Gratitudine e servizio

David B. Haight

Of the Quorum of the Twelve Apostles


David B. Haight
«Possiate avere un sentimento di calore dentro il vostro cuore. Possiate sentire, come lo sento io oggi che quest’opera è vera e che fu stabilita per noi per realizzare l’eterno piano di salvezza e l’esaltazione»

Miei cari fratelli e sorelle, ho pregato per ricevere le benedizioni del cielo durante questi pochi momenti nei quali oggi vi parlerò dal pulpito. Voglio dirvi alcune parole sulla gratitudine e ringraziare le persone che hanno influenzato la mia vita.

Immaginate che sia il 1 maggio del 1890. Un giovane e una giovane in una piccola città di campagna a circa quattrocento chilometri dal tempio di Logan decidono di sposarsi. Autostrade: nessuna. Comode strade: nessuna. Sentieri lungo le desertiche artemisie tridentate e piste per carri: sì.

Ci sarebbero voluti, probabilmente, almeno sei o sette giorni di viaggio. A maggio nella parte meridionale dell’Idaho e nello Utah piove. Immaginate di condurre un piccolo carro con tutti i vostri indumenti—portando qualcosa, forse per i cavalli, portando un po’ di cibo in alcune piccole borse. Non avevano abiti eleganti o caldi. Non avevano sacchi a pelo nei quali dormire. Non avevano lanterne o fornelli per cucinare. Senz’altro avevano dei fiammiferi e dovevano cercare le artemisie tridentate secche per accendere il fuoco per cucinare il cibo.

Provate a immaginare, figuratelo nella vostra mente per un istante e pensate alla gratitudine che ho e alle benedizioni che portarono nella mia vita viaggiando verso un luogo così lontano per sposarsi. Era scomodo? Non era un problema; lo avrebbero fatto per sposarsi. E pensate a ciò che è successo durante gli ultimi anni con il presidente Hinckley – l’ispirazione e la direzione che ha ricevuto nella costruzione di templi in tutto il mondo. E pensate a cosa le persone attraversarono qualche anno fa.

Ho ricevuto nella mia vita queste benedizioni grazie ai miei genitori, ai loro genitori e ad altri che hanno influenzato la mia vita: gli insegnanti e le buone persone con le quali mi sono incontrato.

Quando avevo circa undici anni, un uomo venne nella nostra piccola città per insegnare in una scuola gestita dalla Chiesa. Suonò il violino per un po’ ed era da tanto tempo che non avevamo avuto nessuno che suonasse il violino. Mia madre ne fu colpita e prese un piccolo violino, penso in qualche negozietto dove si trova di tutto e decise che avrei dovuto imparare a suonare il violino.

Anche se non vidi più nessuno suonare il violino pubblicamente, egli venne nella nostra casa e cominciò a impartirmi alcune semplici lezioni su come suonare il violino. Al tempo dell’attestato delle scuole elementari avevo progredito abbastanza bene e per la cerimonia di fine esami, che si teneva nella scuola superiore, mi fu chiesto di fare un assolo di violino.

Ricordo che praticai attentamente il breve pezzo musicale: «Sogno». Mia sorella, che era più grande di me di quattro anni ed era una delle ragazze più conosciute nella scuola superiore, era la mia pianista. Alla cerimonia, Connie McMurray era la studentessa incaricata di tenere il discorso di commiato. A scuola le ragazze vanno sempre meglio dei ragazzi. Mentre lei teneva il suo discorso, c’era un piccolo piedistallo con una brocca d’acqua ed un bicchiere per il comitato della scuola. Il comitato scolastico era seduto sulla piattaforma rialzata insieme a un piccolo gruppo di noi che riceveva l’attestato per l’ottavo anno.

Mentre Connie McMurray pronunciava il suo famoso discorso di commiato, quasi alla fine notammo che il centrino sotto la brocca d’acqua sul piedistallo si stava spostando leggermente verso il bordo e da lì crollò con la brocca e il bicchiere d’acqua! A Connie McMurray venne una sincope.

Nella fretta per togliere l’acqua dalla piattaforma e nel riordinare le sedie, annunciarono che ci sarebbe stato l’assolo di violino da parte di David Haight. Mi diressi verso il piccolo vecchio pianoforte e mia sorella che si trovava tra il pubblico mi raggiunse. Trassi fuori dalla custodia di legno quel piccolo e semplice violino e mia sorella si sedette al pianoforte e suonò un la. Dissi: «Vai avanti e suona».

Ella disse: «David, è meglio che accordi il tuo violino».

Le dissi: «No, no, lo feci col nostro pianoforte a casa». A casa avevamo un vecchio pianoforte della Kimball. Dovete sapere che a quei tempi nelle case, avere un pianoforte e dei libri, era tutto quello di cui una famiglia necessitava. Avevo attentamente accordato le corde del violino agendo sui bischeri di ebano, ma non sapevo che tutti i pianoforti non sono uguali. Così quando mia sorella disse: «È meglio che accordi il tuo violino», le risposi: «No, no, è tutto accordato. L’ho fatto a casa».

Così lei continuò e suonò l’introduzione, poi io attaccai la prima nota. Eravamo fuori di almeno due toni.

Mentre rallentava, le dissi: «Continua a suonare», perché non potevo immaginare che qualcuno tra quel famoso pubblico cui stavo suonando potesse aspettare. Dovete sapere che si trattava di cento persone in quel piccolo auditorium della scuola superiore. Non potete fare aspettare le persone al Carnegie Hall per accordare il vostro violino! Quello è lavoro di manovalanza. Quello si può fare dietro le quinte così che quando iniziate a suonare, allora, sarebbe tutto pronto per procedere.

Ella rallentò. Le dissi: «Continua a suonare». Terminammo di suonare il pezzo e per giorni seguenti quell’esibizione non mi rivolse più la parola.

Volevo onorare quella piccola città nella quale crebbi con i miei genitori, nella quale ero cresciuto e dove erano stati gentili e buoni con me. Sono grato per la conoscenza che ho ricevuto dai miei amorevoli genitori.

Sono grato per mia moglie, Ruby, per essere entrata nella mia vita, per i nostri figli, per i nostri nipoti, per i pronipoti e per i membri che sono parte della mia vita e che oggi la influenzano. Spero anch’io di esercitare una buona influenza nella loro vita.

Ricordate la considerazione di Giovanni Battista rivolgendosi al discepolo prediletto Giovanni e ad Andrea nell’occasione in cui il Salvatore li incontrò. Giovanni Battista disse: «Ecco l’Agnello di Dio!» (Giovanni 1:36). E come il Salvatore si incontrò con questi giovani uomini: Giovanni Battista, il discepolo prediletto Giovanni e Andrea, Egli disse: «Che cercate?».

E in quella conversazione si racconta che uno di loro disse: «Ove dimori?» (Giovanni 1:38).

E il Salvatore disse: «Venite e vedrete» (Giovanni 1:39).

Essi seguirono il Salvatore e secondo il breve resoconto che noi abbiamo, restarono con Lui fino alla decima ora. Potrebbero aver passato la serata insieme, ma non si sa dove Egli dimorasse o quale sistemazione potesse avere.

Giovanni ed Andrea restarono col Salvatore per diverse ore. Provate ad immaginare solo di stare alla Sua presenza e di potersi sedere e guardarLo negli occhi e di sentirLo spiegare chi Egli era e perché era venuto sulla terra e di sentire il tono della Sua voce mentre parlava di queste cose a questi giovani uomini. Avranno stretto la Sua mano. Mentre Lo ascoltavano avranno percepito la sua preziosa e meravigliosa personalità.

A seguito di quell’incontro, le Scritture dicono che Andrea andò in cerca di suo fratello Simone perché doveva condividere quell’esperienza con qualcuno. Mentre siamo riuniti in una grande conferenza come questa e parliamo del Vangelo, delle nostre responsabilità e delle opportunità che abbiamo, immaginate se ciò fosse accaduto a qualcuno di noi, cioè di trovarsi alla presenza di questa preziosa persona divina, di averLo ascoltato, di aver stretto la Sua mano e di aver guardato nei Suoi occhi e di aver ascoltato quello che aveva da dire.

Quando Andrea trovò suo fratello Simone, egli gli disse: «Abbiam trovato il Messia» (Giovanni 1:41). Egli disse forse: «Siamo stati alla Sua presenza. Abbiamo percepito la Sua personalità. Sappiamo che quello che ci ha detto è vero». Proprio così, Andrea doveva condividere quest’esperienza con qualcuno.

Questo è quello che facciamo quando condividiamo quello che sappiamo e quello che comprendiamo. Sono grato per la conoscenza che ho che Dio vive, che Egli è il nostro Padre, e per la comprensione che ho del nostro Padre Celeste e di Suo Figlio, Gesù il Cristo, il nostro Salvatore e il Redentore di tutta l’umanità.

Alcuni giorni fa ho ricevuto una lettera di un uomo di Edimburgo, Scozia. Il suo nome è George Steward. Si sorprenderà che condivida questo, ma voleva ringraziarmi perché quando aveva quindici anni, circa quarant’anni fa, presiedevo la missione in Scozia. Voleva ringraziarmi per i missionari che vennero alla sua casa a Thornliebank, una delle aree di Glasgow. Egli si unì alla Chiesa insieme a sua madre.

Egli mi ha scritto che mentre sviluppava la sua testimonianza del Libro di Mormon, mentre iniziava a leggerlo e mentre continuava a farlo, non poteva posarlo perché sapeva che era vero. Lo continuò a leggere e la sua testimonianza del Vangelo di giovane uomo crebbe. Ha scritto di come venisse spesso alla casa della missione e di come eravamo gentili con lui e del tempo che dedicavamo ai giovani quando si riunivano in quella che allora era l’organizzazione dei Giovani Uomini e delle Giovani Donne, che nei rami era in corso di organizzazione.

Poi ha descritto le benedizioni che ha ricevuto nella sua vita di giovane, dell’incontro nel suo piccolo ramo con la sua dolce metà, sua moglie, e del loro matrimonio, dei loro quattro figli: un figlio che ha finito la missione nella missione di Washington D.C.; di un figlio che ha servito nella missione inglese di Leeds; di una figlia che si è sposata nel tempio; e di una che sta aspettando il ritorno a casa di un missionario. Egli ha espresso la sua gratitudine per tutte le benedizioni che ha ricevuto nella sua vita e nella vita dei suoi figli che hanno servito una missione e per le sue figlie.

Durante i quarant’anni passati, egli ha servito come vescovo quattro volte in quattro diverse unità e sua moglie ha servito come presidentessa della Società di Soccorso in tre occasioni. Attualmente sta servendo come consigliere nella presidenza di palo di Edimburgo. Egli ha detto: «Presto andrò in pensione. Ho fatto un buon lavoro e stiamo programmando di fare una missione insieme».

Poi mi ha detto queste parole: «Questa Chiesa meravigliosa ha portato una serie di miracoli interconnessi nella nostra vita». Lasciate che ve lo ripeta: «Questa Chiesa meravigliosa ha portato una serie di miracoli interconnessi nella nostra vita».

Egli ha detto che il Vangelo è entrato nella sua vita, in quella di sua moglie, in quella di tutti i suoi figli e dei loro nipoti. I nipoti sono attivi nella Chiesa e lui e sua moglie hanno il grande desiderio di andare nel mondo quando andranno in pensione.

Quando pensate alla grandezza, all’impatto e alla direzione spirituale di quest’opera nel mondo e che quest’opera ha lo scopo di raggiungere tutti ovunque, è emozionante contemplare solo quello che si estende dinanzi a noi.

Ci sono stati fratello e sorella Andrus di Walnut Creek, California, che hanno servito quattro missioni e che di seguito sono stati chiamati nello Zimbabwe e assegnati al distretto di Bulawayo. Questa era la loro quinta missione.

Mentre hanno raccontato le cose meravigliose che sono stati in grado di fare nel riattivare le persone, la moglie ha raccontato di come un piccolo organo elettronico portatile nella cappella le abbia permesso di mostrare ad alcuni ragazzi e ragazze a Bulawayo come suonare l’organo. C’era anche un’altra piccola tastiera in un’altra stanza, così ella era in grado di avere una classe dove si trovava l’organo e un’altra dove si trovava questa piccola tastiera. Ella insegnava ai bambini a suonare l’organo dopo la scuola. Hanno raccontato che, come parte del programma di riattivazione, hanno iniziato una classe di preparazione per il tempio e che, prima di partire, sono riusciti a portare al tempio ventotto persone, viaggiando per due giorni e una notte su una corriera da Bulawayo al tempio di Johannesburg, distante oltre mille chilometri. Hanno detto: «Abbiamo parlato di come stiamo ora con i nostri quasi ottant’anni: due persone anziane che stanno vagabondando per l’Africa e che stanno vivendo il periodo più fantastico della loro vita, il divertimento più emozionante che potessimo avere».

Pensate al Dottor Alan Barker, che è andato in pensione dalla Clinica Salt Lake, cardiologo meraviglioso di Salt Lake, il quale, insieme con sua moglie, ha accettato una chiamata a servire nelle Filippine. Là, essi hanno compiuto un lavoro meraviglioso nell’aiutare a correggere delle gravi malattie. Il dottore è restato là il tempo sufficiente per aiutare a trovare una soluzione al problema e per ottenere gli strumenti e le medicine necessarie.

Questi sono esempi del servizio meraviglioso che viene dato dalle coppie missionarie nelle varie parti del mondo.

Vi lascio il mio amore, la mia dichiarazione, la mia testimonianza che Dio vive, che quest’opera è vera. Nella Bibbia non troverete la parola pensionamento. Non penso che la troverete nel dizionario biblico. Non è interessante pensare a quello che può succedere oggi nella nostra vita, a quali possibilità si estendono dinanzi a noi se crediamo, comprendiamo, siamo impegnati e dedicati a vivere i principi del Vangelo di Gesù Cristo per benedire la vita delle persone?

Possiate essere benedetti in tal maniera. Possiate avere un sentimento di calore dentro il vostro cuore. Possiate sentire, come lo sento io oggi, che quest’opera è vera e che fu stabilita per noi per realizzare l’eterno piano di salvezza e l’esaltazione. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.