Capitolo 1: Vivere secondo ciò in cui crediamo

Insegnamenti dei presidenti della Chiesa: George Albert Smith, 2010


La nostra religione deve trovare espressione nella nostra vita di tutti i giorni.

Dalla vita di George Albert Smith

Quando aveva trentaquattro anni, George Albert Smith stilò un elenco di decisioni che chiamò il suo “credo personale”—undici ideali secondo i quali si impegnò a vivere:

“Vorrei essere amico di quelli che amici non hanno e trovare la gioia nell’aiutare i poveri.

Vorrei visitare gli ammalati e gli afflitti per insegnare loro ad aver fede sì da guarire.

Vorrei insegnare la verità e farla capire a tutti gli uomini perché essa possa benedirli.

Vorrei cercare e trovare il peccatore per riportarlo a una vita retta e felice.

Non cercherei di costringere le persone a vivere secondo i miei ideali, ma le amerei tanto da indurle a fare le cose giuste.

Vorrei vivere con le masse per aiutarle a risolvere i loro problemi perché possano essere felici.

Vorrei evitare la pubblicità delle cariche elevate per scoraggiare le lusinghe degli amici incauti.

Non vorrei consapevolmente ferire i sentimenti di alcuno, neppure di coloro che mi hanno fatto qualche torto, ma vorrei cercare di farli divenire amici miei facendo loro del bene.

Vorrei vincere la tendenza all’egoismo e alla gelosia, e rallegrarmi dei successi di tutti i figli del mio Padre Celeste.

Non vorrei essere nemico di alcuna anima vivente.

Sapendo che il Redentore dell’umanità ha offerto al mondo il solo disegno che ci farà sviluppare completamente e che ci renderà veramente felici qui e nell’aldilà, sento che la divulgazione della verità non è per me soltanto un dovere, ma anche un benedetto privilegio”.1 [Vedere il suggerimento 1 a pagina 9].

Coloro che conoscevano il presidente Smith dichiararono che egli visse veramente secondo il suo credo. Ezra Taft Benson, quand’era membro del Quorum dei Dodici Apostoli, raccontò di un’esperienza in cui il presidente Smith mantenne una delle sue decisioni di “visitare gli ammalati e gli afflitti per insegnare loro ad aver fede sì da guarire”:

“Non cesserò mai di essergli grato per le visite che faceva a casa mia nel periodo in cui ero un umile missionario [lontano]… In modo particolare gli sono grato di una visita fatta nel cuore della notte quando la nostra piccina era molto ammalata e stava morendo. Senza alcun preavviso il presidente Smith trovò il tempo di venire in casa nostra e di imporre le mani sul capo della bambina, che da molte ore era tra le braccia della mamma, promettendole la guarigione completa. Questo era il presidente Smith. Egli trovava sempre il tempo di aiutare le persone, particolarmente quelle che erano ammalate, quelle che avevano più bisogno di lui”.2

Spencer W. Kimball fece notare un’altra occasione in cui le azioni del presidente Smith dimostrarono la sua convinzione di voler fare il bene a “coloro che [gli avevano] fatto qualche torto”:

“Gli fu riportato [al presidente Smith] che qualcuno aveva rubato l’incerata del suo calesse. Invece d’irritarsi, egli rispose: ‘Vorrei sapere chi è stato, onde potergli dare anche la coperta, poiché se ha fatto questo, doveva avere freddo; e vorrei dargli anche del cibo, poiché doveva avere anche fame”.3

Un altro osservatore scrisse di George Albert Smith: “La sua religione non è dottrina nel congelatore. Non è teoria. Per lui significa di più di un bel programma da ammirare. È più di una filosofia di vita. Per una persona pratica come lui, la religione è la disposizione secondo cui vive un uomo, secondo cui fa le cose, non fosse altro che dire una parola gentile o offrire un bicchiere di acqua fresca. La sua religione deve trovare espressione nelle azioni. Si estende a ogni dettaglio della vita quotidiana”.4

Uno dei suoi consiglieri nella Prima Presidenza, il presidente J. Reuben Clark Jr., riassunse l’integrità del presidente Smith con queste parole: “Era una delle poche persone che si può dire abbia vissuto secondo ciò che insegnava”.5

Insegnamenti di George Albert Smith

La nostra obbedienza al Vangelo—e non solo la nostra appartenenza alla Chiesa—ci qualifica ad essere chiamati santi.

L’adorazione nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni consiste in una vita devota, nel desiderio di essere degni di Colui alla cui immagine siamo stati creati e che ci ha dato tutto… ciò che è pregevole—il Vangelo di Gesù Cristo.6

Che bella cosa è sentire di appartenere a una chiesa che è, o dovrebbe essere, composta da santi. Non è sufficiente che i nostri nomi siano sui registri. È importante che viviamo in modo che ci sia concesso di essere chiamati santi, e se lo farete, sarete felici…

Quando Gesù di Nazaret venne al mondo e iniziò a predicare il Vangelo del Regno, vi furono molti, in particolare i Farisei che si consideravano più giusti e virtuosi, che rifiutarono il Suo messaggio, rivendicando di essere dei discendenti di Abrahamo e affermando che il loro lignaggio li avrebbe salvati nel Regno di Dio.

Il Salvatore li informò che se fossero stati figliuoli di Abrahamo, avrebbero fatto le opere di Abrahamo. [Vedere Giovanni 8:33–39]. Vorrei dire ai Santi degli Ultimi Giorni, se sarete degni di essere chiamati Santi degli Ultimi Giorni sarà perché state conducendo vite sante, ed è lo scopo del Vangelo quello di qualificarci in tal modo. Il mondo si trova in una condizione tale ed è stato ingannato dall’avversario per un periodo talmente lungo e ha dichiarato che il semplice credere in Dio è la sola cosa necessaria, che io ne sono spaventato. Questo è solo un trucco dell’avversario.7 [Vedere il suggerimento 2 a pagina 9].

Il cosiddetto “mormonismo” è il vangelo di Gesù Cristo, di conseguenza è il potere di Dio per la salvezza di tutti coloro che credono nei Suoi insegnamenti e li osservano. Non sono coloro che dicono “Signore, Signore” che godranno della compagnia del Suo spirito, ma coloro che faranno la Sua volontà [vedere Luca 6:46].8

Con riferimento al settimo capitolo di Matteo, al versetto 24, si trova quanto segue:

“Perciò chiunque ode queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato ad un uomo avveduto che ha edificata la sua casa sopra la roccia.

E la pioggia è caduta, e son venuti i torrenti, e i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma ella non è caduta, perché era fondata sulla roccia..

E chiunque ode queste mie parole e non le mette in pratica sarà paragonato ad un uomo stolto che ha edificata la sua casa sulla rena.

E la pioggia è caduta, e son venuti i torrenti, e i venti hanno soffiato ed hanno fatto impeto contro quella casa; ed ella è caduta, e la sua ruina è stata grande”. [Matteo 7:24–27].

Quanti di noi, venendo a conoscere la volontà del Padre, la fanno? Quanti di noi, giorno per giorno, stanno ponendo le fondamenta e costruendo una struttura che sia conforme alla dignità della statura del nostro Maestro? ‘Sì, l’uomo è il tabernacolo di Dio, ossia il tempio; e ogni tempio che sia profanato, Dio lo distruggerà’. [DeA 93:35]. Egli ci ha dato intelligenza e saggezza superiori ai nostri simili. La conoscenza della pre-esistenza è stata data ai Santi degli Ultimi Giorni; la consapevolezza che siamo qui perché abbiamo mantenuto il nostro primo stato, e che ci è stata data l’opportunità di ottenere la vita eterna alla presenza del nostro Padre Celeste se manteniamo il nostro secondo stato. Noi non saremo giudicati come saranno giudicati i nostri fratelli e sorelle del mondo, ma saremo giudicati secondo le più grandi opportunità che ci sono state affidate. Noi saremo tra coloro che hanno ricevuto la parola di Dio, che hanno udito le Sue parole, e se le osserviamo per noi sarà vita eterna, ma se non lo facciamo, il risultato sarà la condanna.9

Facciamo meglio di quanto abbiamo mai fatto in passato. Rinnoviamo la nostra determinazione ad essere veri Santi degli Ultimi Giorni, e non facciamo solo finta… Io non conosco nessuno che non possa fare un po’ meglio di quanto stia facendo, se solo decide di farlo.10

Il nostro Padre Celeste si aspetta che ci prepariamo e che viviamo in modo degno delle benedizioni che ci ha promesso.

Ho aperto il capitolo ventidue di San Matteo che contiene il resoconto di un insegnamento del Salvatore, e vi leggerò questa particolare parabola:

“E Gesù prese di nuovo a parlar loro in parabole dicendo:

Il regno de’ cieli è simile ad un re, il quale fece le nozze del suo figliuolo.

E mandò i suoi servitori a chiamare gl’invitati alle nozze…

Or il re, entrato per vedere quelli che erano a tavola, notò quivi un uomo che non vestiva l’abito di nozze.

E gli disse: Amico, come sei entrato qua senza aver un abito da nozze? E colui ebbe la bocca chiusa.

Allora il re disse ai servitori: Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre di fuori. Ivi sarà il pianto e lo stridor de’ denti.

Poiché molti son chiamati, ma pochi eletti”. [Vedere Matteo 22:1–3, 11–14]…

Ecco qui un uomo che si presentò alle nozze, e quando giunse il momento, il re o il maestro vide che non indossava l’indumento appropriato. Apparentemente egli ne aveva ignorato l’importanza. Si era presentato, non preparato, aspettandosi di partecipare. Era giunto alle nozze—tutti erano stati invitati alle nozze, ma suppongo che essi sapessero che erano ammessi solo coloro che erano adeguatamente vestiti, e quest’uomo rimase stupito quando gli fu domandato perché si era presentato in quelle condizioni.

Il mondo sembra pensare di potersi presentare in qualsiasi momento è pronto. I figli di nostro Padre non comprendono che deve esserci una preparazione. L’avversario li ha talmente ingannati da far loro credere che non sia necessaria alcuna preparazione, che tutto andrà bene, ma in questo messaggio che il Salvatore diede tramite una parabola veniamo informati che deve esservi della preparazione, e che senza tale preparazione a nessuno sarà permesso di prendere parte ai doni più preziosi del nostro Padre Celeste. Questo si applica ai membri di questa Chiesa che pensano che, poiché sono stati invitati, e poiché i loro nomi appaiono sui registri tra coloro che sono stati chiamati, non c’è nient’altro che devono fare… Essi hanno dimenticato il Signore e non si stanno preparando per il banchetto di nozze a cui Egli li ha invitati.

Il nostro Padre Celeste intende che o saremo preparati per il banchetto di nozze o ne saremo esclusi. Egli si aspetta che continuiamo ad immagazzinare nella nostra mente la verità, che la diffondiamo tra tutti i Suoi figli secondo le occasioni che ci sono offerte. Il fatto che i nostri nomi appaiano sui registri della Chiesa non è una garanzia che troveremo il nostro posto nel regno celeste. Solo coloro che vivono in modo meritevole per essere membri di quel regno troveranno quivi il loro posto.

In mezzo a condizioni instabili, nell’incertezza che c’è nel mondo, se mai vi è stato un momento in cui esaminare noi stessi per scoprire se stiamo facendo ciò che il Signore vorrebbe che facessimo, quel momento è oggi; se mai vi è stato in momento in cui essere sicuri che siamo sul sentiero che conduce alla vita eterna, quel momento è ora. Non possiamo disprezzare queste opportunità. Dio non si lascerà beffare. Quando ci ha offerto un dono, quando ci ha messo a disposizione una benedizione, quando ci ha invitato a partecipare al banchetto e noi lo ignoriamo, possiamo star certi che patiremo l’angoscia che colpirà coloro che rifiutano le benedizioni del Signore quando gli sono offerte.11

Non possiamo vivere come il mondo e aspettarci di ottenere un posto legittimo nel Regno. Nella prima sezione di Dottrina e Alleanze il Signore ci dice, riferendosi al male: “non posso considerare il peccato col minimo grado di tolleranza” [vedere DeA 1:31]. Questo è un concetto difficile da digerire, perché alcuni di noi nella Chiesa sono convinti di potersi prendere gioco del vangelo di nostro Signore e dei principi di vita eterna, e di poter tuttavia ottenere il posto che vogliono. Ciò non è vero. Il Signore sarà misericordioso, ma sarà giusto, e se vogliamo una qualche benedizione vi è solo un modo in cui possiamo ottenerla, ossia tramite l’osservanza dei comandamenti che ci danno diritto a ricevere tale benedizione.12 [Vedere il suggerimento 3 a pagina 9].

Se svolgiamo pienamente il nostro dovere, la nostra vita darà prova della nostra fede nel Vangelo.

Nel corso dell’ultimo anno ho avuto il privilegio di incontrare alcuni uomini che vivono in questa comunità [Salt Lake City] e che non sono membri di questa Chiesa, e di conversare con loro riguardo al Vangelo. Un uomo è vissuto qui per vent’anni, un uomo la cui vita è ineccepibile, un buon cittadino, un ottimo uomo d’affari, che nutre buoni sentimenti verso il nostro popolo. Mi ha detto di aver vissuto qui per vent’anni, e di essere giunto alla conclusione che siamo buoni quanto i nostri vicini che sono membri di altre chiese; che in noi non vede alcuna differenza.

Voglio dirvi, fratelli e sorelle, che questo per me non è un complimento. Se il vangelo di Gesù Cristo non mi rende un uomo migliore, allora non sono cresciuto come avrei dovuto, e se i nostri vicini che non appartengono a questa Chiesa possono vivere tra noi anno dopo anno senza avere dimostrazione dei benefici che derivano dall’osservanza dei comandamenti di Dio nella nostra vita, allora c’è bisogno di correzione in Israele…

State svolgendo il vostro dovere? Stiamo facendo il lavoro che il Signore ci ha affidato? Sentiamo la responsabilità che ci è stata affidata? Oppure stiamo pigramente seguendo la corrente, sospinti dalla marea e dando per scontato che all’ultimo giorno saremo redenti?13

Noi siamo definiti un popolo particolare, [vedere 1 Pietro 2:9] forse perché noi crediamo a fondo nel vangelo di Gesù Cristo…

Se la nostra particolarità ci spingesse a vivere di ogni parola che esce dalla bocca del nostro Padre Celeste [vedere DeA 84:44], allora saremmo davvero un popolo santo. In grande misura noi viviamo secondo la testimonianza che ci è stata data dal nostro Redentore, e di conseguenza siamo un popolo benedetto; ma saremmo molto più benedetti e prospereremmo di più se svolgessimo al massimo il nostro dovere.

Prego che lo spirito che ci consentirà di servire fedelmente sia con noi, che il desiderio di fare il bene possa vincere le tentazioni che ci sono poste lungo il cammino e che, ovunque andiamo, gli altri osservando le nostre buone opere possano essere indotti a glorificare nostro Padre che è nei cieli [vedere Matteo 5:16].14

Ora esaminiamo noi stessi. Stiamo facendo tutto quello che dovremmo? Se non lo stiamo facendo, cambiamo e facciamo di meglio. Se stiamo facendo tutto quello che dovremmo, se ci stiamo muovendo in tutte le direzioni per fare il bene ai figli di nostro Padre, allora ci procureremo le benedizioni di un Padre saggio, e gioiremo nel bene che abbiamo compiuto qui…

Siamo umili e devoti, viviamo vicino al Padre Celeste e manifestiamo la nostra fede nel vangelo di Gesù Cristo osservandone i principi. Dimostriamo la nostra fede in Dio, e nell’opera che ci ha affidato sulla terra, vivendo in modo corretto e coerente, poiché alla fine questa è la più forte testimonianza che noi potremo mai rendere della veridicità di quest’opera.15 [Vedere il suggerimento 4 a pagina 10].

Suggerimenti per lo studio e l’insegnamento

Quando studiate il capitolo o vi preparate a insegnare, riflettete sulle idee seguenti. Per avere ulteriori spunti, vedere le pagine V–VII.

  1. 1.

    Mentre esaminate il credo del presidente Smith (pagine 1–2), pensate ad alcuni ideali o principi che vorreste seguire nella vostra vita. Potete decidere di scriverli nel vostro diario personale.

  2. 2.

    Leggete i primi quattro paragrafi a pagina 3. Che cosa significa essere un Santo degli Ultimi Giorni? Che cosa può fare un genitore per aiutare i suoi figli a imparare a condurre una vita santa?

  3. 3.

    Quando studiate la sezione che inizia a pagina 5, pensate a come si può applicare alla vostra vita la parabola delle nozze (vedere anche Matteo 22:1–14). Per esempio, che cosa pensate che rappresenti il banchetto di nozze? Chi rappresentano gli ospiti invitati? Meditate su che cosa potete fare per “prepararvi per il banchetto di nozze” (vedere a pagina 6).

  4. 4.

    Leggete l’ultimo paragrafo degli insegnamenti (a pagina 9) e pensate a qualcuno di vostra conoscenza che ha una forte testimonianza del Vangelo. In che modo quella persona dà prova della sua testimonianza? Prendete in considerazione in che modo potete dare prova della vostra testimonianza.

Ulteriori versetti di riferimento: Matteo 7:16–23; Giacomo 1:22–25; 2:15–18; 1 Giovanni 2:3–6; Moroni 7:3–5; Dottrina e Alleanze 41:5

Sussidi per l’insegnamento: “Per aiutarti a insegnare le Scritture e le parole dei profeti degli ultimi giorni, la Chiesa ha pubblicato i manuali di lezioni e altri sussidi. C’è poca necessità di commentari o altri testi di riferimento” (Insegnare: non c’è chiamata più grande: manuale sussidiario per insegnare il Vangelo, 52).

Mostra riferimenti

    Note

  1.   1.

    “President George Albert Smith’s Creed”, Improvement Era, aprile 1950, 262.

  2.   2.

    Ezra Taft Benson, Conference Report, aprile 1951, 46.

  3.   3.

    Spencer W. Kimball, Il miracolo del perdono, 263.

  4.   4.

    Bryant S. Hinckley, “Greatness in Men: Superintendent George Albert Smith”, Improvement Era, marzo 1932, 270.

  5.   5.

    J. Reuben Clark Jr., Doyle L. Green, “Tributes Paid President George Albert Smith”, Improvement Era, giugno 1951, 405.

  6.   6.

    Conference Report, aprile 1949, 8.

  7.   7.

    “The Church with Divine Authority”, Deseret News, 28 settembre 1946, Church section, 1, 6.

  8.   8.

    Conference Report, aprile 1913, 28–29.

  9.   9.

    Conference Report, ottobre 1906, 47.

  10.   10.

    Conference Report, aprile 1941, 27.

  11.   11.

    Conference Report, ottobre 1930, 66–68.

  12.   12.

    Conferenza dei settanta e missionari di palo, 4 ottobre 1941, 6.

  13.   13.

    Conference Report, ottobre 1916, 49.

  14.   14.

    “Some Points of ‘Peculiarity’”, Improvement Era, marzo 1949, 137.

  15.   15.

    Conference Report, aprile 1914, 13.