Amore, carità e servizio

La donna della Chiesa: Manuale di base per le donne – Parte A, 2002


Questa lezione ha lo scopo di aiutarci ad amare e servire gli altri.

Dio ci ama con amore perfetto

L’amore perfetto, chiamato «carità», è il puro amore di Cristo (vedere Moroni 7:47). Coloro che hanno provato questo amore trovano difficile descriverlo. Sorella Erma Braack ci narra un’esperienza fatta da suo marito nel conoscere l’amore di Dio.

«Bert Braack… aveva preso alla lettera l’ammonimento: ‹Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; picchiate e vi sarà aperto› (Matteo 7:7) come un invito personale a pregare…

Egli voleva disperatamente sapere se c’era un Dio. E se c’era, qual era il Suo aspetto?

Cominciò a frequentare varie chiese e a leggere la Bibbia. Le parole di Matteo lo spinsero a pregare e così… col grande desiderio di conoscere la verità, egli chiese nella sua prima preghiera: ‹Se ci sei, Dio, fammelo sapere, e io farò tutto ciò che Tu vuoi che io faccia›. Egli dice che quando si inginocchiò una grande pace entrò in lui e fece ardere il suo cuore di una gioia che non aveva mai conosciuto. Si sentì completamente immerso in una forte atmosfera spirituale.

Per tre giorni questo sentimento pervase il suo essere e durante tutto questo tempo gli sembrava che i suoi piedi non toccassero terra. Il puro amore di Dio sembrava avvolgerlo completamente. Era un’esperienza meravigliosa. Durante questo tempo egli amava tutto e tutti. In passato non si era molto curato dei figli; ma ora sentiva un grande amore emanare da lui verso di loro. Aveva maledetto la pioggia; ora gli piaceva sentirla cadere su di lui. Se quello era un piccolo assaggio dell’amore di Dio che riempie il regno celeste, non lo stupiva il fatto che un giorno l’agnello e il leone potessero giacere accanto e che nulla potesse ferire o intimorire uomini e animali». Bert Braack in seguito si unì alla Chiesa (vedere «A Small Taste of Love», Ensign, agosto 1976, pag. 36).

• Lasciate che le sorelle ricordino un’occasione in cui si sono sentite riempite di amore.

• Perché dobbiamo sapere personalmente che Dio ci ama?

Il Salvatore ci ha dato un esempio di come dobbiamo amare. Egli fu trattato ingiustamente, eppure non si rivoltò contro i Suoi persecutori. Fu odiato, e in cambio dell’odio offrì il Suo amore. Fu inchiodato sulla croce e lasciato là a morire; eppure Egli pregò per i soldati romani dicendo: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno» (Luca 23:34). Egli dimostrava grande pazienza con i Suoi apostoli, alcuni dei quali non comprendevano del tutto la Sua missione. Egli sentiva un grande amore per i bambini. Una commovente descrizione dell’amore del Salvatore è in 3 Nefi 17.

• Chiedi alla sorella incaricata di leggere i versetti da lei scelti di 3 Nefi 17 che illustrano l’amore del Salvatore.

Ci è stato ordinato di amare

Poche ore prima della crocifissione il Salvatore disse ai discepoli: «Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Com’io v’ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri» (Giovanni 13:34).

Egli ci ha chiesto di amarci gli uni gli altri come Egli amava i Suoi simili. Egli dichiarò:

«Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano;

Affinché siate figliuoli del Padre vostro che è nei cieli» (Matteo 5:44–45).

L’anziano Marion D. Hanks ci ha narrato come a una bambina fu insegnato a sentire l’amore cristiano: «Penso a una brava donna afflitta da una grave menomazione fisica… Ella mi ha parlato di un episodio della sua fanciullezza. Le sue compagne di gioco le avevano detto parole che le avevano causato dolore e lacrime. Quando tornò a casa, suo padre l’aveva presa sulle ginocchia e tenendola stretta nelle sue forti braccia aveva pianto con lei mentre le spiegava che proprio quell’episodio avrebbe potuto fare della sua vita un’esperienza proficua e felice. ‹Amore mio›, aveva detto, ‹è vero che sei gobba e che ha altre menomazioni, ma non è colpa tua né colpa dei tuoi genitori o del Padre celeste. Ciò che quei bambini hanno detto è vero ma non è giusto né gentile. Se per tutta la tua vita cercherai di essere più giusta e gentile verso gli altri di quanto molti di loro possono esserlo con te sarai felice e la tua vita sarà piena e proficua›» («More Joy and Rejoicing», Ensign, novembre 1976, pag. 32).

• Chiedi a una sorella di leggere 1 Corinzi 13:2–7. Chiedi alla classe di spiegare questo passo delle Scritture. Può una sorella che ha carità avere dei pregiudizi verso le persone di un’altra razza? Può ella respingere gli ammalati, i poveri, gli affamati? Può ella essere gelosa dei successi altrui? Essere maligna o critica verso gli altri? Perché dobbiamo sforzarci di sviluppare la carità?

Il servizio cristiano rafforza l’amore

Il Presidente Harold B. Lee disse che una notte aveva avuto «ciò che deve essere stata una visione» nella quale gli fu detto: ‹Se vuoi amare Dio devi imparare ad amare e a servire la gente. Questo è il modo di dimostrare il nostro amore a Dio›» (Stand Ye in Holy Places, pag. 189).

Mediante gli atti di servizio, grandi o piccoli che siano, possiamo imparare ad amare più profondamente. Sorella Cora Hill Arnold imparò ad amare mediante il servizio, sebbene vivesse vicino ad una donna che trovava antipatica:

«Criticavo ogni cosa che faceva e… udivo da altri che ella faceva lo stesso con me… Sembrava che non potesse mai fare a meno di vantarsi con gli altri. Mi dispiaceva vederla ottenere qualche successo.

Non era mai stata molto cordiale nei miei confronti e quando la incontravo mi limitavo a fare un breve cenno col capo o a dire buongiorno o buonasera … Mi sentivo triste poiché trovare antipatica una persona non è un sentimento piacevole.

Poi un giorno venni a sapere che si era ammalata. ‹Che m’importa?› dissi tra me. ‹Non è affar mio›.

Ma era affar mio, e non potevo dimenticarlo. Poiché ho una coscienza che fa sentire la sua voce, alla fine andai in cucina e preparai un dolce…

Poi lo portai a casa sua.

Il suo volto si illuminò di sorpresa e di piacere e un sentimento di calore e di affetto entrò nel mio cuore, scacciando immediatamente ogni pregiudizio. Tornai a casa mia sorridendo; il giorno era bello, splendente.

Ora quella donna è una delle mie amiche più care…

Qualcuno ha detto: ‹L’odio è l’amore andato a male. Odiamo coloro che potremmo avere amato› (Shall I Deem Her My Enemy? Relief Society Magazine, agosto 1970, pag. 595).

• Chiedi alle sorelle di descrivere un’esperienza in cui hanno imparato ad amare qualcuno. Come possiamo creare un rapporto più profondo anche con i nostri famigliari grazie al nostro servizio?

Ci siamo impegnate a servirci le une le altre

Quando fummo battezzate ci impegnammo con il Signore a portare i fardelli gli uni degli altri,… a piangere con coloro che piangono,… ed a confortare coloro che di conforto hanno bisogno (vedere Mosia 18:8–9). Abbiamo la responsabilità di cercare i bisognosi e poi di aiutarli senza che ci venga chiesto o comandato (vedere DeA 58:26–29).

Ci siamo impegnate a servire coloro che si trovano nel bisogno, proprio come Cristo serviva i Suoi simili. Non è necessario che il servizio cristiano ci venga chiesto. Può essere necessario a qualcuno che ci è sconosciuto, che non potrà mai ripagarci; può essere spiacevole e richiedere molti sforzi da parte nostra. Può essere necessario in un momento in cui è difficile per noi prestarlo. Per esso possiamo non ricevere né lode né riconoscimento. Ma serviamo perché amiamo i figli del nostro Padre celeste e vogliamo aiutarli semplicemente perché il nostro cuore lo desidera.

Emma Sommerville McConkie, nonna dell’Anziano Bruce R. McConkie era una vedova della città di Moab, Utah. Il padre dell’Anziano McConkie scrisse nel suo diario il seguente episodio che riguarda sua madre:

«La mamma era presidentessa della Società di Soccorso di Moab. JB (un non membro che si opponeva alla Chiesa) aveva sposato una ragazza Mormone. Ebbero numerosi figli, tra i quali uno nato da pochi giorni. Era gente povera e la mamma ogni giorno andava a badare al bambino e portava loro cestini di cibo e altre cose. Anche mia madre era in cattiva salute e più di una volta dovette faticare molto per tornare a casa dopo aver svolto le faccende di casa per la famiglia di J. B.

Un giorno tornò a casa particolarmente stanca e scoraggiata. Si addormentò sulla sedia. Sognò che stava facendo il bagno a un neonato, che poi scoprì essere il Bambino Gesù. Ella pensò: ‹Oh, quale grande onore è servire il Cristo!› Mentre teneva in grembo il bambino, quasi venne meno dalla gioia. Pensava: ‹Chi altri ha tenuto tra le braccia il Bambino Gesù?› Una gioia indescrivibile riempì tutto il suo essere. Ella si sentiva piena della gloria del Signore. Le sembrava che il midollo delle sue ossa si sciogliesse. La sua gioia fu così grande che si destò e mentre si destava sentì risuonare nelle sue orecchie queste parole: ‹In quanto l’avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me›» (Bruce R. McConkie, «Charity Which Never Faileth», Relief Society Magazine, marzo 1970, pag. 169).

• Leggi Matteo 25:34–40. Chiedi alle sorelle di indicare i modi in cui possono servire gli altri (vedere Principi Evangelici, capitolo 28, «Il servizio»).

Conclusione

Il presidente David O. McKay disse:

«Abbiamo più che mai la responsabilità di far sì che le nostre case emanino per i nostri vicini armonia, amore, senso del dovere, lealtà. Facciamo sì che i nostri vicini vedano e provino questi sentimenti…

Dio aiuti i membri della Chiesa… a irradiare… amore,… carità e… servizio» («Radiation of the Individual», Instructor, ottobre 1964, pag. 374).

Incarichi

Scegli una persona che ti è difficile amare e cerca di stabilire con lei un rapporto di amicizia. Cerca di diventare più consapevole dei modi in cui puoi servire questa e altre persone.

Preparazione dell’insegnante

Prima di esporre questa lezione:

  1. 1.

    Studia Principi Evangelici, capitolo 30, «La carità», e capitolo 28, «Il servizio».

  2. 2.

    Incarica una sorella di scegliere due o tre versetti di 3 Nefi 17 che dimostrano l’amore di Gesù.

  3. 3.

    Incarica le sorelle di narrare le storie, leggere le Scritture o le dichiarazioni citate nella lezione.