2014
Venite e vedrete
Novembre 2014


Venite e vedrete

La Chiesa di Gesù Cristo è sempre stata e sempre sarà una chiesa missionaria.

Il mio messaggio è diretto in modo particolare a coloro che non sono membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Esaminerò una domanda fondamentale che molti di voi potrebbero porsi: “Perché i Santi degli Ultimi Giorni sono così ansiosi di illustrarmi ciò in cui credono e di invitarmi a conoscere la loro chiesa?”.

Prego che lo Spirito del Signore aiuti me a comunicare efficacemente e voi a capire chiaramente la mia risposta a questa domanda importante.

Un incarico divino

I discepoli di Gesù Cristo devoti sono sempre stati e saranno sempre dei missionari valorosi. Un missionario è un seguace di Cristo che rende testimonianza di Lui come Redentore e che proclama le verità del Suo vangelo.

La Chiesa di Gesù Cristo è sempre stata e sempre sarà una chiesa missionaria. I singoli membri della Chiesa del Salvatore hanno accettato l’obbligo solenne di contribuire all’adempimento del divino incarico dato dal Signore ai Suoi apostoli, come riportato nel Nuovo Testamento:

“Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo,

insegnando loro d’osservar tutte quante le cose che v’ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente. Amen” (Matteo 28:19–20).

I Santi degli Ultimi Giorni prendono molto seriamente questa responsabilità di istruire tutti i popoli di tutte le nazioni in merito al Signore Gesù Cristo e al Suo vangelo restaurato. Noi crediamo che la stessa chiesa fondata dal Salvatore nell’antichità sia stata da Lui ristabilita sulla terra negli ultimi giorni. Nella Sua chiesa oggi troviamo la dottrina, i principi, l’autorità del sacerdozio, le ordinanze e le alleanze del Suo vangelo.

Quando vi invitiamo a venire in chiesa con noi o a studiare con i missionari a tempo pieno, non stiamo cercando di vendervi un prodotto. Come membri della Chiesa non riceviamo premi o dei punti in una gara celeste. Non stiamo cercando solamente di aumentare il numero di membri della Chiesa. E, cosa più importante, non stiamo cercando di imporvi il nostro stesso credo. Vi stiamo invitando ad ascoltare le verità restaurate del vangelo di Gesù Cristo, affinché possiate studiare, meditare, pregare e conoscere da voi stessi se le cose che vi diciamo sono vere.

Alcuni di voi potrebbero rispondere: “Ma io credo già in Gesù e seguo i Suoi insegnamenti” oppure “Non sono sicuro che Dio esista veramente”. L’invito che vi estendiamo non è un tentativo di sminuire le vostre tradizioni religiose o le vostre esperienze di vita. Portate con voi tutto ciò che sapete essere vero, buono e degno di lode — e mettete alla prova il nostro messaggio. Proprio come Gesù invitò due dei suoi discepoli a “venire e vedere” (vedere Giovanni 1:39), così noi vi esortiamo a venire e vedere se il vangelo restaurato di Gesù Cristo amplia e arricchisce ciò che già credete essere vero.

Senza dubbio, noi sentiamo la solenne responsabilità di far giungere questo messaggio a ogni nazione, tribù, lingua e popolo, ed è proprio ciò che stiamo facendo con un vasto gruppo organizzato composto oggi da più di 88.000 missionari a tempo pieno che servono in oltre centocinquanta stati sovrani in tutto il mondo. Questi uomini e donne straordinari aiutano i membri della Chiesa a adempiere la propria responsabilità individuale, che Dio ha affidato a ciascuno di noi, di proclamare il vangelo eterno di Gesù Cristo (vedere DeA 68:1).

Più di un dovere spirituale

Tuttavia, il nostro desiderio di proclamare questo messaggio non è semplicemente il risultato di un senso del dovere spirituale. Anzi, il nostro desiderio di condividere il vangelo restaurato di Gesù Cristo con voi rispecchia quanto queste verità siano importanti per noi. Ritengo di poter descrivere meglio il motivo per cui siamo così diretti nel cercare di spiegarvi il nostro credo, mediante un’esperienza che io e mia moglie abbiamo vissuto molti anni fa con due dei nostri figli.

Una sera Susan ed io eravamo vicino a un finestra di casa nostra e guardavamo due dei nostri figlioletti giocare in giardino. Durante le loro avventure ludiche, il più piccolo dei due si fece leggermente male a causa di un piccolo incidente. Capimmo subito che non si era ferito seriamente e decidemmo di non intervenire immediatamente. Volevamo stare ad osservare per vedere se qualcuna delle nostre conversazioni sulla gentilezza fraterna fosse stata assimilata. Ciò che accadde dopo fu sia interessante che istruttivo.

Il fratello più grande consolò quello più piccolo e, premurosamente, lo aiutò a rientrare in casa. Susan ed io ci eravamo posizionati vicino alla cucina in modo da poter vedere ciò che sarebbe successo dopo ed eravamo preparati a intervenire immediatamente se ci fosse stata la possibilità di ulteriori danni fisici o se un incidente serio fosse stato imminente.

Il fratello più grande trascinò una sedia vicino al lavandino della cucina. Salì sulla sedia e aiutò suo fratello a fare lo stesso, aprì il rubinetto dell’acqua e iniziò a versare una grande quantità di detersivo per i piatti sul braccio graffiato del fratellino. Fece del suo meglio per ripulirlo con delicatezza. La reazione del fratellino a questa procedura può essere descritta accuratamente solo utilizzando il linguaggio delle Sacre Scritture: “E avranno ragione di urlare, di piangere, di gemere e di digrignare i denti” (Mosia 16:2). E il fratellino urlò, eccome!

Dopo il lavaggio, il braccio fu asciugato con cura con un asciugamano. Finalmente le urla cessarono. Poi, il fratello più grande si arrampicò sul piano di lavoro della cucina, aprì un pensile dove trovò un tubetto di pomata medicinale. Nonostante i graffi sul fratellino non fossero grandi o estesi, egli spalmò su tutto il braccio ferito quasi l’intero contenuto. Le urla non ricominciarono, poiché chiaramente il fratellino gradiva l’effetto emolliente della pomata molto più di quanto avesse gradito l’effetto pulente del detersivo per i piatti.

Il fratello più grande ritornò al pensile dove aveva trovato la pomata e individuò una confezione nuova di garze sterili. Quindi, l’aprì e ricoprì il braccio del fratello con le garze, dal polso fino al gomito. Risolta l’emergenza e con bolle di sapone, pomata e garze sparse per tutta la cucina, i due fratellini saltarono giù dalle sedie con sorrisi smaglianti e volti felici.

Ciò che accadde dopo è la cosa più importante. Il fratello ferito raccolse le garze rimaste e il tubo di pomata quasi vuoto e tornò fuori. Cercò velocemente i suoi amici e cominciò a spalmare pomata e a ricoprire di garze le loro braccia. Susan e io rimanemmo colpiti dalla sincerità, dall’entusiasmo e dalla rapidità della sua reazione.

Perché quel bambino fece una cosa simile? Notate che egli volle immediatamente e istintivamente dare ai suoi amici la stessa cosa che lo aveva aiutato quando si era fatto male. Quel bambino non dovette essere spinto, sfidato, sollecitato o stimolato ad agire. Il suo desiderio di condividere fu una conseguenza naturale di una esperienza personale particolarmente utile e benefica.

Molti di noi, da adulti, si comportano esattamente nello stesso modo quando trovano un trattamento o una medicina che allevia il dolore di cui hanno sofferto per molto tempo, oppure quando ricevono un consiglio che permette loro di affrontare le difficoltà con coraggio e lo sconcerto con pazienza. Condividere con le altre persone le cose per noi più significative o che ci hanno aiutato non è per nulla insolito.

Questo medesimo modello è particolarmente evidente nelle questioni di grande importanza spirituale e che hanno conseguenze spirituali notevoli. Per esempio, una storia in un libro di Scritture noto come il Libro di Mormon illustra un sogno fatto da un antico profeta e leader di nome Lehi. L’elemento principale del sogno di Lehi è l’albero della vita, che è una rappresentazione dell’“amore di Dio” che è “la più desiderabile di tutte le cose” e “la più gioiosa per l’anima” (1 Nefi 11:22–23; vedere anche 1 Nefi 8:12, 15).

Lehi spiegò:

“E avvenne che andai innanzi e mangiai del suo frutto, e vidi che era dolcissimo più di ogni altro che avessi mai assaggiato prima. Sì, e vidi che il frutto era bianco, da superare ogni candore che avessi mai visto.

E come mangiai del frutto, esso riempì la mia anima d’una immensa gioia; pertanto cominciai a desiderare che anche la mia famiglia ne mangiasse” (1 Nefi 8:11–12; corsivo dell’autore).

La più grande manifestazione dell’amore di Dio per i Suoi figli è il ministero terreno, il sacrificio espiatorio e la resurrezione del Signore Gesù Cristo. Il frutto sull’albero può essere considerato un simbolo delle benedizioni dell’Espiazione del Salvatore.

La reazione immediata di Lehi, dopo aver assaggiato il frutto dell’albero e aver provato una grande gioia, fu un maggiore desiderio di condividerlo con la sua famiglia e di servirla. Perciò, nel volgersi a Cristo, si aprì anche agli altri, amandoli e servendoli.

Un altro episodio importante del Libro di Mormon descrive ciò che accadde a un uomo di nome Enos dopo che la sua preghiera sincera e implorante fu udita, e ricevette risposta da Dio.

Egli disse:

“E la mia anima era affamata; e io caddi in ginocchio dinanzi al mio Creatore, e gridai a lui in fervente preghiera e in suppliche per la mia anima; e gridai a lui per tutto il giorno; sì, e quando venne la notte, io alzavo ancora la mia voce, alta che giungeva al cielo.

E mi giunse allora una voce che diceva: Enos, i tuoi peccati ti sono perdonati, e tu sarai benedetto.

E io, Enos, sapevo che Dio non poteva mentire; pertanto la mia colpa fu cancellata.

E io dissi: Signore, come avviene ciò?

Ed egli mi disse: Per la tua fede in Cristo, che tu non hai mai prima d’ora né udito né visto […] pertanto va’; la tua fede ti ha guarito.

Ora avvenne che quando ebbi udito queste parole, cominciai a sentire un desiderio per il bene dei miei fratelli, i Nefiti; pertanto riversai tutta la mia anima a Dio in loro favore” (Enos 1:4–9; corsivo dell’autore).

Quando Enos si volse al Signore “con pieno intento di cuore” (2 Nefi 31:13), la sua preoccupazione per il benessere della sua famiglia, dei suoi amici e dei suoi compagni crebbe contemporaneamente.

La lezione duratura che impariamo da questi due episodi è l’importanza di provare nella nostra vita personale le benedizioni dell’Espiazione di Gesù Cristo come prerequisito indispensabile per prestare un servizio sincero e autentico che va ben oltre il semplice “agire in maniera meccanica”. Proprio come Lehi, Enos e il nostro figlioletto nella storia che ho raccontato, noi come membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni abbiamo sentito l’angoscia associata all’incertezza spirituale e al peccato. Abbiamo anche provato la purificazione, la pace di coscienza, la guarigione e il rinnovamento spirituale, e la guida che si ottengono soltanto apprendendo e vivendo i principi del vangelo del Salvatore.

L‘Espiazione di Gesù Cristo fornisce il detergente necessario per essere resi puri e puliti, la pomata lenitiva per guarire le ferite spirituali e rimuovere la colpa, e la protezione che ci permette di essere fedeli nei periodi belli e in quelli brutti.

La verità assoluta esiste

A voi, parenti e amici che non siete membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, ho provato a spiegare le ragioni fondamentali del perché siamo missionari.

La verità assoluta esiste in un mondo che sempre più disprezza e ignora gli assoluti. In un giorno futuro, “ogni ginocchio [si piegherà] […] e ogni lingua [confesserà] che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre” (Filippesi 2:10–11). Gesù il Cristo è assolutamente il Figlio Unigenito del Padre Eterno. Come membri della Sua chiesa, attestiamo che Egli vive e che la Sua chiesa è stata restaurata nella sua pienezza in questi ultimi giorni.

Gli inviti che vi porgiamo di ascoltare e di mettere alla prova il nostro messaggio scaturiscono dagli effetti positivi che il vangelo di Gesù Cristo ha avuto nella nostra vita. A volte possiamo risultare goffi, sgarbati o persino insistenti nei nostri tentativi. Il nostro semplice desiderio è quello di condividere con voi le verità che hanno per noi immenso valore.

Come uno degli apostoli del Signore, e con tutta l’energia della mia anima, porto testimonianza della Sua divinità e della Sua realtà, e vi invito a “venire e vedere” (vedere Giovanni 1:39). Nel sacro nome di Gesù Cristo. Amen.