Convertirsi al Suo vangelo tramite la Sua chiesa

Anziano Donald L. Hallstrom

Membro della Presidenza dei Settanta


Anziano Donald L. Hallstrom
Lo scopo della Chiesa è quello di aiutarci a vivere il Vangelo.

Amo il Vangelo di Gesù Cristo e la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. A volte usiamo i termini Vangelo e Chiesa in modo intercambiabile, ma non sono la stessa cosa. Le due realtà sono tuttavia splendidamente collegate e noi abbiamo bisogno di entrambe.

Il Vangelo è il piano glorioso di Dio in cui a noi, i Suoi figli, viene data l’opportunità di ricevere tutto ciò che ha il Padre (vedere DeA 84:38). Questa si chiama vita eterna e viene descritta come “il dono più grande fra tutti i doni di Dio” (DeA 14:7). Una parte essenziale del piano è la nostra esperienza terrena, un tempo in cui sviluppare la fede (vedere Moroni 7:26), pentirsi (vedere Mosia 3:12) e riconciliarsi con Dio (vedere Giacobbe 4:11).

Poiché Dio sapeva che la nostra fragilità mortale e “un’opposizione in tutte le cose” (17 Nefi 2:11) avrebbero reso questa vita profondamente difficile e che da soli non avremmo potuto purificarci dai nostri peccati, c’era la necessità di un Salvatore. Quando Elohim, il Dio Eterno e il Padre di tutti gli spiriti, presentò il Suo piano di salvezza, ci fu uno tra noi che disse: “Eccomi, manda me” (Abrahamo 3:27). Il suo nome era Geova.

Essendo nato da un Padre Celeste, sia spiritualmente che fisicamente, Egli possedeva il potere supremo di vincere il mondo. Essendo nato da una madre terrena, Egli era soggetto al dolore e alla sofferenza della mortalità. Il grande Geova venne anche chiamato Gesù e gli fu inoltre dato il titolo di Cristo, che significa il Messia o l’Unto. La conquista suprema di Gesù il Cristo fu l’Espiazione, in cui Egli “discese al di sotto di tutte le cose” (DeA 88:6), fatto che Gli permise di pagare un riscatto redentore per ognuno di noi.

La Chiesa venne istituita da Gesù Cristo durante il Suo ministero terreno e fu edificata “sul fondamento degli apostoli e de’ profeti” (Efesini 2:20). In questa dispensazione, che è la “dispensazione della pienezza dei tempi” (DeA 128:18), il Signore ha restaurato ciò che c’era un tempo. Rivolgendosi in modo specifico al profeta Joseph Smith, ha affermato: “Stabilirò una chiesa per mano tua” (DeA 31:7). Gesù Cristo era ed è a capo della Sua Chiesa. Sulla terra Lo rappresentano i profeti che detengono l’autorità apostolica.

Questa è una Chiesa eccezionale. La sua organizzazione, la sua efficacia e la sua immensa bontà vengono rispettate da tutti coloro che cercano sinceramente di comprenderla. La Chiesa ha programmi per i bambini, i giovani, gli uomini e le donne. Ha più di 18.000 bellissime case di riunione. I maestosi templi, che ora ammontano a un totale di 136, con altri 30 in costruzione o che sono stati annunciati, ricoprono la terra. Un esercito di 56.000 missionari, giovani e meno giovani, sta servendo in 150 paesi. L’opera umanitaria di questa Chiesa mondiale è l’espressione meravigliosa della generosità dei nostri membri. Il nostro programma di benessere si occupa dei membri e incoraggia l’autosufficienza in maniera altrove ineguagliata. In questa Chiesa abbiamo dirigenti laici disinteressati e una comunità di Santi disposti a servirsi gli uni gli altri in modo egregio. In tutto il mondo non c’è nulla come questa chiesa.

Quando sono nato, la nostra famiglia viveva in una casetta che si trovava sul terreno di una delle grandi case di riunione storiche della Chiesa, il Tabernacolo di Honolulu. Ora mi scuso coi cari amici del Vescovato Presiedente, che sovrintendono alle strutture della Chiesa, ma da ragazzo mi arrampicavo e mi intrufolavo in ogni angolo di quell’edificio, a partire dalla parte inferiore, dove si trovava il laghetto scintillante pieno d’acqua, fino all’interno della parte superiore, dove, maestosa, si ergeva la guglia illuminata. Ci dondolavamo persino (a mo’ di Tarzan) sui lunghi tralci che pendevano dagli enormi alberi di banyan che si trovavano in quel luogo.

La Chiesa era tutto per noi. Frequentavamo tantissime riunioni, anche più di quante ne abbiamo oggi. Il giovedì pomeriggio andavamo alla Primaria. Le riunioni della Società di Soccorso si tenevano il martedì mattina. L’AMM dei giovani era il mercoledì sera. Il sabato era dedicato alle attività del rione. Il mattino della domenica gli uomini e i giovani uomini andavano alla riunione del sacerdozio. A mezzogiorno andavamo alla Scuola Domenicale, poi alla sera tornavamo per la riunione sacramentale. Con questo viavai e tutte le riunioni, sembrava che tutto il giorno della domenica e gli altri giorni della settimana si consumassero nelle attività della Chiesa.

Per quanto amassi la Chiesa, fu durante i giorni della mia infanzia che, per la prima volta, ebbi la sensazione che ci fosse persino qualcosa di più. Quando avevo cinque anni, nel tabernacolo si tenne una grande conferenza. Percorremmo la strada in cui abitavamo, passammo un ponticello che portava alla maestosa casa di riunione e, all’interno della grande cappella, ci sedemmo all’incirca nella decima fila. A presiedere la riunione e a parlare fu il presidente David O. McKay, il presidente della Chiesa. Non rammento nulla di quello che disse, ma ricordo perfettamente ciò che vidi e ciò che provai. Il presidente McKay aveva un abito color crema e appariva regale coi suoi capelli bianchi e ondulati. Secondo la tradizione delle isole, indossava una collana di fiori rossi freschi. Mentre parlava, provai qualcosa di piuttosto intenso e di molto personale. In seguito compresi che avevo avvertito l’influenza dello Spirito Santo. Cantammo l’inno di chiusura.

Chi sta con il Signor?
È tempo di saper.
Chiediam senza timor:
Chi sta con il Signor?
(“Chi sta con il Signor?”, Inni, 165)

Quasi 2.000 persone stavano cantando quelle parole, ma a me sembrava che la domanda fosse stata posta solo a me e volevo alzarmi per rispondere: “Io!”

Alcuni sono giunti a pensare che l’attività nella Chiesa sia l’obiettivo supremo. Questo è pericoloso. È possibile essere attivi nella Chiesa ed essere meno attivi nel Vangelo. Lasciate che lo sottolinei: quello di essere attivi nella Chiesa è un obiettivo altamente desiderabile ma non è sufficiente. L’attività nella Chiesa è l’espressione esteriore del nostro desiderio spirituale. Essa è pubblicamente manifesta quando frequentiamo le riunioni della Chiesa, deteniamo e adempiamo responsabilità ecclesiastiche, e serviamo gli altri.

Ma le cose del Vangelo sono solitamente meno visibili e più difficili da valutare, pur essendo di maggior importanza eterna. Per esempio: quanta fede abbiamo veramente? Quanto ci pentiamo? Quanto sono importanti le ordinanze nella nostra vita? Quanto siamo concentrati sulle nostre alleanze?

Lo ripeto: abbiamo bisogno del Vangelo e della Chiesa. Di fatto lo scopo della Chiesa è aiutarci a vivere il Vangelo. A volte ci chiediamo: “Come si può essere pienamente attivi nella Chiesa da giovani e non esserlo più quando si è adulti? Come fa a smettere di andare in chiesa una persona adulta che ha sempre frequentato le riunioni in modo regolare e che ha servito? Come fa una persona a decidere di lasciare la Chiesa solo perché è stata delusa da un dirigente o da un altro membro?” Forse la ragione è che queste persone non erano sufficientemente convertite al Vangelo, alle cose dell’eternità.

Suggerisco tre importanti modi per porre il Vangelo come nostro fondamento:

  1. 1.

    Approfondire la nostra comprensione della Divinità. Continuare a conoscere e ad amare i tre componenti della Divinità è indispensabile. Pregate il Padre con consapevolezza, nel nome del Figlio, e cercate la guida dello Spirito Santo. Aggiungete alla preghiera lo studio costante e la meditazione umile per continuare a edificare una fede incrollabile in Gesù Cristo. “Poiché, come conosce un uomo il padrone… che gli è estraneo e che è lungi dai pensieri e dagli intenti del suo cuore?” (Mosia 5:13).

  2. 2.

    Concentrarsi sulle ordinanze e sulle alleanze. Se ci sono delle ordinanze essenziali che nella vostra vita ancora non avete ricevuto, concentratevi sulla preparazione necessaria a riceverle. Poi dobbiamo stabilire la disciplina per vivere rimanendo fedeli alle nostre alleanze, utilizzando a pieno il dono settimanale del sacramento. Molti di noi non vengono cambiati in modo costante dal suo potere purificatore perché mancano di riverenza per questa sacra ordinanza.

  3. 3.

    Unire il Vangelo alla Chiesa. Se ci concentriamo sul Vangelo, la Chiesa diventerà sempre di più una benedizione nella nostra vita. Se andremo alle riunioni preparati a cercare “l’istruzione, sì, mediante lo studio ed anche mediante la fede” (DeA 88:118), lo Spirito Santo sarà il nostro insegnante. Se ci andremo per divertirci, rimarremo spesso delusi. Una volta qualcuno chiese al presidente Spencer W. Kimball: “Che cosa fa quando partecipa a una riunione sacramentale noiosa?” La sua risposta fu: “Non lo so, non sono mai stato a una riunione così” (citato da Gene R. Cook, in Gerry Avant, “Learning Gospel Is Lifetime Pursuit”, Church News, 24 marzo 1990, 10).

Nella nostra vita dovremmo desiderare ciò che accadde dopo che il Signore visitò i popoli del Nuovo Mondo e istituì la Sua Chiesa. Nelle Scritture leggiamo: “E avvenne che così andarono [si intende i discepoli] fra tutto il popolo di Nefi, e predicarono il Vangelo di Cristo a tutto il popolo sulla faccia del paese; ed essi furono convertiti al Signore e furono uniti alla chiesa di Cristo; e così il popolo di quella generazione fu benedetto” (3 Nefi 28:23).

Il Signore vuole che i membri della Sua Chiesa si convertano pienamente al Suo vangelo. Questo è l’unico modo certo per ricevere sicurezza spirituale ora e felicità nell’eternità. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.