Ma il Vangelo non è forse vero? Ed allora, cosa conta il resto?

Membro della Presidenza dei Settanta


Anziano Neil L. Andersen
La nostra personale convinzione del Salvatore e della Sua opera negli ultimi giorni diviene il potente occhiale attraverso il quale giudicare tutto il resto.
 

Oggi, prenderò spunto da un tema trattato dal presidente Hinckley alla conferenza generale dell’aprile 1973.

Ero appena ritornato dalla missione. Avevo tutto il futuro davanti a me. Sarei stato capace di fare le scelte giuste, con coerenza, per il resto della vita?

L’allora anziano Hinckley parlò dell’incontro con un giovane ufficiale di marina che veniva dall’Asia. L’ufficiale inizialmente non era cristiano, ma durante il suo addestramento negli Stati Uniti aveva conosciuto la Chiesa e si era battezzato. Ora, si accingeva a fare ritorno nella sua terra.

Il presidente Hinckley gli domandò: «La tua famiglia non è cristiana. Che cosa avverrà al tuo ritorno a casa in qualità di cristiano, e più particolarmente, di cristiano mormone?»

Il suo volto si oscurò ed egli rispose: «La mia famiglia sarà delusa… Per quanto riguarda il mio futuro e la mia carriera, immagino che non avrò più alcuna opportunità di avanzamento».

Il presidente Hinckley gli chiese: «Ti senti disposto a pagare un prezzo così grande per il Vangelo?»

Con gli occhi scuri bagnati di lacrime, rispose con una domanda: «Ma il Vangelo non è forse vero?»

Il presidente Hinckley replicò: «Sì, è proprio vero».

Al che l’ufficiale replicò: «Ed allora, cosa conta il resto?»1

Nel corso degli anni ho meditato su queste parole: «Ma il Vangelo non è forse vero? Ed allora, cosa conta il resto?» Queste domande mi hanno aiutato a mettere le questioni difficili nella giusta prospettiva.

La causa per la quale stiamo lavorando è vera. Noi rispettiamo ciò in cui credono i nostri amici e vicini. Siamo tutti figli e figlie di Dio. Possiamo imparare molto dalla fede e dalla bontà delle altre persone, come ci ha insegnato meravigliosamente il presidente Faust.

Tuttavia, noi sappiamo che Gesù è il Cristo. Egli è risorto. In questo tempo, il sacerdozio di Dio è stato restaurato tramite il profeta Joseph Smith. Abbiamo il dono dello Spirito Santo. Il Libro di Mormon è quello che noi proclamiamo sia. Le promesse del tempio sono certe. Il Signore stesso ha dichiarato che la missione straordinaria e unica della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni è di essere «una luce per il mondo» e «un messaggero… per preparare la via dinanzi a [Lui]»2 proprio mentre «il Vangelo avanzerà fino alle estremità della terra».3

Ma il Vangelo non è forse vero? Ed allora, cosa conta il resto?

Naturalmente, per tutti noi, ci sono altre cose che contano. Quando ascoltai il discorso del presidente Hinckley avevo ventuno anni e dovevo studiare seriamente; dovevo lavorare per mantenermi gli studi; dovevo riuscire in qualche modo a farmi prendere in considerazione da una certa ragazza speciale ed ero impegnato in altre attività meritevoli.

Come facciamo a trovare la nostra strada in mezzo alle tante cose che contano? Semplificando e purificando la nostra prospettiva. Alcune cose sono cattive e devono essere evitate; alcune sono amabili; alcune sono importanti ed alcune sono assolutamente essenziali. Il Signore dichiarò: «Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo».4

La fede non è solo un sentimento, è una decisione. Con la preghiera, lo studio, l’obbedienza e le alleanze costruiamo e fortifichiamo la nostra fede. La nostra personale convinzione del Salvatore e della Sua opera negli ultimi giorni diviene il potente occhiale attraverso il quale giudicare tutto il resto. Così, di fronte alle grandi prove della vita, come ha spiegato l’anziano Oaks, troviamo la forza di tenere la giusta linea di condotta.

Come disse il presidente Hinckley: «Quando un uomo è motivato da una convinzione grande e possente della verità, allora disciplina se stesso, non perché gli viene chiesto dalla Chiesa, ma a causa della conoscenza che ha in cuor suo».5

Siamo sufficientemente motivati da una «convinzione grande e possente della verità»? Le nostre scelte riflettono questa motivazione? Stiamo diventando quello che vogliamo diventare? Ma il Vangelo non è forse vero? Ed allora, cosa conta il resto?

Sappiamo cosa è giusto. Alcuni anni fa, mia moglie Kathy si occupava dei nipotini mentre i loro genitori erano via. Il nipotino di quattro anni dette uno spintone al fratello minore. Dopo avere consolato il piccolo in lacrime, ella si rivolse a quello di quattro anni e in tono serio gli chiese: «Che motivo avevi di spingere tuo fratello?» Questi guardò la nonna e rispose: «Scusa nonnina, ho perso il mio anello dei SIG e non posso più scegliere il giusto». Dobbiamo stare attenti perché le scuse possono impedirci di progredire.

Convinzioni grandi e possenti della verità dimorano nel cuore dei santi degli ultimi giorni di ogni nazione del mondo. La forza di questa fede porta avanti il lavoro del Regno.

Molti anni fa, in Francia, mia moglie ed io eravamo al fianco di una coraggiosa sorella, allorché suo marito, ancora trentenne, passò dall’altra parte del velo. La responsabilità di istruire e guidare rettamente i loro quattro figli da sola sembrava schiacciante. Ciononostante, sedici anni dopo, i tre maschi sono ritornati da una missione e la femmina è sposata al tempio.

Conosco un fratello in Brasile, che a sedici anni si era unito alla Chiesa, ma non la sua famiglia. Quando venne il momento della missione, i suoi genitori si opposero. Non ebbe loro notizie durante tutta la missione e quando fece ritorno rimase a casa del suo vescovo. La storia, tuttavia, ha un lieto fine: ora, infatti, egli ha una bella famiglia, è dentista e i suoi genitori sperano che possa suscitare l’interesse per la Chiesa nei suoi fratelli.

Conosco un fratello in America Latina che dopo il battesimo decise che non solo sarebbe stato onesto nella decima, ma che avrebbe anche pagato per intero le tasse, cosa che non facevano i suoi concorrenti in affari. Il Signore lo benedisse per la sua onestà.

Molti sacrifici vengono compiuti in silenzio: quando i missionari ritornati non rimandano la responsabilità di trovarsi una compagna eterna; quando donne rette desiderano dei figli e dedicano la loro vita a crescerli nell’amore e nella verità; quando le famiglie sono attente ad arginare l’influenza dei media e di Internet che potrebbe nuocere ai loro spiriti; quando mariti e mogli trovano più tempo da trascorrere insieme al tempio.

Anche i bambini possono sviluppare questo occhiale della fede. Di recente ho incontrato i giovani di Seul, in Corea, i quali, avendo un orario scolastico assai impegnativo, ogni sera arrivano a casa molto tardi, eppure frequentano il seminario la mattina alle sei per cinque giorni la settimana. So di un bambino di otto anni che gioca a baseball ed è un campione nella sua squadra, il quale, da solo, ha spiegato al suo allenatore che non poteva partecipare alla finale di campionato perché si sarebbe giocata di domenica.

Molti dei silenziosi atti di fede profonda sono noti solo a Dio. Essi, tuttavia, sono registrati in cielo. Ma il Vangelo non è forse vero? Ed allora, cosa conta il resto?

Il Salvatore disse: «Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte».6

Rendo la mia testimonianza che il Vangelo è vero e che è ciò che conta, nel nome di Gesù Cristo. Amen.

Mostra riferimenti

  1.  

    1. Vedere «La vera forza della Chiesa», La Stella, febbraio 1974, 80; «Il Vangelo non è forse vero?», La Stella, ottobre 1993, 4.

  2.  

    2. DeA 45:9.

  3.  

    3. DeA 65:2.

  4.  

    4. Giovanni 17:3.

  5.  

    5.  La Stella, febbraio 1974, 81; vedere La Stella, ottobre 1993, 4–5.

  6.  

    6. Matteo 6:33.