Perché tutti possano udire

First Counselor in the First Presidency


Thomas S. Monson
Il raccolto è davvero grande. Non devono esserci malintesi: la possibilità di svolgere il lavoro missionario per tutta la vita spetta a voi.

Fratelli, siete uno spettacolo che davvero mi ispira. È gratificante rendersi conto che in migliaia di cappelle in tutto il mondo i detentori del sacerdozio di Dio ricevono questa trasmissione via satellite. Appartenete a tante nazionalità diverse, come sono diverse le vostre lingue, ma un filo unisce tutti noi. Ci è stato affidato il compito di detenere il sacerdozio e di agire nel nome di Dio. Ci è stato affidato un sacro incarico. Ci si attende molto da noi.

Con gli occhi pieni di lacrime e il cuore pieno di commozione abbiamo detto addio a un uomo grande e gentile, a un profeta di Dio: al presidente Howard W. Hunter. Oggi abbiamo sostenuto il presidente Gordon B. Hinckley come presidente della Chiesa e profeta, veggente e rivelatore del Signore. So che il presidente Hinckley è stato chiamato dal nostro Padre celeste come profeta e che ci guiderà lungo la via che il Salvatore ha tracciato. Il lavoro proseguirà e le persone saranno benedette. È un onore e un distinto privilegio servire con il presidente Gordon B. Hinckley e con il presidente James E. Faust nella Prima Presidenza della Chiesa.

Molto tempo fa un divino comandamento fu dato dal nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, quando Egli disse ai Suoi amati undici discepoli: «Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo, insegnando loro d’osservar tutte quante le cose che v’ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente».1 Il vangelo di Marco dice che «se ne andarono a predicare da per tutto, operando il Signore con essi».2

Questo sacro incarico non è stato mai abrogato. Anzi, è stato nuovamente sottolineato. Il profeta Joseph Smith indicò chiaramente qual era lo scopo della Chiesa quando dichiarò: «È quello di portare gli uomini e le donne alla conoscenza dell’eterna verità che Gesù è il Cristo, il Redentore e Salvatore del mondo, e che soltanto tramite la fede in Lui, e la fede che si manifesta nelle buone opere, gli uomini e le nazioni possono godere la pace».

Il mondo in cui viviamo ha bisogno degli insegnamenti del vangelo di Gesù Cristo? Quasi ovunque si assiste all’erosione non soltanto dell’ambiente ma anche, cosa ancora più grave, all’erosione della spiritualità e dell’aderenza ai comandamenti eterni. Si vede un’assoluta mancanza di considerazione per le preziose anime degli uomini.

È come se il volto di molti si fosse distolto da Lui – dal Signore – il quale dichiarò solennemente: «Il valore delle anime è grande al cospetto di Dio».3 Le gentili parole «vieni e seguitami»4 cadono su orecchie chiuse e cuori insensibili. Queste persone sembrano sintonizzate su un’altra voce. Voi, insieme con me, ricordate quella favola della nostra fanciullezza che parla di un convincente musicista, il pifferaio di Hamelin? Ricorderete che egli andò a Hamelin e si offrì, per una certa somma di denaro, di liberare la città dai topi che l’affliggevano. Quando il contratto fu stipulato egli suonò il suo piffero, e i topi vennero di corsa dagli edifici e lo seguirono sino al fiume, dove annegarono. Quando i funzionari della città si rifiutarono di pagarlo per il servizio reso, egli riprese a suonare il suo piffero e attirò i preziosi bambini di Hamelin lontano dalle loro famiglie, e non tornarono mai più.

Vi sono dei pifferai di Hamelin anche oggi? Suonano essi una musica invitante per guidare alla distruzione coloro che ascoltano e sono disposti a seguirli? Questi pifferai suonano le melodie dell’orgoglio e del piacere, dell’egoismo e dell’avidità, e lasciano nella loro scia menti confuse, cuori turbati, vite vuote e sogni distrutti.

Il profondo anelito di innumerevoli persone si esprime attraverso l’invocazione di colui che disse a Filippo tanto tempo fa: «E come potrei intenderle, se alcuno non mi guida?»5

Fratelli del sacerdozio, il mondo ha bisogno del vostro aiuto. Vi sono piedi da rafforzare, mani da afferrare, menti da incoraggiare, cuori da ispirare e anime da salvare. Il raccolto è davvero grande. Non devono esservi malintesi: la possibilità di svolgere il lavoro missionario per tutta la vita spetta a voi. Le benedizioni dell’eternità vi aspettano. Vostro è il privilegio di essere non spettatori, ma di partecipare attivamente al servizio reso dal sacerdozio.

A quelli di voi che detengono il Sacerdozio di Aaronne io dico: preparatevi per la missione a tempo pieno. Diventerete parte di quel valoroso esercito di missionari del Signore che ora conta quasi cinquantamila persone.

Come potete aderire nel migliore dei modi? Consentitemi di suggerire una formula che vi assicurerà il successo come missionari:

  1. 1.

    Preparatevi con pieno intento.

  2. 2.

    Insegnate con la testimonianza.

  3. 3.

    Lavorate con amore.

Primo, preparatevi con pieno intento. Ricordate la qualificante dichiarazione del Maestro: «Ecco, il Signore richiede il cuore ed una mente ben disposta».6 Il lavoro missionario è difficile. Impegna tutte le energie e mette alla prova le capacità, domanda il massimo impegno e spesso qualcosa di più. Nessun altro lavoro richiede ore più lunghe, devozione più grande o altrettanto sacrificio e fervide preghiere.

Il presidente John Taylor riassunse così questi requisiti: «Il genere di uomini che vogliamo come latori di questo messaggio del Vangelo sono uomini che hanno fede in Dio; uomini che hanno fede nella loro religione; uomini che onorano il loro sacerdozio; uomini in cui le persone che li conoscono hanno fede e in cui Dio ha fiducia . . . Noi vogliamo uomini pieni dello Spirito Santo e del potere di Dio . . . Uomini che portano le parole di vita tra le nazioni. Devono essere uomini d’onore, di integrità, virtù e purezza; ed essendo questo il comandamento di Dio per tutti noi, noi cercheremo di osservarlo».7

Secondo, insegnate con la testimonianza. Pietro e Giovanni, i pescatori convertiti che diventarono Apostoli, furono ammoniti a non predicare Gesù Cristo e Lui crocifisso. La loro risposta fu ferma: «Giudicate voi se è giusto, nel cospetto di Dio, di ubbidire a voi anzi che a Dio. Poiché, quanto a noi, non possiamo non parlare delle cose che abbiam vedute e udite».8

L’Apostolo Paolo, quel grande testimone della verità, si rivolgeva a tutti noi, membri e missionari, quando consigliò così il suo caro amico Timoteo: «Sii d’esempio ai credenti, nel parlare, nella condotta, nell’amore, nella fede, nella castità».9

L’anziano Delbert L. Stapley, che fu membro del Consiglio dei Dodici alcuni anni fa, citò le parole scritte da Paolo nell’epistola ai Romani: «Poiché io non mi vergogno dell’Evangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza d’ogni credente».10

Poi egli aggiunse: «Se non ci vergognamo del vangelo di Cristo, allora non dobbiamo vergognarci di metterlo in pratica. E se non ci vergognamo di metterlo in pratica, allora non dobbiamo vergognarci di farlo conoscere».

Terzo, lavorate con amore. Non c’è sostituto per l’amore. Spesso questo amore è acceso nei giovani da una madre, ravvivato da un padre e tenuto vivo mediante il servizio reso a Dio. Ricordate il consiglio del Signore: «E la fede, la speranza, la carità e l’amore, con occhio diretto unicamente alla gloria di Dio, lo qualificano per l’opera».11 Ognuno di noi farà bene a chiedersi: oggi ho accresciuto la mia fede, la mia speranza, la mia carità e il mio amore? Quando la nostra vita si adegua alle norme di Dio e ci adoperiamo con amore per portare a Lui delle anime, coloro che si trovano sotto la nostra influenza non levano mai il lamento: «La mèsse è passata, l’estate è finita, e noi non siamo salvati».12

I giovani missionari hanno sempre un’idea riguardo a dove vorrebbero andare. Di solito è un posto lontano con un nome strano.

Un giorno mi trovavo nel reparto uomini di un grande magazzino, dove trovai due missionari con le loro madri. Non è difficile individuare i missionari e le loro madri. I due anziani conversavano tra loro, e uno disse all’altro: «Dove andrai in missione?»

La risposta fu: «Vado in Austria».

Il primo missionario disse: «Che fortuna sfacciata! Andare in Austria! Tra quelle stupende montagne, quella bellissima musica, quel popolo tanto felice! Vorrei essere al tuo posto».

«E tu dove vai?» disse il missionario che doveva andare in Austria.

«Vado in California», fu la risposta. «Sai, a meno di due ore di aereo. Ci andiamo ogni anno per le vacanze».

Mi avvidi, dall’espressione del volto delle loro madri e dal fatto che uno dei missionari era vicino alle lacrime, che era giunto il momento di intervenire. «Hai detto in California?» chiesi. «Sai, una volta ero supervisore di quell’area. Hai ricevuto una chiamata ispirata, mio caro anziano. Ti rendi conto che in California avrai tante persone pronte ad aiutarti? Là troverai numerose cappelle e centri di palo, pieni di Santi degli Ultimi Giorni che possono essere ispirati a diventare missionari insieme a te, per aiutarti a diffondere il messaggio del Vangelo. Sei un missionario molto fortunato per essere stato assegnato alla California». Guardai l’altra madre, la quale disse: «Fratello Monson, dica qualcosa dell’Austria; lo faccia subito, per favore». Naturalmente lo feci!

Ragazzi, ovunque sarete chiamati, quello sarà il posto giusto per voi, e imparerete ad amare la vostra missione.

Fratelli, tutti noi possiamo partecipare, come possono partecipare le nostre mogli e i nostri figli, a portare delle anime a Cristo, grazie a uno sforzo di cooperazione con i missionari di palo e a tempo pieno. Una maniera che ha molto successo ed è molto rimunerativa consiste nel tenere dei ricevimenti «porte aperte» nei nostri edifici. I vescovi dei rioni e i presidenti dei pali hanno a disposizione una videocassetta nella quale compare l’anziano Jeffrey R. Holland. È un eccellente strumento da usare per i ricevimenti dei missionari. Quindi fatene uso. I membri della Chiesa cresceranno, e lo Spirito del Signore sarà tra noi se lo faremo.

Preparatevi con pieno intento. Insegnate con la testimonianza. Lavorate con amore. Vi porto testimonianza della verità di questa formula e, invero, di questo divino lavoro del Signore.

Molti anni fa salii su un aereo a San Francisco per andare a Los Angeles. Quando mi sedetti, il posto accanto a me era vuoto. Ben presto, tuttavia, fu occupato da una bellissima giovane. Dopo che l’aereo fu decollato notai che ella leggeva un libro. Come si fa di solito, guardai di sottecchi il titolo: Un’opera meravigliosa e un prodigio. Feci ricorso a tutto il mio coraggio e le chiesi: «Mi scusi, lei è mormone?»

Mi rispose: «Oh, no! Perché me lo chiede?»

Le dissi: «Sa, sta leggendo un libro scritto da LeGrand Richards, un dirigente di primo piano della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni».

Ella rispose: «Davvero? Un’amica mi ha dato questo libro, ma non ne so molto. Tuttavia ha destato la mia curiosità».

Mi chiesi in silenzio: dovrei fare lo sfacciato e parlarle della Chiesa? Mi passarono per la mente le parole dell’Apostolo Pietro: «[Siate] pronti sempre a rispondere a vostra difesa a chiunque vi domanda ragione della speranza che è in voi».13 Decisi che era giusto portarle la mia testimonianza. Le dissi che molti anni prima avevo avuto l’onore di aiutare l’anziano Richards a pubblicare quel libro. Parlai del grande spirito missionario di quell’uomo e le parlai delle molte migliaia di persone che avevano abbracciato la verità dopo aver letto quello che egli aveva scritto. Poi ebbi il privilegio, durante il resto di quel volo, di rispondere alle sue domande riguardo alla Chiesa – domande intelligenti che scaturivano dal cuore, un cuore che, mi resi conto, era alla ricerca della verità. Le chiesi se potevo avere il piacere di mandarle i missionari. Le chiesi se voleva partecipare alle riunioni di uno dei nostri rioni di San Francisco, dove ella abitava. Le sue risposte furono sempre affermative. Mi dette il suo nome – Yvonne Ramirez – e spiegò che era una hostess in viaggio verso il luogo in cui doveva prendere servizio.

Dopo il mio ritorno a casa scrissi al presidente della missione e al presidente del palo informandoli della mia conversazione e dicendo che avevo scritto alla giovane, alla quale avevo inviato del materiale da leggere.

A proposito, miei giovani amici, suggerisco che, invece di mandare due anziani da quella bella hostess, quando non è in servizio, e della sua bella compagna di stanza, si mandino due sorelle missionarie.

Passarono alcuni mesi, poi ricevetti una telefonata dal presidente del palo il quale mi chiese: «Fratello Monson, ricorda di essere stato seduto accanto a una hostess sul volo da San Francisco a Los Angeles all’inizio dell’autunno?» Risposi affermativamente. Egli quindi continuò: «Ho pensato che sarebbe stato felice di sapere che Yvonne Ramirez è appena diventata l’ultimo membro della Chiesa che è stato battezzato e confermato. Vorrebbe scambiare qualche parola con lei».

Una dolce voce si fece sentire sulla linea: «Fratello Monson, grazie per avermi portato la sua testimonianza. Sono la persona più felice del mondo».

Mi vennero le lacrime agli occhi, e un sentimento di gratitudine verso Dio mi riempì l’anima. La ringraziai e la lodai per la sua ricerca della verità e per il fatto che, dopo averla trovata, aveva preso la decisione di scendere in quelle acque che puliscono e purificano e consentono di accedere alla vita eterna.

Dopo aver riappeso il ricevitore rimasi seduto in silenzio per alcuni minuti. Le parole del nostro Salvatore mi riempirono la mente: «E chiunque vi riceve, là sarò Io pure, poiché Io andrò avanti a voi. Io sarò alla vostra destra e alla vostra sinistra, e il mio Spirito sarà nei vostri cuori, e i miei angeli tutt’attorno a voi, per sostenervi».14

Questa è la promessa fatta a tutti noi quando approfittiamo delle occasioni di svolgere il lavoro missionario che si presentano, seguiamo i consigli che ci vengono impartiti e obbediamo ai comandamenti di Gesù di Nazaret, nostro Salvatore e nostro Re. Egli vive, e di questo io porto testimonianza. Nel nome del Signore Gesù Cristo. Amen. 9

Mostra riferimenti

  1.  

    1.  Matteo 28:19-20.

  2.  

    2.  Marco 16:20.

  3.  

    3.  DeA 18:10.

  4.  

    4.  Luca 18:22.

  5.  

    6.  DeA 64:34.

  6.  

    7.  Journal of Discourses, 21:375.

  7.  

    8.  Atti 4:19-20.

  8.  

    9.  1 Timoteo 4:12.

  9.  

    10.  Romani 1:16.

  10.  

    11.  DeA 4:5.

  11.  

    12.  Geremia 8:20.

  12.  

    13.  1 Pietro 3:15.

  13.  

    14.  DeA 84:88