Un real sacerdozio

Presidente Thomas S. Monson

Primo consigliere della Prima Presidenza


Presidente Thomas S. Monson
I tempi possono cambiare, le situazioni variare, ma i segni di un vero detentore del sacerdozio di Dio rimangono costanti.

Fratelli, nel guardare da un lato all’altro di questo maestoso edificio posso solo dire che traggo ispirazione nel vedervi. È meraviglioso pensare che in migliaia di cappelle sparse in tutto il mondo, altri detentori del sacerdozio di Dio stanno seguendo questa trasmissione via satellite. Siete di nazionalità e lingue diverse, ma un filo comune ci tiene uniti insieme. Ci è stato affidato il compito di detenere il sacerdozio per poter agire nel nome di Dio. Siamo destinatari di una sacra fiducia. Ci si aspetta molto da noi.

Noi che deteniamo il sacerdozio di Dio e lo onoriamo siamo tra coloro che sono stati tenuti in serbo per questo periodo speciale della storia. L’apostolo Pietro ci descrisse nel secondo capitolo di Primo Pietro, versetto nove: «Voi siete una generazione eletta, un real sacerdozio, una gente santa, un popolo che Dio s’è acquistato, affinché proclamiate le virtù di Colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua maravigliosa luce».

In che modo voi ed io possiamo essere degni del titolo «un real sacerdozio»? Quali sono le caratteristiche di un vero figlio del Dio vivente? Stasera vorrei che analizzassimo proprio queste caratteristiche.

I tempi possono cambiare, le situazioni variare, ma i segni di un vero detentore del sacerdozio di Dio rimangono costanti.

Vorrei suggerire che, prima di tutto, ciascuno di noi dovrebbe sviluppare il segno della visione. Uno scrittore affermò che i grandi eventi della storia sono dipesi da piccole cose; lo stesso è per la vita delle persone. Se dovessimo applicare questa massima nella nostra vita, potremmo dire che siamo il risultato di tante piccole decisioni. In effetti, noi siamo il prodotto delle nostre scelte. Dobbiamo sviluppare la capacità di ricordare il passato, valutare il presente e guardare al futuro per poter realizzare, nella nostra vita, ciò che vorrebbe il Signore.

Voi giovani uomini che detenete il Sacerdozio di Aaronne dovreste avere la capacità di vedere il giorno in cui deterrete il Sacerdozio di Melchisedec e poi prepararvi ad essere diaconi, insegnanti e sacerdoti a ricevere il santo Sacerdozio di Melchisedec di Dio. Avete la responsabilità di essere pronti quando riceverete il Sacerdozio di Melchisedec, di rispondere alla chiamata di servire quali missionari, accettandola e svolgendola. Prego che ogni ragazzo e ogni uomo abbia il segno della visione.

Il secondo principio che vorrei sottolineare come caratteristica di un vero detentore del sacerdozio di Dio è il segno dell’impegno. Non è sufficiente voler fare lo sforzo e dire che faremo uno sforzo. Dobbiamo effettivamente fare lo sforzo. È nel fare, e non solo nel pensare, che raggiungiamo le nostre mete. Se spostiamo continuamente i nostri obiettivi, non ne vedremo mai il raggiungimento. Qualcuno l’ha spiegato così: vivete solo in attesa del domani, e oggi avrete per le mani molti ieri vuoti.1

Nel luglio del 1976 l’atleta Garry Bjorklund era determinato a qualificarsi per la gara dei diecimila metri nella squadra olimpica statunitense che si sarebbe tenuta alle Olimpiadi di Montreal. Tuttavia, a metà della difficile gara di qualificazione egli perse la scarpa sinistra. Voi ed io che cosa avremmo fatto al suo posto? Suppongo che lui avrebbe potuto rinunciare e fermarsi. Avrebbe potuto incolpare la cattiva sorte e perdere la possibilità di partecipare alla gara più grandiosa di tutta la sua vita; ma questo atleta, questo campione, non lo fece. Continuò a correre senza scarpa. Sapeva che avrebbe dovuto correre più veloce di quanto avesse mai fatto in vita sua. Sapeva che gli altri concorrenti avrebbero avuto un vantaggio che non avevano all’inizio della gara. Su quella pista di cenere egli corse con una scarpa sola e arrivò terzo, qualificandosi alla gara per la medaglia d’oro. Il suo tempo fu il migliore che avesse mai fatto. Egli si sforzò per raggiungere il suo obiettivo.

A noi detentori del sacerdozio possono capitare momenti nella vita in cui vacilliamo, in cui ci sentiamo stanchi o affaticati, o in cui proviamo delusione o angoscia. Quando questo accade, spero che persevereremo con ancora maggiore impegno verso la nostra meta.

Una volta o l’altra ciascuno di noi sarà chiamato a ricoprire una posizione nella Chiesa, che sia come presidente del quorum dei diaconi, segretario del quorum degli insegnanti, consulente del sacerdozio, insegnante di una classe o vescovo. Potrei menzionarne altre, ma avete inteso. Io avevo solo ventidue anni quando fui chiamato ad essere vescovo del Rione di Salt Lake City 67. Con milleottanta membri nel rione erano richiesti molti sforzi per assicurarsi che ogni cosa necessaria fosse fatta e che ogni componente del rione sentisse l’appartenenza al gruppo e le cure necessarie. Per quanto questo incarico fosse difficile, non lasciai che mi sopraffacesse. Mi misi all’opera, come pure gli altri, e feci tutto il possibile per servire al meglio delle mie capacità. Ognuno di noi può fare lo stesso, a prescindere dalla chiamata o dall’incarico.

L’anno scorso decisi di vedere quante case e appartamenti erano ancora in piedi dal tempo in cui ero vescovo tra il 1950 e il 1955. Guidai piano tra gli isolati che una volta formavano il rione. Fui sorpreso nell’osservare che di tutte le abitazioni in cui vivevano i nostri milleottanta membri, solo tre erano ancora in piedi. In una di quelle case l’erba e gli alberi erano cresciuti a dismisura e vidi che nessuno viveva lì. Delle due case rimanenti, una aveva delle tavole inchiodate alle finestre ed era disabitata, l’altra ospitava dei modesti uffici.

Parcheggiai l’automobile, spensi il motore e rimasi seduto per un po’. Potei immaginare ogni casa, ogni appartamento e ogni membro che viveva lì. Anche se gli edifici non c’erano più, i miei ricordi erano ancora molto vivi riguardo alle famiglie che vi risiedevano. Pensai alle parole dell’autore James Barrie, che scrisse che Dio ci ha dato dei ricordi affinché potessimo avere davanti agli occhi le rose di giugno nel dicembre della vita.2 Fui molto grato per la possibilità di servire in quell’incarico. Queste possono essere le nostre benedizioni se ci impegniamo al meglio nei nostri incarichi.

Il segno dell’impegno è richiesto a ogni detentore del sacerdozio.

Il terzo principio che vorrei sottolineare è il segno della fede. Dobbiamo avere fiducia in noi stessi e fede nella capacità del nostro Padre celeste di benedirci e guidarci nei nostri sforzi. Molti anni fa lo scrittore di un salmo scrisse una splendida verità: «È meglio rifugiarsi nell’Eterno che confidare nell’uomo; è meglio rifugiarsi nell’Eterno che confidare nei principi».3 In altre parole, riponiamo la nostra fiducia nella capacità del Signore di guidarci. Le amicizie, lo sappiamo, possono cambiare, ma il Signore è costante.

Shakespeare, nella commedia Enrico VIII ci insegnò questo principio mediante il cardinale Wolsey, un uomo che godeva di grande prestigio e vanto per via della sua amicizia col re. Quando l’amicizia finì, il cardinale Wolsey fu spogliato della sua autorità, perdendo importanza e prestigio. Era uno che aveva ottenuto ogni cosa e poi perso tutto. Nel dolore del suo cuore, pronunciò una verità al suo servitore, Cromwell:

Oh, Cromwell, Cromwell,
potessi dir d’aver servito Iddio con la metà dello zelo
con cui ho servito il mio sovrano; Egli non m’avrebbe abbandonato nudo,
in questa mia vecchiaia, nelle mani dei miei nemici.4

Spero che in ogni cuore presente qui stasera ci sarà il segno della fede.

Aggiungo al mio elenco il segno della virtù. Il Signore indicò che dovremmo far sì che la virtù adorni i nostri pensieri senza posa.5

Ricordo una riunione del sacerdozio tenuta nel Tabernacolo di Salt Lake City quando detenevo il Sacerdozio di Aaronne. Il presidente della Chiesa stava parlando al sacerdozio e fece una dichiarazione che non ho mai dimenticato. Disse in sostanza che l’uomo che commette un peccato sessuale o altri peccati non lo fa in un batter d’occhio. Sottolineò che le nostre azioni sono precedute dai pensieri, e quando commettiamo un peccato è perché abbiamo prima pensato di commettere quel peccato in particolare. Dichiarò che il modo per evitare il peccato è quello di mantenere puri i nostri pensieri. Le Scritture ci dicono che noi siamo ciò che abbiamo in cuore.6 Dobbiamo avere il segno della virtù.

Se vogliamo essere missionari nel regno del nostro Padre celeste, dobbiamo avere il diritto alla compagnia dello Spirito Santo, e ci è stato detto precisamente che lo Spirito Santo non dimora in templi impuri.

Infine aggiungo il segno della preghiera. Il desiderio di comunicare con il proprio Padre celeste è segno di un vero detentore del sacerdozio di Dio.

Nell’offrire al Signore le nostre preghiere personali e familiari, facciamolo con fede e fiducia in Lui. Ricordiamo l’ingiunzione dell’apostolo Paolo agli Ebrei: «Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi s’accosta a Dio deve credere ch’Egli è, e che è il rimuneratore di quelli che lo cercano».7 Se alcuni di noi hanno avuto qualche difficoltà a pregare regolarmente, non vi è tempo migliore per iniziare. William Cowper dichiarò: «Satana trema quando vede i santi più deboli in ginocchio».8 Quanti pensano che la preghiera denoti una qualche forma di debolezza farebbero meglio a rammentare che l’uomo non è mai tanto grande come quando è in ginocchio.

Spero che ci ricorderemo sempre che:

Desio dell’alma è il pregar
in gioia o nel dolor.
Qual fuoco il seno può scaldar,
e in calma vibra il cuor…
O Tu che ci conduci a Dio,
sei Vita e Verità.
O sol sentier che porta al ciel,
insegnaci a pregar.9

Coltivando il segno della preghiera riceveremo le benedizioni che il Padre celeste ha in serbo per noi.

In conclusione, prego che possiamo avere la visione; metterci impegno; esemplificare la fede e la virtù e rendere la preghiera parte della nostra vita. Allora saremo davvero un real sacerdozio. Questa stasera è la mia preghiera, la mia preghiera personale, che pronuncio dal mio cuore nel nome di Gesù Cristo. Amen.

Mostra riferimenti

  1.  

    1. Vedere Meredith Willson e Franklin Lacey, The Music Man (1957).

  2.  

    2. Vedere Laurence J. Peter, Peter’s Quotations: Ideas for Our Time (1977), 335.

  3.  

    3. Salmi 118:8–9.

  4.  

    4. Atto 3, scena 2, versi 455–58.

  5.  

    5. Vedere DeA 121:45.

  6.  

    6. Vedere Proverbi 23:7.

  7.  

    7. Ebrei 11:6.

  8.  

    8. William Neil, Concise Dictionary of Religious Quotations (1974), 144.

  9.  

    9. «Desio dell’alma», Inni, 89.