Il quorum del sacerdozio

Doveri e benedizioni del sacerdozio: Manuale di base per i detentori del sacerdozio, Parte A, 1998


Questa lezione ha lo scopo di aiutarci a comprendere i modi in cui i quorum del sacerdozio possono aiutare gli individui, le famiglie e la Chiesa.

Introduzione

Noi detentori del sacerdozio abbiamo il privilegio e anche il dovere di compiere molte cose di nostra iniziativa senza che ci venga chiesto dai dirigenti della Chiesa (vedi DeA 58:26–29). Possiamo svolgere il nostro lavoro, possiamo prenderci cura dei membri della famiglia, possiamo sviluppare il principio dell’obbedienza e compiere molte buone azioni per il bene nostro, dei nostri familiari e del nostro prossimo. Tuttavia dobbiamo renderci conto che in qualche occasione avremo necessità di un aiuto da parte degli altri. Possiamo ritrovarci impantanati; possiamo essere colpiti da un malore e non avere la forza di chiedere aiuto; possiamo essere afflitti dalla disobbedienza di un figlio o scoraggiati perché nessuno sembra curarsi di noi.

Un giorno un contadino il cui fieno stava ancora asciugando nei campi vide avvicinarsi un furioso temporale. Se non fosse riuscito a raccoglierlo prima della pioggia il fieno sarebbe stato inutilizzabile; aveva bisogno di un aiuto immediato. Pertanto chiese ai suoi vicini di aiutarlo, cosa che essi fecero molto volentieri salvando tutto il fieno.

Nello stesso modo, quando siamo afflitti da problemi personali o di famiglia che non riusciamo a risolvere da soli, non dobbiamo aver timore di chiedere l’aiuto degli altri.

Chi può aiutarci? Dove possiamo rivolgerci per ottenere un aiuto?

Lo scopo del quorum del sacerdozio

Il Padre celeste istituì i quorum del sacerdozio per aiutare i membri della Chiesa a fare onore al sacerdozio, collaborare per servire gli altri ed edificare la Chiesa. I quorum hanno anche lo scopo di aiutare i loro componenti a soccorrersi reciprocamente nei momenti di necessità.

Il quorum del sacerdozio è un gruppo organizzato di uomini che detengono lo stesso ufficio del sacerdozio. In alcune unità della Chiesa, quando ci sono pochi uomini che detengono il sacerdozio, tutti i detentori del sacerdozio, a prescindere dai rispettivi uffici, vengono organizzati in un solo gruppo.

Nelle unità della Chiesa, quando ci sono molti uomini che detengono il sacerdozio, essi sono organizzati in quorum di sommi sacerdoti, anziani, sacerdoti, insegnanti e diaconi. Ogni quorum, eccetto quello dei sacerdoti, è presieduto da un presidente e da due consiglieri. Il quorum dei sacerdoti del rione è presieduto dal vescovo coadiuvato da due sacerdoti come assistenti. Il presidente del palo e i suoi consiglieri formano la presidenza del quorum dei sommi sacerdoti del palo.

Per aiutare i membri del quorum a fare fronte all’obbligo di aiutarsi e di istruirsi reciprocamente nell’assolvere i rispettivi doveri, ogni domenica si tengono le riunioni dei quorum. A queste riunioni si discutono gli affari del quorum, si assegnano gli incarichi nel sacerdozio, si insegna il Vangelo, si rafforzano le testimonianze e si accresce la spiritualità di ogni componente del quorum.

Nelle Scritture ci è detto come assolvere i nostri compiti e i nostri doveri nel sacerdozio.

Leggi DeA 107:99–100.

Le presidenze dei quorum o i capigruppo hanno il dovere di insegnarci i nostri doveri nel sacerdozio e di offrirci la possibilità di imparare facendo pratica nell’adempimento di questi doveri. Dopo che abbiamo imparato i nostri doveri, è nostra responsabilità agire con diligenza nell’ufficio del sacerdozio al quale siamo stati nominati. Se facciamo onore alle nostre chiamate nel sacerdozio servendo gli altri e accettando incarichi dalla presidenza del nostro quorum, accresciamo la nostra conoscenza e capacità di servire.

Chiedi ai membri della classe di spiegare alcuni doveri del sacerdozio che hanno imparato e svolto.

Come funzionano i quorum del sacerdozio

I quorum del sacerdozio accettano e mettono in pratica tutti i principi del Vangelo che il Signore ci ha rivelato tramite i Suoi profeti. Alcuni tra i principi più importanti sono: la rettitudine, l’unità, l’assistenza reciproca e l’amicizia.

Rettitudine

Il Signore ha detto che «i diritti del sacerdozio sono inseparabilmente connessi con i poteri del cielo e che i poteri del cielo non possono essere governati né esercitati, se non su principi di giustizia» (DeA 121:36). La forza del nostro quorum del sacerdozio dipende dalla forza dei suoi componenti. Più diventiamo retti e più potere e guida riceveremo dal Signore.

Unità

«Il quorum deve essere così unito che i suoi componenti possono aiutarsi gli uni gli altri, non soltanto spiritualmente; ma anche economicamente e in ogni maniera possibile. Se nei nostri quorum possiamo far prevalere questo spirito di unità, riusciremo a comprendere pienamente il significato dell’organizzazione del nostro sacerdozio nella Chiesa» (David O. McKay, “The Fundamental Basis for Home Teaching”, Improvement Era, luglio 1963, pag. 615).

Assistenza reciproca

«Tutti i quorum del sacerdozio hanno ricevuto dal Signore il comandamento di raccogliere le loro forze e, sotto la guida dello Spirito e del potere del sacerdozio, di accertarsi che ogni persona che si trova nel bisogno sia aiutata dal suo quorum a diventare autosufficiente» (Harold B.Lee, “The Place of the Priesthood Quorum in the Church Security Program”, Improvement Era, ottobre 1937, pag. 634).

Amicizia

Nei primi tempi della Chiesa gli uomini «dedicavano al loro quorum un’assoluta lealtà. Non conosceremo mai tutta la forza e tutta la bellezza delle amicizie che venivano create in quelle fraternità del sacerdozio. Gli uomini si prendevano cura delle famiglie dei loro fratelli quando questi andavano in missione, condividevano privazioni e dolori, e da queste prove scaturivano sentimenti di lealtà che sfidano ogni descrizione… Gli uomini offrivano la vita gli uni per gli altri.

È vero che oggi non ci troviamo davanti gli stessi pericoli fisici che esistevano allora, ma siamo circondati da innumerevoli altri pericoli che, temo, qualche volta sono più gravi per le loro conseguenze finali di quelli che dovevano affrontare e superare i nostri antenati. Abbiamo bisogno di amici che ci aiutino a superare queste situazioni tanto critiche? Io credo di sì» (Stephen L. Richards, “The Priesthood Quorum: A Three-fold Definition”, Improvement Era, maggio 1939, pag. 294).

Per noi deve esser fonte di conforto sapere che se mai avremo bisogno di essere rafforzati nel Vangelo, tutti i membri fedeli del nostro quorum si unirebbero per ammonirci, rafforzarci spiritualmente e aiutarci a ritrovare la via per ritornare all’attività. L’anziano Boyd K. Packer ha detto: «L’uomo che diventa inattivo non perde l’appartenenza a un quorum e la partecipazione alle sue attività se non in seguito ad azione giudiziaria. L’uomo colpevole di trasgressioni è soggetto ad azione disciplinare; può essere sospeso, nel qual caso si applicano sanzioni che gli impediscono di esercitare il sacerdozio sino a quando il pentimento è completo e tali privilegi verranno restaurati. Se viene scomunicato dalla Chiesa, egli non detiene più il sacerdozio, né l’appartenenza ad un quorum» (Un real sacerdozio, Guida allo studio individuale del Sacerdozio di Melchisedec, 1975–1976, pag. 198).

La Chiesa ha necessità «di ogni membro, affinché tutti possano essere edificati insieme e che l’insieme possa essere tenuto perfetto» (DeA 84:110). L’organizzazione della Chiesa è l’organizzazione più perfetta attualmente esistente sulla terra ed i quorum del sacerdozio costituiscono una parte vitale di questa organizzazione. Nello svolgimento delle responsabilità dei quorum del sacerdozio è necessario tenere presenti le necessità di ogni singolo membro. L’anziano Boyd K. Packer ha detto: «Se il suo quorum del sacerdozio funziona debitamente, l’uomo sostenuto dai suoi fratelli, praticamente non può mancare o fallire in alcun aspetto delle sue responsabilità» (Un real sacerdozio, Guida allo studio individuale del Sacerdozio di Melchisedec, 1975–1976, pag. 198).

Il quorum opera correttamente quando ogni suo componente fa la sua parte. Per esempio, servendo come insegnanti familiari i detentori del sacerdozio diventano anelli di una catena che unisce il presidente del quorum alla famiglia di ogni componente del quorum. Quando i problemi vengono identificati e le necessità comunicate dagli insegnanti familiari, il quorum può mettersi in moto. Sulla base di queste informazioni il quorum, sotto la direzione della presidenza del quorum del sacerdozio, può aiutare i componenti del quorum che si trovano nel bisogno.

Dopo la famiglia il quorum è la prima fonte di aiuto. Per questo motivo i componenti del quorum devono rispondere alla chiamata di aiutare quelli fra loro che si trovano nel bisogno.

Quali sono alcuni modi specifici in cui i componenti del quorum del sacerdozio possono aiutarsi reciprocamente come fratelli nel sacerdozio?

Come fare la nostra parte come componenti di un quorum del sacerdozio

Chiedi ai membri di leggere e di segnare DeA 108:7. Che cosa ci dice questo passo delle Scritture circa ciò che possiamo fare per rafforzarci reciprocamente?

Scrivi alla lavagna i modi indicati in questo passo delle Scritture.

Tra le altre cose il Signore fa notare che un detentore del sacerdozio può rafforzare i suoi fratelli con ciò che dice di loro e ciò che insegna loro. Il presidente J. Reuben Clark jun. disse che la forza di un quorum è proporzionale alla forza dell’amore che i singoli componenti del quorum sentono gli uni per gli altri.

«L’assistenza del quorum può assumere la forma di un aiuto verso il fratello bisognoso per risolvere un’effettiva necessità o problema: costruire una casa, iniziare un’attività commerciale, se si tratta di un artigiano, procurarsi gli arnesi che gli abbisognano, se si tratta di un contadino, acquistare i semi, aiutarlo a seminare, a mietere od ottenere un credito urgente di cui ha bisogno, fornirgli indumenti, tetto, cibo, assistenza medica o istruzione per i figli o per dargli aiuto in innumerevoli altri modi» (“Church Welfare Plan”, a Discussion by President J. Reuben Clark Before the First Citizens’ Conference on Government Management at Estes Park, Colorado, giugno 1939, pag. 20).

Come sarebbe il nostro quorum se ci amassimo veramente gli uni gli altri?

Lo scopo del quorum del sacerdozio è di aiutare ogni detentore del sacerdozio a imparare a usare il suo sacerdozio e assistere i componenti del suo quorum in momenti di necessità. Questo obiettivo viene raggiunto soltanto se ogni fratello è disposto a prestare il suo aiuto e se si conoscono le specifiche necessità dei componenti del quorum. Per questo motivo dobbiamo tenere informati i dirigenti del nostro quorum circa le necessità che vediamo ed essere noi stessi disposti a chiedere aiuto quando ne abbiamo bisogno. I membri del quorum non possono aiutare gli altri fino a quando non conoscono le loro necessità. Certamente ognuno dovrebbe cercare di risolvere i propri problemi; ma può venire il tempo in cui abbiamo bisogno dell’aiuto del quorum. Non dobbiamo vergognarci di chiedere aiuto, poiché questo darà agli altri l’occasione di essere utili.

La seguente storia mostra come un quorum può aiutare uno dei suoi componenti:

«Nell’autunno del 1918, l’ultimo anno della prima guerra mondiale, durante il quale più di quattordici milioni di persone morirono per quella terribile epidemia di ‹peste nera› o influenza spagnola, l’inverno venne presto e gelò il terreno, prima che potessimo provvedere alla raccolta delle barbabietole. Mio padre e mio fratello Francis lavoravano duramente per togliere al terreno gelato un carro di bietole al giorno per portarle allo zuccherificio. Era un lavoro faticoso a causa del gelo e della mancanza di manodopera poiché mio fratello Floyd ed io eravamo sotto le armi…

Mentre erano così occupati a raccogliere il frutto delle loro fatiche, l’unico raccolto che portava in casa qualche soldo, ricevettero una telefonata dal nostro fratello maggiore, George Albert… che comunicava la tragica notizia della morte di Kenneth, il figlio di nove anni dell’altro nostro fratello, Charlie… dopo poche ore di violentissima malattia. George Albert ci chiedeva di andare a prendere il corpo del povero Kenneth e di portarlo a giacere nella tomba di famiglia nel cimitero di Lehi.

Mio padre… andò a Five Points, a Ogden, per svolgere quel triste compito. Quando arrivò alla casa trovò Charlie sdraiato sul letto, sopra il corpo del figlio, recante egli stesso i segni della terribile malattia… con una febbre altissima.

‹Porta a casa mio figlio›, disse Charlie a suo padre, ‹seppelliscilo nella tomba di famiglia e vieni a prendere il mio corpo domani›.

Mio padre portò a casa il corpo di Kenneth, gli fece una cassa da morto nella sua officina da carpentiere. Mia madre e le mie sorelle… ne rivestirono l’interno di stoffa e vi misero un cuscino. Poi mio padre e Franz, aiutati da due vicini, andarono a scavare la fossa. I morti erano tanti che ogni famiglia doveva pensare a scavare la fossa per i propri cari. Il servizio funebre fu molto breve.

La mia famiglia era appena tornata dal cimitero, quando il telefono suonò di nuovo e George Albert ci comunicò un’altra terribile notizia. Charlie era morto e due delle sue bellissime figlie, Vesta di sette anni e Elaine di cinque, erano molto gravi. Anche i due figli più piccoli, Raeldon di quattro anni e Pauline di appena tre, erano stati colpiti dal morbo.

I nostri buoni cugini… riuscirono a procurarci una cassa per il povero Charlie e mandarono la salma a Lehi per ferrovia. Mio padre e Franz andarono alla stazione a prendere il nostro caro estinto.

Il giorno dopo mio padre venne chiamato a compiere un’altra triste missione, quella di portare a casa Vesta, quella bella bambina dai capelli scuri e dagli occhi azzurri come il cielo.

Quando arrivò a casa trovò Juliett, mia cognata, accasciata dal dolore, inginocchiata accanto alla culla della piccola Elaine. Juliett piangeva e pregava.

Prima che mio padre arrivasse a casa con la piccola bara di Vesta, ricevemmo purtroppo un’altra telefonata. Elaine era andata a unirsi a suo padre, al fratello Kenneth e alla sorella Vesta. E così mio padre fu costretto a fare un altro viaggio per riportare a casa un altro componente della sua famiglia in meno di una settimana.

Il giorno in cui affidammo alla terra la piccola Elaine, il telefono non suonò, né lo fece la mattina dopo…

Dopo aver fatto colazione il babbo disse a Franz: ‹Bene, figliolo, andiamo a vedere se possiamo togliere dal terreno un altro carro di barbabietole prima che gelino completamente. Attacca i cavalli e andiamo!›

Francis andò a prendere carro e cavalli e, fatto salire il babbo, si avviò lungo la strada di Saratoga. Lungo il cammino incontrarono una lunga fila di carri guidati dai nostri vicini, che portavano le loro barbabietole allo zuccherificio. Quando passavamo accanto a ogni carro il conducente rivolgeva a mio padre qualche parola di condoglianze: ‹Mi dispiace, George›, ‹Coraggio, George›, ‹Ti siamo tutti vicini, George›.

L’ultimo carro era guidato da Jasper Rolfe… egli li salutò allegramente dicendo: ‹Questo è l’ultimo carico, zio George›.

Mio padre si voltò verso Franz e disse: ‹Vorrei che fosse anche il nostro ultimo carico›.

Quando arrivammo al campo di barbabietole, Franz saltò a terra per aprire la staccionata e permettere al carro di entrare. Dopo che l’ebbe fatto, si guardò intorno e vide che nel campo non c’era rimasta una sola barbabietola. Allora Franz comprese il significato delle parole di Jasper Rolfe quando questi aveva detto. ‹Questo è l’ultimo carico, zio George›.

Mio padre scese dal carro, raccolse una manciata di terra, di quella terra che amava tanto, e con la mano sinistra, che mancava del pollice, prese la parte verde di una barbabietola scollettata dai suoi vicini. Guardò i simboli del suo lavoro come se non credesse ai propri occhi.

Poi si sedette su un mucchio di foglie di barbabietola – e là, quell’uomo, che per sei giorni non aveva fatto che portare a casa i suoi cari defunti, preparato bare e scavato fosse, senza mai vacillare – ebbene quell’uomo cominciò a piangere come un bambino.

Poi si alzò, si asciugò gli occhi, guardò verso il cielo e disse. ‹Grazie, Padre, per gli anziani del nostro rione›» (Les Goates, citato da Vaughn J. Featherstone in «Or dunque queste tre cose durano: fede, speranza e carità», La Stella, novembre 1973, pagg. 472–473).

Conclusione

Tutti i quorum della Chiesa sono organizzati al fine di compiere i propositi del Signore. Come detentori del sacerdozio dobbiamo assolvere i compiti che ci sono stati affidati.

Il presidente Joseph Fielding Smith scrisse: «Mai prima d’ora, nella storia della Chiesa, è stato tanto necessario assolvere le responsabilità affidate al sacerdozio. Mai prima d’ora abbiamo avuto un obbligo maggiore di servire il Signore, di osservare i Suoi comandamenti e di fare onore alle chiamate che ci sono state affidate» (Dottrine di salvezza, 3:117).

Incarichi

  1. 1.

    Esegui gli incarichi che ti sono affidati.

  2. 2.

    Diventa consapevole delle necessità degli altri componenti del quorum.

  3. 3.

    Cerca l’aiuto del tuo quorum del sacerdozio quando ti trovi nel bisogno.

Preparazione dell’insegnante

Prima di esporre questa lezione:

  1. 1.

    Leggi DeA 107:21–26; 58:66; 85:100.

  2. 2.

    Procurati lavagna e gesso. La lavagna ti sarà necessaria per la maggior parte delle lezioni, per cui cerca di averne una in classe ogni settimana.

  3. 3.

    Incarica i membri della classe di narrare le storie e di leggere i passi delle Scritture citati nella lezione.

  4. 4.

    Programma di iniziare la riunione cantando l’inno «Mi son reso oggi utile?» (Inni, No. 36).