Lezione 29: David O. McKay: ambasciatore di Dio presso il mondo intero

"Lezione 29: David O. McKay: ambasciatore di Dio presso il mondo intero," I presidenti della Chiesa: Manuale dell’insegnante, (1996)


Obiettivo

Grazie allo studio della vita del presidente David O. McKay, apostolo e profeta, i membri della classe capiranno meglio che cosa significa essere «ambasciatore» o rappresentante della Chiesa di Cristo.

Preparazione

  1. 1.

    Preparati a mostrare il ritratto di David O. McKay che si trova alla fine del manuale.

  2. 2.

    Accertati che ogni membro della classe abbia con sé una copia di Dottrina e Alleanze.

  3. 3.

    Prepara un manifesto o scrivi alla lavagna: «Chiunque tu sia, recita bene la tua parte».

  4. 4.

    Se la videocassetta Testimonianze dei presidenti della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (5X242 160) è disponibile, mostra la parte «David O. McKay».

Svolgimento della lezione

Introduzione

Dal 1951 al 1970 David O. McKay fu il nono profeta e presidente della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Egli fu ordinato apostolo all’età di trentadue anni e, prima che avesse termine il suo ministero di oltre sessantatre anni, egli aveva percorso più di un milione e mezzo di chilometri come ambasciatore di Cristo.

  • Cos’è un ambasciatore? (Un rappresentante, un diplomatico, un messaggero).

David O. McKay sviluppò le qualità necessarie per servire come ambasciatore del Signore

Le esperienze che facciamo in questa vita ci aiutano ad acquisire le qualità di cui abbiamo bisogno per aiutare il Signore a portare avanti il Suo lavoro. Studiando alcuni episodi della sua vita possiamo meglio capire come il presidente McKay diventò un rappresentante o ambasciatore di Cristo.

Episodio 1: David O. McKay ricevette la sua benedizione patriarcale

«David ricevette la benedizione patriarcale poche settimane prima di compiere quattordici anni. Dopo aver conferito a David la benedizione, il patriarca John Smith gli mise le mani sulle spalle e gli disse guardandolo negli occhi: ‹Ragazzo mio, hai qualcosa di più importante da fare che giocare a biglie…› Tra le altre cose il patriarca aveva detto al giovane David:

‹Fratello David Oman McKay, tu sei giovane e hai bisogno di esser istruito, perciò io ti dico: lasciati istruire dai tuoi genitori sulle vie che portano alla vita e alla salvezza, sicché sin da ora tu possa prepararti per una posizione di grande responsabilità, poiché gli occhi del Signore si sono posati su di te… Il Signore ha un lavoro da affidarti, che ti porterà a vedere molte parti del mondo… Tu avrai la sorte di sedere in consiglio con i tuoi fratelli e di presiedere tra il popolo e di esortare i santi alla fedeltà›» (Jeanette McKay Morrell, Highlights in the Life of President David O. McKay [Salt Lake City: Deseret Book Co., 1966], pag. 26).

Episodio 2: A David O. McKay piaceva studiare

Il presidente McKay era animato da un grande zelo nello studio. Ad appena sedici anni si iscrisse all’Accademia Weber di Ogden. Dopo aver completato gli studi presso quell’istituto egli, sua fratello e due sorelle minori si iscrissero all’Università dell’Utah a Salt Lake City. Fu là che egli conobbe Emma Ray Riggs, che in seguito diventò la sua fidanzata e fu sua moglie per oltre sessantanove anni.

Gli anni trascorsi all’università offrirono a David O. McKay esperienze direttive e occasioni di lavorare duramente e di studiare diligentemente. David fu campione di football americano, fu presidente della classe degli anziani e ebbe l’onore di tenere il discorso alla cerimonia di laurea della sua classe. Il suo amore per lo studio e la letteratura si svilupparono durante questi anni trascorsi all’università. Conseguì la laurea in letteratura inglese e imparò a memoria un grande numero di passi degli scrittori e poeti più famosi.

Episodio 3: David O. McKay andò in missione

Dopo aver ottenuto la laurea egli intendeva sposare Emma Ray e insegnare all’Accademia Weber, dove gli era stata offerta una cattedra. Tuttavia i suoi piani cambiarono quando ricevette la chiamata in missione in Scozia. I primi mesi della missione di David furono difficili. Soltanto poco tempo prima era stato uno dei giovani più in vista dell’Università dell’Utah. Ora si trovava tra gente straniera ed era oggetto di considerevole ostilità. Egli narra come si umiliò e fu perciò ammaestrato dal Signore:

«Quel giorno sentivo una grande nostalgia di casa ed ero alquanto scoraggiato… Avevo appena lasciato la scuola, una scuola che amavo, come amavo i miei giovani compagni di studio… A quel tempo avevo come collega Peter G. Johnston, uno degli amici più sinceri che avessi al mondo… Mentre tornavamo in città vidi alla mia destra un’abitazione in corso di costruzione: sopra l’architrave si trovava una pietra sulla quale c’era un bassorilievo. Era una cosa alquanto insolita, pertanto dissi all’anziano Johnston: ‹Vado a vedere di che cosa si tratta›. Quando arrivai a metà del vialetto di accesso alla casa, posai gli occhi su un motto straordinario inciso su quella pietra:

‹Chiunque tu sia, recita bene la tua parte›.

Ripetei il motto all’anziano Johnston… Ci allontanammo in silenzio, mentre lo Spirito mi sussurrava: ‹Sei membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Non solo, ma sei qui come rappresentante del Signore Gesù Cristo. Hai accettato la responsabilità di rappresentare la Chiesa›…

Quel pomeriggio, dopo aver finalmente trovato un alloggio, feci mio il messaggio che avevo visto inciso su quella pietra, e da quel momento ci sforzammo di fare del nostro meglio come missionari in Scozia» («President McKay Speaks to Pioneer Stake Youth», Church News, 21 settembre 1957, pag. 4).

Fu proprio mentre si sforzava di essere un bravo missionario in Scozia che l’anziano McKay imparò a recitare bene la sua parte e diventò così un dirigente della missione. Un consigliere della presidenza della missione fu indotto a fare la seguente profezia:

«Lascia che ti dica, fratello David, che Satana ha chiesto di vagliarti come si vaglia il grano, ma Dio ti è accanto e, se manterrai la fede, tu siederai nei consigli direttivi della Chiesa» (Morrell, Highlights in the Life of David O. McKay, pagg. 37–38).

  • In che modo queste tre esperienze contribuirono a preparare il presidente McKay a svolgere il lavoro che il Signore gli aveva assegnato? (Le risposte potranno variare; sottolinea che tutte queste esperienze aiutarono David O. McKay ad avere una miglior prospettiva del lavoro del Signore e a rendersi conto dell’importanza di recitare bene la sua parte come rappresentante di Cristo e della Sua chiesa).

  • Quali attributi David O. McKay sviluppò in conseguenza di queste esperienze? (Ripassa ogni episodio precedentemente menzionato e guida i membri della classe alle seguenti conclusioni).

Episodio 1: Dalla sua benedizione patriarcale David O. McKay imparò a:

  1. 1.

    Essere aperto all’insegnamento; fu esortato a recepire gli insegnamenti dei suoi genitori.

  2. 2.

    Fare buon uso del tempo. (Il patriarca gli disse poi che aveva di meglio da fare che giocare a biglie). Gli fu anche detto che il Signore aveva un lavoro da fargli compiere.

Episodio 2: Dal suo amore per lo studio e la scuola David O. McKay imparò a:

  1. 1.

    Studiare.

  2. 2.

    Lavorare.

  3. 3.

    Sviluppare le proprie capacità direttive.

  4. 4.

    Avere più fiducia in se stesso.

  5. 5.

    Imparare volentieri.

  6. 6.

    Organizzare e guidare i suoi compagni.

  7. 7.

    Migliorare la propria socievolezza.

  8. 8.

    Fare dell’amore per la letteratura un aspetto importante della sua vita.

Episodio 3: Come missionario David O. McKay imparò:

  1. 1.

    A essere umile e a confidare nel Signore.

  2. 2.

    Che essere un rappresentante di Cristo è una cosa importante.

  3. 3.

    A incidere nel suo cuore il motto «Recita bene la tua parte».

David O. McKay usava le sue buone qualità per servire il Signore e la Chiesa.

Al ritorno dalla missione in Scozia David O. McKay sposò Emma Ray Riggs e accettò la cattedra offertagli dall’Accademia Weber. Durante questo periodo fu chiamato a far parte della sovrintendenza della Scuola Domenicale del Palo di Weber, e fu a quel tempo che il presidente Joseph F. Smith dichiarò che il Signore voleva che David O. McKay diventasse membro del Quorum dei Dodici Apostoli. Il presidente McKay accettò la chiamata e fu sostenuto nell’aprile 1906. I compiti che un rappresentante di Cristo deve svolgere acquistarono allora per lui un più profondo significato, ed egli continuò a recitare bene la sua parte.

Le buone qualità che il Signore aveva concesso a David O. McKay nel corso degli anni diventarono per lui un aiuto per svolgere i compiti che il Signore gli affidava. Egli era un giovane apostolo che imparava da ogni nuova esperienza, e per la sua fedeltà il Signore continuò a benedirlo.

Scritture e discussione

Leggi insieme con la classe Dottrina e Alleanze 43:9–10.

  • Cosa impariamo da questo passo delle Scritture? (Il Signore ci aiuta quando agiamo in tutta santità al Suo cospetto [vedi DeA 43:9]. Osservare questo principio è indispensabile per un rappresentante del Signore).

Quando esaminiamo alcune delle esperienze vissute da David O. McKay come apostolo, e in seguito come profeta, vediamo che le virtù che egli acquisì mentre progrediva diventarono importanti strumenti per il Signore. Esse favorivano anche il successo del presidente McKay come dirigente. Consideriamo alcune di queste esperienze e virtù.

David O. McKay recitò bene la sua parte

David O. McKay recitò bene la sua parte durante tutto il suo lungo ministero. Sia che prendesse parte a un ricevimento della regina Elisabetta d’Inghilterra o che si mescolasse alla gente comune, il presidente McKay emergeva sia fisicamente che spiritualmente. Un suo amico ci ha narrato il seguente episodio:

«Quando si seppe che il presidente McKay stava tornando in patria dopo una visita in Europa, i dirigenti della United Press decisero di mandare qualcuno all’aeroporto per scattare qualche fotografia. Il fotografo che di solito faceva i servizi di questo genere non era disponibile, perciò i dirigenti della United Press, trovandosi alle strette, dovettero mandare all’aeroporto il fotografo che si occupava di cronaca nera, uomo abituato a incontrare i personaggi più ‹duri› di New York. Questi andò all’aeroporto, vi rimase due ore e uscì poi dalla camera oscura con in mano decine di fotografie. Poiché gli era stato chiesto di scattarne soltanto un paio, il suo principale immediatamente lo rimproverò per quello spreco di tempo e di denaro.

La risposta del fotografo fu molto brusca, quasi adirata. Dichiarò che sarebbe stato lieto di pagare di tasca sua le spese sostenute per scattare quelle fotografie in più, che considerava di sua proprietà. Era evidente che era molto suscettibile su quell’argomento. Alcune ore dopo il vice-presidente dell’agenzia lo chiamò nel suo ufficio per informarsi su quanto era accaduto. Questo è in breve il racconto di quel fotografo di cronaca nera: ‹Vede, quand’ero bambino mia madre mi leggeva spesso l’Antico Testamento; mi piaceva ascoltare le storie dei profeti di Dio, e tutta la vita mi sono chiesto quale aspetto poteva avere un vero profeta di Dio. Oggi l’ho scoperto›» (citato in «Memories of the Prophet», Improvement Era, febbraio 1970, pag. 72).

Videocassetta e testimonianza

Se disponibile, mostra la videocassetta, parte 5 (1 minuto, 6 secondi), della testimonianza di David O. McKay.

Alle 6 del mattino di domenica 18 gennaio 1970, proprio nel momento in cui la luce del nuovo giorno spuntava sulla Valle del Gran Lago Salato, all’età di novantasei anni David Oman McKay si spegneva. La notizia del suo decesso fece rapidamente il giro del mondo. Cominciarono subito ad arrivare espressioni di cordoglio e di rispetto. Egli era noto in tutto il mondo come un ambasciatore del bene che veniva dall’America. Più importante ancora, era conosciuto e amato dal nostro Salvatore, e diventò invero l’ambasciatore di Cristo.

Robert R. McKay, figlio di David O. McKay, ha portato questa testimonianza riguardo a suo padre:

«Posso dire, e nel farlo rendo la mia testimonianza personale, che durante tutti gli anni da me trascorsi al suo fianco in casa, nella fattoria, negli affari e nella Chiesa, egli non ha mai compiuto un’azione né detto una parola, neanche quando domava un cavallo restio, che potesse far nascere nella mia mente il minimo dubbio che egli sarebbe diventato, come in effetti diventò, il rappresentante e profeta del nostro Padre celeste. Vi lascio questa mia testimonianza personale» (Conference Report, aprile 1967, pag. 84).

Testimonianza e incarico

Porta testimonianza e esorta i ragazzi a esaminare sinceramente se stessi per individuare quali attributi dati loro da Dio si sforzano di sviluppare. Aiuta ognuno di loro a rendersi conto che devono fare ciò come rappresentanti della Chiesa del Signore. Sottolinea il fatto che il Signore ha bisogno di loro ed esortali a mettere in pratica il motto: «Ovunque tu sia, recita bene la tua parte».