Capitolo 18: Dirigenza nella Chiesa e servizio altruistico

Insegnamenti dei presidenti della Chiesa: Lorenzo Snow, 2011


“Noi siamo i vostri servitori nel Signore e desideriamo il vostro benessere e il benessere di tutta l’umanità”.

Dalla vita di Lorenzo Snow

Dall’ottobre 1840 al gennaio 1843 Lorenzo Snow presiedette alla Chiesa a Londra, in Inghilterra, e nell’area circostante. Lì egli supervisionò i dirigenti del sacerdozio, insegnando loro talvolta di persona e talvolta tramite lettera per offrire consiglio. Poco prima della fine della sua missione in Inghilterra egli scrisse a due “anziani presiedenti dei rami di Londra” che servivano in modo molto simile ai presidenti di ramo di oggi. In questa lettera egli raccontò di un’esperienza avuta con un altro dirigente di ramo nell’area.

L’anziano Snow descrisse questo dirigente come persona “senza colpe esteriori”. Quest’uomo era “desideroso di promuovere la causa” e aveva la capacità di assicurarsi “che ognuno fosse al proprio posto per svolgere il suo dovere”. Egli era diligente “lavorando lui stesso all’opera più industriosamente di tutti quanti”. Ma nonostante le apparenze esteriori di fedeltà, il ramo aveva costantemente dei problemi che sembravano avere il fulcro in lui. L’anziano Snow cercò per un po’ di identificare la fonte dei problemi e rimproverò gentilmente i membri del ramo per non aver sostenuto il loro dirigente. Poi iniziò a chiedersi se il dirigente “potesse avere qualche segreto, un atteggiamento interiore di cui non era a conoscenza che non si manifestava apertamente”, ma che portava in qualche modo alle difficoltà presenti nel ramo. L’anziano Snow raccontò:

“Pertanto pregai che il Signore mi accordasse uno spirito di discernimento a questo riguardo. Le mie preghiere ebbero risposta. Scoprii che il fratello possedeva una specie di atteggiamento mezzo celato di auto elevazione che lo guidava in molte delle sue azioni. Mandava un fratello a svolgere un incarico, ma aveva il desiderio segreto di riceverne lui stesso gli onori; se la persona non adempiva all’incarico rimproverava il colpevole non perché l’opera del Signore venisse in qualche modo frustrata o perché quel fratello aveva perso una benedizione, ma perché riteneva che non gli avessero dimostrato rispetto obbedendogli. Quando un certo numero di persone furono battezzate da un fratello, il suo cuore gioì non tanto perché quelle persone erano entrate in alleanza, quanto perché questo era stato fatto sotto la sua supervisione, desiderando in segreto che nessuno che fosse stato da lui incaricato ricevesse degli onori senza che il proprio nome non fosse messo in relazione al suo”.

L’anziano Snow osservò che se un membro del ramo aveva successo in un compito, ma non seguiva in ogni particolare il consiglio di quel dirigente, questi aveva “uno spirito d’invidia… nascosto dietro all’espressione di approvazione”. Continuò poi così: “Questo atteggiamento era nascosto, i suoi frutti non si manifestavano apertamente, ma lo avrebbero fatto se non si fosse apportata correzione. Si trattava di un aspetto negativo insito in lui che alla fine avrebbe distrutto la sua utilità. Questo causava in lui inutili ansietà mentre dirigeva gli affari di cui era responsabile; inoltre era fonte di continuo dissenso nella sua mente. Era ansioso di promuovere la causa di Dio, ma sempre in modo che la sua mano potesse essere ampiamente vista in tutte le cose. Era diligente nel dare istruzioni, ma attento a far comparire sempre il suo nome in calce a ogni cosa”.

L’anziano Snow non scrisse questa lettera per condannare il dirigente locale. Il suo scopo nello scriverla era di aiutare i dirigenti affinché quell’atteggiamento orgoglioso da lui descritto “potesse essere visto, riconosciuto ed evitato” tra loro. Li ammonì che molte persone “che si ritengono sinceramente del tutto prive di questo spirito di auto elevazione, a un attento esame delle motivazioni che ispirano la loro condotta, scoprirebbero, con loro grande sorpresa, che è stato tale atteggiamento a spingerli a compiere molte delle loro azioni”.

Dopo aver espresso questo ammonimento, consigliò: “Per diventare come Dio desidera che diventiamo, dobbiamo abituare la nostra mente a gioire nel vedere che gli altri prosperano quanto noi; a gioire nel vedere che la causa di Sion avanza per mano di chiunque voglia la Provvidenza; a non far entrare nel nostro cuore l’invidia quando una persona più debole di noi è chiamata a un maggiore onore; a essere contenti di onorare un ufficio minore finché non saremo chiamati a uno superiore; a essere soddisfatti di compiere le cose piccole e a non reclamare l’onore di aver fatto quelle grandi”. Egli paragonò la Chiesa a un grande edificio di cui fanno parte i singoli santi, dicendo che “non dovremmo mai sentirci troppo orgogliosi da non essere disposti talvolta a essere tagliati, squadrati, incisi e abbattuti per essere adatti al posto che dobbiamo occupare all’interno di questo edificio spirituale”.

L’anziano Snow concluse la lettera con queste parole: “Se un anziano presiedente cercherà solamente di diventare come può e dovrebbe essere, sbarazzandosi dei principi di egoismo e agendo sempre per il bene del suo popolo, umiliandosi e senza cercare di fare troppo in poco tempo o di essere troppo grande prima di essere cresciuto, non si troverà mai nell’imbarazzo di non sapere come onorare adeguatamente il suo ufficio, né mancherà mai del potere di Dio per il compimento dei Suoi saggi propositi”.1 [Vedere il suggerimento 1 a pagina 231].

Insegnamenti di Lorenzo Snow

Il Signore ha affidato ai dirigenti della Sua chiesa un mandato divino: “Pasc[ete] le mie pecore”.

Che ogni uomo che ricopre un incarico ufficiale, a cui Dio ha conferito il Suo santo e divino sacerdozio, pensi a ciò che il Salvatore disse ai Dodici Apostoli proprio prima di andare alla presenza del Padre Suo: “Pasc[ete] le mie pecore” [Giovanni 21:16–17]. Egli continuò a dirlo fino a quando i Suoi apostoli non furono rattristati che egli continuasse a sollecitarli in quella maniera. Ma disse: “Pasc[ete] le mie pecore”. Questo significa: “Procedete con cuore integro, siate completamente devoti alla mia causa. Queste persone nel mondo sono miei fratelli e sorelle. Nutro dei sentimenti profondi nei loro confronti. Prendetevi cura del mio popolo. Pascete il mio gregge. Andate e predicate il Vangelo. Vi ricompenserò per tutti i vostri sacrifici. Non pensate che alcun sacrificio sia troppo grande per compiere quest’opera”. Fece loro appello con tutto il fervore del Suo cuore perché svolgessero quest’opera. E ora io faccio appello a tutti coloro che detengono questo sacerdozio, i dirigenti presiedenti di palo, i vescovi e i sommi consiglieri, di andare e pascere il gregge. Interessatevi a loro… Lavorate per loro e non limitate i vostri pensieri e sentimenti al vostro prestigio personale. Allora Dio vi darà rivelazione su rivelazione, ispirazione su ispirazione e vi insegnerà come perseguire l’interesse dei santi nelle questioni che riguardano il loro benessere temporale e spirituale.2 [Vedere il suggerimento 2 a pagina 231].

I dirigenti e gli insegnanti sono chiamati a seguire l’esempio del Salvatore e a servire con amore, senza esaltare se stessi.

Perché un uomo è chiamato ad agire come presidente di alcune persone? Per poter acquisire un’influenza e poi usarla direttamente per il suo prestigio? No, al contrario, egli è chiamato ad agire in tale posizione in base allo stesso principio secondo cui il sacerdozio fu dato al Figlio di Dio, affinché potesse compiere dei sacrifici. Per se stesso? No, ma nell’interesse delle persone a cui presiede. Gli sarà richiesto di immolarsi sulla croce come fece il Salvatore? No, ma di divenire il servitore dei suoi fratelli, non il loro padrone, e di lavorare per il loro interesse e benessere. Non di esercitare l’influenza così ottenuta per portare beneficio a se stesso, alla sua famiglia e ai parenti e amici, ma di stimare tutti come suoi fratelli che hanno diritti pari ai suoi e, pertanto, di cercare di benedire e far del bene a tutti equamente secondo i talenti e la dignità che possono possedere, e così facendo svilupperà in sé quel sentimento paterno che esiste sempre in seno al Padre…

Possano coloro che predicano tra i santi rendersi conto dello scopo per cui il sacerdozio è stato posto su di loro; possano sapere e sentire pienamente il motivo per cui sono stati incaricati di ricoprire un certo ufficio, in modo che possano agire secondo lo spirito del Maestro, il servo di tutti, e che possano imparare a considerare e a stimare con lo stesso affettuoso interesse il benessere di tutti, allo stesso modo in cui si preoccupano del loro… Allora entreranno nello spirito dei due grandi comandamenti dai quali, disse il Salvatore, “dipendono tutta la legge ed i profeti”, ossia amare il Signore con tutto il cuore, l’anima e la mente e amare il prossimo come noi stessi [vedere Matteo 22:37–40].3

Dite una preghiera prima [di insegnare]. Chiedete al Signore di poter dire qualcosa che sia di beneficio a coloro a cui vi rivolgete. Non curatevi del fatto che sia qualcosa che vi darà gloria oppure no, ma semplicemente tenete a mente che siete chiamati a rivolgervi a delle persone e che esse desiderano ricevere qualcosa che sia loro di beneficio. Questo può giungere soltanto dal Signore. Non preoccupatevi se coloro che vi ascoltano diranno o meno che avete parlato magnificamente. Non curatevi di quello, ma rimuovete ogni egoismo che possa essere nella vostra mente cosicché il Signore possa rivelarvi qualcosa che sarà di profitto per le persone.4 [Vedere il suggerimento 3 a pagina 232].

I dirigenti saggi apprezzano i talenti degli altri e danno alle persone l’opportunità di servire.

Grazie al fatto che [un dirigente] è entrato nel cuore delle persone ed è conosciuto per la sua integrità e onestà, e la sua disposizione a lavorare nell’intesse di Dio e del popolo, essendo disposto a fare qualsiasi sacrificio che possa essergli richiesto, egli detiene la loro fiducia e, una volta in possesso di una fiducia tanto sacra, che cosa dovrebbe fare per poter soddisfare la mente del popolo, che è, più o meno, incline al progresso? Che un tale uomo chiami in suo aiuto quei fratelli che sono più capaci, lasciando che condividano le sue responsabilità, poiché scoprirete, in linea generale, che il talento è diffuso tra tante persone e che raramente è concentrato tutto in singoli individui, e ha solo bisogno di opportunità per essere sviluppato. Potrebbe dire a uno: “Fratello tal dei tali, tu sei più adatto di me a ricoprire questa posizione”, o a un altro: “Tu sei l’uomo più adatto per questo dipartimento”, e così via finché non utilizza i talenti di tutti e, invece di diminuire la fiducia degli altri in lui, in tal modo la accresce.5 [Vedere il suggerimento 4 a pagina 232].

Il modo giusto per guidare è con l’umiltà, il buon esempio e la devozione al benessere altrui.

Le regole autoritarie non sono il modo giusto per governare i santi, bisogna piuttosto cercare di amministrare in spirito di umiltà, saggezza e bontà, insegnando non tanto con la teoria quanto con la pratica. Per quanto si possa insegnare con l’eloquenza di un angelo, sono pur sempre le buone abitudini, il buon esempio e le azioni che manifestano costantemente la dedizione agli interessi del popolo, a insegnare in modo più eloquente ed efficace.6

Se sarete fedeli e uniti quanto la Prima Presidenza e i Dodici sono fedeli e uniti, e se ci seguirete come noi seguiamo Cristo, tutto andrà bene per voi. Noi siamo determinati a compiere il nostro dovere e a servire il Signore e a lavorare per il beneficio del Suo popolo e per il compimento della Sua opera. Noi siamo i vostri servitori nel Signore e desideriamo il vostro benessere e il benessere di tutta l’umanità.

Il Signore non ha scelto i grandi e gli eruditi del mondo per svolgere la Sua opera sulla terra. Non sono coloro che sono stati addestrati e istruiti nei collegi e nei seminari del sapere, ma gli uomini umili, devoti alla Sua causa, che Egli ha scelto per assumere la cura degli affari della Sua chiesa, uomini che sono disposti a farsi guidare dallo Spirito Santo e che daranno inevitabilmente la gloria a Lui, sapendo che da soli non possono fare nulla. Posso assicurarvi, fratelli e sorelle, che non avevo alcuna ambizione di assumere la responsabilità che è stata posta su di me. Se avessi potuto evitarla in modo onorevole, non mi sarei mai trovato nella mia posizione attuale. Non l’ho mai chiesta, né ho mai chiesto l’aiuto di alcuno dei miei fratelli per poterla ottenere, ma il Signore ha rivelato a me e ai miei fratelli che questa era la Sua volontà, e io non ho alcuna intenzione di evitare nessuna responsabilità né di rifiutare una posizione che il Signore vuole che io occupi.7

Cercherò di dedicarmi ai vostri interessi e agli interessi del regno di Dio. Vi servirò al meglio della mia conoscenza e comprensione, per quanto attiene a ciò che promuoverà i vostri interessi congiuntamente agli interessi dell’Onnipotente. Lo farò con l’aiuto del Signore.8 [Vedere il suggerimento 5 sotto riportato].

Suggerimenti per lo studio e l’insegnamento

Quando studiate il capitolo o vi preparate a insegnare, riflettete sulle idee seguenti. Per avere ulteriori spunti, vedere le pagine v–vii.

  1. 1.

    In che modo la lettera di Lorenzo Snow ai dirigenti in Inghilterra (pagine 225–227) ha attinenza con noi? Ad esempio, quale può essere il risultato se abbiamo un “atteggiamento di auto elevazione” nelle nostre chiamate di Chiesa? In che modo possiamo svolgere onorevolmente le nostre chiamate senza rendere onore a noi stessi?

  2. 2.

    Studiate la sezione che inizia a pagina 227. In che modo i dirigenti possono “pascere il gregge” di Cristo? Che cosa hanno fatto i dirigenti della Chiesa per “pascervi”? Quali tratti del carattere ammirate in questi dirigenti?

  3. 3.

    Leggete l’ammonimento del presidente Snow riguardo all’aumentare il proprio prestigio (pagine 228–229). Poi riesaminate il secondo paragrafo intero a pagina 226. Perché dovremmo esaminare le motivazioni per cui rendiamo servizio? Considerate in preghiera le motivazioni per cui servite nella Chiesa.

  4. 4.

    Meditate sulla sezione a pagina 230. In che modo un rione o ramo è influenzato quando i dirigenti condividono delle responsabilità con i rispettivi membri? Quali risultati avete visto quando i membri della Chiesa con diversi talenti ed esperienze hanno lavorato insieme a un obiettivo comune?

  5. 5.

    Il presidente Snow ha consigliato: “Le regole autoritarie non sono il modo giusto per governare i santi” (pagina 230). Quali possono essere i risultati se i dirigenti della Chiesa applicano regole autoritarie? Se lo fanno i genitori? Quali possono essere i risultati di una dirigenza umile?

Ulteriori versetti di riferimento: Matteo 6:24; 20:25–28; 23:5; Marco 10:42–45; Giovanni 13:13–17; 2 Nefi 26:29; 28:30–31; Mosia 2:11–19; 3 Nefi 27:27; DeA 46:7–11; 50:26; 121:34–46

Sussidi per l’insegnamento: “Le domande scritte alla lavagna prima della lezione aiutano gli allievi a cominciare a pensare ancora prima dell’inizio della lezione agli argomenti che saranno esaminati” (Insegnare: non c’è chiamata più grande, 93).

I fedeli dirigenti della Chiesa seguono l’ammonimento che il Signore rivolse a Pietro: “Pasci le mie pecore” (Giovanni 21:16–17).

“Scoprirete, in linea generale, che il talento è diffuso tra tante persone e che raramente è concentrato tutto in singoli individui”.

Mostra riferimenti

    Note

  1.   1.

    Lettera di Lorenzo Snow indirizzata a William Lewzey e William Major, novembre 1842, in Lorenzo Snow, Letterbook, 1839–1846, Church History Library.

  2.   2.

    Deseret News, 14 gennaio 1880, 787.

  3.   3.

    Deseret News, 13 giugno 1877, 290–291.

  4.   4.

    Improvement Era, luglio 1899, 709.

  5.   5.

    Deseret News, 13 giugno 1877, 290.

  6.   6.

    “Address to the Saints in Great Britain”, Millennial Star,1 dicembre 1851, 362.

  7.   7.

    Deseret Semi-Weekly News, 4 ottobre 1898, 1.

  8.   8.

    Conference Report, ottobre 1898, 54.