CAPITOLO 9

Zeniff guida un gruppo da Zarahemla per prendere possesso del paese di Lehi-Nefi — Il re dei Lamaniti permette loro di ereditare il paese — C'è guerra tra i Lamaniti e il popolo di Zeniff. Circa 200–187 a.C.

  Io, Zeniff, essendo stato istruito in tutta la lingua dei Nefiti, ed avendo avuto una conoscenza della aterra di Nefi, ossia della terra della prima eredità dei nostri padri, ed essendo stato mandato come spia fra i Lamaniti per poter scoprire le loro forze, cosicché il nostro esercito potesse piombare su di loro e distruggerli, quando vidi ciò che c'era di buono tra loro, desiderai che non venissero distrutti.

  Io venni dunque a contesa con i miei fratelli nel deserto, poiché desideravo che il nostro capo facesse un trattato con loro; ma essendo egli un uomo duro e assetato di sangue, comandò che io fossi ucciso; ma fui salvato mediante il versamento di molto sangue, poiché padre combatté contro padre, fratello contro fratello, finché il più gran numero del nostro esercito fu distrutto nel deserto; e tornammo, quelli che erano stati risparmiati, al paese di Zarahemla per raccontare questa vicenda alle loro mogli e ai loro figlioli.

  E tuttavia, essendo oltremodo desideroso di ereditare la terra dei nostri padri, raccolsi tutti quelli che desideravano andare a prendere possesso del paese e riprendemmo il nostro viaggio nel deserto per salire al paese; ma fummo colpiti dalla carestia e da dolorose afflizioni; poiché eravamo lenti a ricordare il Signore nostro Dio.

  Nondimeno, dopo aver vagato per molti giorni nel deserto, piantammo le tende nel luogo in cui i nostri fratelli furono uccisi, che era vicino alla terra dei nostri padri.

  E avvenne che entrai di nuovo in città con quattro dei miei uomini e mi presentai al re, per poter conoscere la disponibilità del re, e per sapere se potevo entrare con il mio popolo e prendere possesso del paese in pace.

  E mi presentai al re, ed egli fece alleanza con me che avrei potuto prendere possesso del paese di Lehi-Nefi e del paese di Shilom.

  E comandò anche che il suo popolo lasciasse il paese, e io e il mio popolo entrassimo nel paese per prenderne possesso.

  E cominciammo a costruire edifici e a riparare le mura della città, sì, proprio le mura della città di Lehi-Nefi, e della città di Shilom.

  E cominciammo a coltivare la terra, sì, proprio con ogni sorta di semi, con semi di granturco, di grano, di orzo, e con neas, con sheum e con semi di ogni sorta di frutti; e cominciammo a moltiplicarci e a prosperare nel paese.

 10  Ora, fu per l'astuzia e la scaltrezza di re Laman, per aridurre il mio popolo in schiavitù, ch'egli cedette il paese affinché potessimo possederlo.

 11  Avvenne dunque che, dopo che avemmo vissuto nel paese per lo spazio di dodici anni, re Laman cominciò a essere inquieto per tema che in qualche modo il mio popolo diventasse forte nel paese e che essi non avrebbero potuto sopraffarlo e ridurlo in schiavitù.

 12  Ora essi erano un popolo pigro e aidolatra; perciò desideravano ridurci in schiavitù per potersi saziare delle fatiche delle nostre mani; sì, per banchettare con le greggi dei nostri campi.

 13  Avvenne dunque che re Laman cominciò ad aizzare il suo popolo a contendere con il mio popolo; cominciarono dunque ad esserci guerre e contese nel paese.

 14  Perciò nel tredicesimo anno del mio regno nel paese di Nefi, lontano, a mezzogiorno del paese di Shilom, mentre la mia gente stava abbeverando e pascolando le loro greggi e coltivando le loro terre, una numerosa schiera di Lamaniti piombò su di loro e cominciò ad ucciderli e a portar via le loro greggi e il grano dei loro campi.

 15  Sì, e avvenne che tutti coloro che non furono presi fuggirono fino alla città di Nefi, e invocarono la mia protezione.

 16  E avvenne che io li armai di archi, di frecce, di spade, di scimitarre, di clave, di fionde e di ogni sorta di armi che potemmo inventare, e io e il mio popolo andammo contro i Lamaniti per combattere.

 17  Sì, nella forza del Signore andammo a combattere contro i Lamaniti; poiché io e il mio popolo gridammo forte al Signore affinché ci liberasse dalle mani dei nostri nemici, poiché si era risvegliato in noi il ricordo della liberazione dei nostri padri.

 18  E Dio audì le nostre grida e rispose alle nostre preghiere; e noi andammo nella sua forza; sì, andammo contro i Lamaniti e in un giorno e una notte ne uccidemmo tremila e quarantatré; e li uccidemmo fino a che li avemmo cacciati fuori dal nostro paese.

 19  E io stesso, con le mie mani, aiutai a seppellire i loro morti. Ed ecco, con nostro gran dolore e lamento, duecento e settantanove dei nostri fratelli erano stati uccisi.