Capitolo 20

Percorrere il sentiero della carità del Salvatore

Insegnamenti dei presidenti della Chiesa – Howard W. Hunter


“La pietra di paragone della compassione è una misura della nostra qualifica di discepoli; è una misura del nostro amore per Dio e per il prossimo”.

Dalla vita di Howard W. Hunter

Il presidente Howard W. Hunter insegnò che il Salvatore “ci ha dato il Suo amore, il Suo servizio e la Sua vita. […] Noi dovremmo cercare di dare come fece Lui”.1 In particolare, il presidente Hunter incoraggiava i membri della Chiesa a seguire l’esempio di carità dato dal Salvatore nella vita quotidiana.

Gli atti di carità erano un aspetto che ha caratterizzato la carriera legale del presidente Hunter. Un collega avvocato spiegò:

“Egli dedicava molto tempo a offrire assistenza legale [gratuita …] perché non se la sentiva di mandare la parcella. […] Era considerato un amico, una guida, un consigliere e un professionista che si preoccupava molto di più che le persone avessero l’aiuto di cui necessitavano, piuttosto di essere ricompensato per questo”.2

La carità fu anche un elemento che caratterizzò il servizio nella Chiesa prestato dal presidente Hunter. Una donna spiegò alcuni motivi per cui egli fu uno degli insegnanti che ebbero maggior influenza su di lei:

“Ho sempre notato che quest’uomo amava gli altri attribuendo loro un’alta priorità, ascoltandoli per comprendere e condividendo le sue esperienze, che era uno dei suoi maggiori divertimenti. Egli mi ha insegnato a capire l’importanza di queste virtù e a provare gioia nel praticarle”.3

Un’altra donna del palo californiano del presidente Hunter gli rese questo omaggio:

“Il presidente Howard W. Hunter è stato il nostro presidente di palo anni fa, quando la nostra famiglia viveva nel Palo di Pasadena. Mio padre era morto, lasciando mia madre a crescere me e la mia sorella maggiore. Anche se la nostra non era una famiglia illustre nel palo, che copriva una vasta area geografica, il presidente Hunter ci conosceva personalmente.

Il mio ricordo più significativo di lui è come contribuì al mio senso di autostima. Dopo ogni conferenza di palo ci mettevamo in fila per stringergli la mano. Egli prendeva sempre la mano di mia madre e le diceva: ‘Come sta, sorella Sessions, e come stanno Betty e Carolyn?’ Avevo sempre un brivido nel sentirlo pronunciare i nostri nomi. Lui ci conosceva e si preoccupava del nostro benessere. Quel ricordo ancora mi riscalda il cuore”.4

Il presidente Hunter una volta disse: “Sento che la nostra missione è di servire e di salvare, di costruire e di esaltare”.5 I commenti dei suoi fratelli nei Dodici mostrano quanto bene svolse questa missione. Uno di loro ha affermato: “Ha un modo per far sentire le persone a loro agio. Non le domina. È un bravo ascoltatore”. Un altro ha detto: “Quando viaggi con lui ti accorgi che osserva sempre se ci si è presa cura di tutti e che nessuno sia scomodo o escluso”. Un altro ancora riferì: “Si preoccupa degli altri ed è sensibile. Ha carità e un cuore pronto a perdonare. È uno studioso del Vangelo, dell’umanità e della natura umana”.6

Cristo e una donna in ginocchio

Gesù Cristo “insegnava lezioni d’amore, e si impegnava ripetutamente a servire altruisticamente gli altri. Tutti beneficiavano del Suo amore”.

Insegnamenti di Howard W. Hunter

1

I due grandi comandamenti sono la pietra di paragone del Signore per il nostro discepolato

Nei tempi antichi uno dei metodi usati per saggiar la purezza dell’oro richiedeva l’uso di una pietra nera silicea, molto levigata, chiamata pietra di paragone. Quando veniva sfregato contro la pietra di paragone, l’oro vi lasciava una striscia o un segno. L’orafo confrontava questo segno con la carta di colori graduati che aveva nel suo laboratorio. La striscia era più rossa se era più alto il contenuto di rame o di altri metalli, più gialla se la percentuale d’oro era abbastanza alta. Questo processo rivelava con molta esattezza la purezza del metallo.

Il metodo della pietra di paragone per saggiare la purezza dell’oro era rapido e adeguato per la maggior parte dei fini pratici. Ma l’orafo che avesse avuto ancora dei dubbi sulla purezza del metallo effettuava un saggio più accurato che richiedeva l’uso del fuoco.

Io vi dico che il Signore ha preparato una pietra di paragone per me e per voi; una misura esteriore della nostra devozione interiore che rivela il grado della nostra fedeltà e che supererà le prove del fuoco ancora a venire.

Una volta Gesù, mentre ammaestrava la moltitudine, fu avvicinato da un certo dottore della legge che gli pose il seguente quesito: “Maestro, che dovrò fare per eredar la vita eterna?”.

Gesù, il grande insegnante, rispose all’uomo, che ovviamente era esperto delle questioni della legge, con un’altra domanda: “Nella legge che sta scritto? Che leggi?”.

L’uomo rispose con un preciso sommario dei due grandi comandamenti: “Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, e con tutta l’anima tua, e con tutta la forza tua, e con tutta la mente tua, e il tuo prossimo come te stesso”.

Con evidente approvazione Gesù rispose: “Fa’ questo, e vivrai” (Luca 10:25–28).

La vita eterna, la vita che conduce a Dio, la vita che noi cerchiamo è radicata in due comandamenti. Le Scritture dicono proprio che “da questi due comandamenti dipendono tutta la legge ed i profeti” (Matteo 22:40). Ama Dio e ama il prossimo. Questi due principi operano insieme, sono inseparabili. Nel senso più elevato possono essere considerati equivalenti, e sono comandamenti che ognuno di noi può osservare.

La risposta di Gesù al dottore della legge può essere considerata la pietra di paragone del Signore. In un’altra occasione Egli disse: “In verità vi dico che in quanto l’avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me” (Matteo 25:40). Egli misurerà la nostra devozione per Lui da come amiamo e serviamo i nostri simili. Che genere di segno lasciamo sulla pietra di paragone del Signore? Siamo veramente buoni con il prossimo? Questo saggio mostra che siamo fatti d’oro a ventiquattro carati oppure rivela che siamo fatti di similoro?7

2

Il Salvatore ci ha insegnato ad amare tutti, inclusi coloro che possono essere difficili da amare

Come per scusarsi di aver posto una domanda tanto semplice al Maestro, il dottore della legge cercò di giustificarsi ponendo un’altra domanda: “E chi è il mio prossimo?” (Luca 10:29).

Dovremmo tutti essergli riconoscenti per aver posto quella domanda, poiché nella risposta che gli diede il Salvatore troviamo una delle parabole più belle e più conosciute, una storia che ognuno di noi ha letto e udito innumerevoli volte:

“Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico, e s’imbatté in ladroni i quali, spogliatolo e feritolo, se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.

Or, per caso, un sacerdote scendeva per quella stessa via; e veduto colui, passò oltre dal lato opposto.

Così pure un levita, giunto a quel luogo e vedutolo, passò oltre dal lato opposto.

Ma un Samaritano che era in viaggio giunse presso a lui; e vedutolo, n’ebbe pietà;

e accostatosi, fasciò le sue piaghe, versandovi sopra dell’olio e del vino; poi lo mise sulla propria cavalcatura, lo menò ad un albergo e si prese cura di lui.

E il giorno dopo, tratti fuori due denari, li diede all’oste e gli disse: prenditi cura di lui; e tutto ciò che spenderai di più, quando tornerò in su, te lo renderò” (Luca 10:30–35).

Poi Gesù chiese al dottore della legge: “Quale di questi tre ti pare essere stato il prossimo di colui che s’imbatté ne’ ladroni?” (Luca 10:36). Qui il Maestro offre la pietra di paragone per saggiare il vero cristiano. Egli chiede che la nostra sincerità sia misurata mediante questa prova.

Sia il sacerdote che il levita, nella parabola di Cristo, avrebbero dovuto ricordare i requisiti della legge: “Se vedi l’asino del tuo fratello o un suo bue caduto nella strada, tu non farai vista di non averli scorti, ma dovrai aiutare il tuo fratello a rizzarlo” (Deuteronomio 22:4). E se questo precetto vale per il bue, quanto è maggiore il nostro obbligo di aiutare un fratello nel bisogno! Ma, come ha scritto l’anziano James E. Talmage, “Le scuse sono facili a trovare; esse crescono tanto rapidamente e abbondantemente come la malerba lungo i cigli della strada” (Gesù il Cristo, 322).

Il Samaritano dette invece un esempio di puro amore cristiano. Egli ebbe compassione; si avvicinò all’uomo che era stato ferito dai ladroni, gli medicò le ferite, lo portò a una locanda, provvide alle sue necessità, pagò le sue spese offrendo altro denaro eventualmente necessario. Questa è una storia che parla dell’amore di un uomo per il suo prossimo.

Un vecchio proverbio dice che l’uomo “avvolto in se stesso è un ben piccolo involto”. L’amore ha una maniera tutta particolare di far crescere questo involto. Il segreto è amare il nostro prossimo, compreso quel prossimo che è difficile amare. Dobbiamo ricordare che siamo noi a scegliere i nostri amici, ma è Dio che ha scelto il nostro prossimo, ovunque si trovi. L’amore non deve avere confini; non dobbiamo riservare la nostra lealtà solo a pochi. Cristo disse: “Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno anche i pubblicani lo stesso?” (Matteo 5:46).8

uomini che lisciano il cemento

Il Signore “misurerà la nostra devozione per Lui da come amiamo e serviamo i nostri simili”.

3

Dovremmo amare gli altri e servirli nelle loro afflizioni

Una volta Joseph Smith scrisse una lettera ai Santi, pubblicata dal giornale Messenger and Advocate, sull’argomento di amarsi l’un l’altro per essere giustificati dinanzi a Dio. Egli [scrisse]:

“Cari fratelli — è dovere di ogni santo prestare liberamente assistenza ai fratelli, amarli sempre e prestare loro soccorso. Per essere giustificati dinanzi a Dio dobbiamo amarci l’un l’altro; dobbiamo vincere il male; dobbiamo visitare gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni, e dobbiamo conservarci puri dal mondo; poiché tali virtù scaturiscono dalla grande fonte della religione pura. Per rafforzare la nostra fede aggiungendo ogni buona qualità che adorna i figli del beato Gesù, possiamo pregare nel momento opportuno, amare il nostro prossimo come noi stessi ed essere fedeli nelle tribolazioni, sapendo che la ricompensa di tutto ciò è maggiore nel regno dei cieli. Quale consolazione! Quale gioia! Viviamo la vita del giusto e facciamo sì che la nostra ricompensa sia quella del giusto” (History of the Church, 2:229).

Queste due virtù, amore e servizio, sono richieste ad ognuno di noi se vogliamo essere buoni verso il prossimo e trovare pace in questa vita. Sicuramente esse riempivano il cuore dell’anziano Willard Richards. Nel carcere di Carthage, il pomeriggio del martirio di Joseph e di Hyrum, il carceriere suggerì che essi sarebbero stati più al sicuro nelle celle. Joseph si voltò verso l’anziano Richards e chiese: “Se andiamo nella cella verrai con noi?”

La risposta dell’anziano Richards fu piena di affetto: “Fratello Joseph, tu non mi hai chiesto di attraversare il fiume insieme a te, non mi hai chiesto di venire a Carthage, non mi hai chiesto di venire in carcere con te — credi forse che ti abbandonerei proprio ora? Ti dirò che cosa farò: se sarai condannato all’impiccagione per tradimento, io mi farò impiccare al tuo posto, e tu sarai libero.

Doveva essere con grande emozione e commozione che Joseph replicò: “Ma non puoi farlo”.

Al che l’anziano Richards rispose con fermezza: “Lo farò” (vedere B. H. Roberts, A Comprehensive History of the Church, 2:283).

La prova dell’anziano Richards era forse più grande di quelle che la maggior parte di noi sarà chiamata ad affrontare: era la prova del fuoco, invece di quella della pietra di paragone. Ma se ci venisse chiesto di farlo, sapremmo dare la nostra vita per i nostri cari? per i nostri amici? per il nostro prossimo?

La pietra di paragone della compassione è una misura della nostra qualifica di discepoli; è una misura del nostro amore per Dio e per il prossimo. Lasceremo una traccia d’oro puro o, come il sacerdote e il levita, passeremo oltre? 9

4

Dobbiamo percorrere con maggiore risolutezza la via che Gesù ci ha indicato

In un importante messaggio diretto ai Santi degli Ultimi Giorni a Nauvoo, appena un anno prima della sua tragica e [prematura] morte, il profeta Joseph Smith disse:

“Se vogliamo assicurarci e coltivare l’affetto degli altri, dobbiamo amarli, i nostri nemici come i nostri amici […] I cristiani dovrebbero cessare di disputare e di contendere gli uni contro gli altri, e coltivare tra loro i principi dell’unione e dell’amicizia” (History of the Church, 5:498–499).

È un consiglio stupendo oggi come lo era [allora]. Il mondo in cui viviamo, sia vicino che lontano, ha bisogno del vangelo di Gesù Cristo, che offre l’unica via per la quale il mondo potrà mai conoscere la pace. Dobbiamo essere più buoni gli uni con gli altri, più gentili e pronti a perdonare. Dobbiamo essere più lenti all’ira e più pronti ad aiutare. Dobbiamo porgere la mano dell’amicizia e trattenere la mano della [vendetta]. In breve, dobbiamo amarci gli uni gli altri con il puro amore di Cristo, con genuina carità e compassione e, se necessario, soffrire insieme. Poiché questo è il modo in cui Dio ci ama.

Nelle nostre riunioni religiose spesso cantiamo un bell’inno scritto da Susan Evans McCloud. Consentitemi di leggervene alcune strofe:

O Signor, ch’io possa amarTi

e seguire il Tuo sentier,

aiutando chi ha bisogno

nel Vangel più forza avrò. […]

Come posso giudicare

se imperfetto io son,

dentro il cuore v’è nascosto

quel che l’occhio non vedrà. […]

Voglio amare i miei fratelli

e guarire il loro cuor,

i dolori alleviare

con perfetta carità.

O Signor, ch’io possa sempre

l’esempio Tuo seguir.

(Inni, 134).

Dobbiamo percorrere con maggiore risolutezza e con maggiore carità la via che Gesù ci ha indicato. Dobbiamo fermarci per “aiutare chi ha bisogno” e avere più forza per farlo nel Vangelo. Se potessimo fare qualcosa di più per imparare a “guarire il loro cuor”, avremmo innumerevoli possibilità di alleviare i dolori “con perfetta carità”. O Signor, ch’io possa sempre l’esempio Tuo seguir.10

5

La carità è il puro amore di Cristo, e sussiste in eterno

“Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri”, [Gesù] disse. “Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13:34–35). Questo amore che dobbiamo sentire per i nostri fratelli e sorelle della famiglia umana, e che Cristo nutre per ognuno di noi, è chiamato carità o “puro amore di Cristo” (Moroni 7:47). È l’amore che motivò la sofferenza e il sacrificio dell’Espiazione di Cristo. È il più alto pinnacolo che l’anima umana può raggiungere e la più profonda espressione del cuore umano.

[…] La carità abbraccia tutte le altre virtù, contraddistingue sia l’inizio che la fine del piano di salvezza. Quando ogni altra cosa viene meno, la carità — l’amore di Cristo — non verrà meno. È il più grande di tutti gli attributi divini.

Per il Suo grande amore Gesù parlava ai poveri, agli oppressi, alle vedove e ai fanciulli; ai contadini e ai pescatori, e a coloro che custodivano le capre e le pecore; agli stranieri e ai forestieri; ai ricchi e ai potenti, come agli ostili Scribi e Farisei. Egli soccorreva i poveri, gli affamati, i miseri, gli ammalati. Egli benediceva gli storpi, i ciechi, i sordi e le altre persone afflitte da menomazioni fisiche. Egli scacciava i demoni e gli spiriti maligni che causavano malattie mentali o emotive. Egli purificava coloro che erano oppressi dal peccato. Egli insegnava lezioni d’amore, e si impegnava ripetutamente a servire altruisticamente gli altri. Tutti beneficiavano del Suo amore. Tutti erano “privilegiati, gli uni come gli altri, e a nessuno [era] proibito” (2 Nefi 26:28). Queste sono tutte espressioni ed esempi della Sua infinita carità.

Il mondo in cui viviamo godrebbe di grandi benefici se gli uomini e le donne di tutto il mondo mettessero in pratica il puro amore di Cristo, che è gentile, mite, umile, privo di invidia o di orgoglio, altruista perché non cerca nulla in cambio; che non approva il male o l’astio, non gioisce dell’iniquità e non ha posto per il bigottismo, l’odio o la violenza. Rifiuta di tollerare il sarcasmo, la volgarità, i maltrattamenti e l’ostracismo; incoraggia persone diverse a vivere insieme nell’amore cristiano a prescindere da fede religiosa, razza, nazionalità, condizione economica, istruzione e mentalità.

Il Salvatore ci ha comandato di amarci gli uni gli altri come Egli ci ha amato, di rivestirci “del vincolo della carità” (DeA 88:125), come Egli stesso se ne rivestì. Siamo invitati a purificare i nostri sentimenti interiori, a cambiare animo, a adeguare le nostre azioni e il nostro aspetto esteriore a quello in cui asseriamo di credere e a ciò che sentiamo. Dobbiamo essere veri discepoli di Cristo.11

6

Amare gli altri è “la via per eccellenza”

Quando era giovane, il fratello Vern Crowley disse di aver imparato almeno in parte la lezione fondamentale che il profeta Joseph aveva insegnato ai primi santi di Nauvoo, quando diceva loro di amarsi gli uni gli altri, gli amici come i nemici. È una lezione utile a ognuno di noi.

Quando suo padre si ammalò, Vern Crowley, nonostante avesse appena quindici anni, si assunse la responsabilità di gestire l’impresa di sfasciacarrozze della sua famiglia. Alcuni clienti a volte approfittavano della sua giovane età, e molte erano le parti di ricambio che durante la notte scomparivano dal deposito. Vern si adirò e decise che un giorno avrebbe sorpreso i ladri sul fatto per dar loro una dura lezione. Avrebbe fatto vendetta.

Proprio quando suo padre aveva cominciato a riprendersi dalla malattia, una sera, quando era già scesa l’oscurità, mentre faceva il giro del deposito prima di chiudere, Vern vide nell’angolo più lontano una persona che portava un pezzo di ricambio verso la rete di recinzione. Correndo da campione, Vern raggiunse il giovane ladro. Il suo primo impulso fu quello di sfogare la sua frustrazione a pugni, poi di trascinare il giovane nell’ufficio e chiamare la polizia, tanto era pieno d’ira e di propositi di vendetta. Aveva sorpreso il ladro e intendeva fargliela pagare.

In quel momento dal nulla spuntò suo padre. L’uomo mise la sua mano debole e tremante sulla spalla del figlio, poi disse: “Vern, vedo che sei po’ turbato. Posso occuparmi io di questa faccenda?” Poi si avvicinò al giovane ladro, gli mise il braccio attorno alle spalle, lo guardò negli occhi per un momento e disse: “Figliuolo, dimmi, perché lo fai? Perché cercavi di rubare questo pezzo?” Poi Crowley, sempre tenendogli il braccio attorno alle spalle, condusse il ragazzo verso l’ufficio, facendogli delle domande sul possibile guasto della sua automobile. Mentre stavano per entrare nell’ufficio, il padre disse: “Sì, credo che il difetto della tua automobile stia nel cambio”.

Intanto Vern era ancora infuriato. “Che mi importa del suo cambio?”, pensava. “Chiamiamo la polizia e facciamola finita”. Ma suo padre continuava a parlare. “Vern, prendigli un cambio. Prendigli anche un cuscinetto e un paio di dischi. Dovrebbero bastare”. L’uomo consegnò i pezzi di ricambio al ragazzo che aveva cercato di rubarli dicendo: “Prendili! E qui c’è anche la scatola del cambio. Non bisogna rubare, figliolo. Basta chiedere. C’è sempre una soluzione alle nostre difficoltà. Le persone sono disposte ad aiutare”.

Il fratello Vern Crowley disse che quel giorno imparò una duratura lezione sull’amore. Quel giovane tornò molte volte dai Crowley. Un mese dopo l’altro venne a pagare le parti di ricambio che Vic Crowley gli aveva dato, anche la scatola del cambio. E ogni volta chiedeva a Vern come stava suo padre, e spiegava perché aveva cercato di rubare. Vern gli parlava delle cose in cui credeva come membro della Chiesa, e quanto suo padre amava il Signore e la gente. Alla fine il mancato ladro si fece battezzare. Vern in seguito disse: “Oggi mi resta difficile descrivere i sentimenti che avevo nell’anima quella sera. Ero troppo giovane. Avevo preso il mio ladro e volevo esigere la mia vendetta. Ma mio padre mi mostrò un’altra via”.

Una via diversa. Una via migliore. Una via più nobile. La via per eccellenza. Oh, quanto avrebbe da guadagnare il mondo da una tale stupenda lezione! Come dice Moroni:

“Pertanto chiunque crede in Dio potrà con sicurezza sperare in un mondo migliore. […]

Col dono di suo figlio Dio ha preparato una via più eccellente” (Ether 12:4, 11).12

Sussidi didattici

Domande

  • Che cosa intende il presidente Hunter quando si riferisce ai due grandi comandamenti come alla “pietra di paragone del Signore?” (Vedere la sezione 1). Riflettete su come rispondereste alle domande poste dal presidente Hunter alla fine della sezione 1.

  • Riesaminate il resoconto del presidente Hunter sulla parabola del buon Samaritano (vedere la sezione 2). Che cosa possiamo apprendere da questi insegnamenti sull’amare il prossimo? Come possiamo accrescere il nostro amore per coloro che possono essere “difficili da amare”?

  • Nella sezione 3 il presidente Hunter insegna che dovremmo amare e servire gli altri nei momenti in cui sono afflitti. In che modo siete stati benedetti da qualcuno che vi ha amato e servito in un momento di bisogno?

  • Riflettete sugli insegnamenti del presidente Hunter in merito al seguire l’esempio di carità del Salvatore (vedere la sezione 4). Come possiamo sviluppare maggiore amore per gli altri? Quali sono alcuni modi in cui possiamo mostrare più attivamente il nostro amore?

  • Nella sezione 5 il presidente Hunter ripassa alcuni modi in cui Cristo ha mostrato il Suo amore. Quando hai sentito l’amore del Signore nella tua vita? Quali benedizioni hai ricevuto quando hai esercitato “il puro amore di Cristo”?

  • Che cosa possiamo imparare dalla storia di Vern Crowley raccontata dal presidente Hunter? (Vedere la sezione 6). Come possiamo sostituire sentimenti di “rabbia e vendetta” con sentimenti di carità? Quali esperienze vi hanno aiutato a capire che la carità è “la via per eccellenza”?

Passi scritturali correlati

Matteo 25:31–46; 1 Corinzi 13; Efesini 4:29–32; 1 Giovanni 4:20; Mosia 4:13–27; Alma 34:28–29; Ether 12:33–34; Moroni 7:45–48; DeA 121:45–46

Sussidi per lo studio

“Agire sulla base di ciò che s’impara procurerà ulteriore comprensione durevole (vedere Giovanni 7:17)” (Predicare il mio Vangelo [2005], 19). Potete chiedervi come mettere in pratica gli insegnamenti evangelici a casa, al lavoro e nelle responsabilità della Chiesa.

Mostra riferimenti

Note

  1. “The Gifts of Christmas”, Ensign, dicembre 2002, 18.

  2. John S. Welch, in Eleanor Knowles, Howard W. Hunter (1994), 119.

  3. Betty C. McEwan, “My Most Influential Teacher”, Church News, 21 giugno 1980, 2.

  4. Carolyn Sessions Allen, in “Loved by All Who Knew Him: Stories from Members”, Ensign, aprile 1995, 20.

  5. In Thomas S. Monson, “President Howard W. Hunter: A Man for All Seasons”, 33.

  6. In Knowles, Howard W. Hunter, 185.

  7. “La pietra di paragone del Signore”, La Stella, gennaio 1987, 31.

  8. “La pietra di paragone del Signore”, 31–32.

  9. “La pietra di paragone del Signore”, 32.

  10. “La via per eccellenza”, La Stella, luglio 1992, 73.

  11. “La via per eccellenza”, 73–74.

  12. “La via per eccellenza”, 74.