2002
L’Espiazione: la nostra più grande speranza
Gennaio 2002


L’Espiazione: la nostra più grande speranza

«La nostra salvezza dipende dal credere e accettare l’Espiazione. Una tale accettazione richiede uno sforzo continuo per comprenderla più pienamente».

Miei cari fratelli, sorelle e amici, questa mattina vengo con umiltà a questo pulpito perché desidero parlare del più grande evento di tutta la storia. Questo evento singolare fu l’incomparabile espiazione del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Questo fu l’atto più straordinario che sia mai avvenuto, ma anche il più difficile da comprendere. Il motivo per cui desidero apprendere tutto quello che posso sull’Espiazione è in parte egoistico: la nostra salvezza dipende dal credere e accettare l’Espiazione.1 Una tale accettazione richiede uno sforzo continuo per comprenderla più pienamente. L’Espiazione promuove il nostro ciclo di apprendimento terreno rendendo possibile alla nostra natura umana il raggiungimento della perfezione.2 Tutti noi abbiamo peccato e dobbiamo pentirci per pagare la nostra parte di debito. Quando ci pentiamo con sincerità, l’espiazione magnifica del Salvatore salda il resto del debito.3

Paolo ci spiegò con semplicità il motivo per cui abbiamo bisogno dell’Espiazione. «Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saran tutti vivificati».4 Gesù Cristo fu scelto e preordinato per essere il nostro redentore prima che il mondo fosse formato. Quale Figlio divino, con la Sua vita priva di peccati, il versamento del Suo sangue nel Giardino del Getsemani, la Sua atroce morte sulla croce e successiva risurrezione fisica dalla tomba, divenne l’autore della nostra salvezza e portò a termine un’espiazione perfetta per tutto il genere umano.5

Comprendere al meglio delle nostre capacità l’espiazione e la risurrezione di Cristo ci aiuta a conoscere Lui e la Sua missione.6 Qualsiasi maggiore comprensione del Suo sacrificio espiatorio ci permette di avvicinarci a Lui. Letteralmente, Espiazione significa essere «un tutt’uno» con Lui. La natura dell’Espiazione e i suoi effetti sono così infiniti, così insondabili e profondi che superano la conoscenza e la comprensione dell’uomo mortale. Sono profondamente grato per il principio della grazia salvatrice. Molte persone pensano che basti solo confessare che Gesù è il Cristo per essere salvati solo per grazia. Non possiamo essere salvati per grazia soltanto, «poiché sappiamo che è per grazia che siamo salvati, dopo aver fatto tutto ciò che possiamo fare».7

Qualche anno fa, presidente Gordon B. Hinckley raccontò «una specie di parabola» riguardo «una piccola scuola formata da un’unica aula» tra le montagne della Virginia, i cui studenti erano così difficili che nessun insegnante era in grado di controllarli.

Poi un giorno un giovane insegnante senza esperienza fece domanda per andarvi. Gli fu detto che tutti i precedenti insegnanti erano stati picchiati, ma il giovane maestro accettò di correre il rischio. Il primo giorno di scuola l’insegnante chiese alla classe di stabilire delle regole e la punizione per chi le avesse infrante. La classe stessa decise dieci regole che furono scritte alla lavagna. Poi l’insegnante chiese: «Che cosa faremo a chi infrange le regole?»

«Lo batteremo dieci volte sulla schiena senza la giacca», fu la risposta.

Qualche giorno dopo, venne rubato il pranzo di uno degli alunni più grandi, di nome Tom. Fu trovato il colpevole: un ragazzino affamato di dieci anni.

Mentre il piccolo Jim si faceva avanti per ricevere la punizione, continuava a implorare di poter tenere la giacca. «Togliti la giacca», disse l’insegnante. «Anche tu hai contribuito a fissare le regole!»

Il ragazzo si tolse la giacca. Non indossava la camicia e aveva un corpicino esile e gracile. Mentre l’insegnante esitava a colpirlo, il grande Tom saltò in piedi e si offrì volontario per ricevere i colpi che spettavano al piccolo Jim.

«Molto bene, c’è una certa legge per cui una persona può sostituirne un’altra. Siete tutti d’accordo?» chiese l’insegnante.

Dopo cinque colpi il bastone si spezzò. La classe singhiozzava. «Il piccolo Jim aveva buttato le braccia al collo di Tom. ‹Tom, mi dispiace di aver rubato il tuo pranzo, ma avevo una fame terribile. Tom, ti vorrò bene finché muoio per aver preso le bastonate al posto mio! Sì, ti vorrò bene per sempre!»8

Presidente Hinckley poi citò Isaia: «E nondimeno, eran le nostre malattie ch’egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui s’era caricato … Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiam pace, è stato su lui, e per le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione».9

Nessun uomo conosce tutto il carico che il nostro Salvatore portò, ma grazie al potere dello Spirito Santo possiamo conoscere qualcosa riguardo al supremo dono che ci offrì.10 Usando le parole dell’inno sacramentale:

Noi non potremo mai capir

qual pena Ei sopportò;

Sappiamo, fu per noi

che Gesù soffrì e spirò.11

Egli soffrì molto dolore, «indescrivibile tormento» e «insopportabili torture»12 per amor nostro. La sua intensa sofferenza nel giardino del Getsemani, dove da solo prese su di sé tutti i peccati degli altri esseri mortali, «fecero sì che … tremasse per il dolore e sanguinasse da ogni poro, e soffrisse sia nel corpo che nello spirito».13 «Ed essendo in agonia, egli pregava vie più intensamente»,14 dicendo: «Padre mio, se non è possibile che questo calice passi oltre da me, senza ch’io beva, sia fatta la tua volontà».15 Egli fu tradito da Giuda Iscariota e rinnegato da Pietro. Egli fu schernito dai capi sacerdoti e dagli scribi; Egli fu fustigato, colpito, ricevette degli sputi e venne deriso nella sala del giudizio.16

Egli fu condotto sul Golgota, dove gli vennero conficcati dei chiodi nelle mani e nei piedi; rimase appeso in agonia per ore su una croce di legno che riportava il titolo fatto scrivere da Pilato: «Gesù il Nazareno, il Re de’ Giudei».17 Divenne buio e «verso l’ora nona, Gesù gridò con gran voce: Eli, Eli, lamà sabactani? Cioè: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»18 Nessuno poteva venirGli in soccorso; Egli stava calpestando il tino da solo.19 Poi «Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rendé lo spirito».20 «Uno de’ soldati gli forò il costato con una lancia, e subito ne uscì sangue ed acqua».21 «La terrà tremò» e «il centurione e quelli che con lui facean la guardia a Gesù, visto il terremoto e le cose avvenute, temettero grandemente, dicendo: Veramente, costui era Figliuol di Dio».22 Usando le parole dell’inno: «Non lasciar che ci scordiamo che fu grande il Tuo dolor»,23 mi chiedo quante gocce di sangue furono versate per me.

Quello che compì poteva essere fatto solo da una Divinità. Quale Unigenito Figlio del Padre nella carne, Gesù ereditò attributi divini. Egli fu l’unica persona mai nata sulla terra che potesse portare a termine questo atto tanto importante e supremo. Quale unico uomo senza peccato che sia mai vissuto sulla terra, Egli non fu soggetto a morte spirituale. Grazie alla Sua divinità, Egli aveva anche potere sulla morte fisica. Pertanto Egli fece per noi quello che noi non potevamo fare per noi stessi. Egli ruppe le catene della morte. Egli fece anche in modo che noi potessimo avere il sereno conforto del dono dello Spirito Santo.24

L’Espiazione e la Risurrezione hanno dei grandi effetti. L’Espiazione ci purifica dai peccati a condizione del nostro pentimento. Il pentimento è la condizione che è reclamata dalla misericordia.25 Dopo tutto quello che possiamo fare per pagare in minima parte il nostro debito e riparare ai nostri errori, la grazia del Salvatore è attivata nella nostra vita attraverso l’Espiazione che ci purifica e ci rende perfetti.26 La resurrezione di Cristo vinse la morte e ci assicurò la vita dopo la morte. Egli disse: «Io son la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muoia, vivrà».27 La risurrezione è incondizionata e si applica a tutti coloro che mai hanno vissuto o che mai vivranno.28 È un dono gratuito. Presidente John Taylor lo descrisse bene quando disse: «Le tombe saranno aperte e i morti ascolteranno la voce del Figlio di Dio e verranno fuori, quelli che hanno operato bene in risurrezione di vita e quelli che hanno operato male in risurrezione di giudizio».29

Riferendosi alle nostre azioni terrene e all’Espiazione, presidente J. Reuben Clark Jr. fece questa profonda osservazione quando disse:

«Sento che [il Salvatore] darà la minima punizione richiesta dalla nostra trasgressione. Credo che Egli giudicherà tenendo conto di tutto l’infinito amore, benefici, misericordia, gentilezza e comprensione che ha… .

D’altro canto, credo che quando arriverà il momento di assegnarci la ricompensa per le nostre buone azioni, Egli ci darà quanto più sarà possibile, tenendo presente le offese che avremo fatte».30

Come scrisse Isaia, se ritorneremo al Signore, Egli sarà largo nel perdonare.31

Ci è comandato di ricordarci i singoli eventi della mediazione, Crocifissione ed Espiazione prendendo il sacramento tutte le settimane. Secondo lo spirito delle preghiere sacramentali, prendiamo il pane e l’acqua in ricordo del corpo e del sangue sacrificati per noi, ci ricordiamo di Lui e promettiamo di osservare i Suoi comandamenti in modo da avere sempre con noi il Suo spirito.

Il nostro Redentore prese su di sé tutti i peccati, i dolori, le infermità e le malattie di tutti coloro che hanno mai vissuto o che mai vivranno.32 Nessuno ha mai sofferto qualcosa di simile a quello che Egli soffrì. Egli conosce le nostre prove terrene in prima persona. È un po’ come se provassimo a scalare il monte Everest riuscendo a salire solamente di pochi metri. Ma Egli ha scalato tutti gli oltre ottomila metri fino alla cima della montagna. Egli ha sofferto più di quanto potrebbe qualsiasi altro essere umano.

L’Espiazione non beneficia solo il peccatore, ma anche coloro contro i quali è stato commesso il peccato, ossia le vittime. Attraverso il perdono di chi pecca contro di noi, l’Espiazione porta una certa misura di pace e conforto a coloro che sono resi vittime innocenti dei peccati altrui. La fonte principale per la guarigione dell’anima è l’espiazione di Gesù Cristo. Questo è vero sia in caso di tragedie personali o di una tremenda disgrazia nazionale come avvenuto recentemente a New York, Washington e Pittsburgh.

Una sorella, coinvolta in un doloroso divorzio, scrisse come riuscì ad attingere dall’Espiazione. Disse: «Il divorzio … non mi liberò dall’obbligo di perdonare. Intendevo veramente farlo, ma fu come se mi fosse stato comandato di fare qualcosa di cui ero incapace». Il suo vescovo le diede questo consiglio: «Lasci nel suo cuore un posto per il perdono, quando lo troverà, lo accolga». Trascorsero molti mesi, nel frattempo la battaglia per perdonare continuò. Ella raccontò: «Durante quei lunghi momenti di preghiera … attinsi dalla sorgente di vita e conforto del mio Padre celeste. Sentii che Egli non stava accanto a me condannandomi per non essere riuscita a perdonare, ma, piuttosto, stava soffrendo con me mentre piangevo …

In ultima analisi, quello che accadde nel mio cuore è per me un’incredibile e miracolosa dimostrazione dell’espiazione di Cristo. Avevo sempre considerato l’Espiazione come il modo in cui pentirsi dei peccati. Non mi ero resa conto che rende, inoltre, possibile alla vittima del peccato ricevere nel cuore la dolce pace del perdono».33

Le vittime devono fare quello che possono per superare le loro prove e il Salvatore soccorrerà il Suo popolo nelle loro infermità.34 Ci aiuterà a portare i nostri fardelli. Alcune ferite sono così dolorose e profonde che non possono guarire senza un potere superiore, senza sperare in una giustizia perfetta e in una restituzione nella vita a venire. Dal momento che il Salvatore ha sofferto qualsiasi cosa e ogni cosa che mai sentiremo o proveremo,35 può aiutare i deboli a rafforzarsi. Egli in prima persona ha provato tutto ciò. Comprende la nostra sofferenza e camminerà accanto a noi anche nei momenti più tetri.

Non vediamo l’ora di ricevere il beneficio finale dell’Espiazione: diventare uno con Lui, essere in Sua divina presenza, chiamati individualmente per nome quando ci accoglierà calorosamente a casa, con un radiante sorriso, invitandoci a braccia aperte per essere circondati dal suo amore infinito.36 Quanto sarà gloriosa e sublime questa esperienza, se potremo sentirci abbastanza degni di essere alla Sua presenza. Il dono del Suo grande sacrificio espiatorio per ognuno di noi è l’unico modo in cui possiamo ricevere l’esaltazione in modo da starGli davanti e vederLo faccia a faccia. Il grandioso messaggio dell’Espiazione è l’amore perfetto che il Salvatore prova per ognuno di noi. È un amore pieno di misericordia, pazienza, grazia, giustizia, longanimità e, soprattutto, perdono.

L’influenza maligna di Satana cerca di distruggere tutte le speranze che abbiamo di superare i nostri errori. Egli vorrebbe che ci sentissimo persi e senza speranza. Gesù, invece, si china per rialzarci. Grazie al nostro pentimento e al dono dell’Espiazione, possiamo prepararci a essere degni di stare alla Sua presenza. Di questo io rendo testimonianza nel nome di Gesù Cristo. Amen.

Note

  1. Vedere Mosia 4:6-7.

  2. Vedere Moroni 10:32.

  3. Vedere 2 Nefi 25:23.

  4. 1 Corinzi 15:22.

  5. Vedere Guida alle Scritture alla voce «Espiazione», 64.

  6. Vedere Giacobbe 4:12.

  7. 2 Nefi 25:23, corsivo dell’autore.

  8. «La vera e meravigliosa storia di Natale», Liahona, dicembre 2000, 5-6.

  9. Isaia 53:4-5.

  10. Vedere 1 Corinzi 12:3.

  11. «Un verde colle c’è lontano», Inni, 115.

  12. John Taylor, The Mediation and Atonement (1882), 150.

  13. DeA 19:18.

  14. Luca 22:44.

  15. Matteo 26:42.

  16. Vedere Matteo 26:47-75, 27:28-31.

  17. Giovanni 19:19.

  18. Matteo 27:46.

  19. Vedere DeA 133:50.

  20. Matteo 27:50.

  21. Giovanni 19:34.

  22. Matteo 27:51, 54.

  23. «Umilmente, Salvatore», Inni, 102.

  24. Vedere Giovanni 15:26.

  25. Vedere Alma 42:22-25.

  26. Vedere 2 Nefi 25:23; Alma 34:15-16, 42:22-24; Moroni 10:32-33.

  27. Giovanni 11:25.

  28. Vedere Atti 24:15.

  29. The Gospel Kingdom, 118. Vedere anche Giovanni 5:28-29.

  30. «As Ye Sow … », Brigham Young University Speeches of the Year, (3 maggio 1955), 7.

  31. Isaia 55:7.

  32. Vedere Alma 7:11-12.

  33. «My Journey to Forgiving», (nome non rivelato), Ensign, febbraio 1997, 42-43.

  34. Alma 7:12.

  35. Vedere Alma 7:11.

  36. Vedere Alma 26:15; Mormon 5:11; 6:17; Mosè 7:63.