«Secondo i desideri del nostro cuore»

Neal A. Maxwell

Of the Quorum of the Twelve Apostles


Neal A. Maxwell
Quando si dice che le persone hanno «perduto il desiderio di peccare», sono loro, e solo loro, che hanno fermamente deciso di liberarsi dei loro desideri peccaminosi mostrandosi disposti a «abbandonare tutti i loro peccati» per poter conoscere Dio (vedi Alma 22:18).

Fratelli e sorelle, le Scritture ci offrono tanti gioielli di dottrina. E quando la luce dello Spirito colpisce le loro sfaccettature, essi risplendono di gloria celeste e illuminano il cammino che dobbiamo seguire.

Gli insegnamenti dottrinali riguardanti il desiderio sono un esempio di questa felice realtà che è strettamente collegata al nostro libero arbitrio morale e alla nostra individualità. Sia nella loro concezione che nella loro espressione i nostri desideri influiscono profondamente sull’uso che facciamo del nostro libero arbitrio morale. I desideri pertanto diventano fattori veramente determinanti, anche quando, con beata ignoranza, in realtà non vogliamo subirne.

Desiderio significa una ispirazione o bramosia. Pertanto i desideri retti non sono soltanto preferenze passive o sentimenti passeggeri. Naturalmente l’eredità genetica, la nostra situazione e l’ambiente in cui viviamo contano molto e quindi esercitano su di noi una grande influenza. Tuttavia rimane in noi una zona interiore sulla quale regniamo sovrani, a meno che non abdichiamo. In questa zona si trova l’essenza della nostra individualità e della nostra responsabilità personale.

Pertanto ciò che desideriamo insistentemente nel corso degli anni è ciò che alla fine diverremo e ciò che stabilirà quello che riceveremo nell’eternità. «Poiché io [dice il Signore], giudicherò gli uomini secondo le loro opere, secondo i desideri del loro cuore» (DeA 137:9; vedi anche Geremia 17:10). Alma dice: «So che [Dio] accorda agli uomini secondo il loro desiderio . . . Io so che Egli concede agli uomini . . . secondo la loro volontà» (Alma 29:4). Per realizzare questo ambito fine Dio allarga il manto della Sua misericordia per abbracciare «tutti coloro che d’ora innanzi morranno senza conoscere il vangelo, ma che l’avrebbero accettato con tutto il loro cuore», perché siano eredi di tale regno.

«Poiché Io, il Signore, giudicherò gli uomini secondo le loro opere, secondo i desideri del loro cuore» (DeA 137:8–9).

Pertanto Dio misericordioso tiene conto non soltanto dei nostri desideri e delle nostre opere, ma anche del grado di difficoltà che comporta la situazione in cui ci troviamo. Non stupiamoci quindi se nel giudizio finale non ci lamenteremo, soprattutto perché la gloria del regno teleste «sorpassa ogni intendimento» (DeA 76:89). Dio gioisce se può darci le Sue benedizioni, particolarmente se siamo consapevoli che abbiamo motivo di gioire di ciò che abbiamo desiderato (vedi DeA 7:8).

Tuttavia andando contro il misericordioso piano di Dio per la nostra gioia e felicità, Satana «cerca di rendere tutti gli uomini infelici come lui» (2 Nefi 2:27).

Fratelli e sorelle, spesso diventiamo vittime dei nostri desideri sbagliati. Inoltre viviamo in un’epoca in cui molte persone semplicemente rifiutano di considerarsi responsabili delle proprie azioni. Pertanto è indispensabile avere una chiara conoscenza delle dottrine riguardanti i nostri desideri per contrastare la tendenza assai diffusa a cercare tante scuse ingiustificate per le proprie azioni. Questo atteggiamento è come una marea che spinge la società verso «l’abisso di infelicità e di guai senza fine» (Helaman 5:12). Questa marea è sospinta sempre più velocemente dalla dottrina egoistica del: «Non è colpa mia», che si è sostituita alla umile espressione di scuse: «Mi dispiace, è colpa mia». Noi siamo ansiosi di ascoltare le sincere invocazioni di perdono, invece della stereotipata frase: «Mi dispiace. Spero di riuscire a perdonare a me stesso».

Alcuni cercano di spazzare via la coscienza rifiutandosi di ascoltare la sua voce; ma questo atto di spazzare via è in sé un atto di scelta, poiché è l’espressione dei nostri desideri. Anche quando la luce di Cristo balugina debolmente nelle tenebre, pur tuttavia balugina. Se l’uomo distoglie da essa il suo sguardo è perché così gli dettano i suoi desideri.

Quindi, che vi piaccia o no, la realtà ci impone di prendere atto del fatto che siamo responsabili dei nostri desideri. Fratelli e sorelle, cosa desideriamo veramente: il piano di Dio per noi o quello di Satana?

Là dove si stanno compiendo cose spiritualmente importanti sono presenti anche i desideri retti. Il sincero e umile desiderio caratterizzava le persone che attendevano il battesimo nelle Acque di Mormon. Quando quelle persone ebbero compreso chiaramente gli impegni che si assumevano con il battesimo, «esclamarono: questo è il desiderio del nostro cuore» (Mosia 18:11). Le moltitudini nefite, affascinate dalla presenza del risorto Gesù, si inginocchiarono in umile e fervente preghiera e tuttavia «non moltiplicavano le parole, poiché era dato loro quello che dovevano dire in preghiera, ed erano pieni di desiderio» (3 Nefi 19:24).

Non stupiamoci dunque se i desideri determinano anche il grado di successo ottenuto e indicano anche perché «molti son chiamati, ma pochi eletti» (Matteo 22:14; vedi DeA 95:5).

Spetta quindi a noi. Dio facilita, ma non obbliga.

I desideri retti devono quindi essere costanti poiché, come disse il presidente Brigham Young, «gli uomini e le donne che desiderano ottenere un posto nel regno celeste scopriranno che devono combattere ogni giorno» (Journal of Discourses, 11:14). Pertanto i veri soldati di Cristo sono qualcosa di più che combattenti del fine settimana.

L’assenza di ogni forte desiderio – ossia l’essere tiepidi – induce un terribile appiattimento (vedi Apocalisse 3:15). William R. May descrisse così questa pigrizia mentale: «L’anima che si trova in questa condizione è afflitta da qualcosa di più della semplice tristezza e melanconia. Si è distaccata dai sentimenti. La radice stessa dei suoi sentimenti o desideri è morta . . . Essere un uomo significa desiderare. Il brav’uomo desidera Dio e le altre cose che stanno in Dio. Il peccatore desidera le cose al posto di Dio, ma è ancora evidentemente umano in quanto ha conosciuto il desiderio. Tuttavia l’uomo indolente è un uomo morto, è un deserto arido . . . Si sono prosciugati anche i suoi desideri («A Catalogue of Sins», citato in Christian Century, 24 aprile 1996, pag. 457).

Questa triste condizione è soltanto un’altra variazione della «tristezza dei dannati» (Mormon 2:13).

Anche una sola scintilla di desiderio può dare inizio a un cambiamento. Dal profondo della sua anima il figliuol prodigo sentì un desiderio e rientrò in sé, e disse: «Io mi leverò e me n’andrò a mio padre» (Luca 15:17–18).

Quello di cui stiamo parlando è molto più che limitarsi a schivare le tentazioni, delle quali in qualche modo non ci sentiamo responsabili. Ricordate, fratelli e sorelle: sono i nostri desideri che stabiliscono l’entità e le attrattive di certe tentazioni. Quando abbiamo a che fare con le tentazioni, siamo noi che regoliamo il nostro termostato.

Pertanto, per educare e indirizzare i nostri desideri, chiaramente è necessario conoscere i principi del Vangelo. E tuttavia questo non è sufficiente. Il presidente Brigham Young confermò questo principio: «È evidente che molti che conoscono la verità non agiscono in base ad essa; di conseguenza a prescindere da quanto sia grande e bella la verità, dovete prendere le passioni del popolo e plasmarle secondo le leggi di Dio» (Journal of Discourses, 7:55).

«Pensate», chiese il presidente Young, «che le persone obbediranno alla verità perché è vera, se non la amano? No, non lo faranno» (Journal of Discourses, 7:55). Pertanto la conoscenza dei principi e delle dottrine del Vangelo è certamente importante; ma dobbiamo anche imparare ad amarli. Quando li amiamo, essi ci spingono e fanno sì che i nostri desideri e le nostre azioni diventino più sante.

Ogni asserzione di desiderio retto, ogni atto di servizio e ogni atto di culto, per quanto piccolo, accresce la nostra spinta spirituale. Come è stabilito dalla seconda legge di Newton, c’è una trasmissione dell’accelerazione, oltre all’azione di contagio che caratterizza anche i più piccoli atti di bontà.

Fortunatamente per noi il nostro affettuoso Signore collaborerà con noi anche se non possiamo fare null’altro che desiderare di credere, a condizione che lasciamo che questo desiderio operi in noi (vedi Alma 32:27). Pertanto, dichiarò il presidente Joseph F. Smith, «l’educazione dei nostri desideri è di vasta importanza per la nostra felicità nella vita» (Dottrina Evangelica, pag. 266). Questa educazione può portare alla santificazione, finché, come disse il presidente Brigham Young, i desideri santi produrranno atti corrispondenti (vedi Journal of Discourses, 6:170). Soltanto controllando e indirizzando i nostri desideri possiamo fare di essi i nostri alleati invece di nemici!

Perciò alcuni dei nostri attuali desideri devono essere controllati e infine dimenticati. Per esempio l’esortazione della Bibbia a non lasciare che il nostro cuore «porti invidia ai peccatori» è rivolta direttamente a coloro che purtroppo mancano di forza d’animo (Proverbi 23:17). Di nuovo, dobbiamo essere onesti con noi stessi riguardo alle conseguenze dei nostri desideri, conseguenze che seguono come la notte segue al giorno. Nello stesso modo, quando si trova davanti ai cosiddetti «momenti difficili» della vita, l’uomo naturale desidera commiserarsi. E quindi è necessario che anche questo desiderio scompaia.

Ma la scomparsa dei desideri impropri è soltanto un aspetto della questione. Per esempio quello che attualmente è soltanto un debole desiderio di diventare un marito, una moglie, un padre o una madre migliore, deve diventare un desiderio più forte, proprio come avvenne ad Abrahamo, il quale diventò consapevole della scontentezza divina nei suoi confronti e desiderò quindi una più grande felicità e conoscenza (vedi Abrahamo 1:2).

Il nostro misericordioso e longanime Signore è sempre pronto ad aiutarci. Il Suo braccio è steso verso gli uomini ogni giorno (2 Nefi 28:32); e anche se l’uomo non lo afferra, nondimeno c’è! L’atto di avvicinarci agli altri, ossia il desiderio di migliorare i nostri rapporti umani, di solito richiede una certa pazienza. Qualche volta avvicinarci agli altri è come cercare di afferrare un porcospino. Nonostante ciò, le ferite lasciate dalle spine di questo animale sono una prova che abbiamo teso la mano dell’amicizia a qualcuno.

Questo spetta a noi; qui abbiamo uno degli impegni più grandi e più costanti della vita. Pertanto quando si dice che le persone hanno «perduto il desiderio di peccare», sono loro, e solo loro, che hanno fermamente deciso di liberarsi dei loro desideri peccaminosi mostrandosi disposti a «abbandonare tutti i loro peccati» per poter conoscere Dio (vedi Alma 22:18).

Senza dubbio i genitori hanno un ruolo importante nello stabilire verso quale fine vogliamo indirizzare i nostri desideri, in particolare quando uniscono il precetto all’esempio. Nonostante questo, poiché siamo responsabili dei nostri desideri, non dobbiamo sorprenderci se Adamo ed Eva, genitori esemplari che insegnavano coscienziosamente ogni cosa ai loro figli, tuttavia persero alcuni di loro. Lehi e Saria si adoperarono allo stesso fine, facendolo «con tutto il sentimento di un tenero genitore» (1 Nefi 8:37). Eppure ebbero le stesse difficoltà con Laman e Lemuele i quali «non comprendevano il modo di agire del Signore» (Mosia 10:14). Il profeta Joseph Smith stabilì correttamente chi è responsabile di questo recalcitrare quando fece osservare che «gli uomini che non hanno . . . alcun desiderio dei principi di verità, non capiscono la parola di verità quando la odono. Il diavolo cancella la parola di verità dal loro cuore perché in essi non c’è desiderio alcuno della giustizia» (Insegnamenti del profeta Joseph Smith, a cura di Joseph Fielding Smith, pag. 72).

Nondimeno i genitori coscienziosi e capaci faranno tutto il possibile per insegnare mediante l’esempio e il precetto. Inoltre i genitori retti insegnano più di quanto se ne rendano conto, anche se i figli soltanto dopo qualche tempo, a volte dopo molto tempo, danno ascolto ai loro consigli ed esprimono sincera gratitudine per l’influenza che essi hanno esercitato su di loro.

Con sincero desiderio possiamo quindi levare al cielo questa invocazione:

Più forza Tu dammi,
più fede in Te,
pena pel peccato . . .
più dolor per Cristo,
per il calice amar,
zelo nel servirLo,
speme nel pregar

Fratelli e sorelle, il nostro Dio affettuoso collaborerà con noi, ma, almeno inizialmente, il desiderio che accende la scintilla della determinazione deve scaturire dal nostro cuore!

Tutto questo richiede tempo. Come disse il profeta Joseph Smith, «quanto più l’uomo si avvicina alla perfezione, tanto più chiare sono le sue idee e tanto più grandi i suoi godimenti. Per questa strada egli vince tutti i mali della vita e perde ogni desiderio di peccare, per modo che, come gli antichi, arriva a quel punto di fede in cui viene avvolto dalla potenza e dalla gloria del suo Artefice e portato in alto per dimorare con Lui. Ma noi pensiamo che questa sia una condizione alla quale nessun uomo è mai arrivato in un attimo» (Insegnamenti del profeta Joseph Smith, pag. 37).

Il lavoro dell’eternità non può essere svolto in un momento, ma piuttosto col passare del tempo. Il tempo opera a nostro favore quando anche i nostri desideri fanno la stessa cosa.

Possa Dio aiutarci a disciplinare i nostri desideri. Nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9