I doveri di un pastore

James E. Faust


Vi chiediamo di concentrarvi sui semplici, sublimi, spiritualmente nutrienti e salvifici principi del Vangelo. Vi chiediamo di rimanere saldi.

Miei amati fratelli del sacerdozio, mi sento molto umile di fronte alla grande forza radunata qui e in molti altri edifici di tutto il mondo. Ora che siamo qui radunati, lodiamo il nome del presidente Howard W. Hunter per la sua vita e il suo ministero e per tutto quello che abbiamo imparato da lui. Dio benedica la sua memoria.

Fratelli, confesso che non mi sento ancora a mio agio nella chiamata che ho ricevuto. Desidero sinceramente e con tutta umiltà beneficiare della vostra fede e delle vostre preghiere. Se non avessi l’assoluta convinzione che «un uomo deve essere chiamato da Dio»1 a un ufficio nella Chiesa, non potrei servire in questa chiamata nemmeno per un’ora. Esprimo la mia profonda gratitudine al presidente Gordon B. Hinckley per l’onore e la fiducia che mi ha dimostrato nel chiamarmi ad essere suo Secondo Consigliere. Egli ha tutta la mia lealtà e tutto il mio sostegno.

Come ho già detto alla conferenza stampa tenuta lunedì 13 marzo 1995, ho avuto il grande privilegio di collaborare allo svolgimento di vari incarichi nella Chiesa con il presidente Gordon B. Hinckley per quarant’anni. Conosco i sentimenti del suo cuore. Conosco le espressioni della sua anima. Conosco la sua fede. Conosco la sua devozione. Conosco le sue grandi capacità. Conosco il suo amore per il Signore e per la santa opera di Dio. Ho per lui un grande affetto e rispetto. So anche che egli è stato preordinato e meravigliosamente preparato ad essere presidente di questa chiesa nel nostro tempo.

Anche il mio rapporto di affetto con il presidente Thomas S. Monson è di vecchia data e ricco di felici ricordi. Abbiamo collaborato insieme per decenni in vari incarichi. La sua mente e la sua memoria sono uniche; la sua fede semplice e assoluta. Il presidente Monson è un uomo grande, ma la parte più grande di lui è il suo grande cuore. Egli ha immensi talenti. Mi sento molto umile al pensiero di lavorare con il presidente Hinckley e il presidente Monson. Nutro un profondo rispetto e una grande ammirazione per il presidente Packer, componente dei Dodici, per tutte le Autorità generali, e do il benvenuto a fratello Eyring in questo eletto consesso del sacro apostolato.

Questa sera desidero parlare ai detentori del sacerdozio di Dio nella loro veste di pastori del Signore. L’anziano Bruce R. McConkie dichiarò: «Chiunque serve in qualsiasi veste nella Chiesa, in cui è responsabile del benessere spirituale o materiale di alcuno dei figli del Signore, è un pastore per queste pecore. Il Signore ritiene i Suoi pastori responsabili della sicurezza [intendendo la salvezza] delle Sue pecore».2 I detentori del sacerdozio hanno questa grande responsabilità, siano essi padri, nonni, insegnanti familiari, presidenti di quorum di anziani, vescovi, presidenti di palo o operino in qualsivoglia chiamata nella Chiesa.

Per cominciare parlo ai bravi giovani del Sacerdozio di Aaronne. Quand’ero ragazzo, mio padre trovò un agnello sperso nel deserto. Il gregge al quale sua madre apparteneva si era spostato in un’altra zona, l’agnello era rimasto separato da sua madre e il pastore non si era accorto che esso si era smarrito. Poiché non poteva sopravvivere da solo nel deserto, mio padre lo prese e lo portò a casa. Se lo avesse lasciato nel deserto, l’agnello sarebbe sicuramente morto, perché o sarebbe diventato facile preda dei coyote o sarebbe morto di fame, poiché era così giovane che aveva ancora bisogno di latte. Mio padre mi regalò quell’agnello, e io diventai il suo pastore.

Per diverse settimane riscaldai il latte della mucca in un biberon e nutrii l’agnello. Diventammo presto buoni amici. Lo chiamai Nigh, non ricordo perché. L’agnello cominciò a crescere. Io e lui giocavamo sul prato. Qualche volta ci sdraiavamo insieme sull’erba, io poggiavo la testa sul suo fianco soffice e lanoso e guardavo sopra di me il cielo azzurro e le bianche nuvole in continuo movimento. Durante il giorno non rinchiudevo l’agnello nella stalla, poiché sapevo che non sarebbe scappato. Ben presto imparò a mangiare l’erba. Potevo chiamare il mio agnello da qualsiasi punto del prato semplicemente imitando meglio che potevo il belare di una pecora: bee, bee.

Una sera ci fu una terribile burrasca. Avevo dimenticato di mettere il mio agnello nella stalla, come avrei dovuto fare. Andai a letto. Il mio piccolo amico era spaventato dalla burrasca e io udivo il suo belare. Sapevo che dovevo aiutarlo, ma volevo rimanere al sicuro, al caldo e all’asciutto nel mio letto. Non mi alzai come avrei dovuto fare. Il mattino dopo quando uscii trovai il mio agnello morto. Un cane lo aveva udito belare anche lui e l’aveva ucciso. Credevo di morire di crepacuore. Non ero stato un buon pastore per quell’agnello che mio padre mi aveva affidato. Egli disse infatti: «Figliolo, non posso contare su di te neppure per aver cura di un agnellino?» L’osservazione di mio padre mi ferì più della perdita del mio piccolo amico. Quel giorno promisi, anche se ero ancora ragazzo, che non avrei mai più cercato di trascurare il mio ministero di pastore se mi fossi di nuovo trovato in tale posizione.

Qualche anno dopo fui chiamato come insegnante familiare, collega di un uomo più anziano di me. C’erano giorni in cui faceva molto freddo e io avrei preferito rimanere a casa a mio agio, ma nella mia mente sentivo belare il mio piccolo agnello e sapevo che dovevo essere un buon pastore e andare con il mio collega più anziano. Durante tutti quegli anni, ogniqualvolta sentivo il desiderio di evitare di compiere il mio dovere, ricordavo quella notte di tanti anni prima in cui non mi ero comportato come un buon pastore. Non sempre ho fatto tutto quello che avrei dovuto fare, ma mi sono certamente sforzato di farlo.

Vorrei parlare per qualche minuto dei doveri costituzionali dei pastori del Signore. Con questo intendo dire le responsabilità che sono menzionate nelle rivelazioni date dal Signore stesso. Non c’è responsabilità più grande di quella di essere marito e padre, responsabilità dalla quale non saremo mai esonerati. Il Signore disse: «Tu amerai la moglie tua con tutto il tuo cuore, e ti attaccherai ad essa e a nessun’altra».3 Il Signore dice inoltre ai padri di questa chiesa: «Io vi ho comandato di allevare i vostri figli nella luce e nella verità».4

«Ed essi insegneranno pure ai loro figli a pregare e a camminare rettamente al cospetto del Signore.

E gli abitanti di Sion osserveranno pure il giorno del Signore per santificarlo».5

Un’altra grande responsabilità è quella di insegnante familiare. «La mansione dell’insegnante è di vegliare sempre sulla chiesa, e di accompagnare e fortificare i membri.

E di vigilare perché non vi sia iniquità nella Chiesa, né durezza reciproca, né menzogne, né calunnie, né maldicenze».6 Un ulteriore comandamento è quello di «provvedere che la Chiesa si riunisca spesso, e che tutti i membri facciano il loro dovere».7 Essi devono «ammonire, esporre, esortare, insegnare ed invitare tutti a venire a Cristo».8

I presidenti dei quorum del sacerdozio e i loro consiglieri sono anch’essi pastori del gregge e hanno il dovere di provvedere affettuosamente ai componenti dei rispettivi quorum. I vescovi della Chiesa sono alcune delle sentinelle sulla torre. Disse Timoteo ai vescovi della Chiesa:

«Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie, sobrio, assennato, costumato, ospitale, atto a insegnare, non dedito al vino né violento, ma sia mite, non litigioso, non amante del denaro, che governi bene la propria famiglia e tenga i figliuoli in sottomissione e in tutta riverenza (che se uno non sa governare la propria famiglia, come potrà aver cura della chiesa di Dio?)».9

Riguardo al Sacerdozio di Aaronne il Signore ha detto: «Il vescovato costituisce la presidenza di questo sacerdozio e ne detiene le chiavi o l’autorità».19 Vescovi, i nostri giovani stanno affrontando le burrasche della vita. Là vi sono lupi rapaci in attesa di divorarli. Molti di loro sono come il mio piccolo agnello e chiedono aiuto. Noi imploriamo voi, vescovi, di fare tutto quello che potete per proteggerli.

Anche il presidente del palo è un dirigente costituzionale della Chiesa, poiché egli presiede al palo che il Signore ha definito «una difesa e un rifugio dall’uragano e dall’ira, quando sarà riversata senza misura sulla terra intera».11 I pali sono «la tenda o la forza di Sion».12 Essi devono essere centri spirituali di rettitudine, forza e protezione.

Il Vescovato Presiedente, ognuno dei cui componenti è ordinato vescovo, ha il compito di dirigere gli affari temporali della Chiesa secondo le indicazioni della Prima Presidenza. In questa grande Chiesa universale la responsabilità del Vescovato Presiedente è davvero pesante e grande.

Il Signore disse dei Settanta:

«I Settanta sono pure chiamati a predicare il Vangelo e ad essere testimoni speciali per i Gentili e nel mondo intero – differendo così dagli altri dirigenti della Chiesa per le mansioni della loro chiamata . . .

I Settanta debbono agire in nome del Signore, sotto la direzione dei Dodici o del sommo consiglio viaggiante, nell’edificare la Chiesa e nel regolare tutti i suoi affari fra tutte le nazioni, prima fra i Gentili e poi fra gli Ebrei».13

I Dodici Apostoli sono «testimoni speciali del nome di Cristo nel mondo intero – e differiscono pertanto dagli altri dirigenti della Chiesa nei doveri della loro chiamata».14 Il Signore disse che essi sono «inviati, in possesso delle chiavi per aprire la porta mediante la proclamazione del vangelo di Gesù Cristo».15 I Dodici sono gli ambasciatori del Signore.

La Prima Presidenza ha la responsabilità suprema degli affari del regno di Dio sulla terra. In merito ad essa il Signore ha detto:

«Tre Sommi Sacerdoti Presiedenti del Sacerdozio di Melchisedec, scelti dal corpo, nominati ed ordinati a quell’ufficio, e sostenuti dalla fiducia, dalla fede e dalle preghiere della Chiesa, formano un quorum della Presidenza della Chiesa . . .

E la Presidenza del consiglio del Sommo Sacerdozio avrà autorità di convocare altri sommi sacerdoti, ossia dodici, per assisterla in qualità di consiglieri; e così la Presidenza del Sommo Sacerdozio ed i suoi consiglieri avranno il potere di giudicare basandosi sulla testimonianza, secondo le leggi della Chiesa».16

Riguardo al presidente della Chiesa il Signore ha detto che egli è «Presidente del Sommo Sacerdozio della Chiesa, o, in altri termini, il Sommo Sacerdote Presiedente al Sommo Sacerdozio della Chiesa».17 Egli ha il dovere «di presiedere a tutta la Chiesa, e di essere simile a Mosè – . . . sì, ad essere un veggente, un rivelatore, un traduttore ed un profeta, avendo tutti i doni che Dio conferisce a colui che è capo della Chiesa».18

Il presidente della Chiesa dirige l’uso di tutte le chiavi e autorità del sacerdozio ed è l’unica persona che può esercitare tutte queste chiavi, anche se tutti gli apostoli ordinati detengono queste chiavi, alcune delle quali sono in forma latente.

Fratelli, sono membro della Prima Presidenza soltanto da pochi giorni. Mi sembra di aver avuto in passato una prospettiva limitata di questa chiamata, ma ora mi sono messo gli occhiali che mi consentono di vedere più chiaramente, anche se nel mio piccolo, la portata della responsabilità del presidente della Chiesa. Temo di essere come quel vecchio aristocratico che portava il monocolo, di cui si diceva: «Egli poteva vedere più di quanto poteva comprendere». Gli uomini che vedono più chiaramente tutto il quadro sono questi giganti del Signore, il presidente Hinckley e il presidente Monson, che hanno servito fedelmente per molti anni come consiglieri dei passati presidenti della Chiesa.

Ed ora, fratelli, per concludere, in una chiesa così vasta e diffusa come la nostra deve esserci ordine. Dobbiamo avere, oltre alle Scritture e alle rivelazioni moderne, istruzioni e procedure perché essa possa procedere innanzi in tutto il mondo in maniera ordinata. Vi sono alcuni elementi di burocrazia che sono inevitabili, ma che ogni tanto causano un po’ di irritazione e forse di frustrazione. Vi chiediamo di guardare al di là dell’irritazione e degli inconvenienti nell’amministrazione della Chiesa. Vi chiediamo di concentrarvi sui semplici, sublimi, spiritualmente nutrienti e salvifici principi del Vangelo. Vi chiediamo di rimanere saldi. Vi chiediamo di rimanere fedeli nel vostro ministero come pastori, autorità del sacerdozio della Chiesa. Rimaniamo fedeli alla nostra chiamata e al santo sacerdozio che deteniamo. Siamo uniti nel sostenere e appoggiare coloro che hanno autorità su di noi.

Fratelli, dopo più di sessant’anni posso ancora udire nella mente il belato di quell’agnello spaventato, per il quale non fui il buon pastore che avrei dovuto essere. Posso anche ricordare l’affettuoso rimprovero di mio padre:

«Figliolo, non posso contare su di te neppure per aver cura di un agnellino?» Se non siamo buoni pastori, mi chiedo come ci sentiremo nell’eternità.

«Gesù disse a Simon Pietro: Simon di Giovanni, m’ami tu più di questi? Ei gli rispose: Sì, Signore, tu sai che io t’amo. Gesù gli disse: Pasci i miei agnelli.

Gli disse di nuovo una seconda volta: Simon di Giovanni, m’ami tu? Ei gli rispose: Sì, Signore; tu sai che io t’amo. Gesù gli disse: Pastura le mie pecorelle.

Gli disse per la terza volta: Simon di Giovanni, mi ami tu? Pietro fu attristato ch’ei gli avesse detto per la terza volta: Mi ami tu? E gli rispose: Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che io t’amo. Gesù gli disse: Pasci le mie pecore».19

Prego umilmente che possiamo fare proprio questo, nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9

Mostra riferimenti

  1.  

    1.  Quinto Articolo di fede.

  2.  

    2.  Mormon Doctrine (Salt Lake City: Bookcraft, 1966), pag. 710.

  3.  

    3.  DeA 42:22.

  4.  

    4.  DeA 93:40.

  5.  

    5.  DeA 68:28-29.

  6.  

    6.  DeA 20:53-54.

  7.  

    7.  DeA 20:55.

  8.  

    8.  DeA 20:59.

  9.  

    9.  Timoteo 3:1-5.

  10.  

    10.  DeA 107:15.

  11.  

    11.  DeA 115:6.

  12.  

    12.  DeA 101:21.

  13.  

    13.  DeA 107:25, 34.

  14.  

    14.  DeA 107:23.

  15.  

    15.  DeA 107:35.

  16.  

    16.  DeA 107:22, 79.

  17.  

    17.  DeA 107:65-66.

  18.  

    18.  DeA 107:91-92; vedi anche 21:1.

  19.  

    19.  Giovanni 21:15-17.