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Il presidente Monson: il dono divino della gratitudine


“Fratelli e sorelle, esprimere gratitudine è gentile e onorevole; mostrare gratitudine con le azioni è generoso e nobile; ma vivere con la gratitudine sempre nei nostri cuori è un modo per toccare il cielo.

Prego che oltre a tutto ciò per cui siamo grati, possiamo sempre mostrare gratitudine per il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Il Suo glorioso vangelo ci dà la risposta alle grandi domande della vita: Da dove veniamo? Perché siamo qui? Dove andrà il nostro spirito quando moriremo?

Quel Vangelo porta la luce della divina verità a coloro che vivono nelle tenebre.

Egli ci ha insegnato a pregare. Egli ci ha insegnato a vivere. Egli ci ha insegnato a morire. La Sua vita è un retaggio d’amore: i malati che guarì, gli oppressi che sollevò, i peccatori che salvò.

Alla fine, Egli si ritrovò da solo. Alcuni apostoli dubitarono; uno Lo tradì. I soldati romani trafissero il Suo costato. La folla adirata Gli tolse la vita. Ancora risuonano le parole compassionevoli che pronunciò sul Golgota: ‘Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno’.

Chi era quest’‘uomo di dolore, familiare con il patire’? ‘Chi è questo Re di gloria’, questo Signor dei signori? Egli è il nostro Maestro. Egli è il nostro Salvatore. È il Figlio di Dio. È l’Autore della nostra salvezza. Egli ci chiama: ‘Seguitemi’. Ci istruisce: ‘Va’, e fa’ tu il simigliante’. Ci esorta: ‘Osserva i miei comandamenti’.

SeguiamoLo. Emuliamo il Suo esempio. Obbediamo alla Sua parola. Nel farlo Gli daremo il dono divino della gratitudine”.