I menu del sito LDS.org sono stati modificati. Scopri di più. chiudi
Salta navigazione principale
Daughters in My Kingdom: The History and Work of Relief Society

Capitolo 5: “La carità non verrà mai meno”

E la carità tollera a lungo ed è gentile, non invidia, non si gonfia, non cerca il proprio interesse, non si lascia provocare facilmente, non pensa il male, non gioisce dell’iniquità, ma gioisce della verità, resiste a tutte le cose, crede tutte le cose, spera tutte le cose, sopporta tutte le cose.

Moroni 7:45

Quando la sorella Emmeline B. Wells fu chiamata nel 1910 a servire quale quinta presidentessa generale della Società di Soccorso, era pronta per tale responsabilità. Avendo partecipato alla migrazione verso la Valle del Lago Salato, aveva lavorato a fianco di sorelle che avevano una forte testimonianza del vangelo di Gesù Cristo e che comprendevano i principi fondamentali della Società di Soccorso. Ella servì come segretaria di due presidentesse generali della Società di Soccorso, Zina D. H. Young e Bathsheba W. Smith, dal 1888 al 1910.

Grazie alla testimonianza che la Società di Soccorso era stata organizzata per rivelazione, la sorella Wells e le sue consigliere, Clarissa S. Williams e Julina L. Smith, erano impegnate a preservare i principi sui quali era fondata la società. Nell’ottobre 1913 esse dissero:

“Dichiariamo che il nostro obiettivo è di mantenere intatto il nome originale e lo spirito iniziale e lo scopo di questa grande organizzazione, tenendo fede agli insegnamenti ispirati del profeta Joseph Smith quando ha rivelato il piano per il quale le donne ricevevano il potere, tramite la chiamata del sacerdozio, di essere riunite in organizzazioni in grado di ministrare ai malati, assistere i bisognosi, confortare gli anziani, avvertire gli incauti e soccorrere gli orfani”.1

Relief Society seal

Alcuni mesi prima, questo obiettivo aveva guidato la sorella Wells e le sue consigliere a stabilire un motto che sarebbe diventato un memento costante dei principi fondamentali e delle origini ispirate dell’organizzazione. Esse scelsero una dichiarazione scritturale: “La carità non verrà mai meno”.2 Queste parole colgono l’obiettivo dato dal profeta Joseph Smith alle sorelle della Società di Soccorso: “soccorrere i poveri” e “salvare le anime”.3

In passato le donne pioniere avevano dimostrato carità alle vicine. Ora le sorelle della Società di Soccorso si organizzavano per manifestare la carità, “il puro amore di Cristo”,4 anche al prossimo in tutto il mondo.

La sorella Wells e le sue consigliere crearono questo motto in un momento di relativa pace e prosperità. Non sapevano che gli eventi futuri lo avrebbero messo alla prova.

Emmeline B. Wells

Quinta presidentessa generale della Società di Soccorso
Emmeline B. Wells

“Il mio più grande desiderio è che le giovani donne di oggi comprendano l’opera dei primi fedeli che, senza tutto ciò che abbiamo oggi, hanno confortato chi era triste e preoccupato, visitato la vedova e l’orfano, ed erano come angeli”.

Emmeline B. Wells’s signature

Relief Society Bulletin, maggio 1914, 3

Particolare di Emmeline B. Wells, di Lee Greene Richards. Riprodotto per gentile concessione del Museo di storia della Chiesa.

Vivere in pace in un’epoca di guerra

“I nostri sentimenti verso il mondo dell’umanità, in genere, devono essere uguali a quelli che Gesù manifestò. Egli cercò di favorire il benessere dell’uomo e il nostro motto deve essere sempre come il Suo: ‘Pace in terra fra gli uomini ch’Egli gradisce’”.

John Taylor

Insegnamenti dei presidenti della Chiesa: John Taylor (2001), 27; riferimento a Luca 2:14

Nel 1914, in Europa scoppiò la guerra. Prima che la guerra terminasse nel novembre del 1918, molte nazioni si erano unite al conflitto, che fu conosciuto come prima guerra mondiale. Durante questo periodo, quando l’odio e l’intolleranza avrebbero potuto minacciare lo spirito caritatevole delle sorelle della Società di Soccorso, la sorella Emmeline B. Wells e le sue consigliere emanarono il seguente messaggio a tutte le donne della Chiesa:

“Servite con spirito di amore e di pazienza vostro marito e i vostri figli; proteggete i piccoli; non permettete loro di crescere con lo spirito di intolleranza o odio verso alcuna nazione o alcun popolo; tenete le armi da fuoco fuori dalla loro portata; non permettete loro di giocare alla guerra né di divertirsi imitando la morte in battaglia; inculcate lo spirito di lealtà al paese e alla bandiera, ma aiutateli a sentirsi soldati della Croce e se devono prendere le armi in difesa della libertà, della patria e della famiglia, devono farlo senza rancore o odio… Insegnate le cose pacifiche del regno e ricercate i bisognosi con ancora maggior diligenza di prima”.5

Nell’inviare questo messaggio, la sorella Wells ha spronato le sorelle a mettere in azione la carità, proprio come aveva insegnato il profeta Joseph Smith oltre 70 anni prima. Le ha incoraggiate ad essere pazienti con i propri cari e gentili verso il prossimo, compreso i nemici, e a rendere servizio ai bisognosi. Le sorelle della Società di Soccorso seguirono questo consiglio. Cercarono di ricevere e condividere il puro amore di Cristo, che esse sapevano non sarebbe mai venuto meno.6 Questo amore le avrebbe sostenute in tempi di guerra e di pace.

Relief Society sisters preparing layettes

Le sorelle della Società di Soccorso preparano vestiti per bambini per le famiglie bisognose

Durante la prima guerra mondiale, la Società di Soccorso negli Stati Uniti cooperò con tutto il cuore con le organizzazioni civili, quali il National Council of Defense e la Croce Rossa Americana. Le sorelle parteciparono alla produzione e alla conservazione del cibo, alla raccolta di fondi, all’igiene, al benessere dell’infanzia e ad altri servizi. Erano efficaci ed energiche nel cooperare a queste azioni sociali. Comunque, il loro profeta ricordava loro che non dovevano mai perdere di vista le origini divine della Società di Soccorso.

President Joseph F. Smith

Joseph F. Smith

Particolare di Joseph F. Smith, di Albert E. Salzbrenner.

Il presidente Joseph F. Smith, sesto presidente della Chiesa, ha detto che, mentre le organizzazioni del mondo “sono create da uomini o donne”, la Società di Soccorso “è stata creata divinamente, autorizzata divinamente, istituita divinamente e divinamente ordinata da Dio per operare per la salvezza delle anime delle donne e degli uomini”. Non voleva “vedere il tempo in cui la Società di Soccorso segua, si mescoli e perda la propria identità in favore di queste organizzazioni create da donne che finiranno… si addice invece a voi guidare il mondo, e guidare in special modo le donne del mondo, in tutto ciò che è degno di lode, in tutto ciò che guardi a Dio, in tutto ciò che edifichi e purifichi i figlioli degli uomini. Voi siete la testa, non la coda”.7 La sorella Emmeline B. Wells condivideva questa visione. Ella guidò la Società di Soccorso cooperando con altre organizzazioni, ma aiutò anche a tenere ben distinti lo scopo e la natura divini della società.

Oltre a collaborare con altre organizzazioni, le sorelle della Società di Soccorso fecero molte altre cose autonomamente e nei loro rioni per fornire materiale e raccogliere denaro per i bisognosi. Alcune sorelle producevano e vendevano abiti, grembiuli, vestiti per bambini, coperte, berretti e tappeti. Alcune allevavano e vendevano bestiame.

Una sorella di Tooele, nello Utah, venne a sapere che una coperta fatta da lei aveva riscaldato una famiglia britannica durante la guerra. Questa sorella aveva fatto la coperta nel 1906, vi aggiunse una nota e la inviò a San Francisco, in California, per aiutare le vittime del terribile terremoto. Undici anni dopo, la coperta fu data alla Croce Rossa e inviata in Gran Bretagna. Quando la persona che la ricevette trovò il biglietto, inviò una lettera di ringraziamento, dicendo che la coperta era “stata molto utile, in quanto ho perso mio marito al fronte”. Sola con otto bambini, senza la possibilità di lavorare, questa vedova ammise: “È tutto quello che posso fare per continuare a vivere”.8

Molte sorelle britanniche si offrirono volontarie per cucire o fare la maglia per i soldati, ma non avevano i soldi per comprare il materiale necessario. Le Società di Soccorso americane e canadesi contribuirono con gioia al fondo d’emergenza creato. Inviarono soldi in ogni ramo della Gran Bretagna in modo che le sorelle potessero comprare il materiale per fare lenzuola, federe e vestiti.

Quando la Società di Soccorso vendette al governo degli Stati Uniti il grano rimasto nel 1918 (vedere il capitolo 4), la sorella Wells osservò: “In tutti questi anni non abbiamo avuto grande bisogno di usare il grano conservato per lo scopo designato, ma nelle nuvole nere che coprono oggi il mondo intero, possiamo vedere la saggezza profetica del presidente Young nel chiedere alle sorelle di conservare del grano per tempi di bisogno”.9

La vendita del grano non fornì solo del cibo per gli affamati. La sorella Clarissa S. Williams, che servì quale consigliera della sorella Wells nella presidenza, suggerì che la Società di Soccorso mettesse i soldi in un libretto a risparmio e che gli interessi venissero usati per finanziare programmi per il miglioramento della salute delle donne e dei bambini. In seguito, quando la sorella Williams servì quale sesta presidentessa generale della Società di Soccorso, supervisionò l’utilizzo di questi fondo a tale scopo.

Rafforzare gli individui e le famiglie

sisters in Kidderminster, England

Le sorelle della Società di Soccorso a Kidderminster, in Inghilterra.

Al termine della prima guerra mondiale, molte famiglie e singoli individui erano nel bisogno: finanziariamente, fisicamente, emotivamente e spiritualmente. Per soddisfare queste necessità, la Società di Soccorso stabilì il dipartimento dei servizi sociali nel 1919, col pieno sostegno del presidente Heber J. Grant, settimo presidente della Chiesa. La sorella Amy Brown Lyman, che in seguito divenne l’ottava presidentessa generale della Società di Soccorso, servì quale direttrice del dipartimento. Grazie a questo dipartimento, la Società di Soccorso cooperò con i rioni e i pali nell’assistere le donne e le ragazze bisognose a trovare un impiego e affidare i bambini in adozione. Lo scopo principale, comunque, era di fornire addestramento pratico alle famiglie. La sorella Lyman disse che il dipartimento dei servizi sociali non era “un’agenzia per trovare sollievo” ma un “dipartimento di servizi”, concentrandosi sullo “studio delle situazioni famigliari, pianificazione e creazione di un bilancio, organizzazione di assistenza nei casi di famiglie di membri della Chiesa, e addestramento al lavoro”.10

Con questo obiettivo, il dipartimento creò un programma di addestramento in sei settimane per il benessere della famiglia. Alcuni membri del palo partecipavano al corso e poi lo insegnavano nei loro rioni e nelle loro comunità. Furono addestrate oltre quattromila donne.

nurses and children at LDS Hospital

Infermiere e bambini si godono la musica all’LDS Hospital a Salt Lake City, Utah, 1934

A partire dal 1902, la presidenza generale della Società di Soccorso ha sponsorizzato un programma di addestramento per infermiere. Nel 1920 i corsi professionali erano diventati più frequenti e quindi la Società di Soccorso organizzò un programma di addestramento per assistenti infermiere. Questo corso della durata di un anno presso l’LDS Hospital di Salt Lake City, nello Utah, era gratuito. Agli studenti era richiesto però di rendere 30 giorni di servizio infermieristico gratuito alla loro comunità. Dopo quattro anni, in cui furono addestrate 46 assistenti, la Società di Soccorso interruppe il programma e si dedicò a sostenere i corsi di assistenza domiciliare della Croce Rossa. Come per altri programmi, la Società di Soccorso utilizzò il programma per soddisfare le necessità del momento e poi passò l’opera ad altre agenzie.

Le dirigenti della Società di Soccorso incoraggiavano le sorelle ad aiutarsi reciprocamente in modo caritatevole, come avevano fatto sin dagli inizi di Nauvoo. Le sorelle si curavano degli ammalati, cucivano per chi aveva bisogno di vestiti e davano soccorso in altri modi ai bisognosi. Per esempio, nel 1921 un gruppo di membri della Chiesa armeni che vivevano in Turchia dovettero lasciare le loro case. Joseph W. Booth, presidente della Missione Palestinese-Siriana, li aiutò a trasferirsi ad Aleppo, in Siria, dove organizzò un ramo con una Società di Soccorso di circa trenta sorelle. Gran parte di queste donne erano molto povere, ma consideravano un privilegio e un dovere servire coloro che erano ancora meno fortunati di loro. Così si riunirono e cucirono dei vestiti con i cento metri di stoffa che il presidente Booth aveva comprato. Prepararono anche dei pasti per i rifugiati malnutriti.

Joseph Booth and Relief Society sisters from Armenia

Joseph W. Booth e le sorelle della Società di Soccorso dell’Armenia agli inizi degli anni ‘20

Nell’aprile del 1921, la sorella Clarissa S. Williams succedette alla sorella Emmeline B. Wells quale presidentessa generale della Società di Soccorso. Avendo servito nella presidenza insieme alla sorella Wells, era pronta alle difficoltà che sarebbero sopraggiunte. Era nota per le sue capacità organizzative e il suo amore e l’amicizia verso tutti.

La sorella Williams si preoccupava dell’alto tasso di mortalità fra le madri e i neonati. Ma anche della mancanza di opportunità per i disabili e il basso livello di vita per molte donne. Sotto la sua guida saggia e capace, le Società di Soccorso continuarono la loro opera per attenuare questi problemi. Nel 1924, col sostegno e l’incoraggiamento dei dirigenti del sacerdozio generali e locali e della sorella Williams, la Società di Soccorso del Palo di Cottonwood creò un ospedale con solo il reparto maternità. Questo ospedale in seguito entrò a far parte di una rete di cliniche della Chiesa.

La sorella Williams vide la grande necessità di migliorare “la salute, le opportunità e un livello di vita più decente per tutti coloro con cui entriamo in contatto”. Disse: “L’opera di miglioramento generale comprende un’attenta preparazione, un addestramento, un’opera di educazione e un servizio pratico”11 Queste attività aiutavano a soddisfare le necessità del momento, dando ai vescovi un mezzo per assistere le famiglie bisognose. Prepararono anche la Chiesa a rispondere alle difficoltà che sarebbero sorte pochi anni dopo.

Coltivare l’autosufficienza

“Ricordiamo sempre con forza al nostro popolo la grande necessità di una vita retta; di evitare le stravaganze; di coltivare abitudini di parsimonia, economia e lavoro; di vivere entro i limiti del nostro reddito; e di mettere da parte qualcosa, per quanto possa essere poco, per i momenti di maggior necessità che potranno giungere”.

La Prima Presidenza (Heber J. Grant, Anthony W. Ivins, J. Reuben Clark Jr.)

Deseret News, 2 settembre 1933, Church section, 7.

Louise Y. Robison

Settima presidentessa generale della Società di Soccorso
Louise Y. Robison

“Se facciamo solo metà del nostro lavoro, non avremo piacere; se lo facciamo per senso di dovere, non avremo gioia; ma se ci sentiamo come uno dei tralci di questa vigna, e che il Padre Celeste ci considera degni di essere membri e che possiamo portare avanti l’opera, allora saremo felici”.

Louise Y. Robison’s signature

Relief Society Magazine, novembre 1933, 649

Particolare di Louise Y. Robison, di John Willard Clawson. Riprodotto per gentile concessione del Museo di storia della Chiesa.

Dopo la prima guerra mondiale, per oltre un decennio la Società di Soccorso si dedicò a migliorare le condizioni di vita delle donne e delle famiglie, concentrandosi sulla salute, sul lavoro e sull’istruzione. La Società di Soccorso continuò anche a incoraggiare la rettitudine personale e le azioni di carità. Poi, con poco preavviso, il mondo sprofondò nella grande depressione economica alla fine del 1929.

Ancora una volta le virtù insegnate dalla Società di Soccorso rafforzarono i singoli e le famiglie in un periodo di crisi. Le donne della Chiesa trovarono forza nella fede nel Padre Celeste e in Gesù Cristo, usarono la loro capacità di essere autosufficienti e lavorarono per esprimere i sentimenti di carità del loro cuore. Con questi principi come guida, furono in grado di prendersi cura di se stesse e delle loro famiglie, mentre aiutavano il prossimo.

Presidente Heber J. Grant

Heber J. Grant

Particolare di Heber J. Grant, di C. J. Fox. © IRI.

Nel 1928, il presidente Heber J. Grant chiamò la sorella Louise Y. Robison a servire quale settima presidentessa generale della Società di Soccorso. I problemi finanziari non erano una novità per la sorella Robison. Era cresciuta in un’umile casa di tronchi a Scipio, nello Utah, dove aveva imparato a lavorare nella fattoria, a tenere un orto, a cucire, a lavorare sodo, a vivere con parsimonia e ad essere sempre positiva.

Sette anni prima di chiamarla quale presidentessa generale della Società di Soccorso, il presidente Grant l’aveva messa a parte quale seconda consigliera della presidenza generale della Società di Soccorso. Lei sentiva di essere inadeguata, come racconta sua figlia:

“Quando la mamma entrò nell’ufficio del presidente Grant per la messa a parte, era sicura che lui fosse stato male informato circa la sue capacità, così gli disse che avrebbe fatto del suo meglio qualsiasi cosa le fosse stata chiesta, ma che voleva che lui sapesse che aveva un’istruzione molto limitata, pochi soldi e nessun titolo sociale, e che aveva paura di non essere l’esempio che le donne della Società di Soccorso si aspettano da una dirigente. Terminò dicendo: ‘Sono solo una donna umile!’ Il presidente Grant rispose: ‘Sorella Louizy, l’85% delle donne della Chiesa sono donne umili. La chiamiamo ad essere la loro dirigente’”.12

Incoraggiata dalle parole del presidente Grant, la sorella Robison ha condiviso i suoi talenti e ha servito con tutto il cuore, prima come consigliera e poi come presidentessa. Era saggia, compassionevole e lavorava sodo. La sua mancanza di istruzione formale e di ricchezza materiale le permise di comprendere e aiutare coloro che si trovavano in circostanze simili. Il suo consiglio alle casalinghe e alle madri era pratico e simpatetico. Comprendeva le difficoltà di vivere con poco, ma conosceva l’importanza dell’influenza delle madri nella casa. Quindi incoraggiava le madri a fare tutto il possibile per stare a casa con i bambini piuttosto che lasciarli per andare a lavorare.

Il governo degli Stati Uniti creò molti programmi di soccorso per cercare di cambiare la tendenza della crisi economica. Per un certo tempo il dipartimento dei servizi sociali della Chiesa collaborò con le agenzie della comunità per aiutare le famiglie bisognose, ma le necessità erano troppe per il dipartimento. Un’assistente del dipartimento vide i casi a lei assegnati crescere da 78 famiglie nel 1929 a oltre 700 nel 1934.13

La Chiesa era grata per il lavoro svolto dalle agenzie governative. La sorella Robison disse che il governo degli Stati Uniti stava “facendo meraviglie” nell’assistere i bisognosi. Ma si univa ai dirigenti del sacerdozio nel dire che i membri della Chiesa dovevano continuare a difendere i valori fondamentali dell’autosufficienza. Ella disse: “Per novantatre anni la Società di Soccorso ha ripetuto di prendersi cura dei bisognosi. Ora mi chiedo che stiamo lasciando che il Governo faccia troppo”.14

sisters in California preserving food

Sorelle della Società di Soccorso in California conservano il cibo per il programma di benessere del palo, 1940 circa

Nell’aprile del 1936, la Prima Presidenza introdusse il programma di benessere a livello mondiale. Questo permise alla Chiesa di aiutare meglio i fedeli bisognosi. Alla conferenza generale di ottobre del 1936, il presidente Heber J. Grant spiegò l’obiettivo del programma:

“Il nostro scopo principale era di istituire, per quanto possibile, un sistema che permettesse di eliminare la piaga dell’ozio, abolire i mali dei sussidi e ristabilire tra il nostro popolo l’indipendenza, la laboriosità, la parsimonia e il rispetto di sé. L’obiettivo della Chiesa è aiutare gli uomini ad aiutare se stessi. Il lavoro deve essere riportato al suo ruolo di principio guida nella vita dei membri della nostra chiesa”.15

Diversi anni dopo, il presidente Thomas S. Monson, sedicesimo presidente della Chiesa, ripeté lo stesso insegnamento: “Ricordate che l’obiettivo dell’assistenza prestata dalla Chiesa è aiutare la gente ad aiutare se stessa. La riabilitazione dei membri è un dovere del singolo individuo e della sua famiglia, assistiti dai quorum del sacerdozio e dalla Società di Soccorso. Noi cerchiamo infatti di sviluppare l’indipendenza, non dipendenza. Il vescovo cerca di rafforzare l’integrità, il rispetto di sé, la dignità e la fermezza di carattere in ogni persona assistita, portandola così alla completa autosufficienza”.16

Uno dei principi guida del programma di benessere era che le sorelle della Società di Soccorso e i fratelli del sacerdozio lavorassero in armonia. Il presidente Harold B. Lee, undicesimo presidente della Chiesa, aiutò a stabilire il programma di benessere quando era presidente di palo. Egli disse:

“L’obiettivo più importante che il programma di benessere della Chiesa deve raggiungere è lo spirito di collaborazione e unità della Chiesa intera…

Se la Società di Soccorso di rione lavora insieme ai quorum del sacerdozio e al vescovato, già questo indica che esiste un programma di benessere nel rione”.17

Il ruolo della presidentessa della Società di Soccorso era particolarmente importante, ha detto il vescovo Joseph L. Wirthlin, allora Vescovo presiedente della Chiesa: “Io penso che esista una sola persona in grado di entrare in una casa, analizzare la situazione e fornire il necessario con saggezza. Quella persona è quella che potremmo chiamare il manager della casa: la presidentessa della Società di Soccorso… Dopo tutto, queste donne eccezionali hanno una propria famiglia, hanno avuto esperienza nell’essere madri e nella gestione della casa”.18

sisters in Del Rio, Texas

Riunione di sorelle della Società di Soccorso a Del Rio, in Texas, 1950 circa

Le Società di Soccorso erano nella posizione migliore per avere un ruolo prominente nel programma di benessere del rione. Sotto la direzione dei vescovi, valutavano le necessità delle famiglie e poi fornivano frutta secca o inscatolata e verdure, vestiti e biancheria secondo il bisogno. Per un certo periodo, alle sorelle che facevano le conserve di frutta veniva chiesto di darne un decimo al programma di benessere. La sorella Belle S. Spafford, nona presidentessa generale della Società di Soccorso, ricorda che si raccoglieva la frutta caduta dagli alberi, la si conservava in bottiglia e la si donava alle sorelle bisognose. Grazie a questo servizio, acquisì un maggior apprezzamento dello scopo della Società di Soccorso.

Le dirigenti della Società di Soccorso erano parte integrale del programma di benessere della Chiesa. A livello generale, di palo e di rione, partecipavano nelle riunioni per il programma di benessere, e influenzavano le decisioni e il lavoro svolto. Questo coordinamento era essenziale durante la crescita del sistema di benessere della Chiesa con fattorie, stabilimenti, centri di distribuzione e altri tipi di beni. Il dipartimento dei servizi sociali della Società di Soccorso fu incorporato nei servizi sociali e di benessere della Chiesa nel 1969.

Rafforzare i legami della carità

Dal 1939 al 1945, la seconda guerra mondiale coinvolse gran parte del mondo. La maggior parte dei programmi della Chiesa fu interessata da questo conflitto globale. Nel marzo del 1940, il presidente J. Reuben Clark Jr., primo consigliere del presidente Heber J. Grant, si riunì con i presidenti delle organizzazioni ausiliarie per rivedere tutti i programmi e le attività. Vennero evidenziati quattro punti basilari: “ridurre il peso crescente che il sostegno alle attività della Chiesa richiedeva ai fedeli, ridurre il peso sulle spalle dei vescovi, tagliare i programmi che richiedevano case di riunione grandi e costose, mantenere le spese della Chiesa entro i limiti delle entrate”. Alla Società di Soccorso e alle altre organizzazioni fu richiesto di “consolidare, cooperare, eliminare, semplificare e rivalutare la loro opera per aiutare la Prima Presidenza a raggiungere gli obiettivi indicati”.19

Clarissa S. Williams

Sesta presidentessa generale della Società di Soccorso
Clarissa S. Williams

“Tramite la nostra organizzazione abbiamo predicato il Vangelo, aiutato i bisognosi, dato conforto agli ammalati, rallegrato chi era triste, inviato un messaggio di amore e di benedizioni da parte della Società di Soccorso… L’amore è la cosa più bella del mondo. E se lo teniamo sempre nel nostro cuore, e lo diamo come messaggio a chi ci circonda, saremo benedetti e saremo degli strumenti nel benedire coloro che ci stanno attorno”.

Clarissa S. Williams’s signature

Relief Society Magazine, giugno 1922, 312

Particolare di Clarissa S. Williams, di Lee Greene Richards. © 1924 IRI. Riprodotto per gentile concessione del Museo di storia della Chiesa.

Proteggere la famiglia

Lo scopo principale dei dirigenti della Chiesa nel semplificare i programmi era quello di proteggere la famiglia. I dirigenti del sacerdozio e delle organizzazioni ausiliarie erano preoccupati che la seconda guerra mondiale stesse dividendo le famiglie. Mentre gli uomini erano in guerra, le donne dovevano mantenere la famiglia senza l’aiuto dei mariti e figli maggiori. Ancora una volta i dirigenti della Chiesa incoraggiavano le madri con figli piccoli a trovare dei modi, se possibile, per provvedere ai figli senza dover lavorare fuori casa a tempo pieno. Questi dirigenti incoraggiavano le sorelle della Società di Soccorso a sviluppare l’indipendenza: fare coperte, cucire i vestiti, tenere un orto e conservare frutta e verdura. Enfatizzavano anche il ruolo spirituale della madre nella casa. Le nazioni distrutte dalla guerra avevano bisogno di buoni giovani cittadini che avevano appreso le lezioni di moralità e rettitudine dalle loro madri.

Collaborare con le organizzazioni comunitarie e i fratelli del sacerdozio

Come nella precedente guerra mondiale, i membri della Società di Soccorso degli Stati Uniti risposero alla chiamata di offrirsi come volontari per sostenere l’opera di altre organizzazioni. Nel 1942, oltre diecimila sorelle della Società di Soccorso parteciparono ai corsi della Croce Rossa in assistenza domiciliare, pronto soccorso e nutrizione. Inoltre la Chiesa partecipò alle campagne anti-tabacco e anti-alcolici per proteggere la salute dei santi degli ultimi giorni che servivano nell’esercito. Tramite il sostegno a questi programmi e grazie al loro servizio di carità e compassione, le sorelle della Società di Soccorso promossero la buona salute e la buona volontà.

Questo fu un periodo di grande collaborazione per le sorelle, nella comunità e con i dirigenti del sacerdozio. La sorella Amy Brown Lyman, che servì come l’ottava presidentessa generale della Società di Soccorso per quasi tutta la seconda guerra mondiale, disse:

“Penso che la cosa che ho apprezzato di più… sia stato il sostegno che le donne della Società di Soccorso hanno sempre ricevuto dal sacerdozio, dalle Autorità generali della Chiesa e anche dal sacerdozio locale, soprattutto dai vescovi.

Le Autorità generali non solo hanno dato alle dirigenti delle organizzazioni della Chiesa per le donne grandi opportunità all’interno della Chiesa, ma ci hanno anche incoraggiate a lavorare insieme ad altre organizzazioni umanitarie”.20

Un esempio di questa cooperazione è stato il programma di inserimento degli studenti indiani, iniziato nel 1947 con il sostegno dell’anziano Spencer W. Kimball, allora membro del Quorum dei Dodici Apostoli. Grazie a questo programma, i giovani indiani d’America provenienti da piccole comunità accettavano l’invito di andare a vivere per un certo tempo con famiglie della Chiesa in luoghi dove l’istruzione era facilmente accessibile e la Chiesa ben stabilita. Il programma incoraggiava questi giovani a fare esperienza, e anche a promuovere la comprensione fra diverse culture.

Le sorelle della Società di Soccorso, soprattutto la sorella Belle S. Spafford, nona presidentessa generale, collaborò all’amministrazione del programma sotto la direzione dell’anziano Kimball. Molte sorelle resero servizio ai giovani mantenendoli come se fossero figli loro. Il programma continuò fino al 1996. Il presidente Boyd K. Packer, del Quorum dei Dodici Apostoli, in seguito osservò: “Il programma di inserimento per gli indiani ha raggiunto il suo scopo e viene terminato. Succede… I ponteggi vengono tolti quando la costruzione è terminata”.21

“Il puro amore di Cristo”: la carità in azione

“La nostra felicità eterna sarà proporzionale al modo in cui ci siamo dedicati ad aiutare il prossimo”.

George Albert Smith

Conference Report, ottobre 1936, 71

Le sorelle della Società di Soccorso in Europa hanno visto grandi devastazioni durante la seconda guerra mondiale. Mostrarono anche un coraggio degno di lode nel servirsi reciprocamente nonostante le difficili condizioni. Continuarono con fede e si affidavano alla testimonianza e all’Espiazione di Gesù Cristo. La loro vita e testimonianza in questo periodo è di grande ispirazione.

Dopo la guerra, Maria Speidel, che ha servito come presidentessa della Società di Soccorso del Distretto di Stoccarda, in Germania, scrisse:

“Questi ultimi cinque anni sono stati difficili e noi siamo diventati molto umili. La nostra fiducia nel Signore e la nostra testimonianza della Sua chiesa sono stati i nostri pilastri. Egli ci ha conservati con misericordia e, benché abbiamo sofferto molto, ci ha dato parte della Sua forza. Alcuni hanno perso tutti i loro beni, ogni cosa tangibile a noi cara, e quando diciamo ‘è meglio camminare con Dio nell’oscurità che senza Lui nella luce’, sappiamo di cosa parliamo…

Con gioia cantiamo gli inni di Sion e poniamo la nostra fiducia nel Signore. Egli rende migliore ogni cosa”.22

Gertrude Zippro, un’altra presidentessa della Società di Soccorso di distretto, ha camminato con Dio nell’oscurità molte notti per amore e per servire le sue sorelle. Ella viveva in Olanda quando il paese era sotto l’occupazione militare. Dato che i soldati spesso fermavano e perquisivano i viaggiatori, aveva sempre i documenti con sé per poter far visita alle Società di Soccorso dei rami nel distretto.

Gertrude Zippro and children

Gertrude Zippro, al centro, con le sue sorelle e figli

Il figlio della sorella Zippro, John, ha detto che “diventava sempre più pericoloso uscire la sera e l’occupazione durò per cinque anni”. Ricordando la devozione della madre, aggiunse: “Potete immaginare mia madre uscire in quelle condizioni di notte, con la bicicletta, per far visita a un altro ramo?” Egli ricordò: “Non importa come si sentisse e quali fossero le condizioni, svolgeva sempre il suo dovere. Che donna e dirigente eccezionale era! Non ho alcun dubbio che fu scelta dal Signore ad essere la presidentessa della Società di Soccorso in quel momento”.

Il figlio della sorella Zippro osservò: “Doveva avere una completa fiducia nel Signore per andare in quelle condizioni, non sapendo quali difficoltà potesse incontrare”.23

In Danimarca, la situazione dei santi era più tollerabile che in altri paesi. Avevano del cibo e lo condividevano con coloro che erano meno fortunati. Eva M. Gregersen, presidentessa della Società di Soccorso della Missione Danese, disse: “Durante la guerra abbiamo aiutato i nostri vicini affamati in Norvegia. Insieme all’ufficio della missione, abbiamo donato dei soldi a questo proposito e ogni mese inviavamo dei pacchi con del cibo ai nostri fratelli e sorelle della Norvegia, che erano senza parole dalla gratitudine”.24

Il presidente Hugh B. Brown fu testimone di questa carità. Fu presidente della Missione Britannica dal 1937 al 1939, coordinatore dei militari membri della Chiesa in Europa dal 1939 al 1945, e di nuovo presidente della Missione Britannica dal 1945 al 1946. In seguito fu membro del Quorum dei Dodici Apostoli e della Prima Presidenza. Riguardo al servizio delle sorelle della Società di Soccorso durante la seconda guerra mondiale scrisse:

“Ci sono centinaia di donne della Società di Soccorso nelle zone di guerra che sono state esposte ai pericoli e alle difficoltà, paragonabili a quelli degli uomini nel campo di battaglia. Queste donne coraggiose hanno persistito davanti a difficoltà quasi insormontabili…

Inginocchiarsi in preghiera accanto a queste donne e sentirle rendere grazie a Dio per le loro semplici benedizioni, per aver avuto la vita loro e dei loro cari preservata e per il poco cibo e le case senza finestre, è allo stesso tempo un’ispirazione e un rimprovero per molti di noi, i cui beni materiali eccedono di gran lunga i loro, che spesso ci lamentiamo se non abbiamo qualche lusso”.25

Amy Brown Lyman

Ottava presidentessa generale della Società di Soccorso
Amy Brown Lyman

“I primi membri di questa organizzazione si resero ben poco conto… di quanto sarebbe diventata grande la loro amata Società”.

Amy Brown Lyman’s signature

Relief Society Magazine, marzo 1944, 139

Particolare di Amy Brown Lyman, di Lee Greene Richards. Riprodotto per gentile concessione del Museo di storia della Chiesa.

Hedwig Biereichel, una sorella della Germania dell’Est, donò del cibo ai prigionieri russi affamati, anche se lei e la sua famiglia potevano essere messi in prigione o fucilati per tale atto di carità.26 Anni dopo fu intervistata sulle sue esperienze, insieme a molti altri che avevano sopportato simili difficoltà durante la guerra. Al termine di ogni intervista, c’era la domanda: “Come ha potuto mantenere la testimonianza durante tutto questo?” La risposta di tutti gli intervistati era simile: “Non sono stato io a mantenere la testimonianza; è stata la testimonianza a mantenere me in vita”.27

Quando la seconda guerra mondiale ebbe termine nel 1945, le sorelle della Società di Soccorso di tutto il mondo avevano sofferto molto dolore e molte deprivazioni. Attraverso tutto questo, comunque, hanno continuato a rendersi reciprocamente servizio, a rafforzare le famiglie e a rendere testimonianza.

Quale testimone di tanta sofferenza e servizio altruistico, la sorella Amy Brown Lyman dichiarò:

“La testimonianza è stata la mia ancora di salvezza, la mia soddisfazione nei momenti di gioia e felicità, il mio conforto nella sofferenza e nello scoraggiamento…

Sono grata della possibilità che ho avuto di servire… nella Società di Soccorso, dove ho lavorato per gran parte della mia vita matura con tanta gioia, insieme a migliaia di fedeli. Ho fatto visita alle loro case, dormito nei loro letti e mangiato alla loro tavola, e ho conosciuto la bellezza dei loro caratteri, il loro altruismo, il loro cuore pieno di comprensione, la loro fedeltà e i loro sacrifici. Rendo onore, oltre la mia capacità di espressione, di questa grande sorellanza nel servizio”.28

Christ healing a man

“La carità è il puro amore di Cristo, e sussiste in eterno” (Moroni 7:47).

Particolare di Cristo guarisce l’uomo cieco, di Del Parson. © 1983 IRI.

In tempi di difficoltà e insicurezza, le sorelle della Società di Soccorso di tutto il mondo hanno seguito l’ammonimento di Mormon: “Attenetevi alla carità, che è la più grande di tutte”. Hanno dimostrato la loro comprensione che benché “tutte le cose devono perire… Ma la carità è il puro amore di Cristo, e sussiste in eterno”.29 Di volta in volta sono state fedeli al loro motto: “La carità non verrà mai meno”.

Show References

    Capitolo 5

  1.   1.

    Emmeline B. Wells, Clarissa S. Williams e Julina L. Smith, “Resolutions of Relief Society”, Woman’s Exponent, novembre 1913, 79.

  2.   2.

    1 Corinzi 13:8; Moroni 7:46; vedere anche General Board Minutes, 1842–2007, 3 luglio 1913, Church History Library.

  3.   3.

    Joseph Smith, Relief Society Minute Book, Nauvoo, Illinois, 9 giugno 1842, Church History Library, 63.

  4.   4.

    Moroni 7:47.

  5.   5.

    Emmeline B. Wells, Clarissa S. Williams e Julina L. Smith, “Epistle to the Relief Society Concerning These War Times”, Relief Society Magazine, luglio 1917, 364.

  6.   6.

    Vedere Moroni 7:46–47.

  7.   7.

    Joseph F. Smith, Minutes of the General Board of Relief Society, 17 marzo 1914, Church History Library, 54–55.

  8.   8.

    “Notes from the Field”, Relief Society Magazine, settembre 1917, 512.

  9.   9.

    Emmeline B. Wells, “The Grain Question”, Relief Society Bulletin, settembre 1914, 1–2.

  10.   10.

    Amy Brown Lyman, “Social Service Work in the Relief Society, 1917–1928”, dattiloscritto, Church History Library, 2.

  11.   11.

    Clarissa S. Williams, “Relief Society Gives Hard Job to General Head”, Deseret News, settembre 23, 1925, sezione 2, pagina 1.

  12.   12.

    Gladys Robison Winter, The Life and Family of Louise Yates Robison, comp. Gladys Robison Winter, Church History Library.

  13.   13.

    Vedere Evelyn Hodges Lewis, intervista di Loretta Hefner, settembre 1979, trascrizione, Church History Library.

  14.   14.

    Louise Y. Robison, “Officers’ Meeting”, Relief Society Magazine, maggio 1935, 272.

  15.   15.

    Heber J. Grant, Conference Report, ottobre 1936, 3.

  16.   16.

    Thomas S. Monson, “Principi fondamentali del benessere personale e familiare”, La Stella, febbraio 1987, 7.

  17.   17.

    Harold B. Lee, “Place of the Relief Society in the Church Security Plan”, Relief Society Magazine, marzo 1937, 143.

  18.   18.

    Joseph L. Wirthlin, “Relief Society - An Aid to the Bishops”, Relief Society Magazine, giugno 1941, 417.

  19.   19.

    “Memo of Suggestions”, 1–6, Church Union Board Executive Committee Minutes, Church History Library.

  20.   20.

    Amy Brown Lyman, in Mayola R. Miltonberger, Fifty Years of Relief Society Social Services (1987), 2.

  21.   21.

    Boyd K. Packer, manoscritto non pubblicato.

  22.   22.

    Maria Speidel, “Notes from the Field”, Relief Society Magazine, febbraio 1946, 123.

  23.   23.

    John Zippro, “Life Story of John Zippro”, manoscritto non pubblicato, citato in Jill Mulvay Derr, Janath Russell Cannon e Maureen Ursenbach Beecher, Women of Covenant: The Story of Relief Society (1992), 301–2.

  24.   24.

    Eva M. Gregerson, “Notes from the Field”, Relief Society Magazine, febbraio 1946, 118.

  25.   25.

    Hugh B. Brown, “Notes from the Field”, Relief Society Magazine, ottobre 1944, 591–92.

  26.   26.

    Vedere Hedwig Biereichel, in Roger P. Minert, In Harm’s Way: East German Saints in World War II (2009), 209.

  27.   27.

    Vedere Jennifer A. Heckmann, in Nathan N. Waite, “Steadfast German Saints”, BYU Magazine, inverno 2010, 57.

  28.   28.

    Amy Brown Lyman, In Retrospect (1945), 160–61.

  29.   29.

    Moroni 7:46–47.

  • Print