Il retaggio di una testimonianza

Of the Quorum of the Twelve Apostles


Henry B. Eyring
I nostri sforzi fedeli per offrire ai nostri figli la testimonianza della verità che possediamo saranno moltiplicati, rafforzati e prolungati nel tempo.

Il Proclama sulla famiglia letto dal presidente Hinckley l’autunno scorso ha commosso molte persone, perché noi vogliamo per i nostri figli quello che Dio vuole per loro: che vivano nell’amore e nella rettitudine. Ma nei momenti di riflessione sappiamo di aver bisogno di aiuto. Dobbiamo invitare i poteri del cielo a guidare i nostri figli nei giorni in cui non siamo con loro e ad aiutarli ad affrontare i pericoli spirituali che noi non possiamo prevedere.

Ai nostri figli può essere dato il dono di sapere ciò che Dio vuole che facciano e di impararlo, in maniera che si sentano incoraggiati a farlo. Dio ha fornito tale guida. È lo Spirito Santo. Noi non possiamo darlo ai nostri familiari come compagno, ma essi possono meritarselo. Lo Spirito Santo può essere il loro costante compagno soltanto dopo che essi si saranno dimostrati fedeli e avranno ricevuto le ordinanze del battesimo e dell’imposizione delle mani da parte di coloro che ne hanno l’autorità. Ma anche prima di essere battezzato, un bambino o un adulto può sentire lo Spirito Santo che gli porta testimonianza della sacra verità. Essi devono comportarsi secondo tale testimonianza per mantenerla viva; e questa li guiderà verso la bontà, e potrà condurli ad accettare e a tenere fede alle alleanze che col tempo porteranno loro la compagnia dello Spirito Santo. Se ci è possibile dobbiamo lasciare ai nostri figli un retaggio di testimonianza che faccia sentire il suo effetto lungo le generazioni.

Sappiamo cosa possiamo fare per creare e trasmettere questo retaggio perché comprendiamo come la testimonianza si inculca nel nostro cuore. Poiché è lo Spirito Santo che porta testimonianza della sacra verità, possiamo fare almeno tre cose per rendere più facile ai nostri figli questa esperienza. Primo, dobbiamo insegnare alcuni sacri principi. Poi possiamo rendere testimonianza che sappiamo che ciò che abbiamo insegnato è vero. Quindi dobbiamo comportarci in modo che coloro che ascoltano la nostra testimonianza vedano che le nostre azioni si adeguano a quello che noi abbiamo dichiarato essere vero. Allora lo Spirito Santo confermerà loro la verità di ciò che abbiamo dichiarato e che sappiamo essere vero.

È così che si crea, si preserva e si trasmette in una famiglia un retaggio di testimonianza. Non è facile, ma c’è stata della gente comune che l’ha fatto. Come molti di voi, io ho avuto simili antenati. Uno in particolare era il mio bisnonno John Bennion. Non possiamo fare quello che egli fece perché il mondo è cambiato, ma possiamo imparare dalle sue azioni.

Egli si era convertito alla Chiesa nel Galles e con la moglie e i figli era venuto nella Valle del Lago Salato con una delle prime carovane di pionieri. Conosciamo in parte la vita che condusse in seguito perché da allora in poi tenne un diario nel quale scriveva quasi ogni giorno. Abbiamo i diari che vanno dal 1855 al 1877. Sono stati raccolti in un volume perché i suoi discendenti speravano di trasmettere quel retaggio di testimonianza. Mia madre era una di loro. La sua ultima fatica prima di morire fu quella di trasformare i diari in cui egli aveva scritto in un manoscritto per la pubblicazione.

Le sue brevi annotazioni non contengono molte prediche. Egli non porta testimonianza di sapere che Brigham Young era un profeta. Scrive semplicemente di aver risposto «Sì» ogni volta che il profeta lo aveva chiamato in missione, dal «Fiume Jordan» al sud dell’Utah e quindi nel Galles. Egli rispose sì alla chiamata a pattugliare i canyon per rallentare la marcia dell’esercito di Johnston e alla chiamata a portare la sua famiglia a sud quando l’esercito invase la valle. C’è anche una leggenda di famiglia che dice che egli morì quasi lo stesso giorno in cui fu sepolto Brigham Young, perché voleva seguire ancora una volta il Profeta.

Il fatto che scrisse ogni giorno per me è una prova che egli sapeva che la sua vita di ogni giorno aveva un’importanza storica perché era stato partecipe dell’edificazione di Sion negli ultimi giorni. Le poche annotazioni che parlano della sua testimonianza sembrano comparire quando la morte lo privava di un figlio. Per me la sua testimonianza è ancora più possente perché egli la portava quando la sua anima era messa alla prova.

Ecco cosa scrisse in una di queste occasioni. Sua figlia Elizabeth era morta tra le sue braccia. Con poche righe egli descrive la sua sepoltura e il luogo in cui si trovava la tomba. Poi, il giorno dopo, 4 novembre 1863, troviamo questa annotazione:

«Mercoledì. Ho riparato la stalla con i bambini che giocavano intorno a me; ma sento la mancanza della mia cara Lizzy. Prego il Signore di aiutarmi a perseverare fedelmente nella Sua causa sino alla fine dei miei giorni, affinché possa essere degno di riavere nella mia cerchia familiare i miei figli che si sono addormentati in Cristo nei giorni della loro innocenza: Ann, Moroni, Esther Ellen e Elizabeth. Beati e felici sono essi grazie all’espiazione di Gesù Cristo».

Tutti gli elementi sono presenti. Egli predicava la verità; egli portava testimonianza che ciò che diceva era vero. Viveva in modo coerente con la sua testimonianza e pregava di poter perseverare fedelmente sino a quando avrebbe potuto riunirsi ai suoi cari figli. Sento il suo amore e il desiderio di essere incluso in quella cerchia.

Dobbiamo trovare altri modi di trasmettere il nostro retaggio di testimonianza, ma il processo di insegnare, portare testimonianza e mettere in pratica la verità sarà sempre lo stesso.

Le Scritture, i profeti viventi e il buon senso ci dicono da dove dobbiamo cominciare. Dobbiamo cominciare da noi stessi in veste di genitori. Nessun programma che seguiamo o tradizione di famiglia che creiamo può trasmettere il retaggio di una testimonianza che non possediamo. Dobbiamo cominciare da dove cominciò Alma, in modo che i nostri discendenti possano sapere che noi abbiamo portato testimonianza sulla stessa base dalla quale egli portava la sua. Qui sono le sue parole scritte nel Libro di Mormon. È ciò che dobbiamo poter dire:

«E ciò non è tutto. Non supponete che conosca queste cose da me? Ecco, vi attesto che io so che queste cose di cui ho parlato sono vere. E come supponete che io sappia che sono vere?

Ecco, io vi dico che mi sono rese note dal Santo Spirito di Dio. Ecco, ho digiunato e pregato molti giorni, per poter conoscere queste cose da me. Ed ora so da me che sono vere; poiché il Signore Iddio me le ha rese manifeste mediante il suo Santo Spirito; e questo è lo spirito di rivelazione che è in me» (Alma 5:45–46).

Quando avremo ricevuto questa rassicurazione, la maggior parte delle situazioni in cui ci troveremo con la nostra famiglia saranno adatte a creare un retaggio di testimonianza. Alcune delle migliori situazioni ci sono già ben note. Ecco alcuni modi di rendere queste situazioni più adatte a favorire le esperienze che portano una testimonianza ai nostri figli.

Primo, fate in modo che la vostra serata familiare settimanale sia un’occasione per portare testimonianza. Assicuratevi che alcuni principi del vangelo di Gesù Cristo siano esposti con semplicità e chiarezza, in modo che anche un bambino possa capirli. Un bambino potrà tenere la lezione e concluderla con una testimonianza, se questa è la maniera in cui concludiamo il nostro insegnamento. Per un bambino timido forse non sarà facile portare testimonianza in pubblico, ma sarà più facile farlo in casa. E lo Spirito Santo porterà testimonianza sia a coloro che ascoltano che al bambino che la porta.

Secondo, leggete le Scritture ad alta voce insieme a tutta la famiglia. Trovare il tempo e il momento migliore può richiedere un’insolita determinazione e ispirazione. Ma la lettura e l’ascolto delle parole di vita delle Scritture invita lo Spirito Santo a confermarne la verità. Il Salvatore espresse così questo principio: «Investigate le Scritture poiché pensate aver per mezzo d’esse vita eterna, ed esse son quelle che rendon testimonianza di me» (Giovanni 5:39).

Da questo pulpito molti anni fa il presidente Marion G. Romney raccontò di aver letto il Libro di Mormon ad alta voce, alternandosi nella lettura di ogni paragrafo con suo figlio ancora in tenera età. Egli stava nella cuccetta inferiore di un letto a castello; suo figlio in quella superiore. A un certo punto egli pensò che suo figlio avesse il raffreddore; poi si avvide che la voce rotta del ragazzo era dovuta alle sue lacrime per la consapevolezza che il libro era vero. E poiché lo leggevano insieme, entrambi furono benedetti (vedi Conference Report, aprile 1949, pag. 41).

Terzo, inginocchiatevi in umile preghiera insieme a tutta la famiglia, dando a ognuno la possibilità di pregare in nome degli altri. Potranno esservi dei momenti in cui sembra che la preghiera sia recitata a memoria, e che i pensieri di coloro che non pregano stiano divagando. Ma vi saranno altri momenti preziosi, quando un’invocazione dettata dalla fede per necessità reali e lo Spirito Santo commuoveranno i cuori con la testimonianza. Non ricordo tanto gli insegnamenti di mia madre, quanto le sue preghiere per noi. Sentivo il suo amore, e lo Spirito dava al mio cuore la conferma che ella amava il Padre celeste e il Salvatore, e che le sue preghiere sarebbero state esaudite. Ella allora richiamava le benedizioni del cielo sul nostro capo, e il ricordo delle sue preghiere lo fa ancora.

Quarto, digiunate e consentite ai vostri figli di digiunare una volta al mese prima della riunione sacramentale, quando udranno gli altri portare testimonianza, e forse anch’essi si sentiranno spinti a farlo. Le loro benedizioni spirituali saranno ancora più grandi se sapranno che la decisione di vincere il desiderio di cibo rende possibile provvedere ai poveri. Questo non può accadere se non versiamo una generosa offerta di digiuno con il cuore pieno di gioia; avviene se lo facciamo. Se abbiamo prima insegnato e portato testimonianza che il Salvatore mostra sempre ai Suoi discepoli come è possibile provvedere ai poveri e ai bisognosi tra noi, molto maggiore è la possibilità che essi sentano lo Spirito portare testimonianza che questa è la vera chiesa di Gesù Cristo.

Possiamo allungare l’elenco delle cose da fare per invitare la conferma del Santo Spirito. Per esempio, la cordialità e la fiducia con cui accogliamo gli insegnanti familiari fa sentire ai nostri figli la conferma che essi vengono come servitori di Dio. Se impartiamo una benedizione del sacerdozio ai nostri figli all’inizio dell’anno scolastico o quando stanno per lasciare la casa paterna invitiamo lo Spirito in un momento in cui il cuore è umile e pronto a recepire i Suoi suggerimenti.

Alcune delle occasioni più propizie per creare e trasmettere un retaggio di testimonianza non possono essere previste. Le disgrazie, i lutti e le delusioni arrivano inaspettatamente. La nostra reazione mostra ai nostri figli se quello che abbiamo insegnato e di cui abbiamo portato testimonianza è veramente inciso nel nostro cuore. La maggior parte di noi avrà insegnato ai nostri figli che il Salvatore ha il potere di proteggerci, a prescindere dalle avversità. Dal Libro di Mormon ci vengono queste parole:

«E prenderà su di Sé la morte, per poter sciogliere i legami della morte che legano il Suo popolo; e prenderà su di Sé le loro infermità, affinché le Sue viscere possano essere piene di misericordia, secondo la carne, affinché egli possa conoscere, secondo la carne, come soccorrere il suo popolo nelle loro infermità» (Alma 7:12).

Quando le disgrazie ci colpiscono o sembrano imminenti, i nostri figli hanno la possibilità di guardare nel nostro cuore per capire se sappiamo quello che abbiamo detto di sapere. I nostri figli osserveranno, sentiranno lo Spirito dare conferma che abbiamo vissuto come abbiamo predicato, ricorderanno questa conferma e trasmetteranno questa certezza alle generazioni future.

Ho una storia simile nel mio retaggio. Mia nonna fu informata dal medico dal quale si era recata per una visita, che le rimaneva ormai poco tempo da vivere per un cancro allo stomaco. Mio padre, il figlio maggiore, che l’aveva accompagnata all’ambulatorio, era in attesa di riportarla a casa. Egli mi raccontò che sulla via del ritorno ella gli disse: «Ora, Henry, stiamo di buonumore. Cantiamo qualche inno». Essi cantarono «Padre mio» e «Santi, venite», specie l’ultima strofa che comincia così: «E se la morte ci cogliesse un dì, prima ancora d’arrivar . . . » (Inni, No. 21).

Io non c’ero, ma immagino che cantassero a squarciagola, con voce non proprio intonata, ma con fede, senza lacrime. Ella trascorse parte dei suoi ultimi mesi di vita in casa della figlia maggiore. Zia Camilla ci disse che la nonna si lamentò una sola volta – e neanche quello fu un vero lamento; disse soltanto che si sentiva male.

Vi sono molte persone che si sono mostrate coraggiose e tranquille di fronte alla morte. Ma ciò vuol dire molto per la famiglia se queste persone hanno insegnato e portato testimonianza del potere che il Salvatore ha di soccorrerci, della certezza della risurrezione e della speranza della vita eterna. Lo Spirito mi confermò che la pace di mente e il coraggio della nonna erano segni che la sua testimonianza era vera, e per questo tutto andava bene davvero.

Purtroppo ognuno di noi sa che a volte anche il fatto di aver insegnato e portato testimonianza, e aver vissuto secondo tale testimonianza, non garantisce che questo retaggio possa essere trasmesso. Genitori bravi e buoni hanno fatto queste cose, eppure hanno visto i loro figli, tutti o in parte, respingere tale testimonianza. Ma c’è motivo di grande speranza e ottimismo. Questa speranza scaturisce per prima cosa dalla nostra testimonianza della natura del nostro Padre celeste: Egli ama i nostri figli; Egli è il loro Padre oltre che il nostro. Essa deriva anche dalla nostra testimonianza della missione di Gesù Cristo: Egli pagò il prezzo per redimerli. E proviene dalla nostra testimonianza della restaurazione delle chiavi del sacerdozio: grazie a questa restaurazione sulla terra c’è di nuovo il potere di fare con Dio l’alleanza che suggella insieme le famiglie, alleanza che Dio onora.

Questo è il motivo per cui non dobbiamo disperare. Quando offriamo ai nostri figli questo retaggio di testimonianza, alcuni possono non accettarlo. Esso può anche saltare una generazione. Ma Dio continuerà a offrire questo retaggio. Più di quanto possiamo immaginare, i nostri sforzi fedeli per offrire ai nostri figli la testimonianza della verità che possediamo saranno moltiplicati, rafforzati e prolungati nel tempo.

Ne abbiamo visto la prova in famiglie che abbiamo conosciuto. L’ho vista in Sud America osservando i volti dei missionari. Centinaia di loro mi sono passati davanti per stringermi la mano e guardarmi profondamente negli occhi. Rimasi quasi sopraffatto dalla conferma che questi figli di Padre Lehi e di Saria erano al servizio del Signore perché il Padre celeste tiene fede alle promesse fatte alle famiglie. Sin quasi al suo ultimo respiro Lehi ammaestrò, portò testimonianza e cercò di benedire i suoi figli. I suoi discendenti furono colpiti da terribili tragedie quando respinsero la sua testimonianza, la testimonianza degli altri profeti e delle Scritture. Ma negli occhi e nei volti di quei missionari sentii la conferma che Dio ha tenuto fede alle Sue promesse di aiutare i figli dell’alleanza di Lehi, e che lo farà con i nostri.

Porto testimonianza che io so che Dio, nostro Padre celeste, vive, ci ama e ci conosce. So che Gesù Cristo vive, e che noi risorgeremo e potremo essere santificati per il Suo sacrificio. Porto testimonianza che noi possiamo conoscere la verità per il potere dello Spirito Santo. So che possiamo vivere insieme come famiglie nella vita eterna, il più grande di tutti i doni di Dio. Prego che possiamo, con tutto il cuore e tutta la nostra vita, offrire una testimonianza della verità ai nostri figli. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.