Nutriti mediante la buona parola di Dio

Daniel K Judd

Primo consigliere della presidenza generale della Scuola Domenicale


Daniel K Judd
È essenziale che nutriamo coloro cui insegnamo e che guidiamo concentrandoci sulle dottrine, sui principi e sulle applicazioni messe in risalto nelle Scritture e nelle parole dei profeti degli ultimi giorni.

Da ragazzo lavoravo con mio padre e i miei fratelli allevando mucche e cavalli nel nostro ranch nello Utah meridionale e nel nord dell’Arizona. Mio padre c’insegnò che, quando volevamo prendere un cavallo da cavalcare, non dovevamo fare altro che mettere un pugno di cereali in un secchio e scuoterlo per alcuni secondi. Non importava se i cavalli fossero in un recinto o in un grande campo, venivano al galoppo per mangiare i cereali. Mentre mangiavano potevamo quindi imbrigliarli con delicatezza. Mi stupivo sempre che un accorgimento tanto semplice funzionasse così bene.

Alcune volte, quando non volevamo perdere tempo per prendere i cereali nel capannone, mettevamo un po’ di terra nel secchio e lo scuotevamo, cercando di far pensare ai cavalli che c’era da mangiare. Quando scoprivano l’inganno, alcuni rimanevano, ma altri correvano via ed era quasi impossibile prenderli. Spesso occorrevano alcuni giorni per riguadagnare la loro fiducia. Apprendemmo che dedicare costantemente il tempo a nutrire i cavalli con i cereali li rendeva più malleabili, forniva loro maggior nutrimento e maggiore forza.

Anche se sono trascorsi molti anni dai tempi del ranch, l’esperienza che ho appena descritto mi ha aiutato a considerare le seguenti domande: Che cosa possiamo fare noi, insegnanti e dirigenti della Chiesa, per dare un maggior nutrimento dottrinale e spirituale a coloro a cui rendiamo servizio?

L’anziano Jeffrey R. Holland insegnò: «La maggior parte delle persone non viene in chiesa semplicemente perché cerca qualche nuova informazione sul Vangelo oppure per vedere i vecchi amici, anche se entrambe queste funzioni sono importanti. Vengono alla ricerca di un’esperienza spirituale. Vogliono la pace. Vogliono sentire fortificata la loro fede e rinnovata la loro speranza. Vogliono, in breve, essere nutriti dalla buona parola di Dio e rafforzati dai poteri del cielo. Quelli di noi che sono invitati a parlare o a insegnare o a dirigere hanno l’obbligo di fornire questi elementi al meglio delle loro capacità».1

Il Salvatore e i Suoi servi non solo ci hanno insegnato l’importanza di aiutare gli altri a «essere… nutriti mediante la buona parola di Dio» (Moroni 6:4), ma ci hanno anche fornito una guida ispirata su come meglio insegnare e dirigere. La sezione 50 di Dottrina e Alleanze è uno dei molti riferimenti che offre questo prezioso consiglio. Dopo aver riconosciuto i problemi che esistevano in alcuni dei primi rami della Chiesa, il Salvatore istruì un gruppo di dirigenti sulla soluzione dei problemi che stavano affrontando. L’istruzione iniziava con una domanda fondamentale: «Pertanto, io, il Signore, vi faccio questa domanda: A cosa foste ordinati?» (DeA 50:13). La risposta del Signore, ben conosciuta, segue nel versetto 14: «A predicare il mio Vangelo mediante lo Spirito, sì, il Consolatore che fu mandato per insegnare la verità».

Le risposte ai problemi che i santi stavano affrontando nel 1831 sono le stesse per le difficoltà che incontriamo oggi: dobbiamo insegnare il vangelo di Gesù Cristo mediante il potere dello Spirito Santo.

La sezione 50 indica diverse chiavi fondamentali per nutrire coloro cui insegniamo e che guidiamo. La prima chiave si trova nell’ammonimento del Salvatore di «predicare il mio Vangelo» (DeA 50:14, corsivo dell’autore). Le Scritture c’insegnano chiaramente che il vangelo che dobbiamo predicare non è la «saggezza del mondo» (Mosia 24:7), ma la «dottrina di Cristo» (2 Nefi 31:21). Benché il vangelo di Gesù Cristo abbracci tutta la verità, non tutti i principi sono di eguale valore.2 Il Salvatore insegnò chiaramente che il Suo vangelo è, innanzi tutto, il Suo sacrificio espiatorio. Il Suo vangelo è anche un invito a ricevere i benefici dell’Espiazione attraverso la fede in Cristo, il pentimento, il battesimo, il ricevimento dello Spirito Santo e perseverando fedelmente sino alla fine.3

Proprio come appresi da ragazzo che ai nostri cavalli piacevano di più i cereali di un secchio di terra, così imparai che i cereali erano più nutrienti del fieno e che il fieno era più nutriente della paglia e che era possibile dar da mangiare a un cavallo senza nutrirlo. Come insegnanti e dirigenti è essenziale che nutriamo coloro cui insegnamo e che guidiamo concentrandoci sulle dottrine, sui principi e sulle applicazioni fondamentali messe in risalto nelle Scritture e nelle parole dei profeti degli ultimi giorni, piuttosto che trascorrere tempo prezioso su argomenti e fonti di minore importanza.

Come insegnante ho capito che una discussione di classe che verte sull’espiazione di Gesù Cristo è infinitamente più importante di una su argomenti come l’ubicazione precisa dell’antica città di Zarahemla nella geografia attuale. Come dirigente ho appreso che le riunioni sono più efficaci se la nostra priorità è compiere uno sforzo integrato per edificare la fede in Cristo e rafforzare le famiglie, e non una semplice correlazione di calendari.

Le parole del Signore nella sezione 50 contengono l’avvertimento che se insegnamo «in qualche altra maniera» diversa da quella indicataci dal Signore, «non è da Dio» (DeA 50:18). Il Signore insegnò a coloro che servono nella Chiesa d’insegnare «nulla di più di quanto hanno scritto i profeti e gli apostoli e di quanto è insegnato loro dal Consolatore tramite la preghiera della fede» (DeA 52:9). Questo significa che per seguire l’ammonimento del Salvatore di «predicare il mio Vangelo» dobbiamo limitarci a insegnare la fede e il pentimento in ogni lezione o riunione?

Il presidente Henry B. Eyring rispose così a una domanda simile: «Certo che no. Ma significa che l’insegnante e coloro che partecipano devono desiderare sempre di portare lo Spirito del Signore nel cuore dei membri presenti in sala affinché produca la fede e la determinazione a pentirsi ed essere puri».4

La seconda chiave per assicurarsi che coloro cui insegnamo e che guidiamo siano «nutriti mediante la buona parola di Dio» (Moroni 6:4) si trova anche nell’indicazione del Salvatore di «predicare il mio Vangelo mediante lo Spirito, sì, il Consolatore che fu mandato per insegnare la verità» (DeA 50:14, corsivo dell’autore). Non solo le parole del Signore ci ordinano di seguire la guida dello Spirito quando ci prepariamo e insegnamo, ma Egli c’insegna inoltre che in qualsiasi situazione l’insegnante più efficace è lo Spirito.

Il presidente Joseph Fielding Smith insegnò: «Lo Spirito di Dio, che parla allo spirito dell’uomo, ha il potere di svelare la verità con maggior effetto e competenza di quanto la verità può venire appresa per mezzo di contatti personali anche con esseri celesti».5

Diversi mesi fa partecipai a una riunione di addestramento in cui parlarono un certo numero di Autorità generali. Dopo aver commentato le eccellenti istruzioni che avevamo già ricevuto, l’anziano David A. Bednar chiese: «Che cosa stiamo imparando che non sia già stato detto?» Spiegò quindi che oltre a ricevere i consigli che ci erano già stati detti o che avremmo ricevuto, avremmo anche dovuto prestare particolare attenzione alle impressioni silenziose dello Spirito Santo e registrarle.

La seguente dichiarazione del nostro amato profeta, il presidente Gordon B. Hinckley, ci fornisce un consiglio ulteriore sull’insegnamento mediante lo Spirito: «Dobbiamo… richiedere ai nostri insegnanti di parlare con il cuore piuttosto che con i libri, di trasmettere l’amore che nutrono per il Signore e per questa preziosa opera, così riusciranno a ispirare coloro a cui insegnano».6

Le parole del Signore nella sezione 50 di Dottrina e Alleanze stabiliscono anche uno standard ispirato mediante il quale ognuno di noi può valutare l’efficacia dell’insegnamento, della guida e dell’apprendimento. Nel versetto 22 leggiamo: «Pertanto colui che predica e colui che riceve si comprendono l’un l’altro, ed entrambi sono edificati e gioiscono insieme».

Miei cari fratelli, con tutto il cuore prego che ognuno di noi si curi di nutrire coloro a cui insegniamo e coloro che guidiamo, rafforzandoli con il pane della vita e l’acqua viva che si trovano nel vangelo restaurato. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.

Mostra riferimenti

  1.  

    1. «Un dottore venuto da Dio», La Stella, luglio 1998, 27.

  2.  

    2. Vedere Ezra Taft Benson, «Una nuova testimonianza di Cristo», La Stella, gennaio 1985, 5.

  3.  

    3. Vedere DeA 33:11–12; 39:6; 76:40–42; 3 Nefi 27:13–22.

  4.  

    4. «Un quorum del sacerdozio», Liahona, novembre 2006, 44.

  5.  

    5.  Dottrine di Salvezza, a cura di Bruce R. McConkie, 3 volumi, (1954–56), 1:51.

  6.  

    6.  Teachings of Gordon B. Hinckley (1997), 619–20.