La preparazione per entrare nel sacro tempio

La preparazione per entrare nel sacro tempio, (2002), 1–37


Venite al tempio

Molti sono i motivi per cui una persona dovrebbe desiderare di venire al tempio. Anche il suo aspetto esteriore sembra sottolinearne gli scopi profondamente spirituali. Questi fini spirituali sono molto più evidenti entro le sue pareti. Sulla porta del tempio compare una scritta che è un tributo: «Holiness to the Lord» (NdT: Santo all’Eterno). Quando entrate in un tempio che è stato dedicato, vi trovate nella casa del Signore.

La Chiesa costruisce edifici di vario genere, in cui noi adoriamo, insegnamo, ci ricreiamo e ci organizziamo. In questi edifici, o anche in locali presi in affitto, possiamo organizzare pali, rioni, missioni, quorum e Società di Soccorso; ma quando organizziamo le famiglie secondo l’ordine rivelato dal Signore, lo facciamo nei templi. Il matrimonio nel tempio, questa ordinanza di suggellamento, è la suprema benedizione che si possa chiedere nel sacro tempio.

Nei templi tutti i membri della Chiesa che si sono a ciò qualificati possono partecipare alla più esaltata delle ordinanze redentrici mai rivelate all’umanità. Là, con una sacra cerimonia, l’uomo può essere purificato, unto, istruito, investito di potere e suggellato. E una volta ottenute queste benedizioni per noi, possiamo officiare per coloro che sono morti senza aver goduto degli stessi privilegi. Nei templi le sacre ordinanze vengono celebrate sia per i vivi che per i morti. Qui troviamo il fonte battesimale, in cui vengono celebrati i battesimi per procura per i morti, che vedono i membri degni fungere da procuratori per coloro che sono passati dall’altra parte del velo.

«Venite al tempio». Se non subito, presto. Pregate fervidamente, mettete ordine nella vostra vita, risparmiate tutto ciò che potete con la speranza che possa venire questo giorno. Iniziate subito questo viaggio di pentimento che qualche volta può essere molto difficile e scoraggiante. Il tempio trasforma l’individuo e rende meritevole qualsiasi sforzo compiuto per recarvisi. Per coloro che vivono a molta distanza da un tempio, i templi verranno a voi prima che voi possiate recarvici. Conservate la vostra fede, la vostra speranza e decidete fermamente di venire; impegnatevi a esserne degni e a venire al tempio.

Queste cose sono sacre

Un’attenta lettura delle Scritture dimostra che il Signore non rivelò tutte le cose a tutti gli uomini. Furono prefissate alcune qualifiche che costituivano un requisito essenziale per poter ricevere informazioni sacre. Le cerimonie del tempio rientrano in questa categoria.

Noi non parliamo delle ordinanze del tempio al di fuori di questi sacri edifici. Non fu mai inteso che la conoscenza di queste cerimonie che si celebrano nel tempio dovesse essere limitata ad alcuni eletti, con l’obbligo di far sì che altri non ne venissero mai a conoscenza; anzi è vero proprio il contrario: con grandi sforzi noi invitiamo ogni persona a qualificarsi e a prepararsi per l’esperienza del tempio. A coloro che si sono recati al tempio è stato insegnato un ideale: un giorno ogni persona vivente e ogni persona che sia vissuta sulla terra avrà la possibilità di ascoltare il Vangelo e di accettare o meno ciò che il tempio offre. Se questa possibilità verrà rifiutata, il rifiuto dovrà essere fatto personalmente dall’interessato.

Le ordinanze e le cerimonie del tempio sono semplici, sono belle, sono sacre; sono mantenute riservate per evitare che siano conferite a persone che non sono a ciò preparate. La curiosità non costituisce una valida preparazione. Il profondo interesse non costituisce una valida preparazione. La preparazione per le ordinanze comprende alcuni passi preliminari: fede, pentimento, battesimo, confermazione, dignità, maturità, merito di colui che viene accolto come ospite nella casa del Signore.

Prima di andare al tempio dobbiamo essere preparati; dobbiamo esserne degni. Vi sono infatti alcune restrizioni e condizioni. Esse furono stabilite dal Signore e non dall’uomo. Il Signore ha ogni diritto e ogni autorità di stabilire le cose attinenti alla necessità di salvaguardare la santità e la riservatezza del tempio.

Tutti coloro che possiedono la dignità necessaria e sono qualificati sotto ogni aspetto possono entrare nel tempio, e saranno introdotti ai sacri riti e ordinanze.

Degni di entrare

Una volta compresi il valore delle benedizioni del tempio e la santità delle ordinanze in esso celebrate, esiterete a sollevare eccezioni in merito alle elevate norme stabilite dal Signore per accedere al sacro tempio.

Per essere ammessi al tempio bisogna possedere una raccomandazione valida. Questa raccomandazione deve essere firmata dal vescovo del rione e dal presidente del palo di appartenenza. Nelle missioni saranno naturalmente il presidente del ramo e il presidente della missione ad avere la responsabilità di rilasciare le raccomandazioni per il tempio. Soltanto coloro che ne sono degni possono andare al tempio. Il vescovo ha la responsabilità di svolgere indagini in merito alla nostra dignità personale. Questa intervista è di grande importanza per voi come membri della Chiesa, poiché è l’occasione per esaminare insieme a un servo ordinato dal Signore il corso della vostra vita. Se nella vostra vita vi sono pecche o situazioni non chiare, il vescovo sarà in grado di aiutarvi a risolvere questi problemi. Mediante questa procedura, quando vi consigliate con il giudice comune in Israele potete dichiarare la vostra dignità, o essere aiutati a raggiungerla, per accedere al tempio con l’approvazione del Signore.

Il presidente N. Eldon Tanner, allora primo consigliere della Prima Presidenza, una volta parlò alla riunione generale del sacerdozio a proposito di queste interviste. I suoi consigli sono molto importanti sia per i dirigenti della Chiesa che tengono le interviste che per i membri che devono essere intervistati. Esaminate attentamente questi consigli:

Voi, vescovi e presidenti di palo, potete accingervi a tenere un’intervista per l’emissione di una raccomandazione per il tempio con un atteggiamento simile a quello appresso descritto:

«Lei è venuto da me per ottenere una raccomandazione per entrare nel tempio. Ho la responsabilità di rappresentare il Signore in questa intervista. A conclusione dell’intervista sarò chiamato a firmare la sua raccomandazione, ma la mia non è l’unica firma importante che comparirà sulla raccomandazione. Prima di me dovrà firmarla lei stesso.

Quando firma la sua raccomandazione dichiara al Signore di essere degno dei privilegi concessi a coloro che ottengono tale raccomandazione. Vi sono alcune domande standard che le porrò… Lei dovrà rispondere onestamente a ognuna di esse» …

Dopo aver posto al candidato le domande prescritte, potete aggiungere espressioni simili a quelle che seguono: «Colui che entra nella casa del Signore deve essere innocente da ogni pratica impura o innaturale» …

Le nostre interviste devono essere condotte con amore e con modestia. Spesse volte le cose si possono correggere con la domanda: «Vi è qualche motivo per cui lei si può sentire a disagio o forse anche disonesto verso il Signore, se firma la sua raccomandazione per il tempio?

Prima di firmarla, vuole che le lasci un po’ di tempo per mettere ordine nella sua vita? Ricordi che il Signore conosce ogni cosa e non si lascia beffare. Noi stiamo cercando di aiutarla. Non menta mai per ottenere una chiamata o una raccomandazione o una benedizione dal Signore».

Se trattate l’argomento come sopra indicato il membro avrà ogni responsabilità di intervistare se stesso. Il vescovo o il presidente del palo ha diritto al potere di discernimento. Egli saprà se c’è qualcosa che deve essere corretta prima di emettere una raccomandazione (vedere «La benedizione delle interviste della Chiesa», La Stella, aprile 1979, 77–79).

L’intervista per il rilascio di una raccomandazione per il tempio viene tenuta privatamente tra il vescovo e il membro della Chiesa interessato. In quest’occasione al fedele vengono poste delle domande minuziose in merito alla sua condotta e dignità personale e alla sua lealtà verso la Chiesa e i suoi dirigenti. L’individuo deve dichiarare di essere moralmente puro e di osservare la Parola di Saggezza, di pagare interamente la decima, di vivere in armonia con gli insegnamenti della Chiesa e di non essere affiliato né nutrire simpatia verso gruppi apostati. Al vescovo viene insegnato che la riservatezza nel trattare queste cose con ogni persona intervistata è della massima importanza.

La dignità di un individuo a ricevere una raccomandazione per il tempio di solito è stabilita quando le domande del vescovo ricevono delle risposte accettabili. Se il richiedente non osserva i comandamenti e se nella sua vita vi sono situazioni che devono essere risolte, sarà necessario che egli dimostri di essersi veramente pentito prima che gli si possa rilasciare una raccomandazione per il tempio.

Dopo che il vescovo avrà tenuto questa intervista, un membro della presidenza del palo a sua volta intervisterà ognuno di noi prima che possiamo andare al tempio. Se ci rechiamo al tempio per la prima volta normalmente sarà il presidente del palo a tenere l’intervista.

Sicuramente quando vi presentate per essere intervistati per ottenere una raccomandazione per il tempio dovete accettare il giudizio di colui che è designato come giudice comune in Israele, che ha il compito di rappresentare il Signore nel determinare se è per voi appropriato o meno entrare in questo sacro luogo.

La prima volta e ogni volta

Se vi recate al tempio per la prima volta è piuttosto normale che vi sentiate un po’ preoccupati. Per natura siamo ansiosi nei confronti di tutto ciò che ci è sconosciuto. Spesso ci sentiamo nervosi nell’imminenza di nuove esperienze.

State tranquilli. Andate al tempio; avrete sempre qualcuno pronto ad aiutarvi. Sarete attentamente guidati; perciò state tranquilli.

Quando entriamo nel tempio dobbiamo essere riverenti. Ogni scambio di parole necessario deve essere fatto a bassa voce. Durante i periodi di istruzione dobbiamo naturalmente comportarci con riverenza e far silenzio.

Attualmente sono pochi i luoghi che ci danno l’opportunità di meditare in quieta riverenza. Prima di entrare in alcuni templi per iniziare il lavoro di ordinanza, i partecipanti di solito si riuniscono nella cappella situata nell’edificio. Là i membri attendono sino a che siano arrivati tutti i partecipanti. Nelle comuni situazioni della vita quest’attesa ci renderebbe di solito impazienti. Arrivare per primi in una stanza ed essere poi obbligati ad attendere l’arrivo dell’ultima persona prima di procedere in altre circostanze sarebbe causa di irritazione. Nel tempio avviene invece proprio il contrario: quest’attesa viene considerata un’eccellente opportunità. Quale privilegio è poter sedere in silenzio senza conversare e concentrare la mente su pensieri spirituali! È una cosa che ravviva l’anima.

Quando venite al tempio ricordate che siete ospiti nella casa del Signore. È un momento di gioia, ma di gioia quieta. Qualche volta a un matrimonio nel tempio è necessario ricordare a parenti e amici che le loro espressioni di affetto e le loro congratulazioni e i saluti rivolti ai parenti che non vedono da lungo tempo devono essere espressi con tono quieto e sommesso: voci alte e risate non sono atteggiamenti appropriati nella casa del Signore.

Aderite alle istruzioni impartite dai lavoranti del tempio. Qualcuno vi guiderà durante la visita.

Insegnamenti dall’alto

Prima di recarvi al tempio per la prima volta o anche dopo esservi recati colà molte volte vi sarà utile rendervi conto che gli insegnamenti impartiti nel tempio vengono effettuati in maniera simbolica. Il Signore, il Grande Maestro, impartiva in questa maniera gran parte dei Suoi insegnamenti.

Il tempio è una grande scuola. È una casa di apprendimento. Nei templi l’atmosfera viene mantenuta tale da risultare ideale per l’insegnamento di cose che sono profondamente spirituali. Il defunto dottor John A. Widtsoe, membro del Quorum dei Dodici, era un distinto professore universitario e studioso noto in tutto il mondo. Egli sentiva la più profonda riverenza per il lavoro di tempio. In un’occasione ebbe a dire:

Le ordinanze del tempio abbracciano l’intero piano di salvezza, così come è stato esposto di volta in volta dai dirigenti della Chiesa, e chiariscono cose difficili da comprendere. Negli insegnamenti del tempio relativi al grande piano di salvezza non vi sono distorsioni o intrecci. La completezza filosofica dell’investitura è uno dei grandi argomenti a favore della veridicità delle ordinanze del tempio. La completezza dello schema e dell’esposizione del piano evangelico fa dell’adorazione nel tempio uno dei metodi più efficaci per tener desta la memoria dell’intera struttura del Vangelo.

Un altro fatto mi ha sempre attratto come forte prova intrinseca della verità del lavoro di tempio. L’investitura e il lavoro di tempio così come furono rivelati dal Signore al profeta Joseph Smith… possono essere chiaramente suddivisi in quattro parti distinte: le ordinanze preparatorie; l’impartire istruzioni mediante esposizioni e rappresentazioni; le alleanze e, infine, le prove della conoscenza. Dubito che il profeta Joseph, digiuno com’era di logica, avrebbe potuto da solo aver reso questa cosa così logicamente completa (John A. Widtsoe, «Temple Worship», The Utah Genealogical and Historical Magazine 12 aprile 1921, 58).

Per citare di nuovo l’articolo dell’anziano Widtsoe:

Viviamo in un mondo di simboli. Non conosciamo nulla se non per mezzo di simboli. Tracciamo alcuni segni su un foglio di carta e diciamo che essi formano una parola, che significa amore, o odio, o carità, o Dio, o eternità. I segni possono non essere molto belli per l’occhio che li osserva. Nessuno trova da ridire sui simboli che compaiono nelle pagine di un libro, proprio perché essi non sono grandi tanto nella loro bellezza, quanto per le cose che rappresentano. Non abbiamo nulla da eccepire in merito al simbolo D-i-o perché non è molto bello, eppure rappresenta la maestà di Dio. Siamo felici di disporre di simboli soltanto se il significato degli stessi ci è chiaro. Questa sera vi ho parlato; voi non avete avuto molto da ridire circa il modo in cui ho tenuto il discorso o sulla scelta che ho fatto dei vocaboli; seguendo il significato dei pensieri che ho cercato di chiarirvi avete dimenticato le parole e il modo in cui le ho dette …

Viviamo in un mondo di simboli. Nessun uomo o nessuna donna può uscire dal tempio avendo ricevuto l’investitura come dovrebbe, se non ha visto, al di là del simbolo, le possenti realtà che il simbolo rappresenta. («Temple Worship», 62).

Se andate al tempio e ricordate che l’insegnamento è simbolico non entrerete mai con il giusto spirito senza uscirne con una visione ampliata, senza sentirvi un po’ più glorificati, senza vedere la vostra conoscenza delle cose spirituali accresciuta. Il programma di insegnamento è superbo: è ispirato. Il Signore stesso, il Grande Maestro, nell’insegnare ai discepoli usava costantemente parabole, una forma verbale per illustrare simbolicamente cose che altrimenti avrebbero potuto essere difficili da comprendere. Egli parlava delle esperienze quotidiane tratte dalla vita dei Suoi discepoli, parlava di galline, pulcini, uccelli, fiori, volpi, alberi, ladri, predoni, tramonti, dei ricchi e dei poveri, dei medici, di rammendare gli indumenti, estirpare le erbacce, spazzare la casa, nutrire i maiali, trebbiare e immagazzinare il grano, costruire case, assumere mano d’opera e di dozzine di altre cose diverse. Egli parlava del granel di senape e della perla. Intendeva istruire i Suoi ascoltatori, così parlava delle cose più semplici in un linguaggio simbolico. Nessuna di queste cose è misteriosa o oscura, e tuttavia sono tutte simboliche.

Il tempio stesso diventa un simbolo. Se avete mai visto un tempio di notte, completamente illuminato, saprete quale spettacolo emozionante può essere. La casa del Signore, immersa nella luce, risplende nelle tenebre e diventa così un simbolo del potere e dell’ispirazione del vangelo di Gesù Cristo, si erge come un faro in un mondo che sprofonda sempre più nelle tenebre spirituali.

Non si potrà comprendere pienamente la cerimonia del tempio alla prima esperienza: in quest’occasione si comprenderà soltanto parzialmente. Tornate ripetutamente al tempio. Tornate per imparare le cose che vi hanno turbato, o le cose che vi hanno lasciato qualche dubbio, e quello che vi è apparso misterioso vi diventerà noto. Molte saranno le cose quiete e personali che non potrete veramente spiegare a nessun altro; per voi saranno cose note.

Ciò che ricaviamo dalla visita al tempio dipende in gran parte da ciò che portiamo al tempio, sotto forma di umiltà, di riverenza e di desiderio di imparare. Se siamo aperti all’insegnamento nel tempio saremo istruiti dallo Spirito.

Quando avete l’opportunità di partecipare a una sessione di investitura nel tempio o di assistere a un suggellamento, meditate sul profondo significato di ciò che vedete verificarsi davanti ai vostri occhi. E nei giorni che seguono alla vostra visita tenete presenti queste cose; nella quiete e nella preghiera riesaminatele e scoprirete che la vostra conoscenza si è accresciuta.

Uno dei grandi valori dell’esperienza del tempio consiste nel fatto che in esso si espone un vasto e profondo panorama dei propositi di Dio rispetto a questa terra. Dopo che siamo stati al tempio (e possiamo ritornarvi per rinfrescare la nostra memoria) gli eventi della vita si dispongono entro l’ordine delle cose. Riusciamo a vedere in prospettiva dove siamo e renderci conto rapidamente se ci siamo allontanati dalla retta via.

Perciò, tenete lo sguardo rivolto al tempio; indirizzate lo sguardo dei vostri figli verso il tempio. Sin dai giorni della loro infanzia richiamate su di esso la loro attenzione e cominciate a prepararli per il giorno in cui potranno accedere al sacro tempio.

Nel frattempo siate voi stessi aperti all’insegnamento, siate riverenti. Abbeveratevi voi stessi lungamente all’insegnamento – all’insegnamento simbolico e profondamente spirituale – impartito soltanto nel tempio.

Preparare un matrimonio nel tempio richiede tempo, poiché si tratta di qualcosa che merita un’attenta preparazione. Non di rado i giovani, quando si innamorano, decidono di sposarsi e insistono, nonostante il parere contrario dei genitori, di volersi sposare subito, nel giro di una o due settimane. L’invito dei genitori a dedicare più tempo a preparare questo avvenimento viene talvolta interpretato dai giovani come un segno di disapprovazione del loro matrimonio. Essi temono e si aspettano che qualcosa possa interferire con i loro progetti. Alcuni giovani si dimostrano molto immaturi e poco generosi quando insistono per procedere immediatamente, cosa che è possibile soltanto a costo di gravi sacrifici e che spesso sfocia in un’esperienza che si rivela molto meno memorabile di quanto avrebbe potuto essere in altre circostanze.

Se le cose avvengono troppo in fretta o sono soggette a eccessiva pressione sembra mancare qualcosa nella prima visita al tempio o nel giorno delle nozze nel tempio stesso. Questa prima visita al tempio o il suggellamento il giorno delle nozze sono un’esperienza unica nella vita. Vale la pena di prepararsi ad essa. È talmente significativa che non dovremmo lasciare che i piccoli dettagli della preparazione, le piccole faccende domestiche, ne diminuiscano l’importanza. Per questo motivo ogni preparativo deve essere fatto con anticipo. Rimandare alcune cose essenziali sino all’ultimo giorno può essere fonte di grave frustrazione.

Se vi recate a una riunione prima dell’ora stabilita e vi sedete in silenzio nella cappella osservando la gente arrivare, vi renderete conto che esse portano qualcosa con sé. La temperatura spirituale sale e la stanza cambia aspetto, poiché si è trasformata da una stanza vuota in una congregazione, in un auditorio di fratelli e sorelle che sono venuti spinti dal desiderio di imparare.

Naturalmente gli impegni della nostra vita quotidiana non sempre ci consentono di recarci a una riunione in anticipo sull’ora stabilita. Quello che guadagniamo così facendo è tuttavia doppiamente importante quando ci rechiamo al tempio. Questo è particolarmente vero quando vi andiamo per la prima volta. Dobbiamo arrivare al tempio prima dell’ora stabilita.

Come certamente noterete, arrivare in anticipo sull’ora stabilita non è dettato da motivi precauzionali, non è dovuto al fatto che occorre verificare che le raccomandazioni e tutte le altre cose siano in ordine, o che dobbiamo adattarci a questa nuova esperienza: è qualcosa di più. Significa arrivare nel posto giusto in tempo per entrare con calma nel giusto spirito – per prepararci a ciò che sta per avvenire.

Abbiamo sinora parlato riguardo ai protagonisti dell’esperienza del tempio, ma vi sono occasioni in cui viene programmato un matrimonio nel tempio e alcuni parenti stretti non sono qualificati per ottenere una raccomandazione per il tempio. Può darsi che lo sposo o la sposa sia un convertito alla Chiesa e i suoi genitori non ne facciano ancora parte o che siano nella Chiesa da troppo poco tempo per essere qualificati a ottenere una raccomandazione per il tempio. Oppure può darsi che i genitori siano membri della Chiesa, ma che uno di essi non osservi le norme del Vangelo con sufficiente fedeltà per ricevere una raccomandazione per il tempio. Queste restrizioni sembrano enormi in occasione di un matrimonio nel tempio. Vi sono occasioni in cui le famiglie dovrebbero essere molto unite, in cui dovrebbero trovarsi per godere insieme di questi sacri momenti della vita. Il rifiuto di una raccomandazione per il tempio a una persona non qualificata a detenerla o l’impossibilità di invitare un amico o parente non membro a presenziare al suggellamento possono costituire un problema. E questo a sua volta può essere fonte di infelicità e di contese all’ultimo momento, quando invece maggiore è la necessità che ogni cosa si svolga serenamente per godere della massima armonia.

Cosa fare in questi casi? Di certo non dobbiamo fare indebite pressioni sul vescovo. Il vescovo, secondo le norme che è obbligato a osservare quale giudice comune in Israele, non può in buona fede rilasciare una raccomandazione a una persona che non sia qualificata. Se lo facesse, non farebbe un buon servizio agli interessati e non sarebbe giusto neppure nei confronti di se stesso.

Quando si programma un matrimonio nel tempio e uno dei genitori o un parente stretto non può entrare nel tempio, un’attenta preparazione potrà trasformare questa situazione in un’occasione di progresso, anziché in un problema. Prendete in considerazione i seguenti suggerimenti: invitate il genitore non membro, o il membro non qualificato a ottenere una raccomandazione per il tempio, a venire al tempio insieme ai partecipanti alla cerimonia. Attorno al tempio si gode di uno spirito e di un’influenza che non sono presenti in altri luoghi. Alcuni templi dispongono di un centro visitatori. In ogni caso, il terreno circostante al tempio è sempre mantenuto in modo stupendo ed è un luogo di pace e di serenità.

Disponete in modo che qualcuno rimanga in attesa della conclusione della cerimonia insieme a questo membro della famiglia. Certamente non dovreste mai lasciare queste persone da sole. Vi sono casi in cui membri della famiglia del tutto qualificati per accedere al tempio e assistere al matrimonio si sono accontentati di trascorrere il tempo dell’attesa sul terreno circostante il tempio insieme a coloro che non potevano entrare. È proprio qui, in prossimità del tempio, che hanno potuto spiegare il desiderio dei giovani di essere suggellati nella casa del Signore.

In questi momenti si può esercitare un’influenza che non sarebbe possibile esercitare in altro modo. Per esempio, presso alcuni templi più grandi vi sono delle visite guidate. Un’attenta programmazione compiuta in anticipo può permettere al familiare che per qualche motivo non può accedere al tempio, di godere di una particolare attenzione. La delusione e anche il risentimento e qualche volta l’amarezza da parte dei genitori non appartenenti alla Chiesa o dei genitori membri ma non qualificati possono essere così notevolmente alleviati.

In alcuni templi vi è una stanza apposta in cui i genitori che non sono qualificati ad entrare nel tempio possono incontrare persone degne in grado di rispondere alle loro domande.

La giovane coppia deve comprendere che i loro genitori possono aver atteso con ansia il giorno del loro matrimonio. Il loro desiderio di essere presenti alla cerimonia e il loro risentimento per non poterlo fare è un segno del loro attaccamento come genitori, e di questo i giovani non devono essere dispiaciuti. Questo deve essere compreso e programmato attentamente quale parte della cerimonia.

Vi sono naturalmente alcuni casi in cui il genitore non qualificato si offende e non intende essere placato in alcun modo. In questi casi i giovani dovranno fare del loro meglio. È in questi casi che può sorgere la domanda: Non sarebbe meglio sposarci civilmente per far sì che essi possano presenziare al matrimonio, e poi aspettare l’anno richiesto prima di entrare nel tempio? Questa non è però la soluzione ideale. Una devota e attenta preparazione, nella maggior parte dei casi, può far sì che il problema si trasformi in un’opportunità che alla fine porterà la famiglia a un’unione più forte che nel passato.

Alla celebrazione del matrimonio nel tempio non si dovrebbero invitare gruppi numerosi di amici, di membri del rione, ecc. Il numero delle persone che presenziano al matrimonio dovrebbe essere ristretto e formato soltanto dai membri delle due famiglie e da pochi amici intimi della coppia. In qualche occasione in un rione è stato annunciato il matrimonio e diramato l’invito a tutti di essere presenti per sostenere e incoraggiare gli sposi. È proprio per assolvere a questa funzione che esistono i ricevimenti di nozze. È proprio in occasione del ricevimento di nozze che gli sposi possono salutare gli amici e i conoscenti. Il matrimonio nel tempio di per sé deve essere sacro e ad esso devono partecipare soltanto coloro che occupano un posto di rilievo nella vita degli sposi.

Fuori dal tempio non possiamo ripetere mai le parole dell’ordinanza del suggellamento, ma possiamo descrivere la sala in cui il suggellamento ha avuto luogo, bella per quanto concerne l’arredamento, quieta e serena per quanto concerne lo spirito e santificata dalla sacra opera ivi compiuta.

Prima che la coppia si avvicini all’altare per l’ordinanza di suggellamento è facoltà dell’officiante impartire alcuni consigli, ed è compito dei giovani accettarli. Ecco le osservazioni che la giovane coppia potrà udire in questa circostanza:

«Oggi è il giorno del vostro matrimonio. Naturalmente siete molto emozionati per questo evento. I templi sono stati edificati come santuari per la celebrazione di queste ordinanze. Noi non siamo del mondo. Le cose del mondo non hanno qui nessuna validità e non devono esercitare nessuna influenza su ciò che qui facciamo. Siamo usciti dal mondo per entrare nel tempio del Signore. Questo diventa il giorno più importante della vostra vita.

Voi siete nati, invitati quaggiù da genitori che hanno preparato un tabernacolo mortale nel quale il vostro spirito potesse dimorare. Ognuno di voi è stato battezzato. Il battesimo è un’ordinanza sacra, è un simbolo della purificazione, un simbolo della morte e della risurrezione, un simbolo della nascita a novità di vita. Esso contempla il pentimento e la remissione dei peccati. Il sacramento è un rinnovo dell’alleanza del battesimo e noi possiamo, se viviamo in modo degno, conservare la remissione dei nostri peccati.

Tu, sposo, sei stato ordinato al sacerdozio. Ti è stato prima conferito il Sacerdozio di Aaronne ed evidentemente sei progredito attraverso tutti i suoi uffici: diacono, insegnante, sacerdote. Poi è venuto il giorno in cui sei stato trovato degno di ricevere il Sacerdozio di Melchisedec. Questo sacerdozio, il Sacerdozio Superiore, è definito il sacerdozio secondo il santo ordine di Dio, o il Sacerdozio secondo l’Ordine del Figlio di Dio (vedere Alma 13:18 e Helaman 8:18.) Ti fu affidato un ufficio nel sacerdozio. Ora sei anziano.

Ognuno di voi ha ricevuto la propria investitura. Questa è un’investitura di potenziale eterno. Ma tutte queste cose, sotto un certo aspetto, sono preliminari e preparatorie alla vostra venuta all’altare per essere suggellati come marito e moglie per il tempo e per tutta l’eternità. Ora voi diventate una famiglia, libera di agire nella procreazione, di avere la possibilità, grazie alla devozione e al sacrificio, di mettere al mondo dei figli e di allevarli e di curarli nella sicurezza durante la loro esistenza terrena, per vederli un giorno venire, come avete fatto voi, a partecipare a queste sacre ordinanze del tempio.

Voi siete venuti volontariamente e siete stati giudicati degni. Questa unione può essere suggellata dal Santo Spirito di Promessa».

Pertanto, mando ora su di voi un altro Consolatore, sì, su di voi amici miei, affinché dimori nel vostro cuore, ossia il Santo Spirito di promessa; questo altro Consolatore è lo stesso che promisi ai miei discepoli, come è scritto nella testimonianza di Giovanni.

Questo Consolatore è la promessa che io vi faccio della vita eterna, sì, della gloria del mondo celeste. (DeA 88:3–4.)

«Accettarsi l’un l’altro nell’alleanza del matrimonio è una grande responsabilità che comporta benedizioni senza fine».

Probabilmente gli sposi saranno talmente emozionati durante il corso della cerimonia da non riuscire ad ascoltare attentamente. In effetti possono non udire le parole dell’ordinanza di suggellamento. Mentre non possiamo ripetere queste parole fuori del tempio, possiamo ritornarvi in altre occasioni per assistere a un matrimonio. È un Signore generoso che ci ha autorizzati a farlo. In queste occasioni, quando non siamo così personalmente coinvolti, possiamo ascoltare attentamente le parole dell’ordinanza. Nello stesso modo, naturalmente, tornando spesso a officiare per coloro che sono passati dall’altra parte del velo possiamo rinfrescarci la mente e lo spirito sull’esperienza dell’investitura.

Se vi siete già sposati con una cerimonia civile, adesso potete desiderare di essere suggellati per l’eternità e, se avete figli, suggellarli a voi in un rapporto familiare eterno. Se vi qualificate potete avere il grande privilegio di ricevere questa benedizione.

Vestiti di bianco

Quando svolgiamo il lavoro di ordinanza del tempio indossiamo abiti bianchi. Questi sono un simbolo di purezza e di dignità.

Quando entrate nel tempio vi cambiate i soliti abiti per indossare i vestiti bianchi del tempio. Questo cambiamento ha luogo nello spogliatoio, in cui a ognuno viene assegnato un armadietto e un luogo dove spogliarsi in tutta tranquillità. Nel tempio l’ideale della modestia viene attentamente salvaguardato. Quando mettete i vostri abiti nell’armadietto vi lasciate anche le vostre cure, preoccupazioni e distrazioni. Uscite dallo spogliatoio vestiti di bianco e provate un senso di unità e di eguaglianza, poiché tutti attorno a voi sono vestiti in questo modo.

Se vi recate al tempio per la prima volta consigliatevi con il vostro vescovo. Nel rilasciarvi una raccomandazione vi spiegherà la natura del vestiario che vi sarà richiesto nel tempio. Come ottenere questi capi non è cosa che debba preoccuparvi: potete o acquistarli presso il centro distribuzione della Chiesa o, in alcuni casi, prenderli in affitto al tempio. In quest’ultimo caso viene richiesto il versamento di una piccola somma che copre soltanto i costi di lavanderia. Nei templi più piccoli non è possibile affittare i vestiti.

Come per le cerimonie e le ordinanze del tempio, fuori del sacro edificio possiamo dire ben poco in merito agli indumenti in esso indossati. Possiamo dire che, come le cerimonie, essi hanno un alto significato simbolico.

È segno di riverenza e di rispetto per i membri della Chiesa visitare il tempio vestiti e abbigliati in modo da non sentirsi a disagio alla presenza del Signore. Supponete per un attimo di essere invitati a casa di un personaggio famoso e molto rispettato. Vi è dato sapere che vi troverete in compagnia di ospiti distinti che hanno ricevuto un analogo invito. L’invito è un’indicazione che questo personaggio vi considera degni del massimo onore. Vi rendete conto che molte altre persone sarebbero felici di ricevere un simile invito, ma per un motivo o per l’altro non sono state invitate e perciò non potranno esserci. In queste circostanze è poco probabile che arrivereste a casa di questa persona con i vestiti da lavoro o con quelli con cui partecipate alle attività sportive. Un uomo non si reca a casa di un simile personaggio senza radersi o una donna con i capelli in disordine.

La gente che ha dignità e raffinatezza allorché riceve un invito per un’importante occasione spesso si informa sull’abbigliamento adatto. Non vi preparereste così attentamente per un’occasione speciale? Probabilmente vorreste perfino acquistare un vestito nuovo, con la speranza che il vostro aspetto non stoni con la dignità dell’ambiente in cui vi troverete.

Senza dubbio vorreste anche stirare e pulire i vostri abiti. Vi sentireste a disagio se non foste vestiti correttamente.

L’opportunità di visitare il tempio può essere paragonata a un simile invito.

C’è un unico caso in cui i membri della Chiesa sono invitati al tempio nei loro vestiti «normali», e ciò avviene quando assistono a un matrimonio nel tempio. In questo caso si tolgono soltanto le scarpe, che possono essere sostituite con calzature bianche. Anni fa i Fratelli autorizzarono questa procedura per convenienza dei membri della famiglia e degli amici che non partecipano a una sessione di investitura prima del matrimonio.

Gli sposi entrano nel tempio per essere uniti per il tempo e per tutta l’eternità. Le spose indossano abiti bianchi, con maniche lunghe, modesti per foggia e tessuto e privi di ornamenti elaborati. Anche gli sposi si vestono di bianco. I fratelli presenti non indossano lo smoking.

In occasione di alcune visite al tempio siamo rimasti stupiti e un po’ rattristati nel vedere alcune persone che erano venute per assistere a un matrimonio o per partecipare a una sessione nel tempio vestite come se si fossero recate a un picnic o a un avvenimento sportivo.

Il privilegio di entrare nel tempio merita qualcosa di più. È gradito al Signore che ci laviamo e indossiamo indumenti puliti, per quanto economici possano essere. Dobbiamo vestirci in un modo che ci consentirebbe di sentirci a nostro agio a una riunione sacramentale o a un raduno corretto e dignitoso.

In qualche occasione abbiamo visto presenziare a un matrimonio persone che sembravano aver prestato ben poca attenzione ai consigli dati dai Fratelli circa l’abbigliamento e la cura della persona, su come non dobbiamo cercare di emulare il mondo nel seguire l’ultimo grido della moda o per quanto concerne la lunghezza dei capelli nonché l’acconciatura, ecc. Ci domandiamo perché le persone abbastanza mature per essere ammesse al tempio non abbiano al tempo stesso il buon senso necessario per sapere che il Signore non può compiacersi di quanti dimostrano evidentemente di preferire di seguire le vie del mondo.

Come può un membro in possesso della raccomandazione recarsi al tempio con indumenti poco modesti o troppo mondani? Come può una persona avere un’acconciatura che non è consona alla raffinatezza e alla dignità del luogo?

Quando avete l’opportunità di andare al tempio per partecipare alle cerimonie ivi celebrate o per presenziare a un suggellamento, ricordate dove vi trovate: siete ospiti nella casa del Signore. Dovete acconciarvi e abbigliarvi in modo da sentirvi a vostro agio se Egli dovesse comparire.

Coloro che detengono e condividono le benedizioni del sacerdozio dovrebbero ricoprirsi il corpo come mostrato al profeta Joseph Smith quando gli fu rivelata la cerimonia dell’investitura.

I fedeli che hanno ricevuto le ordinanze del tempio in seguito indossano lo speciale indumento intimo del tempio. Questi indumenti sono forniti da un ente della Chiesa – e sono generalmente messi a disposizione dei membri di tutto il mondo tramite un programma di distribuzione attuato nella Chiesa.

L’indumento del tempio rappresenta sacre alleanze; incoraggia la modestia e diventa uno scudo e una protezione per chi lo indossa.

Indossare questo indumento non impedisce ai membri della Chiesa di seguire l’eleganza dell’abbigliamento secondo le norme adottate nei vari paesi del mondo. Soltanto i capi di abbigliamento che mancano di modestia o quelli eccessivamente stravaganti sono incompatibili con l’uso dell’indumento del tempio. Qualsiasi membro della Chiesa, che sia stato o meno al tempio, nel giusto spirito eviterà stravaganze o mancanza di modestia nell’abbigliamento.

Possono esservi occasioni in cui i membri della Chiesa che hanno ricevuto l’investitura si trovano a dover rispondere a domande in merito all’indumento del tempio.

In un’occasione uno dei fratelli fu invitato a parlare alla facoltà e agli allievi del centro addestramento dei cappellani della marina statunitense a Newport, nel Rhode Island (USA). Tra i presenti c’erano numerosi cappellani di alto grado appartenenti alle fedi cattolica, protestante ed ebraica.

Nel tempo dedicato alle domande e risposte uno dei cappellani chiese: «Può dirci qualcosa in merito al capo di biancheria intima che portano alcuni militari mormoni?» La domanda implicita era: «Perché lo fate? Non lo trovate strano? Non costituisce un problema?»

Al cappellano che aveva sollevato la questione il fratello rispose con un’altra domanda: «Quale chiesa rappresenta?» L’interlocutore indicò una delle chiese protestanti.

Poi egli disse: «Nella vita civile e anche quando svolge le sue funzioni di ministro di culto nelle forze armate, non porta forse l’abito talare?» Il cappellano rispose affermativamente.

Egli continuò: «Voglio supporre che questo abbigliamento rivesta per lei una qualche importanza, che in un certo senso la distingua dal resto della sua congregazione. È, per così dire, la sua uniforme, l’uniforme del ministero. Suppongo inoltre che esso rivesta un significato molto più importante, che le ricordi chi è e quali sono i suoi obblighi e i suoi patti. Per lei è un continuo ricordo di essere un membro del clero, di considerarsi un servo del Signore e di avere la responsabilità di vivere in modo degno della sua ordinazione».

Continuò: «Dovrebbe quindi essere in grado di comprendere almeno uno dei motivi per cui i Santi degli Ultimi Giorni sentono un impegno spirituale molto profondo verso questo indumento. La differenza principale tra le vostre chiese e la nostra è che noi non abbiamo un clero professionista come voi. Tutte le nostre congregazioni sono presiedute da dirigenti locali. Sono uomini che provengono da ogni strato sociale; eppure sono stati ordinati al sacerdozio. In esso detengono un ufficio. Sono stati messi a parte per ricoprire posizioni direttive come presidenti, consiglieri e dirigenti delle varie categorie. Anche le donne condividono questa responsabilità e questi obblighi. L’uomo che è a capo della nostra congregazione la domenica come vescovo, il lunedì può andare al lavoro come dipendente delle poste, impiegato, contadino, dottore, oppure può essere un pilota di aerei o un comandante di navi. Secondo le nostre norme egli è un ministro di culto debitamente ordinato, proprio come lo è lei secondo le vostre norme. Egli è riconosciuto tale dalla maggior parte dei governi del mondo. Noi ricaviamo da questo indumento speciale gli stessi benefici che lei ricava dal suo abito talare. La differenza è che noi indossiamo questo capo di vestiario sotto il nostro normale abbigliamento invece che sopra, poiché oltre al servizio nella chiesa abbiamo anche altre occupazioni. Non vogliamo esporre davanti al mondo queste cose sacre».

Egli spiegò poi che l’indumento ha anche alcuni significati più profondamente spirituali che collegano la pratica di indossare questo indumento con le alleanze che vengono stipulate nel tempio. Non è necessario discutere queste alleanze – non perché sono segrete, egli ripeté, ma perché sono sacre.

L’indumento che copre il corpo è un memento visivo e tattile di queste alleanze. Per molti membri della Chiesa l’indumento del tempio ha costituito una barriera eretta a protezione quando chi lo indossava si è trovato davanti alla tentazione. Tra le altre cose esso simboleggia il nostro profondo rispetto per le leggi di Dio – tra cui le norme morali.

Il potere di suggellare

Se vogliamo comprendere sia la storia che la dottrina del lavoro di tempio dobbiamo sapere cos’è il potere di suggellamento. Dobbiamo comprendere almeno in parte il motivo per cui le chiavi dell’autorità di usare il potere di suggellamento sono veramente fondamentali.

Quasi novecento anni prima di Cristo il profeta Elia apparve alla corte del re d’Israele. Egli portava con sé una sacra autorità: il potere di suggellare.

Elia svolse il suo ministero, ordinò e unse Eliseo come suo successore e poi – questo è importante – non morì: come Mosè prima di lui, fu traslato.

Dopo di ciò il suo nome compare una sola volta nell’Antico Testamento e più precisamente nel penultimo versetto dell’ultimo capitolo. È proprio qui che Malachia profetizza che Elia sarebbe tornato per ricondurre «il cuore dei padri verso i figliuoli, e il cuore de’ figliuoli verso i padri», altrimenti il paese sarebbe stato colpito di sterminio (vedere Malachia 4:5–6.)

Quando Gesù giunse dalle parti di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: Chi dice la gente che sia il Figliuol dell’uomo?

Ed essi risposero: Gli uni dicono Giovanni Battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno de’ profeti.

Ed egli disse loro: E voi, chi dite ch’io sia?

Simon Pietro, rispondendo, disse: Tu sei il Cristo, il Figliuol dell’Iddio vivente.

E Gesù, replicando, gli disse: Tu sei beato, o Simone, figliuol di Giona, perché non la carne e il sangue t’hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli.

E io altresì ti dico: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’Ades non la potranno vincere.

Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; e tutto ciò che avrai legato sulla terra sarà legato ne’ cieli, e tutto ciò che avrai sciolto in terra sarà sciolto ne’ cieli. (Matteo 16:13–19.)

Quando Pietro, Giacomo e Giovanni andarono con il Signore sul Monte della Trasfigurazione videro, insieme al Signore trasfigurato, due personaggi. Gli apostoli riconobbero in loro Mosè ed Elia, che erano venuti per conferire a quella presidenza il potere di suggellamento. (Vedere Matteo 17:1–8).

Pietro doveva detenere le chiavi. Pietro doveva detenere il potere di suggellamento, l’autorità che comporta il potere di legare, o suggellare, sulla terra e di sciogliere sulla terra così come in cielo.

Nel 34 d.C., dopo la Crocifissione, il Signore svolse il Suo ministero presso i Nefiti. Egli dettò loro – e questa è una cosa straordinaria nella storia delle Scritture – gli ultimi due capitoli di Malachia (che contenevano la profezia sul futuro ritorno di Elia), li fece scrivere e poi li ampliò.

Poi, quando l’angelo Moroni apparve al profeta Joseph Smith per parlargli delle tavole, citò la profezia di Malachia relativa al ritorno di Elia. Questa citazione costituisce ora la sezione 2 di Dottrina e Alleanze.

Tredici anni dopo l’apparizione di Moroni fu terminata la costruzione di un tempio adatto allo scopo: il Signore apparve di nuovo e con Lui venne Elia per conferire le chiavi del potere di suggellamento.

Queste chiavi appartengono al presidente della Chiesa – al profeta, veggente e rivelatore. Questo sacro potere di suggellamento è presente nella Chiesa oggi. Nulla riceve una maggiore sacra considerazione da parte di coloro che conoscono il significato di quest’autorità. Nulla viene esercitato con maggiore zelo. Vi sono relativamente poche persone che detengono questo potere di suggellamento sulla terra in un dato momento: in ogni tempio vi sono fratelli ai quali è stato conferito il potere di suggellamento. Nessuno può ottenerlo se non dal profeta, veggente, rivelatore e presidente della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni.

«Noi vedemmo il Signore …»

Il giorno del ritorno di Elia fu un pomeriggio di domenica, il 3 aprile 1836. Nel Tempio di Kirtland si era tenuta una riunione sacramentale. Il Profeta descrisse quel pomeriggio in questi semplici termini:

Nel pomeriggio ho aiutato gli altri presidenti a distribuire la Cena del Signore alla Chiesa, ricevendola dai Dodici, che avevano il privilegio di officiare oggi al sacro tavolo. Dopo aver compiuto questo servizio per i miei fratelli, mi ritirai nel pulpito, poiché i veli erano stati calati, e mi chinai con Oliver Cowdery in solenne e silenziosa preghiera. Dopo esserci rialzati dalla preghiera, la seguente visione si aprì davanti ad entrambi. (Introduzione a DeA 110).

Il velo fu tolto dalla nostra mente e gli occhi della nostra comprensione furono aperti.

Noi vedemmo il Signore che stava sul parapetto del pulpito, dinanzi a noi; e sotto i suoi piedi c’era un pavimento lavorato di oro puro, di colore simile all’ambra.

I suoi occhi erano come una fiamma di fuoco; i capelli del capo erano bianchi come la neve pura; il suo viso risplendeva più del brillare del sole e la sua voce era come il suono dello scorrere di grandi acque, sì, la voce di Geova, che diceva:

Io sono il primo e l’ultimo; sono colui che vive, sono colui che fu ucciso; io sono il vostro avvocato presso il Padre.

Ecco, i vostri peccati vi sono perdonati; voi siete puri dinanzi a me; alzate dunque il capo e gioite.

Che il cuore dei vostri fratelli gioisca e gioisca il cuore di tutto il mio popolo, che ha costruito con le sue forze questa casa al mio nome.

Poiché, ecco, io ho accettato questa casa, e qui vi sarà il mio nome; e in questa casa mi manifesterò al mio popolo in misericordia.

Sì, apparirò ai miei servitori e parlerò loro con la mia voce, se il mio popolo rispetterà i miei comandamenti e non profanerà questa santa casa.

Sì, il cuore di migliaia e di decine di migliaia gioirà grandemente in conseguenza delle benedizioni che saranno riversate, e dell’investitura con la quale i miei servitori sono stati investiti in questa casa.

E la fama di questa casa si diffonderà in paesi stranieri; e questo è il principio delle benedizioni che saranno riversate sulla testa del mio popolo. Così sia. Amen.

Dopo che questa visione si chiuse, i cieli ci furono di nuovo aperti; dinanzi a noi apparve Mosè e ci consegnò le chiavi del raduno di Israele dalle quattro parti della terra e per condurre le dieci tribù dal paese del Nord.

Dopo di questo apparve Elias e consegnò la dispensazione del vangelo di Abrahamo, dicendo che in noi e nella nostra posterità tutte le generazioni dopo di noi sarebbero state benedette.

Dopo che questa visione fu chiusa, un’altra visione grande e gloriosa si spalancò davanti a noi; poiché Elia, il profeta, che fu portato in cielo senza gustare la morte, stette dinanzi a noi e disse:

Ecco, è pienamente arrivato il tempo di cui fu detto per bocca di Malachia–il quale attestò che egli [Elia] sarebbe stato mandato prima che venisse il grande e terribile giorno del Signore–

Per volgere il cuore dei padri ai figli e i figli ai padri, per timore che la terra intera sia colpita di maledizione–

Perciò le chiavi di questa dispensazione sono consegnate nelle vostre mani; e da questo potete sapere che il giorno grande e terribile del Signore è vicino, sì, alla porta. (DeA 110:1–16.)

Era avvenuto! Questo straordinario evento passò inosservato agli occhi del mondo, ma avrebbe influenzato il destino di ogni anima mai vissuta o che mai sarebbe vissuta. Le cose cominciarono ad accadere quietamente. La Chiesa si dedicò all’edificazione di templi.

Nel mondo emersero qua e là, in un modo che fu ritenuto spontaneo, individui, organizzazioni e società interessati alla ricerca genealogica. Tutto questo ha avuto luogo a partire dall’apparizione di Elia nel Tempio di Kirtland.

Da quello stesso giorno, il 3 aprile 1836, il cuore dei figli cominciò a volgersi ai loro padri. Da allora le ordinanze non furono più una cosa sperimentale bensì permanente. Il potere di suggellamento era di nuovo tra noi. Nessuna autorità lo trascende in valore. Questo potere dà significato e valore per l’eternità a tutte le ordinanze celebrate con la necessaria autorità, sia per i vivi che per i morti.

Tutto viene fatto con ordine

Dopo gli eventi sensazionali occorsi nel Tempio di Kirtland, le difficoltà e le persecuzioni obbligarono i Santi a trasferirsi. Ovunque si stabilissero il Signore rivelava loro i progetti per la costruzione di templi. Questo avvenne sia a Independence che a Far West, nel Missouri. Durante questo periodo i Santi vennero fatti oggetto di persecuzioni di una violenza senza precedenti e alla fine furono costretti a rifugiarsi a Nauvoo, nell’Illinois. Là ricevettero di nuovo una rivelazione e il comandamento di costruire una casa del Signore.

Il Signore spiegò che scopo della costruzione dell’edificio era di rivelare le ordinanze: «E in verità vi dico: che questa casa sia costruita al mio nome, affinché in essa io riveli le mie ordinanze al mio popolo; poiché intendo rivelare alla mia chiesa delle cose che sono state tenute celate fin da prima della fondazione del mondo, cose che riguardano la dispensazione della pienezza dei tempi» (DeA 124:40–41.)

Egli aveva indicato che il tempio doveva essere il luogo in cui essi avrebbero tenuto le loro unzioni, le loro abluzioni e i loro battesimi per i morti, le loro assemblee solenni, i loro memoriali per i sacrifici offerti dai figli di Levi e per i loro oracoli nei loro luoghi più santi, ove avrebbero ricevuto rivelazioni, e i loro statuti e giudizi, per l’inizio delle rivelazioni e della fondazione di Sion, e per la gloria, l’onore e l’investitura di tutti i suoi cittadini, regolati mediante le ordinanze della Sua santa casa, che il Suo popolo aveva sempre avuto il comandamento di costruire al Suo santo nome (vedere (DeA 124:39.)

Tra le ordinanze che celebriamo nella Chiesa ci sono: battesimo, sacramento, imposizione del nome e benedizione dei neonati, benedizione degli infermi, messa a parte per le chiamate nella Chiesa, ordinazione agli uffici. Vi sono poi ordinanze superiori celebrate nei templi. Queste includono le abluzioni, le unzioni, l’investitura e l’ordinanza del suggellamento, generalmente chiamata matrimonio nel tempio.

Quanto sono importanti le ordinanze per noi in quanto membri della Chiesa?

Potete essere felici, potete essere redenti, potete essere esaltati senza di esse? La risposta è che esse sono più che consigliabili, oltre che desiderabili, o anche più che necessarie; ancora di più che essenziali o vitali: esse sono cruciali per ognuno di noi.

Il profeta Joseph Smith disse che spesso gli veniva posta la seguente domanda:

«‹Non possiamo essere salvati senza dover celebrare queste ordinanze?› Io rispondo: ‹No, se si vuole ottenere la pienezza della salvezza›. Gesù ha detto: ‹Nella casa del Padre mio ci son molte dimore … io vo a prepararvi un luogo›. Qui la parola dimora avrebbe dovuto essere tradotta ‹regno›; e chiunque sia elevato alla dimora più alta deve osservare una legge celeste, nonché tutta la legge» (History of The Church of Jesus Christ of Latter-day Saints, edito da B. H. Roberts, 7 voll. [Salt Lake City: The Church of Jesus Christ of Latter-day Saints, 1949], 6:184).

Il presidente Joseph Fielding Smith disse:

«Non mi importa quale ufficio detenete in questa Chiesa; potete essere apostoli, potete essere patriarchi, sommi sacerdoti o qualsiasi altra cosa; eppure non potete ricevere la pienezza del sacerdozio se non vi recate al tempio del Signore e ricevete queste ordinanze di cui parlano i profeti. Nessun uomo può ottenere la pienezza del sacerdozio fuori del tempio del Signore» (Joseph Fielding Smith, Elijah the Prophet and His Mission, Salt Lake City; Deseret Book Co., 1957], 46).

Abbiamo parlato in precedenza delle ordinanze superiori celebrate nel tempio. Esse includono l’investitura. Investire di qualcosa significa arricchire, donare ad altri qualcosa di duraturo e di grande valore. Le ordinanze dell’investitura del tempio arricchiscono in tre modi: (a) a colui che riceve l’ordinanza viene conferito il potere da Dio. «Coloro che la ricevono sono investiti di potere dall’alto»; (b) colui che la riceve viene investito anche di informazioni e di conoscenza. «Essi ricevono un’istruzione riguardante i propositi e i piani del Signore» (Bruce R. McConkie, Mormon Doctrine, 2a ed. [Salt Lake City: Bookcraft, 1966], 227); (c) quando viene suggellata all’altare, una persona riceve gloriose benedizioni, poteri e onori quale parte della sua investitura.

Sono state pubblicate due definizioni o descrizioni dell’investitura, la prima dovuta al presidente Brigham Young:

Permettetemi di spiegarvi brevemente l’argomento: la vostra [investitura] consiste nel ricevere nella casa del Signore tutte quelle ordinanze che, quando avrete lasciato questa vita, vi saranno necessarie per ritornare al cospetto del Padre, passando davanti agli angeli che fanno la guardia, dando loro la parola d’ordine, [i segni e simboli] del santo Sacerdozio, e di ottenere l’esaltazione eterna malgrado la terra e l’inferno» (Discorsi di Brigham Young, compilati da John A.Widtsoe [Salt Lake City: Deseret Book Co., 1976], 416).

L’anziano James E.Talmage ha così descritto l’investitura:

L[’investitura] del tempio, così come viene conferita nei tempi moderni, comprende l’istruzione relativa al significato e alla successione delle dispensazioni passate e all’importanza di quella presente quale più grande e più gloriosa epoca della storia umana. Questo corso di istruzione comprende una descrizione degli eventi più importanti del periodo della creazione, della condizione dei nostri primi genitori nel Giardino di Eden, della loro disobbedienza e conseguente espulsione da quella beata dimora, della loro condizione nel mondo solitario e triste in cui furono costretti a guadagnarsi da vivere con il lavoro e il sudore, e del piano di redenzione tramite il quale la grande trasgressione potesse essere espiata. Comprende il periodo della grande apostasia, della restaurazione del Vangelo con tutti i suoi antichi poteri e privilegi, dell’assoluta e indispensabile condizione di purezza personale e della devozione a una retta condotta nella vita presente, nella stretta obbedienza ai requisiti imposti dal Vangelo. (James E. Talmage, La Casa del Signore, 75; d’ora in poi citato come La Casa del Signore).

Questa dichiarazione dell’anziano Talmage indica chiaramente che ricevendo le vostre investiture riceverete istruzioni relative al proposito e ai piani del Signore nel creare e popolare questa terra. Vi sarà insegnato cosa fare per ottenere l’esaltazione.

La benedizione dell’investitura è richiesta per godere della piena esaltazione. Ogni Santo degli Ultimi Giorni dovrà sforzarsi di essere degno di questa benedizione e di ottenerla.

Le ordinanze dell’abluzione e dell’unzione vengono spesso definite nel tempio come ordinanze d’iniziazione. Al nostro scopo basterà dire soltanto quanto segue: legati all’investitura sono le abluzioni e le unzioni – estremamente simbolici per natura, ma che promettono benedizioni definite e immediate, oltre che future.

In connessione con queste ordinanze nel tempio sarete ufficialmente rivestiti dell’indumento del tempio e vi saranno promesse meravigliose benedizioni ad esso legate. È importante che prestiate attento ascolto quando queste ordinanze saranno celebrate e che vi sforziate di ricordare le benedizioni promesse e le condizioni in base alle quali si realizzeranno.

L’ordinanza di suggellamento è quell’ordinanza che lega eternamente le famiglie. Il matrimonio nel tempio è l’ordinanza di suggellamento. Quando una coppia viene suggellata nel tempio dopo il matrimonio civile, i figli nati prima di questa cerimonia, e perciò nati al di fuori dell’alleanza, sono suggellati ai genitori nel corso di una breve e sacra ordinanza.

Accertatevi che la vostra vita sia completamente in ordine. Questo si ottiene soltanto ricevendo le benedizioni del tempio, le ordinanze, poiché «nelle sue ordinanze il potere della divinità è manifesto» (DeA 84:20.)

Alleanze sacre

Il Signore nella rivelazione oggi nota come sezione 132 di Dottrina e Alleanze dichiara:

Poiché, ecco, vi rivelo una nuova ed eterna alleanza; e se non vi atterrete a quest’alleanza, allora sarete dannati; poiché nessuno può rigettare questa alleanza e avere il permesso di entrare nella mia gloria.

Poiché tutti coloro che vorranno ricevere una benedizione dalle mie mani dovranno attenersi alla legge che è stata fissata per questa benedizione, e alle sue condizioni, come furono istituite fin da prima della fondazione del mondo (DeA 132:4–5.)

Il presidente Joseph Fielding Smith definisce con queste parole la nuova ed eterna alleanza:

[Che cos’] è la nuova ed eterna alleanza? Mi duole dire che ci sono alcuni membri della Chiesa che sono fuori strada e male informati circa quello che realmente è la nuova ed eterna alleanza. La nuova ed eterna alleanza è l’insieme di tutte le alleanze e degli obblighi del Vangelo» (Joseph Fielding Smith, Dottrine di Salvezza, 3 voll. 1:146; d’ora in poi citato come Dottrine di Salvezza).

Questa alleanza abbraccia tutte le ordinanze del Vangelo: le più alte delle quali sono celebrate nel tempio. Per citare di nuovo il presidente Smith:

C’è una definizione ben chiara della nuova ed eterna alleanza. Esso è tutto – la pienezza del Vangelo. Così il matrimonio eseguito nella maniera dovuta, il battesimo, l’ordinazione al Sacerdozio ed ogni altra cosa, cioè ogni contratto, ogni obbligazione, ogni atto che attiene al Vangelo di Gesù Cristo ed è suggellato dal Santo Spirito di Promessa, secondo la sua legge qui data, fa parte della nuova ed eterna alleanza (Dottrine di Salvezza 1:148).

Nel versetto citato in precedenza (Dottrina e Alleanze 132:4) il Signore parla con estrema chiarezza: «… poiché nessuno può rigettare questa alleanza e avere il permesso di entrare nella mia gloria».

Coloro che vanno al tempio hanno il privilegio di prendere su di sé alleanze e obblighi specifici relativi alla loro esaltazione e a quella di altri. L’anziano James E.Talmage scrisse:

Le ordinanze dell[‘investitura] comportano determinati obblighi da parte dell’individuo, quali il patto di osservare la legge della più stretta virtù e castità e di essere caritatevole, benevolo, tollerante e puro; di mettere sia le proprie capacità che i propri mezzi materiali al servizio della propagazione della verità e per l’elevazione della razza umana, di mantenersi fedele alla causa della verità e di cercare infine di contribuire in ogni maniera alla grande opera di preparare la terra a ricevere degnamente il suo Re, il Signore Gesù Cristo. Ogni qualvolta viene stipulata un’alleanza e viene assunto un obbligo, viene fatta la promessa di una benedizione la cui realizzazione è contingente alla fedele osservanza delle condizioni imposte (La Casa del Signore, 76).

Noi ci impegniamo con il Signore a dedicare il nostro tempo, i nostri talenti e i nostri mezzi al Suo regno.

Noi siamo un popolo di alleanze. Ci impegniamo a dedicare le nostre risorse di tempo, di denaro e di talenti – tutto ciò che siamo e tutto ciò che possediamo – all’interesse del regno di Dio sulla terra. In altri termini, ci impegniamo a fare il bene. Siamo un popolo di alleanze e il tempio è il centro delle nostre alleanze, è la fonte dell’alleanza.

Venite al tempio. Dovete venire al tempio. Qui, fungendo da procuratore per qualcuno che è passato dall’altra parte del velo, avrete modo di rivedere le alleanze che avete già stipulato. Sentirete ribadire nella vostra mente le grandi benedizioni spirituali associate alla casa del Signore.

Siate fedeli alle alleanze e alle ordinanze del Vangelo. Qualificatevi per ricevere queste sacre ordinanze passo dopo passo, progredendo attraverso questa vita. Fate onore alle alleanze ad esse collegate. Fate ciò e sarete felici.

La vostra vita sarà allora in ordine, con tutte le cose disposte nella giusta sequenza, nella giusta fila, nella giusta schiera. Le vostre famiglie saranno legate in un ordine che non potrà mai essere spezzato.

Sulle alleanze e le ordinanze si incentrano le benedizioni che potete chiedere nel sacro tempio. Sicuramente il Signore si compiace quando siamo degni del titolo di «guardiano delle alleanze».

Non senza opposizione

I templi costituiscono il cuore stesso della forza spirituale della Chiesa. Dobbiamo aspettarci che l’avversario si sforzerà di ostacolare il progresso che potremo compiere sia come Chiesa che come singoli individui, quando cerchiamo di partecipare a questo lavoro sacro e ispirato. La sua interferenza può assumere forme diverse, dalle terribili persecuzioni dei primi tempi all’apatia diffusa nei confronti dell’opera. Quest’ultima è forse la forma più pericolosa e debilitante di resistenza al lavoro di tempio.

Il lavoro di tempio comporta tanta resistenza perché è la fonte di tanto potere spirituale per i Santi degli Ultimi Giorni e per l’intera Chiesa.

Al momento della dedicazione della pietra angolare del Tempio di Logan il presidente George Q. Cannon fece questa dichiarazione:

Ogni pietra che viene messa in opera per le fondamenta di un tempio e ogni tempio completato secondo l’ordine che il Signore ha rivelato per il Suo santo Sacerdozio, diminuiscono il potere di Satana sulla terra e accrescono il potere di Dio e della Divinità, muovono i cieli in immenso potere in nostro favore, invocano e richiamano su di noi le benedizioni degli eterni Dèi e di coloro che risiedono alla Loro presenza («The Logan Temple», Millennial Star, 12 novembre 1877, 743).

Quando i membri della Chiesa sono turbati o quando il pensiero di scelte decisive da compiere grava sulla loro mente, è cosa comune per loro recarsi al tempio. È il posto migliore per portarci le nostre preoccupazioni. Nel tempio possiamo ricevere una prospettiva spirituale. Là, durante il periodo dedicato al servizio, siamo «fuori del mondo».

In gran parte il valore di queste esperienze risiede nel fatto che stiamo facendo qualcosa per qualcuno che non può operare per se stesso. Quando celebriamo l’investitura per una persona defunta, per qualche motivo proviamo minore esitazione a pregare fervidamente il Signore perché ci aiuti. Quando le giovani coppie hanno decisioni da prendere e si trovano vicino a un tempio, ha grande importanza partecipare a una sessione. Vi è qualcosa di purificante e di illuminante nell’atmosfera spirituale del tempio.

Qualche volta la nostra mente è così oberata dai problemi e vi sono così tante cose che pretendono la nostra attenzione tutte nello stesso tempo, che non possiamo semplicemente pensare chiaramente e vedere chiaramente. Nel tempio la polvere della distrazione sembra scomparire, la nebbia e la foschia sembrano disperdersi e possiamo «vedere» cose che non eravamo in grado di percepire prima e scoprire una via che ci faccia superare le nostre afflizioni, via che in precedenza ci era sconosciuta.

Il Signore ci benedirà se svolgeremo il sacro lavoro di ordinanza dei templi. Le benedizioni che là riceveremo non riguarderanno solo il nostro servizio nel tempio. Saremo benedetti in tutte le nostre attività. Ci renderemo degni che il Signore dedichi il Suo interesse alle nostre attività sia spirituali che temporali.

Verso il velo

Dobbiamo prima arrivare a una certa comprensione del motivo per cui edifichiamo i templi, del motivo per cui le ordinanze ci sono richieste. In seguito verremo continuamente istruiti e illuminati su cose di importanza spirituale. Questa conoscenza ci perverrà riga su riga, precetto su precetto, sino a quando otterremo la pienezza di luce e di conoscenza. Questo diventerà per noi una grande protezione – per ognuno di noi singolarmente. E sarà anche una protezione per la Chiesa.

Nessun lavoro è di maggiore protezione per questa chiesa del lavoro di tempio e della ricerca genealogica che lo sostiene. Nessun lavoro è più spiritualmente edificante. Nessun lavoro che facciamo può darci maggior potere. Nessun lavoro richiede norme di rettitudine più elevate.

Le nostre fatiche al tempio ci proteggono come uno scudo, sia come singoli individui che come popolo.

È nelle ordinanze del tempio che siamo posti sotto un’alleanza con Lui. È là che diventiamo il popolo dell’alleanza.

Se accetteremo la rivelazione riguardante il lavoro di ordinanza nel tempio, se stipuleremo le nostre alleanze senza riserve né scuse, il Signore ci proteggerà. Riceveremo ispirazione sufficiente per le sfide della vita.

L’opera che concerne i templi è vera. È stata rivelata dall’altra parte del velo e le rivelazioni continuano.

Le rivelazioni riguardanti il lavoro di tempio possono pervenire a ogni singolo membro della Chiesa.

Perciò venite al tempio; venite e chiedete le vostre benedizioni. È un’opera sacra.