubbi e critiche . . .

Coloro che adornano le tombe dei profeti morti cominciano col lapidare quelli vivi. Essi si appellano alle dichiarazioni dei dirigenti del passato e le interpretano come incompatibili con i programmi del presente. Si convincono che vi sono delle discrepanze tra le pratiche dei dirigenti del passato e quelle dei dirigenti del presente . . . Dicono di amare il Vangelo e la Chiesa, ma asseriscono che i dirigenti sono un po’ fuori corso! Dicono che mentre il Vangelo e la Chiesa sono divini, invece i dirigenti sono decaduti. Sino a questo punto poteva trattarsi di un atteggiamento passivo, ma ora diventa resistenza attiva, e spesso l’apostasia in boccio comincia ad esporre i suoi punti di vista e a muovere una crociata . . . Questo tipo di persona ora comincia ad aspettarsi di essere perseguitato e adotta il complesso del martire, e quando infine viene scomunicato si unisce ad altri apostati nello sviluppare e rafforzare altri culti. In questo stadio egli è propenso ad asserire di ricevere rivelazioni, rivelazioni del Signore che lo dirigono nelle sue interpretazioni e nelle sue azioni. Queste manifestazioni sono superiori a qualsiasi dichiarazione dei dirigenti viventi, come egli asserisce».3

Quasi senza eccezioni quando una di queste persone si trova a percorrere la strada descritta dal presidente Kimball vi sono dei dirigenti del sacerdozio che la consigliano, la dirigono e persino la ammoniscono. Molti danno ascolto a questi consigli, mentre altri non lo fanno.

I consigli non ci vengono impartiti soltanto per il nostro beneficio, ma per aiutare coloro che potrebbero essere traviati da una cosa che potremmo dire o fare. Sono profondamente grato ai miei Fratelli che si sono curati di me tanto da parlarmi con franchezza. In ogni caso mi è stato di grande aiuto ricevere tali consigli.

Circondati come siamo dalle influenze del mondo, come possiamo mantenere la mitezza dello spirito e l’umiltà che ci renderanno disposti ad accettare tali consigli? Temo che ci siamo innamorati del divertimento, della forma, della fortuna, delle videocassette, della televisione e di quello che il denaro può comprare, cosicché ci rimane poco tempo per le cose dell’eternità. Non possiamo dedicare il tempo necessario a ricevere la conoscenza delle dottrine dell’eternità – poiché questo richiede sacrificio, sforzi e lotte. Inoltre abbiamo imparato a vivere in un mondo pieno di clamori e di rumori, di fretta e di urgenza, al punto che spesso diventiamo insensibili allo Spirito del Signore e alle «cose pacifiche del Regno».4

Come ci prepariamo ad essere in armonia con la Prima Presidenza e il Consiglio dei Dodici?

Una volta, durante il Suo ministero terreno, il Salvatore fu messo alla prova da coloro che si opponevano a lui. Essi si chiedevano come una persona poteva parlare con tanta sicurezza senza avere l’istruzione del mondo:

«Gesù rispose loro e disse: La mia dottrina non è mia, ma di Colui che mi ha mandato.

Se uno vuol fare la volontà di lui, conoscerà se questa dottrina è da Dio o se io parlo di mio».5

Dobbiamo cercare di conoscere la volontà del nostro Padre nei cieli mediante lo studio sincero. Poi dobbiamo agire di conseguenza. Lo studio da solo non basta; dobbiamo agire in base alle parole della rivelazione che ci vengono date, prima di poter conoscere con sicurezza la verità delle dottrine. Il giorno in cui la Chiesa fu organizzata, nel 1830, il Signore fece una meravigliosa promessa a coloro che lavorano nella vigna.

«Ecco, infatti, Io benedirò di gran benedizione tutti coloro che lavorano nella mia vigna, ed essi crederanno alle sue [di Joseph Smith] parole, che gli sono date per mio tramite dal Consolatore, che manifesta che Gesù fu crocifisso da uomini peccatori per i peccati del mondo, sì, per la remissione dei peccati al cuore contrito».6

Se seguiamo con diligenza i consigli e le istruzioni, ossia la voce unita di questi Fratelli, conosceremo se la dottrina è di Dio o se è quella degli uomini.

Con tutta solennità e sobrietà – con chiara consapevolezza delle conseguenze di una testimonianza portata in queste circostanze – consentitemi di dire che Dio mi ha fatto conoscere in maniera inequivocabile che egli ha chiamato e sostiene coloro che sono i profeti, veggenti e rivelatori. Il Signore Iddio di Israele li dirigerà, ed essi non ci condurranno a traviamento. Quando guardate un documento, un discorso, una lettera, delle istruzioni che sono emanate dal Consiglio della Prima Presidenza e dal Quorum dei Dodici, dovete riconoscerli per quello che sicuramente sono: espressioni della mente e della volontà del Signore per questo popolo oggi.

Non abbiamo bisogno di profeti più grandi; non abbiamo bisogno di profeti più in sintonia con le rivelazioni del cielo. Abbiamo bisogno di orecchie disposte ad ascoltare; abbiamo bisogno di cuori che siano sufficientemente puri da poter sentire le loro parole. Abbiamo bisogno di anime che si impegnino a osservare le nostre alleanze.

Prego che ognuno di noi possa vivere l’esperienza che scaturisce dal ricevere dallo Spirito con potere – anche col fuoco – e l’assicurazione, sin nel profondo dell’anima, che noi siamo diretti dai Suoi servitori da Lui nominati; che entri nel nostro cuore la pace che scaturisce dalla conoscenza, grazie a un potere che sta al di sopra della capacità umana di trasmettere, che Dio si occupa di noi, che ha suscitato dei servi ai nostri giorni per guidarci mediante il potere e l’ispirazione delle Sue attente cure.

Nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9

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  1.  

    1. Conference Report, aprile 1972, pag. 99.

  2.  

    2. Citato da Brent L. Top, Larry E. Dahl e Walter D. Bowen, Follow the Living Prophets (Salt Lake City: Bookcraft, 1993), pagg. 34-35.

  3.  

    3. The Teachings of Spencer W. Kimball (Salt Lake City: Bookcraft, 1982), pag. 462.

  4.  

    4. DeA 36:2.

  5.  

    5. Giovanni 7:16-17; corsivo dell’autore.

  6.  

    6. DeA 21:9; corsivo dell’autore.