«Se Cristo avesse le mie stesse opportunità…»

Paul K. Sybrowsky

Of the Second Quorum of the Seventy


Paul K. Sybrowsky
Gesù Cristo, il nostro Salvatore, ci insegna l’importanza del cercare colui che si è smarrito.

Molti anni fa, quando i nostri figli più grandi avevano solo 6, 4 e 2 anni, io e mia moglie li sorprendemmo con un quiz. Avevamo letto quotidianamente come famiglia il Libro di Mormon.

«Chi era l’uomo», chiese mia moglie, «che andò nella foresta per cacciare, ma poi invece pregò per tutto il giorno e tutta la notte?»

Dopo alcuni attimi di silenzio, ella iniziò ad aiutarli: «Il suo nome inizia con la E… e..e..e..e».

Dall’angolo della stanza, il nostro bambino di due anni esclamò: «Nos!»

Il bambino che giocava nell’angolo, quello che noi reputavamo troppo piccolo per capire. Enos! Era proprio Enos che era andato a cacciare nel bosco, ma la sua anima era affamata. Anche se il suo libro non ci dice che egli si era perso nella foresta, la storia di Enos ci insegna che egli fu ritrovato: e per di più, desiderando il benessere dei suoi fratelli.

Nel Nuovo Testamento Gesù Cristo, il nostro Salvatore, ci insegna l’importanza del cercare colui che si è smarrito:

«Chi è l’uomo fra voi, che, avendo cento pecore, se ne perde una, non lasci le novantanove nel deserto e non vada dietro alla perduta finché non l’abbia ritrovata?

E trovatala, tutto allegro se la mette sulle spalle» (Luca 15:4–5).

Sin dalla caduta di Adamo, tutta l’umanità si trova in una condizione perduta e decaduta. Come per molti di voi, il modo in cui venni «trovato» iniziò con due fedeli missionari. Nell’anno 1913, a Copenaghen, in Danimarca, gli anziani C. Earl Anhder e Robert H. Sorenson insegnarono ai miei nonni il vangelo di Gesù Cristo e li battezzarono. I miei genitori mi insegnarono l’importanza del duro lavoro, dell’onestà e dell’integrità. Ma in una sola generazione ci allontanammo dall’attività nella Chiesa e perdemmo la conoscenza del Vangelo. Ripensando al passato, ricordo che, quando ero molto giovane, i miei amici mi invitarono alla Primaria. La mia prima esperienza in Chiesa fu basata sulle amicizie alla Primaria.

Da ragazzo, alcuni mesi dopo aver compiuto dodici anni, un sabato pomeriggio, andai ad aprire alla porta. Alcuni miei amici, diaconi vestiti in camicia bianca e cravatta, mi cercavano per andare con loro alla mia prima riunione del Sacerdozio. Il nostro dirigente camminava al mio fianco, mentre scendevamo la collina verso il Tabernacolo nella Piazza del Tempio. Era la sessione del sacerdozio della conferenza generale d’aprile.

Lloyd Bennett era il mio Capo Tribù Scout. Spesso il sabato pomeriggio egli mi passava a prendere e mi portava all’ufficio Scout per comprare i distintivi e altro materiale. Durante il viaggio, parlavamo. Egli divenne un amico fidato. Lloyd Bennett, come molti altri, si prese cura di quell’«uno».

Questi favolosi amici e dirigenti capirono il recente consiglio dell’anziano M. Russell Ballard di «trovarne uno in più» («Uno in più», Liahona, maggio 2005, 71), e capirono inoltre cosa ciò richiedesse. A volte, nell’angolo, c’è quell’«uno» che non avevamo preso in considerazione.

Ebbi un’esperienza come quella di Enos a diciotto anni, quando mi inginocchiai nella mi baracca dell’esercito, a Fort Ord, in California. Dopo che le luci si spensero e mi fui inginocchiato sul duro pavimento, come Enos, venni trovato. Dovevo svolgere una missione a tempo pieno. Il mio cuore è colmo di gratitudine per tutti coloro che mi hanno aiutato a capire chi fossi e a conoscere Cristo e il Suo vangelo. Arrivai a capire che la mia via verso casa era attraverso il nostro Salvatore, Gesù Cristo.

«E verrà nel mondo per redimere il suo popolo; e prenderà su di Sé le trasgressioni di coloro che credono nel suo nome; e sono questi coloro che avranno la vita eterna, e la salvezza non viene a nessun altro» (Alma 11:40).

Isaia, profeta dell’Antico Testamento, nel vedere che ai nostri giorni il Vangelo sarebbe stato restaurato, dichiarò:

«Così parla il Signore, l’Eterno: Ecco, io leverò la mia mano verso le nazioni, alzerò la mia bandiera verso i popoli ed essi ti ricondurranno i tuoi figliuoli in braccio, e ti riporteranno le tue figliuole sulle spalle» (Isaia 49:22).

Quando ci preoccupiamo per quell’«uno», fratelli e sorelle, vediamo l’adempimento di quella profezia. Potete vedere come anche voi siete stati ricondotti nelle braccia e sulle spalle, ricondotti alla salvezza?

Cosa farebbe il Salvatore con tutte le opportunità che noi abbiamo di essere un’influenza positiva? Se applichiamo il principio Se Cristo avesse le mie opportunità, che cosa farebbe? le nostre decisioni saranno più centrate su Cristo.

So personalmente che il nostro caro anziano Neal A. Maxwell ha sempre cercato di trovare quell’«uno». Poiché, come Nefi, egli lavorò «con diligenza a scrivere per persuadere, [tutti noi],… a credere in Cristo e a riconciliarsi con Dio» (2 Nefi 25:23). Io so che l’anziano Maxwell cercò, più di una volta, coloro che si erano persi e che egli voleva riportare a Cristo.

Sia che siamo un insegnante della Primaria, un dirigente dei Giovani Uomini o delle Giovani Donne, un Capo Scout, un insegnante familiare o un’insegnante visitatrice o solo un amico, il Signore ci userà, se ascolteremo, per cercare e trovare quell’«uno».

Quanto sono grato per la decisione che presi di servire una missione a tempo pieno, che divenne un importante punto di svolta nella mia vita. Voi, Giovani Uomini, avete il privilegio di servire, sì, di lavorare diligentemente. Rimanete degni; preparatevi a predicare il Vangelo; non rimandate, andate e servite! Giovani Donne, voi potete fare molto per edificare il Regno. Care coppie più mature, abbiamo bisogno di voi!

La nostra famiglia ebbe il privilegio di servire in Canada con favolosi e dedicati anziani, sorelle e coppie anziane. Parlando da cuore a cuore, da spirito a spirito, e nella forza del Signore, essi hanno cercato l’«uno» e lo hanno trovato, proprio come i missionari fanno in tutto il mondo.

«E così essi erano strumenti nelle mani di Dio nel portare molti alla conoscenza della verità, sì, alla conoscenza del loro Redentore» (Mosia 27:36).

Ognuno di noi può aiutare qualcuno, persino per quanto riguarda la sua vita eterna, ma dobbiamo agire; dobbiamo fare; dobbiamo lavorare diligentemente. Può darsi che abbiate avuto l’impressione di invitare qualcuno a ritornare in chiesa, o ad ascoltare il messaggio del vangelo restaurato per la prima volta. Procedete, seguite quell’impressione. Perché tutti non invitiamo qualcuno a venire domani ad ascoltare la voce del Profeta ? Proverete a farlo? Lo farete oggi? Con fede e un cuore ben disposto (anche solo un desiderio) dobbiamo confidare che lo Spirito ci darà «nel momento stesso, ciò che dovrete dire» (DeA 100:6). Io so che è vero.

Quanto sono grato per questa chiamata a servire di nuovo, questa volta in Australia. Esprimo il mio eterno amore e apprezzamento a mia moglie e ai nostri nove figli per il loro affetto e sostegno. Porto solenne testimonianza che la pienezza del Vangelo è stata restaurata sulla terra, che Joseph Smith è un profeta di Dio e che il Libro di Mormon è la parola di Dio. Oggi siamo guidati da un profeta vivente, il presidente Gordon B. Hinckley. So che Dio vive e che Gesù è il Cristo, nostro Salvatore e Redentore. Siamo portati a casa sulle affettuose braccia e spalle del Pastore. Proprio come Enos, posso umilmente dire: «[devo] predicare… a questo popolo e proclamare la parola secondo la verità che è in Cristo… e ho gioito in essa più che in quella del mondo» (Enos 1:26). Di queste verità rendo testimonianza nel nome di Gesù Cristo. Amen.