«Io sono la luce che dovete tenere alta»


Susan W. Tanner
Ciascuno dei nostri piccoli atti [cristiani] può mostrare solo una luce minuscola, ma uniti agli altri possono fare la differenza.

Ricordo un semplice lavoretto al punto croce che feci quando ero alla Primaria. Avevo scritto: «Porterò la luce del Vangelo nella mia casa». Mi chiedevo: «Che cos’è quella luce?» Gesù Cristo stesso lo spiegò bene quando insegnò ai Nefiti. Egli disse: «Tenete dunque alta la vostra luce affinché possa brillare dinanzi al mondo». Poi spiegò: «Io sono la luce che dovete tenere alta—ciò che mi avete visto fare» (3 Nefi 18:24, corsivo dell’autore).

Che cosa Gli avevano visto fare i Nefiti, e come posso fare tali cose in casa mia? Quando il popolo desiderò che si attardasse un po’ più a lungo, Egli ebbe compassione di loro e si fermò. Poi Egli li guarì, pregò con loro, insegnò, pianse con loro, benedisse i loro piccoli a uno a uno, li sfamò e diede loro il sacramento affinché potessero fare alleanza di ricordarsi sempre di Lui. Il Suo ministero tra loro consistette nell’insegnare e prendersi cura di ogni individuo, nel completare l’opera che Suo Padre Gli aveva comandato di svolgere. Non pensò a Sé stesso. Quando appresi questo, iniziai a cercare nel corso della mia vita di portare la Sua luce nella mia casa mediante atti cristiani di altruismo.

Non è un’impresa facile. Spesso non si offrono riconoscimenti per una buona vita familiare. Può essere più facile alzarci e splendere, «affinché la [nostra] luce sia uno stendardo per le nazioni» (DeA 115:5, corsivo dell’autore) piuttosto che fare in modo che quella luce sia uno stendardo per la nostra famiglia. A volte gli altri non ci vedono quando facciamo del bene, quando condividiamo la nostra luce in famiglia. È nella natura umana desiderare e cercare lodi e attenzione. Helaman insegnò ai suoi figli Lehi e Nefi di fare le buone opere dei loro antenati di cui portavano il nome, dicendo loro: «Che non facciate queste cose per vantarvi, ma che facciate queste cose per ammassarvi un tesoro in cielo» (Helaman 5:8). Le buone opere non andrebbero fatte allo scopo di riceverne onore.

Mrs. Jellyby, personaggio di Charles Dickens nel libro Casa desolata, ha un difetto che egli definisce «filantropia telescopica». Ella è talmente consumata dall’aiutare una tribù sofferente in una terra lontana da allontanare il figlio ferito e sporco che va da lei in cerca di conforto. Mrs. Jellyby vuole essere certa che le sue buone opere siano grandiose e visibili a tutti. (Vedere Charles Dickens, Bleak House, [1985], 82–87). Forse alcuni di noi preferiscono offrire aiuto dopo un uragano piuttosto che in casa propria. Sono importanti entrambe le cose, ma prestare aiuto in casa è nostra principale ed eterna responsabilità. «I genitori hanno il sacro dovere di allevare i loro figli nell’amore e nella rettitudine, di provvedere alle loro necessità fisiche e spirituali» («La famiglia: un proclama al mondo», Liahona, ottobre 2004, 49).

Mi viene in mente un’altra figura letteraria che è proprio l’opposto del personaggio di Dickens. Dorothea è l’eroina di una delle mie novelle preferite: Middlemarch. Alla fine del libro viene ricordata per le sue opere nascoste e altruiste verso familiari ed amici. Si legge: «Tutta la sua personalità… traspariva in aspetti poco noti alle persone sulla terra. Ma l’effetto che aveva sulle persone che la circondavano era incalcolabile: poiché il bene in aumento nel mondo dipende parzialmente da atti poco noti; e il motivo per cui le cose non vanno tanto male come avrebbero potuto, dipende in parte da coloro che hanno vissuto fedelmente una vita nascosta e giacciono in tombe non visitate» (George Eliot, Middlemarch [1986], 682).

In questi anni di preparazione, voi giovani donne trascorrete gran parte del vostro tempo a scuola o al lavoro, dove ricevete elogi, onori, premi, nastri o trofei. Quando passate da quello stadio all’essere giovani madri, c’è una drastica diminuzione di riconoscimento dall’esterno. Eppure in nessun’altra veste c’è maggiore possibilità di servire altruisticamente come farebbe Cristo, prendendosi quotidianamente cura di centinaia di necessità fisiche, emotive e spirituali. Voi porterete la luce del Vangelo nella vostra casa, non perché sia vista da altri, ma perché edifichi gli altri: uomini e donne di forza e di luce.

La casa è anche un luogo privato, e purtroppo a volte ci lasciamo andare. In casa e con la nostra famiglia mostriamo il peggio, proprio con le persone che contano di più nella nostra vita. Ricordo distintamente un mattino quando avevo quattordici anni. Prima di andare a scuola, ero arrabbiata e fui scortese coi miei genitori e fratelli. Dopo essermene andata, fui educata con l’autista del pulmino e amichevole coi compagni. Mi accorsi della differenza nel mio modo d’agire, e fui invasa da un gran rimorso. Chiesi all’insegnante se potevo assentarmi qualche minuto per chiamare casa. Mi scusai con mia madre per il mio comportamento e le dissi quanto l’amavo e l’apprezzavo, e promisi di impegnarmi a dimostrarlo.

Per la maggior parte di noi è difficile vivere anche un solo giorno senza contese in famiglia. La nazione nefita visse per duecento anni in una società perfetta e «non vi erano affatto contese nel paese… E non c’erano invidie, né lotte, né tumulti, né prostituzioni, né menzogne, né omicidii, né alcuna sorta di lascivia; e certamente non poteva esservi un popolo più felice fra tutti i popoli che erano stati creati dalla mano di Dio» (4 Nefi 1:15–16).

Alcuni di noi sono nati in famiglie che hanno problemi difficili. Anche nelle buone famiglie vi sono molte sfide. Dobbiamo cercare di fare nella nostra casa ciò che Cristo fece con i Nefiti. Come insegna il Proclama sulla famiglia: «La felicità nella vita familiare è meglio conseguibile quando è basata sugli insegnamenti del Signore Gesù Cristo» (Liahona, ottobre 2004, 49). Dobbiamo essere la luce per aiutare la nostra famiglia a superare il peccato, l’ira, l’invidia e le contese. Possiamo pregare insieme, piangere l’uno per l’altro, guarire le nostre ferite e amarci e servirci altruisticamente a vicenda.

Voi giovani donne vi state preparando ora a rafforzare la vostra casa e famiglia futura portando la luce del Vangelo nella vostra casa e famiglia attuale. Le cose piccole e apparentemente insignificanti che fate possono fare la differenza. Ho letto di alcuni piccoli insetti trovati nelle grotte della Nuova Zelanda. Ciascuno di loro produce una luce minuscola e insignificante, ma quando si accendono a milioni, illuminano una grotta con tanta luce sufficiente a leggere. Similmente ciascuno dei nostri piccoli atti può mostrare solo una luce minuscola, ma che uniti agli altri possono fare la differenza. Questa sera il coro ci rammenterà l’importanza di condividere la nostra piccola luce, cantando «Splendi»:

Benché sia piccola,
la mia è luce della fé;
ma brilla come il sole in ciel
perché me l’ha accesa Dio.
Non devo più nascondere
la luce del Vangel.
L’ho avuto in modo che
ognun potesse gioirne al fin.
Splendi, splendi, splendi come il sole.
Splendi, splendi, ora il mio giorno è qui.
(Innario dei Bambini, 96).

Possiamo splendere badando a un fratellino piccolo, mangiando con una sorellina alla mensa della scuola, facendo i mestieri, resistendo al desiderio di litigare, gioendo del successo altrui, condividendo una gioia, prendendosi cura di qualcuno che è malato, mettendo un biglietto di ringraziamento sul cuscino di un genitore, perdonando un’offesa o portando testimonianza.

In Romania ho incontrato Raluca, una giovane diciassettenne che si è da poco unita alla Chiesa. Il suo battesimo è stato un evento felice perché, tra le altre cose, era presente la sua famiglia. Sua madre e sua sorella hanno sentito lo Spirito presente e volevano seguire le lezioni missionarie. Ciò preoccupava il padre che pensava di perdere tutta la sua famiglia a causa di questa chiesa sconosciuta. Egli quindi non lo permise, e per un po’ ci fu discordia in famiglia. Raluca tuttavia rammentò di aver fatto un’alleanza battesimale di prendere su di sé il nome di Gesù Cristo. Ella cercò di tenere alta la Sua luce facendo nella sua casa ciò che Lui avrebbe fatto. Fece da paciere; fu un esempio, un’insegnante, portò guarigione.

Alla fine il cuore di suo padre si addolcì e permise loro di saperne di più sulla Chiesa. Anche loro furono battezzate. Infine, con grande gioia di tutti, anche il padre si unì alla Chiesa. Al suo battesimo ha parlato e ha detto che per un po’ di tempo la sua famiglia aveva come due cuori che battevano a un ritmo diverso. Ma ora finalmente erano di una sola fede e di un solo battesimo e il loro cuore era legato in unità e amore. Ringraziò i missionari e i membri che li avevano aiutati. Poi rese speciale omaggio a sua figlia Raluca per essere stata tanto simile a Cristo nella loro casa durante il periodo difficile, per essere stata il paciere, la guaritrice, l’insegnante, l’esempio e la luce che alla fine portò tutta la famiglia alla chiesa di Gesù Cristo.

Ognuna di voi ha luce. Mentre guardo i vostri volti stasera e ricordo quelli che ho visto viaggiando per il mondo, vedo la luce che brilla in voi «come il volto degli angeli» (Helaman 5:36). Come i figli di Helaman in un mondo coperto dalle tenebre del peccato, i volti di Nefi e Lehi «brillavano straordinariamente» (Helaman 5:36). Coloro che li circondavano volevano avere quella stessa luce e chiesero «Che dobbiamo fare, affinché questa nube di tenebra che ci ricopre sia rimossa?» (Helaman 5:40). E fu insegnato loro a pentirsi e ad avere fede in Gesù Cristo. Quando lo fecero, la nube di tenebra che li ricopriva si dissipò, e furono circondati da una colonna di fuoco e riempiti dalla gioia inspiegabile che proviene dallo Spirito Santo (vedere Helaman 5:43–45).

Condividendo la vostra luce, anche gli altri troveranno maggiore luce. C’è qualcuno che ha maggior bisogno della vostra luce rispetto ai vostri famigliari? Io vedo voi, straordinarie giovani donne, coi vostri volti brillanti, come la forza del presente e la speranza per il futuro nelle vostre case e nella Chiesa.

Gesù Cristo è la luce che dobbiamo tenere alta. «Egli è la luce, la vita e la speranza del mondo. La Sua via è la strada che conduce alla felicità in questa vita e alla vita eterna nel mondo a venire» («Il Cristo vivente: la testimonianza degli apostoli», Liahona, aprile 2000, 2–3). Possa ciascuno di noi splendere con la Sua luce, nel nome di Gesù Cristo. Amen.