Ansiosamente impegnati

First Counselor in the First Presidency


Thomas S. Monson
Ci sono membri del nostro quorum e fratelli che dovrebbero appartenervi che necessitano di aiuto.

Miei cari fratelli, è un’esperienza bellissima e che mi rende umile stare dinanzi a voi questa sera e rispondere all’invito di insegnare e testimoniare riguardo al sacro privilegio che abbiamo di detenere il sacerdozio di Dio. Invoco la vostra fede e le vostre preghiere in mio favore.

Oltre a coloro che detengono il Sacerdozio di Aaronne e di Melchisedec e che sono presenti questa sera nel bellissimo Centro delle conferenze o a quelli sparsi per il mondo, vi sono molti detentori del sacerdozio che, per diverse ragioni, si sono allontanati dai loro doveri e hanno scelto di seguire un diverso corso.

Il Signore ci dice piuttosto chiaramente di raggiungere e soccorrere queste persone e riportarle con le loro famiglie alla mensa dell’Eterno. Faremmo bene a prestare ascolto alle divine istruzioni del Signore quando dichiarò: «Pertanto, che ora ognuno con ogni diligenza apprenda il suo dovere e impari ad agire nell’ufficio a cui è nominato». 1 Egli aggiunse: «Poiché ecco, non è opportuno che io comandi in ogni cosa; poiché colui che è costretto in ogni cosa è un servitore indolente e non saggio; pertanto non riceve ricompensa.

In verità io dico: gli uomini dovrebbero essere ansiosamente impegnati in una buona causa, e compiere molte cose di loro spontanea volontà, e portare a termine molte cose giuste; Poiché il potere sta in loro, col quale sono arbitri di se stessi. E nella misura in cui gli uomini fanno il bene, non perderanno in alcun modo la loro ricompensa». 2

Le sacre Scritture ci offrono un modello da seguire quando dichiarano: «Gesù cresceva in sapienza e in statura, e in grazia dinanzi a Dio e agli uomini». 3 E che Egli «è andato attorno facendo del bene… perché Iddio era con lui». 4

Studiando la vita del Maestro ho notato che le Sue lezioni durature e i suoi magnifici miracoli di solito accadevano quando stava svolgendo l’opera di Suo Padre. Sulla via di Emmaus apparve con un corpo di carne e ossa. Prese del cibo e testimoniò della Sua divinità. Tutto ciò accadde dopo che era uscito dalla tomba.

In un’occasione precedente, mentre era sulla strada per Gerico Egli restituì la vista a un cieco.

Il Salvatore era sempre intento a insegnare, testimoniare e salvare gli altri. Questo è nostro dovere individuale oggi come membri dei quorum del sacerdozio.

In un proclama della Prima Presidenza e del Quorum dei Dodici Apostoli emanato il 6 aprile 1980, fu fatta questa dichiarazione di testimonianza e verità:

«Noi affermiamo solennemente che la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni è di fatto una restaurazione della Chiesa istituita dal Figlio di Dio quando organizzò la Sua opera sulla terra; che essa porta il Suo sacro nome, il nome di Gesù Cristo; che è edificata sulle fondamenta degli Apostoli e dei profeti, avendo Lui come pietra angolare; che il suo sacerdozio, sia nell’ordine di Aaronne che in quello di Melchisedec, fu restaurato per mano di coloro che lo detenevano nell’antichità: Giovanni Battista per il Sacerdozio di Aaronne e Pietro, Giacomo e Giovanni per il Sacerdozio di Melchisedec». 5

Il 6 ottobre 1889 il presidente George Q. Cannon fece questa richiesta:

«Voglio veder crescere il potere del sacerdozio… voglio che questa forza e potere si diffondano in tutto l’insieme del sacerdozio, a cominciare dal presidente della Chiesa fino al minore e più umile diacono. Ogni uomo deve sforzarsi di conoscere e godere delle rivelazioni di Dio, con la luce del cielo che splende nella sua anima e gli dà la conoscenza riguardo ai suoi doveri, riguardo a quella parte del lavoro di Dio che gli spetta svolgere nel suo sacerdozio». 6

Questa sera vi racconterò due esperienze tratte dalla mia vita: una avvenne quando ero un ragazzo, l’altra riguarda un mio amico che era un marito e padre.

Non molto tempo dopo la mia chiamata come insegnante nel Sacerdozio di Aaronne, fui chiamato come presidente del quorum. Il nostro consulente, Harold, si interessava di noi, e noi lo sapevamo. Un giorno mi disse: «Tom, a te piace allevare i piccioni, vero?»

Risposi entusiasta di sì.

Allora mi fece questa proposta: «Ti piacerebbe se ti dessi un paio di piccioni di pura razza Birmingham Roller?»

Questa volta risposi «Sissignore!» Sapete, i piccioni che avevo io erano della varietà più comune, quelli che rimanevano intrappolati sul tetto della scuola elementare Grant.

Mi invitò ad andare a casa sua la sera seguente. Il giorno dopo fu uno dei più lunghi della mia giovane vita. Stavo aspettando il ritorno dal lavoro del mio consulente già un’ora prima che arrivasse a casa. Mi portò nella sua voliera che era nella parte superiore di un piccolo granaio nel giardino dietro casa. Mentre osservavo i piccioni più belli che avessi mai visto fino ad allora, disse: «Scegli un maschio, e io ti darò una femmina che è diversa da qualsiasi altro piccione al mondo». Feci la mia scelta. Poi egli mise nella mia mano una piccola piccioncina. Gli chiesi che cos’avesse di tanto diverso. Rispose: «Guarda attentamente e noterai che ha solo un occhio». Infatti le mancava un occhio, il danno era stato fatto da un gatto. «Portali nella tua voliera», mi consigliò. «Tienili chiusi per circa dieci giorni e poi liberali per vedere se rimangono da te».

Seguii le istruzioni di Harold. Quando li liberai, il maschio fece un giro intorno al tetto dell’uccelliera e poi vi rientrò per mangiare, ma la femmina con un occhio solo scomparve in un istante. Chiamai Harold e gli chiesi: «Il piccione con un occhio solo è tornato alla tua voliera?»

«Vieni qui», mi disse, «e andremo a controllare».

Mentre andavamo dalla cucina alla voliera, il mio consulente commentò: «Tom, tu sei il presidente del quorum degli insegnanti». Io questo lo sapevo già. Poi aggiunse: «Che cosa hai intenzione di fare per riattivare Bob, che è membro del tuo quorum?»

Risposi: «Sarà alla riunione del quorum questa settimana».

Poi si arrampicò su un nido speciale e mi porse il piccione con un occhio. «Tienila chiusa ancora qualche giorno e riprova». Così feci, ma lei scomparve un’altra volta. Ripetemmo l’esperienza: «Vieni qui, e vedremo se è tornata a casa». Mentre andavamo all’uccelliera ci fu il commento: «Congratulazioni per aver portato Bob alla riunione del sacerdozio. E adesso che cosa farete tu e Bob per riattivare Bill?»

«Lo avremo con noi la prossima settimana», dissi spontaneamente.

Quest’esperienza si ripeté molte volte. Ero ormai un uomo quando mi resi conto che Harold, il mio consulente, mi aveva dato un piccione speciale, l’unico della sua voliera che sapeva che sarebbe tornato ogni volta che fosse stato liberato. Fu il suo modo ispirato per avere un’intervista personale del sacerdozio con il presidente del quorum degli insegnanti ogni due settimane. Devo molto a quel piccione con un occhio. Devo ancora di più a quel consulente del quorum. Ebbe la pazienza e la capacità per aiutarmi a prepararmi per le mie responsabilità future.

Padri, nonni, abbiamo una responsabilità ancora maggiore di guidare i nostri preziosi figli e nipoti. Hanno bisogno del nostro aiuto, del nostro incoraggiamento e del nostro esempio. È stato saggiamente detto che i nostri giovani hanno bisogno di meno critiche e di più modelli da seguire.

Ora, per quanto riguarda quegli uomini le cui abitudini di vita includono ben poco la frequenza in chiesa o alle attività di alcun genere. La schiera di questi anziani potenziali è aumentata. Questo accade a causa dei giovani dei quorum del Sacerdozio di Aaronne che si perdono lungo la via del Sacerdozio di Aaronne e di quelli adulti che sono battezzati ma non perseverano nell’attività e nella fede per poter essere ordinati anziani.

Non penso solo al cuore e all’anima di questi uomini, ma mi affliggo per le loro dolci mogli e i loro figli in fase di crescita. Questi uomini hanno bisogno di una mano, una parola di incoraggiamento e una testimonianza personale della verità espressa da un cuore pieno d’amore e desiderio di edificare e costruire.

Il mio amico Shelley era una di queste persone. Sua moglie e i suoi figli erano bravi membri della Chiesa, ma tutti gli sforzi fatti per portarlo al battesimo e poi alle benedizioni del sacerdozio erano falliti.

Poi morì sua madre. Shelley era così addolorato che si ritirò in una stanza particolare dell’obitorio dove si teneva il funerale. L’audio del servizio funebre sarebbe stato trasmesso in quella sala in modo che lui potesse fare cordoglio da solo, senza che nessuno potesse vederlo piangere. Quando lo confortai in quella stanza prima di andare al pulpito, egli mi abbracciò, e seppi che una tenera corda era stata toccata.

Il tempo passò. Shelley e la sua famiglia traslocarono in un’altra parte della città. Io fui chiamato a presiedere alla Missione Canadese e, con la mia famiglia, mi trasferii a Toronto per un periodo di tre anni.

Al mio ritorno, e dopo essere stato chiamato nei Dodici, Shelley mi telefonò. Disse: «Vescovo, suggellerà mia moglie e i miei figli a me nel Tempio di Salt Lake?»

Con esitazione risposi: «Ma Shelley, prima devi essere battezzato nella Chiesa».

Lui rise e rispose: «Oh, ci ho pensato mentre era in Canada. L’ho colta di sorpresa. Se ne stava lì, questo insegnante familiare che ci chiamava regolarmente, e mi insegnava i principi della Chiesa. Era il volontario che aiutava i bambini piccoli ad attraversare la strada tutte le mattine, mentre andavano a scuola e tutti i pomeriggi, quando tornavano a casa. Mi chiese di aiutarlo. Durante gli intervalli quando non c’erano bambini che dovevano attraversare, mi dava ulteriori istruzioni sulla Chiesa».

Ho avuto il privilegio di vedere questo miracolo con i miei occhi e di provare la gioia con il mio cuore e la mia anima. I suggellamenti furono celebrati e una famiglia fu unita. Shelley morì poco dopo. Ho avuto il privilegio di parlare al suo funerale. Vedrò per sempre, con gli occhi della memoria, il corpo del mio amico Shelley che giaceva nella bara, vestito con gli abiti del tempio. Riconosco di aver versato lacrime, lacrime di gratitudine, perché colui che era perduto, era stato ritrovato.

Coloro che hanno provato il tocco della mano del Maestro non possono spiegare il cambiamento che è intervenuto nella loro vita. Hanno il desiderio di vivere meglio, servire con fede, camminare con umiltà ed assomigliare di più al Salvatore. Poiché hanno ricevuto una visione spirituale e intravisto le promesse dell’eternità, fanno eco alle parole dell’uomo cieco cui Gesù ridette la vista: «Una cosa so, che ero cieco e ora ci vedo». 7

Come dobbiamo considerare questi miracoli? Perché questo improvviso aumento dell’attività di uomini rimasti in letargo? Un profeta, riferendosi alla morte, scrisse: «Dio… lo ha toccato ed egli si è addormentato». 8 Io dico, riferendomi a questa rinascita: «Dio li ha toccati ed essi si sono svegliati».

Sono due i motivi principali che in gran parte hanno il merito di questi cambiamenti di atteggiamento, abitudini, azioni.

Primo, le possibilità eterne sono state mostrate agli uomini e questi hanno deciso di raggiungerle. Non sono veramente contenti della mediocrità, una volta che vedono l’eccellenza a portata di mano.

Secondo, altri uomini e donne, sì, e giovani, hanno seguito l’ammonimento del Salvatore di amare il prossimo come se stessi e hanno aiutato altri a raggiungere i propri sogni e a realizzare le proprie ambizioni.

L’elemento catalizzatore di questo processo è stato il principio dell’amore.

Il passare del tempo non ha alterato la capacità del Redentore di cambiare la vita degli uomini. Come disse a Lazzaro, e come dice a me e a voi: «Vieni fuori!» 9 Io aggiungo: venite fuori dalla disperazione causata dal dubbio. Venite fuori dal dolore del peccato. Venite fuori dalla morte causata dal non credere. Venite fuori in novità di vita.

Mentre lo facciamo, dirigendo i nostri passi lungo i sentieri percorsi da Gesù, ricordiamo la testimonianza che Egli rese: «Ecco, io sono Gesù Cristo, di cui i profeti attestarono che sarebbe venuto nel mondo… Io sono la luce e la vita del mondo». 10 «Io sono il primo e l’ultimo; sono colui che vive, sono colui che fu ucciso; io sono il vostro avvocato presso il Padre». 11

Ci sono membri del nostro quorum e fratelli che dovrebbero appartenervi che necessitano di aiuto. John Milton scrisse nel suo poema «Lycidas»: «Le pecore affamate guardano in su, e non sono nutrite». 12 Il Signore stesso disse a Ezechiele il profeta: «Guai ai pastori d’Israele, che… non pasc[iano] il gregge». 13

Miei fratelli del sacerdozio, il compito è nostro. Ricordiamo, però, e non dimentichiamo, che tale impresa non è insormontabile. I miracoli si vedono ovunque quando le chiamate del sacerdozio vengono onorate. Quando la fede sostituisce il dubbio, il servizio altruista elimina l’egoismo, il potere di Dio fa avverare i Suoi propositi. Stiamo svolgendo la missione affidataci dal Signore. Abbiamo il diritto di ricevere il Suo aiuto. Ma dobbiamo provare. Dall’opera teatrale Shenandoah traggo questi versi che ispirano: «Se non tentiamo, allora non facciamo nulla; e se non facciamo nulla, allora perché siamo qui?»

Facciamo in modo di essere tutti facitori della parola e non soltanto uditori. 14 Seguiamo l’esempio del nostro presidente, Gordon B. Hinckley, il profeta del Signore.

Possiamo noi, come fecero i seguaci del Salvatore nel passato, rispondere all’invito: «Venite dietro a me, e vi farò pescatori d’uomini». 15 Prego che possiamo farlo, nel nome di Gesù Cristo. Amen.

Mostra riferimenti

  1.  

    1. DeA 107:99.

  2.  

    2. DeA 58:26–28.

  3.  

    3. Luca 2:52.

  4.  

    4. Atti 10:38.

  5.  

    5. Vedere «Proclama», La Stella, ottobre 1980, 99.

  6.  

    6.  Deseret Semi-Weekly News, 29 ottobre 1889, 5.

  7.  

    7. Giovanni 9:25.

  8.  

    8. Alfred, Lord Tennyson, In Memoriam A. H. H., sezione 85, stanza 5, verso 4.

  9.  

    9. Vedere Giovanni 11:43.

  10.  

    10. 3 Nefi 11:10–11.

  11.  

    11. DeA 110:4.

  12.  

    12. «Lycidas», verso 125.

  13.  

    13. Ezechiele 34:2–3.

  14.  

    14. Vedere Giacomo 1:22.

  15.  

    15. Matteo 4:19.