Il pentimento

Doveri e benedizioni del sacerdozio: Manuale di base per i detentori del sacerdozio, Parte A, 1998


Questa lezione ha lo scopo di aiutarci a capire come il pentimento può prepararci a ritornare al nostro Padre celeste.

Introduzione

Il profeta Joseph Smith una volta lanciò questa sfida: «Proprio da oggi cominciamo da capo e promettiamo con tutto il cuore di abbandonare i nostri peccati e di essere retti» (Insegnamenti del profeta Joseph Smith, pag. 289).

Poiché tutti noi ci troviamo sulla terra per imparare a progredire, tutti commettiamo degli errori. Vi sono molti generi di errori. Qualche volta facciamo cose che sappiamo di non dover fare, come essere sgarbati o impadronirci di una cosa che non ci appartiene. Questi sono chiamati peccati di commissione. Qualche volta manchiamo di fare le cose che sappiamo di dover fare, come pagare la decima o dimostrarci cortesi con il prossimo. Questi sono peccati di omissione.

La necessità del pentimento

Quando sappiamo di aver compiuto una cattiva azione, non possiamo essere felici. Ci vergognamo dei nostri errori e ci accorgiamo di non poter servire adeguatamente il Signore. Qualche volta la nostra infelicità può indurci a trattar male gli altri. Il nostro Padre celeste non vuole che siamo infelici. Egli vuole che tutti noi riceviamo le benedizioni che ha in serbo per noi; ma non ci concederà le benedizioni che non meritiamo. Questo non significa che Egli si è allontanato da noi o che il suo amore è diminuito; significa semplicemente che Egli vuole che noi vinciamo le nostre debolezze; e noi non ci sforzeremmo di superarle, se Egli ci benedicesse quando facciamo il male. Il pentimento pertanto è il piano di Dio per aiutarci a vincere le nostre debolezze e diventare così degni di vivere nuovamente con Lui.

Per questo motivo Egli ci ha detto di fare un esame di coscienza, per scoprire quali sono gli aspetti in cui dobbiamo migliorare. Il presidente Joseph Fielding Smith scrisse: «È quindi nostro dovere essere oggi migliori di ieri, e domani migliori di oggi. Perché? Perché se osserviamo i comandamenti del Signore siamo sulla strada della perfezione, e questo si può ottenere soltanto con l’obbedienza e il desiderio dei nostri cuori di vincere il mondo» (Dottrine di salvezza, 2:26).

Leggi Alma 11:37. Perché il pentimento è necessario? Leggi 1 Giovanni 1:8–10; Alma 34:33–34; 3 Nefi 30. Perché dobbiamo pentirci al più presto?

In che modo una persona si pente?

Il peccato è come la sporcizia: ci rende spiritualmente impuri. Pentirsi è come liberarsi della sporcizia con l’acqua e il sapone. Dopo che ci siamo pentiti, ci sentiamo rinfrescati e puliti. L’anziano A. Theodore Tuttle disse:

«Il pentimento è come il sapone. È il sapone della vita. Come il sapone, esso lava i peccati della vita. Deve essere usato tanto spesso quanto è necessario. Si deve tener presente, tuttavia, che un uso improprio — la mancanza di un’accurata pulizia e uno sforzo fatto di mala voglia — può lasciare ancora tracce di sporco. Usato adeguatamente, tuttavia, il sapone della vita pulisce completamente, profondamente e definitivamente…

Un giorno ci troveremo davanti al tribunale del Signore. Là ci presenteremo o sporchi, infangati e con gli abiti strappati, oppure, se avremo accettato e messo in pratica il grande e meraviglioso dono della purificazione tramite il sapone della vita, staremo puliti, perdonati e puri davanti al Signore. La prossima volta che userete il sapone, spero che penserete anche alla pulizia del vostro spirito mediante il sapone della vita, la legge universale del pentimento» (“Repentance”, Improvement Era, novembre 1968, pag. 68).

Per pentirci dobbiamo seguire determinate regole.

Mostra l’illustrazione 28-a, «Il vero pentimento richiede tempo e sforzi».

Spiega i sette aspetti del pentimento spiegati nel manuale Principi evangelici, capitolo 19. Se possibile, assegna ognuno di questi aspetti a un fratello perché si prepari a esporlo alla classe. Mostra un diagramma che indica i sette aspetti del pentimento man mano che vengono esaminati. (Le sette regole sono: riconoscere il peccato, sentire dolore per il peccato, abbandonare il peccato, confessare il peccato, riparare al danno causato, perdonare gli altri e osservare i comandamenti di Dio).

Il vero pentimento non è facile: richiede tempo e sforzi. Per questo motivo non possiamo rimandare il giorno del nostro pentimento (vedi Alma 13:27).

La gioia del pentimento

Mostra l’illustrazione 28-b, «Il pentimento è possibile perché Gesù Cristo ha espiato i nostri peccati».

Ci pentiamo per ottenere il perdono dei nostri peccati; ma se Gesù Cristo non avesse espiato i nostri peccati e non fosse morto per noi, non potremmo mai ottenere il perdono. È soltanto grazie al Suo sacrificio espiatorio che la misericordia può soddisfare la giustizia e noi possiamo liberarci dei nostri peccati (vedi Alma 34:10–16). Questo è un grande dono e noi dobbiamo esserne per sempre grati.

Gesù espiò i nostri peccati, ma noi possiamo liberarci dalle nostre colpe soltanto se ci pentiamo. Quando il giovane Alma si rese conto di aver peccato disse: «Sì, ricordavo tutti i miei peccati e tutte le mie iniquità, per le quali ero tormentato dalle pene dell’inferno…

Mi ricordai pure di aver udito mio padre profetizzare al popolo riguardo alla venuta di un certo Gesù Cristo, un Figlio di Dio, per espiare i peccati del mondo.

Ora, mentre la mia mente si soffermava su questo pensiero, gridai nel mio cuore: O Gesù, tu, Figlio di Dio, abbi misericordia di me…

Ed ora, ecco, quando pensai questo, non potei più ricordare le mie pene…

Ed, oh, quale gioia e quale luce meravigliosa vidi; sì, la mia anima fu riempita da una gioia tanto grande quanto era stata la mia pena!» (Alma 36:13, 17–20).

Chiedi a un membro della classe di narrare la parabola del figliol prodigo (Luca 15:11–32). Che cosa provò il figliol prodigo all’inizio del processo del pentimento? Che cosa provò suo padre?

Poiché gli uomini continuano a peccare e ad aver bisogno di pentirsi, la storia del figliol prodigo si ripete all’infinito, come vediamo nell’episodio seguente.

Chiedi al membro della classe incaricato in precedenza di narrare la storia seguente di un figliol prodigo dei nostri giorni. Domanda loro di individuare in silenzio i passi del pentimento compiuti dal protagonista di questa storia.

«Sino all’età di diciassette anni rimasi vicino alla Chiesa e frequentai tutte le riunioni assolvendo i doveri del mio sacerdozio. Non mi passava neanche per il capo di fare altrimenti. Amavo la Chiesa e i suoi programmi.

A diciassette anni cominciai a sentire qualcosa di nuovo; mi ribellai al controllo dei miei genitori e volli che mi fosse concesso di esercitare il mio ‹libero arbitrio›. Uno dei mei migliori amici non apparteneva alla Chiesa, e ben presto caddi nelle tentazioni che egli mi offriva: alcool, tabacco, ecc.. Cominciai a uscire con ragazze di altre religioni e presto mi innamorai perdutamente di una di esse. I suoi genitori mi invitavano a passare molti fine settimana con loro, e questo naturalmente mi teneva lontano dalle attività di chiesa.

Poi venne la seconda guerra mondiale; e quando il vescovo mi chiese se volevo andare in missione, risposi che preferivo andare sotto le armi e servire il mio paese. Ritengo ancora che servire il proprio paese sia una cosa lodevole; ma ora so che sarebbe stato più saggio svolgere prima una missione per il mio Padre celeste.

Inoltre, proprio a quel tempo, mi resi conto che alcuni membri della Chiesa che ammiravo molto non rispettavano tutte le norme della nostra fede. Mio malgrado mi ersi a loro giudice ed emisi nei loro confronti una condanna di ipocrisia. Promisi a me stesso che se non fossi stato in grado di rispettare le nostre norme morali, piuttosto che ‹predicare bene e razzolare male› mi sarei allontanato dalla Chiesa. Quello fu un altro errore grave, poiché feci proprio ciò che il Maligno desiderava.

Quattro anni in Marina e quindici come commesso viaggiatore facilitarono la mia inattività, anche se continuavo a credere sinceramente nei principi che erano stati impressi profondamente nella mia anima. Quando ebbi trentotto anni mio fratello Tom venne a stare da noi per circa sei settimane. Ogni domenica mattina egli andava da solo alla riunione del sacerdozio e alle altre funzioni della Chiesa. Questo cominciò a farmi rimordere la coscienza. Non ero felice. Sapevo che qualcosa non andava, e questo sentimento di insoddisfazione si faceva sentire con frequenza sempre crescente. Nel passato ero riuscito a smettere di fumare ogni volta che l’avevo desiderato; ma ora lo trovai impossibile. Andavo a trovare Tom nel suo ufficio e cominciavo a criticare la Chiesa. Dopo questi sfoghi, sebbene non ne facessi mai parola con mio fratello, mi sentivo colpevole.

La crisi verso la quale stavo andando arrivò una notte, dopo che mi ero recato a un cocktail e in seguito in un night club. Andai a letto tardi; ma non riuscii ad addormentarmi. Alla fine mi alzai per non disturbare mia moglie, e per la prima volta nella mia vita passeggiai per la stanza senza trovare pace, consapevole che dovevo assolutamente cambiare.

Non ero mai stato in grado di rivelare le mie emozioni con le lacrime e l’umiltà; ma quella notte mi trovai in ginocchio, a chiedere aiuto al mio Padre celeste per la prima volta dopo diciannove anni. Mentre pregavo, un grande sentimento di amore, di compassione e di felicità riempì tutto il mio essere. Lo Spirito Santo entrò in me con tanto potere che singhiozzai a lungo, come un bambino. Quando mi alzai mi sentivo già un uomo nuovo: avevo il cuore pieno di gratitudine e di una fede ardente.

Andai a svegliare mia moglie. Stavo ancora piangendo ed ella mi chiese cosa mi affliggeva. Le dissi che desideravo cambiare vita e tornare a vivere secondo il vangelo di Gesù Cristo. Ella mi disse subito che mi avrebbe appoggiato. Da quel momento non ho più sentito il desiderio di una sigaretta o di una tazza di caffè. Non ho più sentito alcuna voglia di consumare bevande alcooliche.

Il Signore cominciò a benedirmi e non ha mai cessato di farlo. Entro un anno da quella sera ebbi il privilegio di battezzare i miei figli, e poco dopo anche mia moglie. Un anno dopo il suo battesimo andammo al Tempio di Logan, dove ci sposammo per l’eternità e facemmo suggellare a noi i nostri figli.

Porto testimonianza che il Signore si compiace quando una pecorella smarrita ritorna all’ovile. Egli dimostra il Suo amore e la Sua bontà a tutti coloro che si pentono dei loro peccati e osservano i Suoi comandamenti» (Lewis W. Cottle, «Il ritorno del figliol prodigo», La Stella, agosto 1974, pagg. 329–330).

Quali furono i sentimenti di questo moderno figliol prodigo quando si pentì? Leggi Luca 15:10. Come considera il Padre celeste il nostro pentimento? (Vedi DeA 58:42 e Isaia 1:18.) Come dobbiamo comportarci con chi si è pentito?

Conclusione

Tutti dobbiamo pentirci se vogliamo diventare simili al nostro Padre celeste e vivere nuovamente con Lui. Per questo motivo Gesù Cristo ci ha reso possibile il pentimento mediante la Sua espiazione per i nostri peccati. Quando ci pentiamo dei nostri peccati diamo gioia a noi stessi e al nostro Padre celeste.

Il presidente Harold B. Lee dichiarò: «Il più importante di tutti i comandamenti di Dio è quello che vi è più difficile osservare oggi. Se riguarda la disonestà, l’impudicizia, la falsificazione, la menzogna, oggi è per voi il momento di correggervi, di lottare con voi stessi finché non sarete riusciti a vincere queste debolezze. Poi dedicatevi a un altro comandamento che vi è difficile osservare» (Church News, 5 maggio 1973, pag. 3).

Incarichi

  1. 1.

    Implora il Signore in preghiera di aiutarti a risolvere i problemi che ti affliggono. TieniLo informato quotidianamente del tuo progresso e, mentre ti sforzi di migliorare, continua a pregare per ottenere il perdono degli errori commessi nel passato.

  2. 2.

    Dimostra la tua gioia per il pentimento degli altri e in particolare dei tuoi familiari.

Scritture supplementari

  • Salmi 51:10 (Davide prega per ottenere il perdono)

  • Isaia 1:16–18 (ci è stato comandato di pentirci)

  • Luca 15:7 (il cielo gioisce per coloro che si pentono)

  • 2 Corinzi 7:10 (il dolore secondo Dio porta al pentimento)

  • Mosia 4:1–3 (i peccati ci sono perdonati grazie all’espiazione di Cristo)

  • Alma 17:15 (il battesimo come segno del pentimento)

  • Alma 12:14–15 (la fede e il pentimento ci portano la salvezza)

  • Alma 34:8–9 (Cristo espiò i peccati del mondo)

  • DeA 19:16–17 (Cristo soffrì per coloro che si pentono)

  • DeA 76:40–42 (Gesù morì per espiare i peccati del mondo)

Preparazione dell’insegnante

Prima di esporre questa lezione:

  1. 1.

    Leggi il capitolo 19, «Il pentimento», del manuale Principi evangelici.

  2. 2.

    Ricorda ai membri della classe di portare alla riunione le loro Scritture.

  3. 3.

    Se lo desideri incarica alcuni membri della classe di esporre i sette aspetti del pentimento indicati nel capitolo 19 del manuale Principi evangelici.

  4. 4.

    Incarica i membri della classe di narrare le storie e leggere i passi delle Scritture citati in questa lezione.

  5. 5.

    Prepara la lezione in modo da evitare che si parli dei problemi personali dei componenti del quorum.