Gli inni della Primaria mi hanno aiutato

Jennifer A. Lynn

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    Non pensavo di trarre beneficio dalla chiamata di dirigente della musica. Ora è difficile pensare a un modo in cui non mi abbia aiutato.

    «Ha solo ventiquattro ore di vita e anche se dovesse sopravvivere, rimarrebbe paralizzata dagli occhi in giù, senza speranza di recupero». Questo fu il lugubre verdetto che i medici diedero ai miei familiari nel marzo 2004. A soli trent’anni avevo avuto un ictus che mi aveva tolto la capacità di parlare o di muovermi. In quelle ore tetre e solitarie, tuttavia, le esperienze fatte nella mia chiamata precedente come dirigente della musica della Primaria infusero in me speranza.

    Mi era sempre piaciuta la musica e le parole degli inni mi avevano dato forza. Prima dell’ictus, quando ero stata chiamata come dirigente della musica della Primaria di rione, ero molto apprensiva. Come avrei potuto fare qualcosa di buono per i bambini? La mia formazione in campo musicale mi aveva insegnato a stabilire mete nell’insegnamento, così decisi di cercare di aiutare i bambini a sentire lo Spirito mentre cantavamo. Quando cantavamo inni come «Un tempo vissi in ciel»,1 rimanevo stupita dalla presenza dello Spirito Santo nella stanza e dalle domande profonde che i bambini ponevano in merito al testo.

    Uno dei metodi didattici che preferivo era l’impiego della lingua dei segni americana (ASL). Avevo scoperto che i bambini comprendevano meglio l’inno quando discutevamo su come i segni offrissero una rappresentazione visiva delle parole. Mi piaceva moltissimo ascoltare e vedere i bambini cantare «Vorrò imitar Gesù».2 Il messaggio risuonava vero nel mio cuore e spesso mi sentivo la fruitrice dello Spirito che i bambini invitavano. Sentivo crescere la mia testimonianza e mi sentii grandemente sostenuta dal Signore.

    Tuttavia, le benedizioni che scaturivano dalla chiamata come dirigente della musica della Primaria non erano confinate alla chiesa. Con la chiamata giunse la necessità di esercitarmi e di suonare a casa la musica, in modo da prepararmi per la domenica. Di conseguenza, crebbe l’amore dei miei figli per la musica della Primaria. Le parole di questi inni portavano un’atmosfera di pace e di calma che confortava i nostri figli quando erano nervosi e li facevano addormentare la sera. Quando eravamo in macchina, insistevano per ascoltare i CD3 degli inni della Primaria, anche se dovevamo percorrere solo poca strada, e così iniziarono a memorizzarne molti.

    Fu solo dopo che fui colpita da ictus che mi resi conto della portata di questa musica nella mia vita. Con la recente esperienza nel canto degli inni della Primaria, trovai che essi furono ciò che mi fece andare avanti durante le prove. Durante le ore buie pregai e cantai nella mente «La preghiera di un bambino».4 Quando implorai come il bambino nella prima strofa: «Padre celeste, sei davvero in ciel?» Egli misericordiosamente rispose assicurandomi che non ero sola e che Egli era accanto a me, come dichiarava la seconda strofa dell’inno. Quale forza e rassicurazione per me!

    Durante la riabilitazione, mio marito e i figli venivano nella stanza d’ospedale per la serata familiare e spesso cantavamo «L’amor regna qui sovran».5 Quello era l’ultimo inno che avevo insegnato in Primaria ed era meraviglioso sentire i miei figli cantarlo, sapendo che avevo piantato quei semi. Mentre cantavano riuscivo a immedesimarmi nella madre di cui si parlava, che pregava in ginocchio (quanto mi sarebbe piaciuto potermi inginocchiare!). Le sue suppliche al Padre celeste erano anche le mie. Provavo anche la stessa gratitudine per l’autorità del sacerdozio in famiglia. Anche se non potevo dare voce a quei pensieri e sentimenti per la mia famiglia, l’inno della Primaria li esprimeva per me.

    Sono trascorsi quasi quattro anni dall’ictus e sono riuscita a recuperare molte più funzioni di quelle che prevedevano i medici. Riesco a muovere un po’ il braccio destro, il che mi consente di scrivere al computer e di far funzionare una sedia a rotelle motorizzata. Per comunicare uso una forma modificata di lingua dei segni americana, che iniziai a imparare grazie alla chiamata nella Primaria. Grazie a questo posso ancora «cantare» gli inni della Primaria con i figli ed esprimere i miei sentimenti ai parenti e agli amici.

    Prima dell’ictus avevo sempre programmato di cantare al battesimo dei miei figli. Nell’agosto 2005 fu battezzato Zach, il mio figlio maggiore. Riuscii a usare la mano destra per suonare «Quando mi battezzerò»6, mentre mio marito mi sosteneva alla panca del pianoforte. Fui felice di esprimere i miei sentimenti intimi sul battesimo attraverso la musica in una maniera comprensibile a Zach.

    Quando avevo iniziato a servire come dirigente della musica della Primaria non pensavo che la chiamata sarebbe stata per me di beneficio. Invece eccome se lo è stato! Gli inni della Primaria mi hanno aiutato a comprendere meglio i principi evangelici, a rafforzare la testimonianza, a rendermi in grado di comunicare con i familiari, e mi hanno fornito la forza necessaria per perseverare. Le parole e la melodia degli inni della Primaria possono anche essere semplici, ma il messaggio e il potere di ognuno di essi è chiaro.

    Potremmo non comprendere sempre perché il Signore ci abbia assegnato un incarico particolare. Tuttavia dobbiamo confidare e riporre la fede in Lui e nei Suoi suggerimenti. Sono assai grata di essere stata una dirigente della musica della Primaria prima dell’ictus. Gli inni che non posso più cantare possono ancora comunicare agli altri i sentimenti che provo sul Vangelo. Ogni volta che sento i miei figli cantare gli inni della Primaria, so che la loro testimonianza è rafforzata e che condividono il mio amore per il Signore e il Suo vangelo.

    Mostra riferimenti

    NOTE

    1. 1.

      Pagina dei Bambini, La Stella, aprile 1999, 5.

    2. 2.

      Innario dei bambini, 40–41.

    3. 3.

      Codice d’ordine 50428 160.

    4. 4.

      Innario dei bambini, 6–7.

    5. 5.

      Innario dei bambini, 102–103.

    6. 6.

      Innario dei bambini, 53.