Ascoltate la voce del Profeta e ubbidite

Robert D. Hales

Of the Quorum of the Twelve Apostles


Robert D. Hales
Se ascoltiamo i consigli del nostro profeta diventeremo più forti e sapremo resistere alle prove della vita terrena.

Presidente Hinckley, presidente Monson, presidente Faust, alzando la mano secondo la legge del consenso comune durante la solenne assemblea, abbiamo dedicato il nostro essere, il nostro amore e la nostra devozione al nostro profeta, e sosteniamo la Prima Presidenza.

«Ti siam grati, o Signor, per il Profeta che ci guida negli ultimi dì» (Inni, No. 11).

Nello spazio di un anno abbiamo perduto due profeti che ci erano molto cari: il presidente Ezra Taft Benson e il presidente Howard W. Hunter. Questi due grandi profeti di Dio hanno portato nella nostra vita verità, luce e gioia e ci hanno fatto conoscere la parola di Dio. Ci hanno insegnato l’importanza della famiglia, dello studio del Libro di Mormon e del vivere in modo da avvicinarci di più a Dio. Ci hanno insegnato l’importanza di essere buoni l’uno con l’altro, di obbedire ai comandamenti; come ricevere una pienezza di gioia e come meritarci la vita eterna. Ci hanno implorato di condurre una vita più cristiana, di emulare il Salvatore in tutto quello che facciamo e di qualificarci per essere degni di godere le benedizioni della salvezza e dell’esaltazione disponibili soltanto nei sacri templi del Signore. Essi ci hanno rivolto parole di incoraggiamento e saggi consigli perché potessimo avere più felicità e pace in questo mondo. Noi li amiamo per la loro obbedienza e per l’interesse che ci hanno dimostrato.

Oggi mi unisco a voi nel sostenere il presidente Gordon B. Hinckley come profeta, veggente e rivelatore e presidente della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Viviamo in un mondo in subbuglio in cui troviamo tristezza e distruzione da ogni parte, soprattutto dovute all’incapacità dell’uomo di ascoltare le parole dei veri profeti di Dio. Quanto sarebbe stata diversa la vita di coloro che sono vissuti in tutte le dispensazioni del passato, se avessero ascoltato il profeta Mosè e avessero obbedito ai Dieci Comandamenti?

C’è sempre stato un disperato bisogno della ferma e rassicurante voce di un profeta vivente di Dio, di una persona che faccia conoscere la mente e la volontà di Dio, che indichi la via che porta alla sicurezza spirituale e alla pace e felicità di ogni persona.

Sin dai tempi di Adamo il nostro affettuoso Padre celeste ha dato al mondo dei profeti. I profeti dell’antichità proclamavano chiaramente la necessità di ascoltare la loro voce. La storia di Giosafat che si trova in 2 Cronache 20 ne è un esempio. Re Giosafat si trovò davanti a grandi eserciti che muovevano in battaglia contro di lui per impadronirsi del suo paese. È comprensibile che egli fosse preso da grande timore. Perciò proclamò un digiuno in tutto il regno e radunò il popolo di Giuda per implorare la guida del Signore. Giosafat levò una preghiera umile e sincera:

«O Dio nostro . . . noi siamo senza forza, di fronte a questa gran moltitudine che s’avanza contro di noi; e non sappiamo che fare, ma gli occhi nostri sono su te!» (v. 12).

La risposta del Signore venne tramite il profeta Jahaziel:

«Porgete orecchio, voi tutti di Giuda e voi abitanti di Gerusalemme, e tu, o re Giosafat! Così vi dice l’Eterno: – Non temete e non vi sgomentate a motivo di questa gran moltitudine; poiché questa non è battaglia vostra, ma di Dio».

«Non temete e non vi sgomentate . . . e l’Eterno sarà con voi» (vv. 15, 17; corsivo dell’autore).

Giosafat e tutti gli abitanti di Gerusalemme si prostrarono dinanzi all’Eterno per adorarlo.

Giosafat quindi impartì al popolo un consiglio molto importante che noi oggi faremmo bene a prendere a cuore. Sì, come per il popolo di Giuda, la nostra vita, anche la nostra vita eterna, dipende dall’osservanza di questo consiglio:

«Credete nell’Eterno, ch’è l’Iddio vostro, e sarete al sicuro; credete ai suoi profeti e trionferete!» (v. 20; corsivo dell’autore).

Come aveva promesso, il Signore protesse il popolo di Giuda. Sotto gli occhi delle forze di Giosafat, le schiere nemiche che erano venute in battaglia presero a combattere fra loro con tanta violenza che si distrussero completamente prima ancora di affrontare il popolo di Giuda. Ascoltate la voce del profeta e obbedite. Se seguiamo il profeta vivente siamo al sicuro.

Una caratteristica dei profeti di ogni epoca è che, nonostante le conseguenze, essi hanno sempre avuto la forza di proclamare la parola di Dio con chiarezza e coraggio. Nel concludere i suoi annali Nefi scrive:

«E le parole che ho scritte nella mia debolezza saranno rese forti per loro; esse infatti li persuadono a fare il bene; danno loro la conoscenza dei padri; e parlano di Gesù, e li persuadono a credere in Lui ed a perseverare fino alla fine, che è la vita eterna.

E parlano duramente contro il peccato, secondo la semplicità della verità; ragion per cui nessuno si adirerà contro le parole che io [il profeta] ho scritto, salvo che sia dominato dallo spirito del diavolo.

Io gioisco nella semplicità: gioisco nella verità; gioisco nel mio Signore Gesù, poiché Egli ha redento la mia anima dall’inferno» (2 Nefi 33:4-6; corsivo dell’autore).

Un’altra storia di Giosafat illustra come i profeti proclamano esplicitamente e chiaramente la parola di Dio. Achab, re d’Israele, invitò Giosafat, re di Giuda, a unirsi a lui per muovere guerra alla Siria. Giosafat chiese a Achab di consultare il Signore per vedere se sarebbe stato saggio muovere contro la Siria.

Dopo che quattrocento dei cosiddetti profeti di Achab ebbero detto al re soltanto quello che questi voleva udire – che avrebbe prevalso sulla Siria – Giosafat chiese se avesse degli altri profeti. Achab rispose: «V’è ancora un uomo . . . ma io lo odio perché non mi predice mai nulla di buono, ma soltanto del male . . . è Michea» (1 Re 22:8).

Giosafat convinse Achab a interpellare il profeta Michea. Il messaggero mandato a prendere Michea per portarlo davanti ai re avvertì il profeta di dire ad Achab soltanto ciò che questi voleva udire. «Ma Michea rispose: ‹Com’è vero che l’Eterno vive, io dirò quel che l’Eterno mi dirà›» (1 Re 22:14; corsivo dell’autore). Michea disse ad Achab che Israele non sarebbe uscito vittorioso, e che Achab sarebbe stato ucciso.

Contro il consiglio del profeta, Achab andò in battaglia e perse la vita nella sconfitta di Israele.

Michea, come tutti i profeti prima di lui e tutti i profeti dopo di lui, proclamò la parola di Dio con chiarezza e verità, senza badare alle conseguenze.

«Noi crediamo nella stessa organizzazione che esisteva nella chiesa primitiva, cioè: Apostoli, Profeti, Pastori, Dottori, Evangelisti, ecc.» (sesto Articolo di fede).

Il presidente Joseph Fielding Smith spiegò che era necessario che la Chiesa di Gesù Cristo fosse restaurata in questa dispensazione e che «tutte le chiavi e i poteri del Sacerdozio detenuti dai profeti delle dispensazioni precedenti [fossero] conferiti ai rappresentanti di Dio sulla terra» (Dottrine di Salvezza, a cura di Bruce R. McConkie, 1:155).

Il profeta Wilford Woodruff disse: «Questa è l’ultima dispensazione. Il Signore ha suscitato uomini e donne in grado di portare innanzi la Sua opera . . . Molti di noi sono stati tenuti in serbo nel mondo degli spiriti dal tempo dell’organizzazione di questo mondo sino alla generazione in cui viviamo» (Wilford Woodruff, Journal of Discourses, 21:284).

Joseph Smith, il profeta scelto dal Signore per introdurre la Restaurazione, descrisse le seguenti visioni da lui avute nel Tempio di Kirtland nel 1836:

«Dopo che questa visione fu svanita, i cieli si aprirono di nuovo dinanzi a noi e ci apparve Mosè e ci consegnò le chiavi del raduno di Israele dai quattro canti della terra e per ricondurre le dieci tribù dal paese del Nord.

In seguito a ciò apparve Elias e ci consegnò la dispensazione del vangelo di Abrahamo, dicendo che in noi e nella nostra posterità tutte le generazioni dopo di noi sarebbero state benedette.

Dopo la fine di questa visione, un’altra visione grande e gloriosa si aprì davanti ai nostri occhi; poiché Elia, il Profeta, che fu rapito in cielo senza sentire la morte, stette dinanzi a noi, e disse:

Ecco, è pienamente arrivato il tempo di cui parlò la bocca di Malachia, quando disse che egli, Elia, sarebbe stato mandato prima del grande e terribile giorno del Signore –

Per volgere il cuore dei padri ai figli e quello dei figli ai padri, per tema che tutta la terra sia colpita di maledizione.

Le chiavi di questa dispensazione sono dunque messe fra le vostre mani; e da questo voi potrete sapere che il giorno grande e terribile del Signore è prossimo, anzi alla porta» (DeA 110:11-16).

Con la restaurazione del sacerdozio nel 1829 ci fu una restaurazione dei profeti in questa dispensazione. I profeti viventi guidano la Chiesa oggi. La più grande sicurezza per i membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni sta nell’imparare ad ascoltare e ad ubbidire alle parole e ai comandamenti che il Signore ha emanato tramite i Suoi profeti viventi. Voglio sperare che il mondo capisca l’importanza di avere un profeta vivente sulla terra oggi.

Le Scritture ci dicono che i profeti ricevono i comandamenti «camminando in tutta santità al [Suo] cospetto; Poiché riceverete la sua parola come se uscisse dalla mia propria bocca, in tutta pazienza e fede» (DeA 21:4-5).

Noi cantiamo un inno che ci ricorda:

«Ascolta il Profeta e udrai la voce del Signor . . . Come in passato Iddio parlò ai profeti . . . profeti abbiamo che ognor la via indicheran».

(Inni, No. 13).

Un altro inno ci insegna:

«Se ascolti il Profeta udrai la voce del Signor; l’amore suo ci spinge a far ciò che Dio vuol da noi. Il Salvatore i Suoi veggenti chiama ad annunciar il sol sentier che condurrà al trono Suo nel ciel . . . Il servo Suo conferma ancor ch’Ei veglia su di noi. Ascolta, o terra, il Suo profeta, seguilo ogni dì; per ogni uomo ei sarà la voce del Signor».

(Inni, No. 16).

Io stesso, per i contatti che ho avuto e ho con i profeti, ho veduto come essi sono preparati dal Signore. Al momento in cui diventano profeti, la loro maggiore preoccupazione diventa il benessere e la salvezza dei membri della Chiesa. Essi esprimono l’amore e la gratitudine che hanno per i santi fedeli e per tutti coloro che con la loro bontà e spirito di servizio sollevano e rafforzano il prossimo. Il loro scopo è quello di farci conoscere la volontà del Signore per il nostro tempo. Porto testimonianza che i profeti di oggi possiedono le virtù degli altri profeti di questa dispensazione.

Ognuno di questi profeti ha umilmente e devotamente cercato di conoscere e di seguire la volontà di Dio nel suo ministero personale. Ognuno si è mostrato deciso a dichiarare al Padre celeste, come fece in obbedienza Gesù Cristo prima di Lui: «non la mia volontà, ma la tua sia fatta» (Luca 22:42).

È desiderio dei profeti aiutare il Padre in cielo e Suo Figlio Gesù Cristo a realizzare i grandi obiettivi del piano di salvezza o, come lo chiama un antico profeta, «il grande piano di felicità» (Alma 42:8).

Se ascoltiamo i profeti del nostro tempo, vedremo la cura dei poveri e dei bisognosi sostituirsi alla povertà. Molti gravi e mortali pericoli per la salute si potrebbero evitare mediante l’osservanza della Parola di Saggezza e delle leggi della purezza sessuale. Il pagamento della decima ci sarebbe di aiuto, sì che avremmo sempre a sufficienza per le nostre necessità. Se seguiamo i consigli impartiti dai profeti, potremo condurre quaggiù una vita priva di sofferenze e disgrazie non necessarie. Questo non significa che non avremo delle difficoltà. Certamente ne avremo. Questo non significa che non saremo messi alla prova. Certamente lo saremo. Ciò avverrà perché fa parte del motivo per cui ci troviamo su questa terra. Ma se ascoltiamo i consigli del nostro profeta diventeremo più forti e sapremo resistere alle prove della vita terrena. Avremo speranza e gioia. Tutte le parole di consiglio dei profeti di tutte le generazioni ci sono state date in modo che potessimo essere rafforzati, e quindi essere in grado di elevare e rafforzare gli altri.

Noi dichiariamo con voce sobria, e al tempo stesso con l’autorità di Dio di cui siamo investiti, che oggi abbiamo un profeta. Il presidente della Chiesa nella sua veste di profeta è il rappresentante di Dio sulla terra ed è nominato a guidare la Sua chiesa. Questo era vero in passato, come è scritto nell’Antico Testamento, nel Nuovo Testamento e nel Libro di Mormon, e lo è in questa, che è l’ultima dispensazione della pienezza dei tempi con la restaurazione della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni.

Colui che detiene tutte le chiavi del sacerdozio è il profeta vivente. Il Signore ha dichiarato che «non ve n’è che uno solo sulla terra nello stesso tempo, a cui sia conferito questo potere e le chiavi di questo sacerdozio» (DeA 132:7). Porto testimonianza che il presidente Gordon B. Hinckley è quell’uno solo cui sono conferite oggi queste chiavi.

Egli è il nostro profeta oggi. Egli è stato preparato e preordinato prima della fondazione del mondo. Per più di mezzo secolo egli è stato ammaestrato e istruito dagli apostoli e profeti con i quali ha lavorato. Egli è saggio. Egli ci ha a cuore. Egli parla a nome del Signore. Sua è la voce alla quale dobbiamo oggi rispondere. La nostra sicurezza spirituale sta nell’ascoltare la chiara voce del nostro profeta vivente. Se ascoltiamo la sua voce e obbediamo ai suoi consigli, potremo vivere come Cristo vuole che viviamo e persevereremo sino alla fine in modo che un giorno, insieme alle nostre famiglie, potremo ritornare alla presenza del nostro Padre celeste e del nostro Salvatore Gesù Cristo.

Aggiungo umilmente la mia testimonianza a quelle di tutti coloro che hanno sostenuto il profeta oggi in questa solenne assemblea. Nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9