Comprendere il suicidio – Segnali di allarme e prevenzione

Dott. Kenichi Shimokawa

Ufficio dei servizi per la famiglia della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, Giappone

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    sitting at the edge of a dock

    Fotografie © iStock/Thinkstock

    Quando aveva sedici anni, i genitori di Kevin divorziarono. Pressappoco nello stesso periodo, smise di assumere le medicine per l’epilessia, che lo aiutavano a stabilizzare il suo umore. Ignaro di avere disturbi bipolari, Kevin iniziò a soffrire di paranoia, di manie debilitanti e di depressione grave. Le medicine non sembravano essere di alcun aiuto. Arrivò a un punto in cui si sentiva così stanco di tutto da decidere di porre fine alla sua vita senza informare nessuno delle sue intenzioni.

    Del giorno che ha tentato di togliersi la vita Kevin dice: “Piangevo. Ero semplicemente così stanco, così emotivamente inaridito. Guardavo le persone desiderando che qualcuno, chiunque, mi chiedesse: ‘Stai bene?’. Per quanto lo volessi, sentivo queste voci [nella mia testa] che mi dicevano: ‘Devi morire’. […] Continuavo a implorare me stesso di non [farlo], ma le voci erano troppo forti e, semplicemente, non riuscivo a combatterle”1.

    Tragicamente, nessuno notò la sua angoscia. Convinto che a nessuno importasse di lui, tentò di togliersi la vita, ma sopravvisse miracolosamente.

    Riusciamo a sentire almeno un po’ della sua angoscia soffocante e della sua silenziosa e disperata richiesta di aiuto?

    Il suicidio è una delle prove più ardue della vita terrena, sia per chi ha pensieri suicidi sia per chi resta. L’anziano M. Russell Ballard del Quorum dei Dodici Apostoli ha dichiarato: “Ritengo che non ci sia momento più difficile per una famiglia di quando una persona cara si toglie la vita. Il suicidio è un’esperienza familiare devastante”2. Tenendo in mente la natura grave di questa prova, esaminiamo (1) ciò che sappiamo sul suicidio, inclusi i segnali di allarme e quello che possiamo fare per prevenirlo; (2) ciò che i familiari e la comunità possono fare e (3) ciò che tutti noi possiamo fare per rafforzare la nostra speranza e la nostra fede in Cristo così da non cedere alla disperazione.

    Comprendere il suicidio

    Ogni anno, nel mondo, più di 800.000 persone commettono suicidio.3 Questo significa che ogni 40 secondi qualcuno nel mondo pone fine alla propria vita. È probabile che i numeri reali siano persino più alti, poiché il suicidio è una questione delicata ed è illegale in molti paesi, pertanto non viene riportato. Il suicidio è la seconda causa di morte tra le persone di età compresa tra i 15 e i 29 anni. In molti paesi, il tasso di suicidio è altissimo tra coloro che hanno più di 70 anni. Direttamente o indirettamente, il suicidio riguarda un ampio segmento della nostra società.

    Segnali di allarme

    Quando le prove della vita sembrano andare al di là della nostra capacità di sopportare, possiamo sentirci estremamente stressati. Quando lo stress emotivo sembra intollerabile, il giudizio di una persona può offuscarsi e può portarla a ritenere che la morte sia l’unica scelta. Potrebbe credere che nessuno sia in grado di aiutarla, il che porta a un isolamento sociale e aggrava ulteriormente lo stress e la sensazione di essere bloccata e senza speranza, portandola alla fine a ritenere che il suicidio sia la sola alternativa.

    Quando qualcuno mostra uno qualsiasi dei seguenti segnali di allarme gravi,4 dovremmo cercare immediatamente l’aiuto di professionisti nel campo della salute mentale o di servizi di emergenza come la polizia:

    • Minacciare di farsi del male o di uccidersi

    • Cercare modi o mezzi per uccidersi

    • Parlare o scrivere di morte, di morire o di suicidio

    I segnali seguenti potrebbero rispecchiare una situazione meno urgente, tuttavia non dovremmo esitare ad aprirci e a chiedere aiuto per la persona che:

    • Esprime disperazione e sente di non avere alcuno scopo per vivere

    • Mostra collera o ira oppure cerca vendetta

    • Si comporta in modo spericolato

    • Si sente intrappolata

    • Aumenta l’uso di alcolici o di droghe

    • Si isola dagli amici, dalla famiglia o dalla società

    • Prova ansia o agitazione oppure ha notevoli sbalzi di umore

    • Fatica a dormire o dorme sempre

    • Sente che è un peso per gli altri

    Non tutti coloro che cercano di commettere suicidio informano gli altri delle proprie intenzioni, ma la maggioranza mostra segnali di allarme come quelli descritti. Perciò prendiamoli seriamente!

    Anche se un aiuto professionale non è subito a disposizione, il potere della cura sincera di amici e parenti non può essere sottovalutato.

    Prevenzione

    elderly man with a cane

    Quando qualcuno ha tendenze suicide, la famiglia e gli amici hanno un ruolo fondamentale. Come insegnato da Alma, noi dobbiamo “portare i fardelli gli uni degli altri, affinché possano essere leggeri; […] piangere con quelli che piangono, sì e […] confortare quelli che hanno bisogno di conforto” (Mosia 18:8,9).

    Ecco alcune cose utili che parenti e amici possono fare:

    Tendete una mano e ascoltate amorevolmente. L’anziano Ballard ha consigliato: “Non c’è nulla di più poderoso del braccio d’amore che può essere posto intorno alle spalle di chi sta faticando”5. “Dobbiamo vederli […] attraverso gli occhi del Padre Celeste”, ha insegnato l’anziano Dale G. Renlund del Quorum dei Dodici Apostoli. “Soltanto allora potremo sentire l’amorevole preoccupazione che il Salvatore ha per loro. […] Tale prospettiva ampliata aprirà il nostro cuore allo sconforto, alle paure e alla tristezza degli altri”.6

    Aiutate in modo concreto. Se una persona sta attraversando una crisi che si ripercuote sulla sua sicurezza e sui suoi bisogni primari, offrite un aiuto tangibile, ma lasciate che sia lei a decidere se accettarlo o meno. Per esempio, se qualcuno mostra tendenze suicide per aver perso il lavoro, aiutarlo a trovare posizioni lavorative vacanti gli dà delle alternative tra cui scegliere e lo aiuta a non sentirsi arenato.

    Chiedete se la persona sta pensando al suicidio. Quando siete preoccupati perché qualcuno è stressato e mostra segnali di allarme del suicidio, chiedetegli se ci sta pensando. Farlo potrebbe mettervi a disagio, ma è meglio scoprirlo chiedendogli direttamente se sta prendendo in considerazione il suicidio. Questo potrebbe aprire un varco affinché la persona parli dei suoi problemi e delle sue preoccupazioni.

    Esempi di tali domande possono essere: “Sembra molto da sopportare per chiunque. Stai pensando al suicidio?” oppure “Con tutta la sofferenza che stai provando, mi chiedo su tu stia prendendo in considerazione il suicidio”. Se non ha tendenze suicide, è probabile che l’interlocutore ve lo faccia sapere.

    Se percepite che non vi sta confidando i suoi pensieri suicidi, prestate attenzione ai suggerimenti dello Spirito per sapere cosa fare. Potreste sentire di dover stare semplicemente con lui finché non ve ne parli apertamente.

    Rimanete con la persona e cercate aiuto. Se qualcuno vi informa di avere tendenze suicide, rimanete con lui e fatelo parlare di ciò che lo affligge. Se vi confida metodi e tempistica specifici per il suicidio, aiutatelo a contattare un numero verde anticrisi o il pronto soccorso psichiatrico locale.

    Reazioni al suicidio

    Che abbiano mostrato o meno segnali di allarme, alcune persone scelgono di togliersi la vita. Quando devono affrontare l’esperienza devastante del suicidio di una persona cara, i famigliari e gli amici spesso provano un dolore profondo, intenso e complesso. Tra le reazioni potrebbero comparire:

    • Vergogna e senso di stigmatizzazione

    • Shock e incredulità

    • Rabbia, sollievo o colpa

    • Desiderio di nascondere la causa della morte

    • Isolamento sociale e interruzione dei rapporti familiari

    • Coinvolgimento attivo e persino ossessivo nell’opera di prevenzione del suicidio

    • Desiderio struggente di comprendere il perché

    • Senso di abbandono e di rifiuto

    • Colpevolizzazione del defunto, di se stessi, di altri e di Dio

    • Aumento di tendenze suicide o di autolesionismo

    • Aumento di stress in occasione delle festività o dell’anniversario della morte7

    Che cosa possono fare i familiari e la comunità

    woman sitting on bench

    Astenetevi dal giudicare. Sebbene il suicidio sia una questione grave, l’anziano Ballard ci ricorda anche: “Ovviamente non conosciamo appieno le circostanze in cui avviene ogni suicidio. Soltanto il Signore ne conosce i dettagli, ed è Lui che giudicherà le azioni da noi compiute qui sulla terra. Quando ci giudicherà, sono convinto che terrà in considerazione ogni cosa: la nostra conformazione genetica e chimica, le nostre condizioni mentali, le nostre capacità intellettuali, gli insegnamenti che abbiamo ricevuto, le tradizioni dei nostri padri, le nostre condizioni di salute [e così via]”8.

    Consentite a ogni persona di affrontare il lutto a modo suo e rispettate tale processo. Ogni persona affronta il lutto in maniera diversa, poiché il suo rapporto con il defunto è differente da quello di chiunque altro. Pertanto appoggiate e rispettate il modo in cui ciascuno affronta il dolore.

    Quando una persona cara ci lascia, possiamo sentirci sopraffatti da emozioni intense e persino schiaccianti. Tuttavia, provare dolore non implica una mancanza di fede. Il Salvatore disse: “Vivete insieme con amore, tanto da piangere per la perdita di coloro che muoiono” (DeA 42:45). Il dolore è un segno del nostro amore per chi ci ha lasciato e di ciò che quel rapporto significava per noi.

    Chiedete aiuto. Nell’affrontare la perdita, la situazione può sembrare opprimente. Chiedere aiuto può offrire agli altri opportunità sacre per amarvi e per servirvi. Consentire loro di aiutarvi può essere curativo e fortificante non solo per voi ma anche per loro.

    Rimanete in contatto. Alcune persone soffrono in privato e a volte possono isolarsi; perciò rimanete in contatto con i vostri familiari e i vostri amici. Periodicamente comunicate con la vostra famiglia, con i parenti e con gli amici che soffrono e offrite loro il vostro aiuto, perché loro potrebbero non venire da voi.

    Affidatevi al Salvatore. Infine, il Salvatore è la fonte della guarigione e della pace. “La Sua Espiazione fornisce […] l’opportunità di fare appello a Lui che ha provato tutte le nostre infermità terrene affinché ci dia la forza di sopportare i fardelli della vita terrena. Egli conosce le nostre pene ed è lì per noi. Come il buon samaritano, quando ci trova feriti ai margini del nostro cammino Egli fascia le nostre ferite e si prende cura di noi (vedere Luca 10:34)”.9

    Dobbiamo renderci conto che, nel fare la nostra parte, tutti noi abbiamo bisogno di affidarci completamente al Signore Gesù Cristo e alla Sua Espiazione. Con questa umile consapevolezza, dobbiamo cercare di comprendere i nostri familiari e i nostri vicini in pena, prenderci cura di loro con amore e coltivare insieme una fede e una fiducia maggiori nel Salvatore, il quale ritornerà e “asciugherà ogni lagrima dagli occhi loro e la morte non sarà più; né ci saran più cordoglio, né grido, né dolore” (Apocalisse 21:4).

    Mostra riferimenti

    Note

    1. 1.

      Kevin Hines, in Amanda Bower, “A Survivor Talks About His Leap”, Time, 24 maggio 2006, Time.com.

    2. 2.

      M. Russell Ballard, in Jason Swenson, “Elder Ballard Offers Comfort and Counsel to Those Affected by Suicide”, Church News, 19 dicembre 2014, news.lds.org.

    3. 3.

      Vedere World Health Organization, Preventing Suicide: A Global Imperative (2014), 2.

    4. 4.

      Vedere M. David Rudd e altri, “Warning Signs for Suicide: Theory, Research, and Clinical Applications”, Suicide and Life-Threatening Behavior, vol. 36, n. 3 (2006), 255–262.

    5. 5.

      M. Russell Ballard, in “Sitting on the Bench: Thoughts on Suicide Prevention” (video), lds.org/media-library.

    6. 6.

      Dale G. Renlund, “Attraverso gli occhi di Dio”, Liahona, novembre 2015, 94.

    7. 7.

      Vedere John R. Jordan, “Is Suicide Bereavement Different? A Reassessment of the Literature”, Suicide and Life-Threatening Behavior, vol. 31, n. 1 (2001), 91–102.

    8. 8.

      M. Russell Ballard, “Il suicidio: fatti noti e meno noti”, La Stella, marzo 1988, 18.

    9. 9.

      Dallin H. Oaks, “Rafforzati dall’Espiazione di Gesù Cristo”, Liahona, novembre 2015, 64.