Ricordati dunque di quanto hai ricevuto e udito

Susan L. Warner


I semi che piantiamo forse non daranno frutto per molti anni, ma possiamo trovare conforto nella speranza che un giorno i bambini ai quali insegnamo ricorderanno . . . le cose dello Spirito.

Miei cari fratelli e sorelle, ricordo che quand’ero bambina attraversai in automobile con la mia famiglia il deserto del Nevada per partecipare a una conferenza generale in questo Tabernacolo. A quel tempo le automobili non erano munite di climatizzatore, perciò viaggiavamo la notte, con una sacca di tela piena d’acqua appesa davanti al radiatore per riempirlo nel caso si fosse surriscaldato. Ricordo che ero fuori di quest’edificio cantando gli inni di Sion prima ancora che spuntasse l’alba, in attesa che si aprissero quelle grandi porte di legno. Ricordo che in cuor mio speravo che non mi mettessero a sedere dietro una di quelle grosse colonne o, peggio ancora, dietro a una donna che portasse un grande cappello. Anche se ero piccola, sì che mi restava difficile vedere bene il podio, ricordo i sentimenti che riempirono il mio cuore e quello degli altri quando entrò il Profeta. Questi sentimenti di affetto e riverenza sono sentimenti spirituali che provo di nuovo ogni volta che entro in questo edificio e ascolto i nostri dirigenti che parlano in una conferenza generale. Ricordo ciò che ho ricevuto e udito. Ricordo ciò che so e ciò che ho provato.

Ognuno di noi ha il ricordo di sentimenti spirituali. Alcuni di noi ricordano i sentimenti spirituali che hanno provato sin dalla prima fanciullezza. Alcuni di noi hanno il ricordo dei sentimenti che hanno provato quando hanno scoperto la vera chiesa del Signore. Quasi tutti hanno dei sentimenti spirituali collegati all’amore di sua madre, padre, fratelli e sorelle. Possiamo ricordare i sentimenti di amore e di appartenenza che abbiamo provato servendo nel Regno insieme agli altri santi. Possiamo ricordare i sentimenti spirituali rinnovati la sera della domenica dopo le riunioni della Chiesa, dedicate allo studio del Vangelo e alle testimonianze. Possiamo ricordare i profondi sentimenti che abbiamo provato dopo la fervente preghiera, quando abbiamo sentito il conforto dello Spirito Santo in momenti di prove o di tristezza. Possiamo ricordare il dolore e la gioia del profondo pentimento – la consapevolezza di essere stati perdonati e purificati. Possiamo ricordare i profondi sentimenti di gratitudine per il sacrificio espiatorio del Salvatore, per l’amore che ha per tutti noi.

Il ricordo dei sentimenti spirituali ci attira verso il nostro Padre celeste e Suo Figlio Gesù Cristo. Ci dà un senso della nostra vera identità. Ci ricorda ciò che i profeti hanno recentemente proclamato al mondo intero: che «tutti gli esseri umani . . . sono creati a immagine di Dio. Ognuno di essi è un beneamato figlio o figlia di spirito di genitori celesti e, come tale, ognuno di essi possiede una natura e un destino divini» («La famiglia: proclama al mondo», La Stella, gennaio 1996, pag. 116). Il ricordo dei sentimenti spirituali ci rammenta chi siamo veramente.

Non dobbiamo stupirci se nelle Scritture ci è ripetutamente insegnato, consigliato e comandato di ricordare. Questo invito, costantemente ripetuto, sottolinea l’importante rapporto che esiste tra il ricordo dei sentimenti spirituali provati in passato e la nostra fedeltà nel presente. Tramite l’apostolo Giovanni il Signore ci ha mandato questo messaggio: «Ricordati dunque di quanto hai ricevuto e udito» (Apocalisse 3:3).

Satana vuole che siamo lenti a ricordare ciò che abbiamo ricevuto e udito. Egli vuole che minimizziamo e anche dimentichiamo la quieta testimonianza dello Spirito che ci ha detto chi siamo veramente. È parte del malvagio disegno di Satana che diamo ai nostri figli delle idee sbagliate su ciò che essi sono – menzogne che possano ricordare.

Il direttore di una scuola elementare mi ha riferito che anche i bambini piccoli vedono e odono la contaminazione di cose sacre. Nei programmi televisivi, videocassette e musica essi sono messi a contatto con le cose malvage che annebbiano la loro sensibilità, facendo apparire normale e accettabile il peccato.

Come tutti noi, i nostri figli sono abilmente e continuamente incoraggiati a credere che la vita non abbia nessun proposito sacro e che vivere egoisticamente è naturale e lodevole. Sottoposti a queste influenze, i bambini possono crescere senza sapere di avere un Padre in cielo che li ama, che il loro corpo è un tempio sacro e che l’obbedienza ci porta sentimenti buoni e felici.

Possiamo contrastare queste influenze in seno alle nostre famiglie quando seguiamo il consiglio dei nostri profeti e, con amore, studiamo insieme le Scritture, preghiamo e teniamo la serata familiare, nella quale parliamo delle nostre esperienze e portiamo testimonianza l’uno all’altro.

Per aiutarci a insegnare ai nostri figli e ai nostri giovani, i nostri dirigenti hanno pubblicato l’opuscolo Per la forza della gioventù e «Le mie norme del Vangelo», che si trova in fondo all’opuscolo Giorni di conseguimento. Quando parliamo di queste cose in famiglia, esprimiamo i nostri sentimenti e impariamo insieme, ci edifichiamo l’un l’altro, giovani e vecchi, e creiamo una ricca riserva di conoscenza dottrinale e sentimenti spirituali che torneranno ripetutamente nei nostri ricordi.

Enos, nel Libro di Mormon, parla di questi ricordi: «Andai a cacciare bestie nella foresta; e le parole che avevo spesso sentito pronunciare da mio padre riguardo alla vita eterna e alla gioia dei santi penetrarono profondamente nel mio cuore» (Enos 1:3). A Enos era stata data una riserva di dottrina e sentimenti ai quali attingere. Egli dice con gratitudine di suo padre: «Mi aveva istruito nella sua lingua e anche nella disciplina e negli ammonimenti del Signore – e benedetto sia il nome del mio Dio per questo» (Enos 1:1).

Un esperto di problemi giovanili di fama mondiale ha dichiarato che i giovani che più facilmente e completamente tornano all’ovile dopo essersi smarriti sono quelli che hanno un fondamento di norme e di spiritualità al quale possono ritornare. Essi sono rafforzati dai ricordi spirituali, e per loro il pentimento è come tornare a casa.

I bambini vengono in questo mondo puri, ingenui e ansiosi d’imparare. È nostro felice privilegio e solenne compito insegnare loro con affetto i chiari e semplici principi del Vangelo, dare loro innumerevoli occasioni di sentire lo Spirito e aiutarli a individuare e riconoscere i loro sentimenti spirituali. Il Padre celeste disse a padre Adamo: «Perciò ti do il comandamento di insegnare queste cose liberamente ai tuoi figli» (Mosè 6:58).

Nella nostra famiglia ci siamo sforzati di studiare le Scritture di primo mattino. Ma spesso ci sentivamo frustrati quando un figlio si lamentava di doversi alzare troppo presto. Quando finalmente riuscivamo a farlo venire in cucina, spesso appoggiava la fronte sul tavolo. Anni dopo, quando era in missione, ci scrisse in una lettera: «Grazie per avermi insegnato le Scritture. Voglio che sappiate che quelle volte che mi comportavo come se dormissi, in realtà ascoltavo con gli occhi chiusi».

Genitori e insegnanti, i nostri sforzi per aiutare i nostri figli a creare un retaggio di ricchi ricordi spirituali non sono mai sprecati. I semi che piantiamo forse non porteranno frutto per molti anni, ma possiamo trovare conforto nella speranza che un giorno i bambini ai quali insegnamo ricorderanno come hanno «ricevuto e udito» le cose dello Spirito. Essi ricorderanno ciò che sanno e ciò che hanno provato. Essi ricorderanno la loro identità di figli del Padre celeste, il quale li ha mandati quaggiù con un proposito divino.

Ogni settimana in tutto il mondo i membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni si riuniscono e ricordano chi sono. I bambini della Primaria cantano in molte lingue diverse: «Sono un figlio di Dio». Le giovani donne di ogni parte del mondo ripetono: «Siamo figlie di un Padre celeste che ci ama». I giovani ricordano, quando svolgono i loro doveri di degni detentori del Sacerdozio di Aaronne. E quando prendiamo il sacramento, tutti noi ricordiamo e portiamo testimonianza della nostra volontà di prendere su di noi il nome di Gesù Cristo e ci impegnamo a ricordarci sempre di Lui.

Ricordo un giorno in cui uno dei nostri figli stava andando a scuola con un suo amico. Lo salutai e gli dissi: «Ricordati chi sei». Mentre si allontanavano, udii il suo amico chiedere: «Perché tua madre ti dice sempre di ricordarti chi sei? Cosa vuol dire?» Udii anche l’immediata risposta di nostro figlio: «Vuol dire: ‹Comportati bene›». Aveva ragione. Ricordiamoci chi siamo facendo il bene, e facciamo il bene quando ci ricordiamo chi siamo.

Dobbiamo ricordarci di osservare i Suoi comandamenti in ogni cosa (vedi 1 Nefi 15:25), ricordarci di studiare diligentemente le Scritture (vedi Mosia 1:7), ricordarci le parole che i nostri genitori ci hanno insegnato (vedi Alma 57:21), ricordare il consiglio dei profeti e degli apostoli (vedi Giuda 1:17), ricordare le terribili conseguenze della trasgressione (vedi 2 Nefi 9:39), ricordare che il Signore è misericordioso con tutti coloro che credono nel Suo nome (vedi Alma 32:22), ricordare che Egli venne per redimerci (vedi Helaman 5:9).

Mi unisco ai bambini di tutto il mondo portando la mia testimonianza con questo inno della Primaria e ricordando ciò che abbiamo ricevuto e udito, ciò che sappiamo e sentiamo.

Appartengo alla chiesa di Gesù, il mio Signor.
So chi sono io, conosco il piano che in fede seguirò.
Io credo nel Salvator Gesù, e L’onorerò.
Nel far ciò ch’è ben la gran verità di Dio proclamerò.

Nel nome di Gesù Cristo. Amen.