Capitolo 20: La salvezza temporale per noi e per gli altri

Insegnamenti dei presidenti della Chiesa: George Albert Smith, 2010


Se seguiamo il consiglio del Signore siamo maggiormente in grado di soddisfare le nostre necessità temporali e aiutare coloro che sono nel bisogno.

Dalla vita di George Albert Smith

George Albert Smith diventò presidente della Chiesa mentre stava terminando la seconda guerra mondiale. La guerra aveva lasciato devastate molte nazioni, e migliaia di persone erano senza cibo e altre necessità fondamentali. A un discorso della conferenza generale, il presidente Smith descrisse le loro condizioni e spronò i santi a contribuire ad alleviare le loro sofferenze: “Sono tutti figli di Dio. Hanno bisogno di noi; hanno bisogno non solo del nostro supporto morale e dell’insegnamento religioso, ma hanno bisogno di cibo e abbigliamento e biancheria e aiuto di ogni tipo perché, in molti casi, non hanno più niente. Se voi poteste vedere alcune delle lettere che giungono al mio ufficio da alcune persone povere che sono laggiù, vi si spezzerebbe il cuore. Persone che sono state portate via dalle loro case con l’idea che potessero stabilirsi altrove, e che sono state poi improvvisamente abbandonate, e che quando poi sono tornate alle loro case, le hanno trovate svaligiate di tutto ciò che avevano—tutto—e sono rimaste senza risorse e senza alcun luogo dove andare”.1

Poiché la Chiesa ha seguito la pratica di immagazzinare cibo per molti anni, era preparata a prestare aiuto in queste circostanze. Gli sforzi per fornire questo aiuto iniziarono verso la fine del 1945, quando il presidente Smith andò a Washington, D.C. per prendere accordi con il presidente degli Stati Uniti, Harry S Truman, per mandare alimenti e indumenti in Europa. Durante la loro riunione il presidente Truman disse: “Saremo lieti di aiutarvi in ogni modo possibile… Quanto tempo vi occorrerà per essere pronti?”

Il presidente Smith lo sorprese rispondendo: “È tutto pronto. Abbiamo costruito silos che riempivamo di grano e aumentato le nostre greggi e le nostre mandrie, e ora quello di cui abbiamo bisogno sono automobili e navi per poter mandare viveri e vestiario e coperte ai popoli d’Europa che ne hanno bisogno. Nella nostra Chiesa vi è un’organizzazione [la Società di Soccorso] che ha pronte più di duemila trapunte di produzione artigianale”.

Il presidente Smith riferì ai santi che in seguito a queste spedizioni, “molte persone ricevettero vestiti e coperte caldi e cibo senza alcun ritardo. Non appena furono a disposizione i mezzi di trasporto e le navi, avevamo tutto il necessario da mandare in Europa”.2

Circa quindici anni prima l’anziano Smith, allora membro del Quorum dei Dodici Apostoli, si rivolse alla Società di Soccorso durante un altro periodo di disperato bisogno—la Grande Depressione. Egli pensava che aiutare coloro che sono nel bisogno va al di là del fornire assistenza temporale; richiede anche vera gentilezza e carità:

“Secondo me non vi è mai stato periodo in cui vi fosse maggior bisogno di gentilezza di adesso. Questi sono i giorni in cui le anime degli uomini vengono messe alla prova, in cui i loro cuori sono spezzati. Questi sono i giorni in cui molti affrontano la fame e la miseria anche tra i Santi degli Ultimi Giorni…

Credo che il nostro Padre Celeste ci stia dando un’opportunità per crescere… Ora scopriremo se l’amore che il Salvatore disse che doveva essere nei nostri cuori si trova tra noi”.3 [Vedere il suggerimento 1 a pagina 221].

Insegnamenti di George Albert Smith

Se siamo saggi con i nostri mezzi, saremo preparati per i momenti difficili.

Il consiglio del presidente [Brigham] Young ai primi pionieri era di tenere a disposizione un anno di generi alimentari, in modo che se qualcuno avesse perso il raccolto, poteva tirare avanti fino alla stagione successiva…

Potremmo avere dei momenti difficili, fratelli e sorelle, ma possiamo essere preparati, se pensiamo ai sette anni di abbondanza e ai sette anni di carestia ai tempi di Faraone, e programmare come fecero loro [vedere Genesi 41]. Tali condizioni potrebbero ripresentarsi. Non lo sappiamo, ma sappiamo che al principio della Chiesa la Presidenza e i dirigenti della Chiesa ammonirono il popolo di immagazzinare cibo a sufficienza per affrontare un’emergenza. Il risultato è stato che da quando il popolo si è sistemato accuratamente, le fattorie hanno iniziato a produrre e le mandrie e le greggi sono aumentate, non vi è stata una reale necessità per cui qualcuno ha sofferto la fame.4

Stiamo vivendo tempi difficili. Le Scritture si stanno adempiendo, e a me sembra che questo sia il periodo particolare in cui, se possibile, anche gli eletti saranno ingannati. È straordinaria la facilità con cui coloro che desiderano portare innanzi i loro interessi finanziari nel mondo, trovano un motivo per mettere da parte i chiari insegnamenti del Signore riguardo alla nostra vita. E mi sembra strano vedere quante persone prendano l’abitudine di ascoltare coloro che dicono cose contrarie alla volontà rivelata dal nostro Padre Celeste…

A questo popolo è stato raccomandato di conservare le proprie energie e i propri mezzi. Ci è stato insegnato da coloro che il Signore ha suscitato per istruirci di vivere al di sotto delle nostre entrate, di non seguire le mode del mondo e di non spendere velocemente il denaro di cui entriamo in possesso, per poterci prendere cura di noi stessi e delle nostre famiglie.

Temo che i Santi degli Ultimi Giorni, in molti casi, siano accecati dalla loro vanità, dal desiderio di essere ciò che è il mondo; e ci è stato detto con linguaggio chiaro dal nostro Padre Celeste che non possiamo vivere come vive il mondo e godere del Suo Spirito.5

Certe persone… stanno sprecando il loro patrimonio e spendendo il denaro per cose non necessarie, e se arrivano i momenti difficili possono non essere in grado di rispettare i loro obblighi.

Dovremmo imparare una lezione dalla formica. Essa raccoglie le provviste quando sono disponibili e le immagazzina per il giorno in cui non sarà possibile ottenerle. Il risultato è che la sua dispensa è sempre ben rifornita. La cavalletta, un insetto ben più grande, non opera in quel modo. Essa non mette nulla da parte per i momenti difficili, ma dipende dalla provvidenza che le offra il necessario, e di conseguenza gran parte delle cavallette muore di fame.

Temo che alcuni esseri umani siano come la cavalletta e non traggano vantaggio dalle opportunità che hanno in modo ragionevole. Se imparassero la lezione della formica, farebbero scorta del cibo necessario e ne avrebbero sempre a disposizione.6 [Vedere il suggerimento 2 a pagina 221].

Il Signore ci ha istruiti di lavorare per guadagnare i nostri mezzi di sostentamento.

Il fatto stesso che molto denaro è stato reso disponibile a molte persone dà in certi casi ai giovani la sensazione che, poiché il denaro arriva piuttosto facilmente, il duro e onesto lavoro non sia necessario o desiderabile. Eppure sono convinto che qualsiasi popolo mai vissuto sulla terra che ha smesso di procurarsi i mezzi di sostentamento con integrità e industriosità, sia caduto in rovina.

Se i nostri figli crescono nell’ozio, sappiamo che ciò è sgradevole al Signore.7

Quanto stiamo meglio quando siamo occupati da un lavoro ragionevole.8

Il nostro Padre Celeste… ha detto che tanto tempo fa vi erano degli indolenti in Sion… e ha affermato: “Non essere indolente; poiché colui che è indolente non mangerà il pane né indosserà gli abiti del lavoratore”. [DeA 42:42]. Presumo che non intendesse coloro che non riescono a trovare un lavoro, e che stanno cercando in modo legittimo di prendersi cura di loro stessi. Presumo che si riferisse all’abitudine di alcune persone di fare affidamento sul prossimo… Penso che non vi sia giustificazione per alcun uomo in questo mondo che ritenga di poter dipendere da qualcun altro per il suo sostentamento. Quand’ero bambino non pensavo che qualcuno dovesse essere obbligato a procurarmi i mezzi per vivere. Il Signore mi ha dato l’intelligenza. Mi ha detto che devo lavorare e io ho iniziato a lavorare quando avevo dodici anni, e ho trovato gioia in questo, e mi sono guadagnato da vivere e ho aiutato gli altri per più di cinquant’anni.

Ringrazio Dio per il lavoro, per la gioia che deriva dal fare le cose nel mondo. Non sto facendo riferimento a un particolare tipo di occupazione, se non al fatto che sia onorevole. Ma il Signore ha detto che dobbiamo essere industriosi. Nei tempi antichi ha detto che dobbiamo guadagnare il pane con il sudore del nostro volto [vedere Genesi 3:19].9 [Vedere il suggerimento 3 a pagina 221].

Né i ricchi né i poveri dovrebbero riporre il loro cuore nelle ricchezze.

“Guai a voi, ricchi, che non volete dare le vostre sostanze ai poveri, poiché le vostre ricchezze faranno marcire la vostra anima; e questo sarà il vostro lamento nel giorno della sventura, del giudizio e dell’indignazione: La mietitura è passata, l’estate è finita e la mia anima non è salvata! (DeA 56:16).

Questo è ciò che dice il Signore delle persone ricche che rifiutano di impartire delle loro sostanze a coloro che sono poveri. Ma Egli dice qualcosa di altrettanto serio ai poveri che non fanno del loro meglio. Egli dice:

Guai a voi, poveri, il cui cuore non è spezzato, il cui spirito non è contrito e il cui ventre non è sazio, e le cui mani non si trattengono dall’impadronirsi dei beni altrui, i cui occhi sono pieni di avidità, e che non volete lavorare con le vostre mani! (DeA 56:17)…

Poi Egli continua: “Ma beati i poveri che sono puri di cuore”. C’è una certa differenza: “… Ma beati i poveri che sono puri di cuore, il cui cuore è spezzato, il cui spirito è contrito, poiché vedranno il regno di Dio venire in potenza e grande gloria per liberarli; poiché la grassezza della terra sarà per loro”. (DeA 56:18).

Si tratta di coloro che non godono delle ricchezze del mondo ma che hanno comunque la vita, e il proprio essere e l’intelligenza, e che sono ansiosi di fare le cose che il Signore vuole che facciano…

Fratelli e sorelle, noi abbiamo sia i ricchi che i poveri nelle nostre organizzazioni. Se siamo poveri, possiamo essere degni proprio come il Signore indica qui. Possiamo essere puri di cuore e fare del nostro meglio, ed Egli non permetterà che coloro che fanno del loro meglio soffrano per le necessità della vita tra coloro che sono nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni…

Spero che non ci inaspriremo perché alcuni sono agiati. Se siamo ricchi, spero che non saremo egocentrici e inconsapevoli delle necessità degli altri figli di nostro Padre. Se siamo più ricchi di loro, dovremmo essere dei fratelli e sorelle, e non far finta. Il nostro desiderio dovrebbe essere quello di sviluppare in questo mondo un’organizzazione tale che, quando gli altri vedono le nostre buone opere, siano costretti a glorificare il nome del nostro Padre Celeste…

Non dobbiamo cadere nelle brutte abitudini di altre persone. Non dobbiamo avere l’atteggiamento di voler ottenere ciò che hanno gli altri. Fate riferimento ai dieci comandamenti, e troverete una breve frase: “Non concupire”. [Esodo 20:17]…

Non dobbiamo avere quell’atteggiamento. Altri possono farlo, ma se abbiamo lo spirito del vangelo di Gesù Cristo nel nostro cuore, non dobbiamo essere ingannati a questo riguardo.

Ci è stato detto che non possiamo servire Dio e qualche altro padrone [vedere Matteo 6:24]. Dobbiamo operare una scelta, e se vogliamo essere servi di Dio e dei figli del nostro Padre Celeste, e guadagnarci le Sue benedizioni, dobbiamo farlo onorandoLo e osservando i Suoi comandamenti. I nostri sentimenti e il nostro amore, se posso usare quest’espressione, devono essere rivolti a tutto il mondo, per quanto li vorrà accettare.10 [Vedere il suggerimento 4 a pagina 222].

Tramite la decima e le altre offerte noi partecipiamo all’opera della Chiesa e aiutiamo coloro che sono nel bisogno.

Il Signore ci ha dato il privilegio di contribuire con un decimo dei nostri profitti per la Sua chiesa, per lo sviluppo della Sua opera nel mondo. Coloro che pagano la decima ricevono delle benedizioni… Non possiamo aspettarci di ricevere delle benedizioni senza uno sforzo coscienzioso. Ci sarà richiesto di fare quello che ad alcuni apparirà essere un sacrificio. Suppongo che le persone ritengano che pagare la decima sia fare un sacrificio, ma non lo è; stanno facendo un reale investimento che renderà dividendi eterni. Il nostro Padre Celeste ci dà tutto ciò che abbiamo. Egli ripone tutto nelle nostre mani, autorizzandoci a tenere per il nostro utilizzo nove decimi di tutto questo, e poi ci chiede di metterne un decimo dove dice Lui, dove Egli sa che compiremo un gran bene per lo sviluppo della Sua chiesa.

Quando stamattina abbiamo sentito i rapporti di questa grande Chiesa [durante una sessione della conferenza generale], il rapporto finanziario mi ha davvero colpito—sapere che una grande organizzazione come questa, con la sua moltitudine di persone, che adempiono diverse funzioni in molti modi, nel bel mezzo delle agitazioni e delle difficoltà in cui si trova il mondo, sia in una condizione tale che un membro della Presidenza della Chiesa possa alzarsi e dirci in verità che questa Chiesa non ha debiti. Con le nazioni e tante persone indebitate, la Chiesa è stata gestita in modo tale da non avere debiti. Pensiamoci. Sosteniamo la Chiesa. Seguiamo i dirigenti che operano nella Chiesa. Viviamo in modo tale che il Signore possa benedirci così come ha benedetto la Chiesa.11

Se avete pagato una decima onesta, posso dirvi senza esitazione che gli altri nove decimi sono stati una benedizione maggiore per coloro che l’hanno pagata rispetto al cento percento di coloro che non l’hanno pagata. È l’opera del Signore… Gli uomini non avrebbero potuto fare questo. Con tutta la vostra generosità e le vostre donazioni, con tutto il vostro lavoro missionario, con la cura dei poveri… con tutto ciò che avete dato come gente ordinaria, vi attesto che ciò che avete lasciato vi porta maggiore felicità, maggiore pace, maggiore conforto e maggiore certezza di vita eterna di qualsiasi altro popolo vi sia oggi al mondo.12

Sono certo che il Signore ama quelle anime umili e fedeli che sono disposte a rivolgersi agli altri e ad aiutare chi è nel bisogno, che sia con cibo o indumenti o coperte o gentilezza, poiché ciò fa parte del vangelo di Gesù Cristo.13 [Vedere il suggerimento 5 a pagina 222].

Se siamo generosi con i nostri mezzi, non c’è bisogno che alcuno rimanga senza.

Non è necessario che alcun uomo, donna o bambino nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni rinunci a tutto, poiché la Chiesa è organizzata in modo tale da aiutare coloro che non dispongono delle necessità della vita. Vi è in abbondanza per tutti, e anche in più… Dio ha permesso agli uomini di arricchirsi, e se lo fanno opportunamente, sarà loro, ed Egli li benedirà se lo utilizzeranno correttamente.14

Ci stiamo talmente concentrando sul mondo che dimentichiamo i popoli che stanno soffrendo e che, in molti casi, potremmo aiutare.15

Pensate agli uomini, e anche alle donne, che non hanno più un’occupazione… Pensate al numero di figli di nostro Padre, che Egli ama quanto ama noi, che si troveranno nella miseria. Pensate a quali saranno le sofferenze se noi, che siamo più fortunati, non saremo generosi con le sostanze che Dio ha posto nelle nostre mani—non solo le sostanze, ma se noi tratteniamo dai Suoi figli le parole di incoraggiamento e non siamo servizievoli, e non visitiamo le case in cui vi sono tante persone nel bisogno, per dare ciò che è possibile che ognuno dia. Fratelli e sorelle, tutte queste opportunità ci sono date per arricchirci e sviluppare il nostro carattere, affinché possiamo ammassarci dei tesori in cielo dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non sconficcano né rubano [vedere Matteo 6:20]. Queste opportunità ci sono offerte da un saggio Padre che, conoscendo la fine sin dal principio, ha detto: “Questa è la via; camminate per essa!”

Guardiamoci attorno nel vicinato—non lasciamo tutto al vescovo o alla Società di Soccorso, ma che ciascuno di noi sia ministro di affettuosa bontà verso coloro che hanno tanto bisogno di noi. E qualsiasi cosa facciamo, non facciamo sentire indigenti coloro che hanno bisogno di assistenza. Diamo ciò che diamo come se appartenesse a loro. Dio lo ha prestato a noi. Talvolta noi che abbiamo accumulato dei mezzi agiamo come se pensassimo che appartengono a noi. Tutto ciò che abbiamo: cibo, indumenti, riparo, case e opportunità, tutto ci è stato affidato come intendenti nella Chiesa e regno del nostro Padre Celeste, e se noi impartiremo delle nostre sostanze, fosse anche la moneta della vedova, noi otterremo da Colui che vive in alto le benedizioni di cui abbiamo bisogno qui sulla terra, e quando giungerà il momento troveremo ad aspettarci le benedizioni di un affettuoso Padre che ha apprezzato gli sforzi che abbiamo fatto.16

Se desideriamo essere identificati con il regno del Signore, il regno celeste, questa è la nostra opportunità di prepararci—con amore non finto, con industriosità, con parsimonia, con perseveranza, con il desiderio di fare tutto ciò che è in nostro potere per benedire gli altri, di dare—non pensando sempre di dover ricevere, ma con il desiderio di dare, poiché io vi dico: “Più felice cosa è il dare che il ricevere”. [Atti 20:35]. Il vangelo di Gesù Cristo è un Vangelo di elemosina, non solo delle nostre sostanze, ma di noi stessi, e io ringrazio il mio Padre Celeste di appartenere a un’organizzazione che è stata in tale modo istruita17 [Vedere il suggerimento 6 a pagina 222].

Suggerimenti per lo studio e l’insegnamento

Quando studiate il capitolo o vi preparate a insegnare, riflettete sulle idee seguenti. Per avere ulteriori spunti, vedere le pagine V–VII.

  1. 1.

    Durante la Grande Depressione, George Albert Smith disse ai santi: “Credo che il nostro Padre Celeste ci stia dando un’opportunità per crescere” (pagina 213). Che cosa significa questo per voi? In che modo “cresciamo” quando serviamo coloro che sono nel bisogno?

  2. 2.

    Quando leggete la prima sezione degli insegnamenti (pagine 213–15), pensate alle cose che potete fare per iniziare o migliorare la vostra scorta di cibo e risorse. Quali sono alcuni esempi di emergenze o condizioni per cui dovreste prepararvi? Che cosa possono fare i quorum del sacerdozio e le Società di Soccorso per aiutare i membri a prepararsi per queste emergenze?

  3. 3.

    Studiate la sezione che inizia a pagina 215 e leggete Dottrina e Alleanze 68:31. Perché secondo voi il Signore ci chiede di lavorare per il nostro sostentamento? Quali sono alcuni modi efficaci per insegnare ai bambini l’importanza del lavoro?

  4. 4.

    Leggete gli ammonimenti del presidente Smith rivolti ai ricchi e ai poveri alle pagine 216–218. Quali sono le conseguenze quando poniamo il nostro cuore nelle ricchezze? Che cosa possiamo fare per evitarlo?

  5. 5.

    Leggete la sezione che inizia a pagina 218, in cui il presidente Smith analizza le benedizioni derivanti dal pagare la decima e le altre offerte. Quali sono dei modi efficaci per insegnare queste benedizioni ai giovani o ai nuovi convertiti?

  6. 6.

    Mentre studiate l’ultima sezione degli insegnamenti (pagine 220–221), pensate a qualcosa di specifico che potete fare per aiutare il vescovo e altri dirigenti del rione a soddisfare le necessità delle persone del vostro rione o della vostra comunità. Che cosa significa per voi dare “non solo delle nostre sostanze, ma di noi stessi”?

Ulteriori versetti di riferimento: Efesini 4:28; Giacomo 1:27; 2 Nefi 5:17; Giacobbe 2:17–19; Mosia 4:22–25; Dottrina e Alleanze 104:13–18

Sussidi per l’insegnamento: “Anche quando insegni a molte persone nello stesso tempo puoi stabilire un rapporto con i singoli individui. Per esempio, stabilisci un rapporto con i singoli individui quando saluti cordialmente ogni persona all’inizio della lezione… Stabilisci un rapporto con i singoli individui quando li incoraggi a partecipare e li rassicuri” (Insegnare: non c’è chiamata più grande, 35).

Mostra riferimenti

    Note

  1.   1.

    Conference Report, aprile 1948, 181.

  2.   2.

    Conference Report, ottobre 1947, 6.

  3.   3.

    “To the Relief Society”, Relief Society Magazine, dicembre 1932, 706.

  4.   4.

    Conference Report, aprile 1947, 162, 165.

  5.   5.

    Conference Report, aprile 1929, 30.

  6.   6.

    Improvement Era, agosto 1946, 521.

  7.   7.

    “Some Warning Signs”, Improvement Era, luglio 1948, 425.

  8.   8.

    Conference Report, ottobre 1949, 171.

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    Conference Report, ottobre 1934, 49–50.

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    Conference Report, ottobre 1949, 170–172.

  11.   11.

    Conference Report, aprile 1941, 25, 28.

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    Conference Report, aprile 1948, 16–17.

  13.   13.

    Conference Report, aprile 1947, 162.

  14.   14.

    Conference Report, ottobre 1949, 169, 171.

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    Conference Report, aprile 1948, 181.

  16.   16.

    “Saints Blessed”, Deseret News, 12 novembre, 1932, Church section, 8.

  17.   17.

    Conference Report, ottobre 1934, 52.