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    Affidare le mie preoccupazioni a Dio

    Nonoska Nawrath di Maule, Cile

    Quando ho scoperto che la mia amica si procurava delle ferite, non sapevo come aiutarla.

    Quando la mia amica Fernanda (nome inventato) non si è presentata in classe un venerdì, mi sono chiesta cosa non andasse. “Fer sta male? È tutto a posto?”, ho chiesto raggiungendo di corsa alcuni amici a fine giornata. “Non sta male”, ha risposto un’altra amica, “doveva semplicemente andare dallo psicologo”. Quando ho chiesto perché, mi ha detto che Fernanda soffriva di depressione e che si procurava delle ferite. Poco dopo la mia scoperta, Fernanda è stata ricoverata all’ospedale per il trattamento e non l’abbiamo vista per alcune settimane.

    Anche se eravamo amiche, non mi aveva parlato di quella parte della sua vita. L’aveva tenuto nascosto a tutti perché si vergognava. Mi ha poi detto di non volere che gli altri provassero pietà per lei o per la sua situazione. Ma io non provavo pietà per lei — provavo solo compassione.

    Quel primo giorno, mi sono sdraiata sul letto con la faccia sprofondata in un cuscino. Ero emotivamente esausta, ma ero troppo in ansia per dormire. Il mio mondo era nel caos. Mi sembrava di essere nel bel mezzo di una tempesta e c’erano troppi pensieri e troppi sentimenti che venivano trascinati dal vento. Mi sentivo confusa, sola e, soprattutto, totalmente impotente per dare una mano.

    Come potevo aiutarla?

    Che cosa potevo fare o dire per darle una mano? Come potevamo noi amici unirci e darle il nostro sostegno? Non riuscivo a trovare alcun tipo di soluzione per confortare i miei amici o me stessa. Pregavo per ricevere ispirazione, ma mi sembrava che le mie preghiere non ricevessero risposta.

    DEPRESSIONE: COME REAGIRE

    Se avete un amico che soffre di depressione, fate uno sforzo speciale per ascoltarlo e per sostenerlo nelle sue prove. Ha bisogno del vostro amore. Rivolgetevi ai vostri genitori per chiedere consigli. Assicuratevi che i genitori del vostro amico lo sappiano (anche se il vostro amico non vuole che sia così) e chiedete loro consigli su come potete dare una mano. Se la situazione è grave (come l’autolesionismo) e i genitori del vostro amico lo sanno ma non fanno niente, ditelo a un insegnante o a un consulente scolastico o a un dirigente della Chiesa.

    La settimana successiva, però, ho ricevuto un’ispirazione. Ero seduta nella classe di Seminario di primo mattino quando la mia insegnante ci ha ricordato della Prima Visione e del modo in cui Joseph Smith aveva chiesto direttamente al Padre Celeste di aiutarlo con le difficoltà e le preoccupazioni che aveva. Poi la mia insegnante ha detto: “Se ci rivolgiamo al Padre e chiediamo a Lui, Egli ci risponderà. Non saremo mai soli”.

    Mi sono resa conto che, nella mia tristezza, avevo chiuso il cuore al mio Padre Celeste. Anche se stavo cercando di pregare spesso, ciò non era abbastanza — avevo ancora troppa paura per poter trovare la pace. Sapevo che Egli capiva esattamente come mi sentivo e che poteva aiutarmi. Ma dovevo aprirmi con Lui e confidare veramente nel fatto che poteva farlo — dovevo esercitare la fede.

    Così ho fatto. Con il tempo, continuando a pregare e a leggere le Scritture, lottando per permettere al Salvatore di portare i miei fardelli, sono riuscita a capire che, alla fine, la mia amica sarebbe guarita dalla depressione. Nonostante il caos che avevo attorno ci fosse ancora, mi sono sentita calma, equilibrata, in armonia. Mia madre ha continuato a incoraggiarmi a trovare pace dicendo: “La tua amica starà bene e sarà lo stesso per te. Resta forte nel Vangelo e tutto si sistemerà”.

    Sostenere la mia amica

    Quando Fernanda è finalmente tornata a scuola, ho potuto sostenerla con forza, ma solo perché avevo cercato e trovato la pace in prima persona mediante Gesù Cristo. Ho provato a fare del mio meglio per essere una buona ascoltatrice, per essere positiva e per condividere il Vangelo. Mi sentivo fiduciosa quando le ho spiegato il piano di felicità e quando le ho detto che nostro Padre vuole che troviamo la gioia nonostante le nostre difficoltà. Forse ci vorrà del tempo, ma ciò è possibile per ciascuno dei Suoi figli.

    Nella mia vita sono state tante le situazioni in cui ho provato angoscia e tristezza, ma, grazie al Vangelo, non ho mai dimenticato da dove vengo. So che sono una figlia di Dio e che Egli ha un piano per me — e per Fernanda. Tutti noi percorriamo cammini distinti, ma ognuno di essi è per il nostro bene perché Egli ci ama. Ogni percorso, ogni prova, ha uno scopo. E se riusciamo a trovare pace in tali prove, possiamo condividere con gli altri la pace che troviamo.

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