Voci dei Santi degli Ultimi Giorni

Chris L. Cooper


Guidato fino alla paninoteca

Diversi anni fa stavamo rincasando verso la costa orientale degli Stati Uniti da un viaggio che avevamo fatto nello Utah. La macchina a un certo punto del Missouri iniziò a singhiozzare e, mentre ci trovavamo nel Tennessee la situazione peggiorò. Quella sera tardi, alla fine, mentre stavamo salendo lungo la collina all’uscita di Chattanooga, il motore si spense.

Mentre eravamo seduti al buio, chiedendoci che cosa avremmo potuto fare, mi venne in mente che sarebbe stato il momento giusto che la nostra famiglia si unisse in una preghiera di fede. Io e mia moglie calmammo i nostri quattro figli e li invitammo a esercitare la fede mentre avremmo pregato.

Subito dopo la preghiera, il mezzo ripartì e proseguimmo lungo la collina, ma, dopo neppure un miglio, il motore cominciò di nuovo ad avere problemi. Prendemmo la prima uscita, pensando di trovare una stanza per la notte. Controllammo ben quattro motel, ma non trovammo posto.

Ritornammo sull’autostrada e giungemmo ben presto a un’uscita che non sembrava conducesse a un motel, ma qualcosa mi suggerì di prenderla. Lo feci, ma non vidi nulla che pensavo ci avrebbe aiutato a risolvere il nostro problema. L’uscita ci immise in una strada principale a quattro corsie e poco dopo giungemmo a un semaforo. Io mi stavo disperatamente chiedendo che cosa avrei potuto fare in quel frangente per la mia famiglia.

Improvvisamente mia moglie m’indicò in una traversa una paninoteca ancora aperta e mi suggerì che ci fermassimo per comprare qualcosa da mangiare per i bambini. Parcheggiai davanti al negozio, diedi al figlio maggiore un po’ di denaro e lo mandai al negozio con i fratelli, mentre io e mia moglie rimanemmo seduti a pensare.

Eravamo stanchi. Eravamo in viaggio dalle cinque del mattino, ed erano quasi le nove di sera. Nel mio cuore iniziai a pormi domande sul motivo per cui la nostra preghiera non avesse avuto esito e perché tutti i nostri sforzi per vivere secondo il Vangelo non sembravano avere effetto nel momento difficile, quando tutto ad un tratto mi accorsi che c’era qualcosa che non tornava.

Alzai lo sguardo e mi resi conto che l’insegna luminosa del negozio era spenta. «Come hai fatto a vedere questo negozio?» Chiesi a mia moglie. «C’era un’indicazione lungo la strada principale?» Mi rispose di no, che aveva avuto l’impulso improvviso di girare la testa a destra, ed eccolo lì.

Feci un cenno col capo, pieno di nuovo entusiasmo, e subito giunse la risposta. Stavamo cercando di osservare i comandamenti, crescere bene i figli, essere fedeli alle chiamate; avevamo pregato con fede, a seguito di un suggerimento, ed ecco dove eravamo. Capii allora che ci trovavamo esattamente dove avremmo dovuto essere. Non ci eravamo immaginati ciò che il Signore avesse in serbo per noi in quel luogo.

Poi compresi. Ci doveva essere qualcuno che avrebbe potuto aiutarci. Guardai all’interno e sulla prima panca c’era una giovane famiglia. Dal sedile potei notare che le mani del padre erano sporche di grasso.

Scesi dalla macchina, entrai nel negozio e mi avvicinai alla famiglia. «Lei è un meccanico?», chiesi.

Con sorpresa, egli rispose: «Sì».

Gli spiegai il problema e sua moglie si rivolse a lui dicendogli: «È proprio quello che è accaduto alla mia macchina una settimana fa!» Mi spiegò che cosa fare per sistemare l’automobile in modo tale da raggiungere quella sera stessa Atlanta, dove ce la facemmo riparare e poi ritornammo a casa come se non fosse accaduto nulla.

Quella sera i nostri figli, e anch’io, imparammo che le preghiere dette con fede funzionano, ma spesso devi confidare nello Spirito che ti aiuti a capire la risposta.

Chris L. Cooper è membro del Rione Charleston 1, Palo di Charleston, South Carolina.

Scelsi la Scuola Domenicale

Avevo appena riesaminato un lungo elenco di libri da leggere per un esame onnicomprensivo che avevo bisogno di passare per conseguire la laurea di secondo grado in inglese. Speravo che la mia preparazione fosse adeguata, ma temevo di no. Ero ritornata sui libri a trentacinque anni e spesso mi sembrava più difficile ricordare i concetti allora di quanto non fosse quando ero più giovane.

L’esame era il lunedì e, quando giunse la domenica mattina, iniziai a razionalizzare che avrei fatto meglio a rimanere a casa a studiare, piuttosto che andare alla Scuola Domenicale e alla Società di Soccorso. Avevo quasi deciso di andare in chiesa solo per la riunione sacramentale, ma, alla fine, mi sentii troppo in colpa. Mi chiesi che sorta di esempio sarei stata per i miei figli piccoli, così partecipai anche alla Scuola Domenicale e alla Società di Soccorso.

Il libro di Giobbe era l’argomento della lezione di Dottrina evangelica e il fratello Clayton Smith era un insegnante eloquente e umile, che portò un messaggio spirituale possente. Durante lo svolgimento della lezione tenevo le Scritture in grembo e i miei occhi furono attirati da qualche versetto particolare che avevo letto e riletto.

Il giorno dopo arrivai nell’aula dove avrebbe avuto luogo la prova e l’addetto alla vigilanza agli esami distribuì il compito, che consisteva in tre domande aperte per le quali ci furono date tre ore per rispondere. Immaginatevi la mia sorpresa quando lessi una di queste domande: «Esaminate il concetto di sofferenza come illustrato almeno in tre opere letterarie accluse nell’elenco dei libri di lettura». Il libro di Giobbe era una delle opere riportate nella lista.

Rimasi stupita dalla facilità con cui risposi a quella domanda. La risposta culminava con citazioni integrali dei versetti che avevo letto il giorno prima durante la Scuola Domenicale. Tanto fu la mia spigliatezza nel trattare il primo punto, che mi ritrovai con più tempo del previsto per affrontare le altre due domande.

Alla conclusione dell’esame mi sentii assai grata per la preparazione «extra». Sentii anche che, avendo assistito alla lezione del fratello Smith, mi ero creata una visione spirituale su Giobbe, che mi consentì di rispondere con maggiore profondità, fervore e comprensione di quanto altrimenti mi sarebbe stato possibile.

Diverse settimane dopo, quando furono affissi i risultati dell’esame, mi avvidi che ero stata l’unica a ricevere la lode.

Quella fu una lezione della Scuola Domenicale che non dimenticherò mai, soprattutto perché rinforzò il concetto dell’osservanza del giorno del Signore e di non perdere mai una riunione. Sono grata per essere stata ispirata quella domenica a frequentare la classe di Dottrina evangelica, invece di studiare intensamente per l’esame.

Helen Walker Jones è membro del Rione Ensign 1, Palo Ensign di Salt Lake.

Sua moglie è in ospedale!

Una bella mattina dell’estate del 1986, mentre mia moglie Siou Chin si stava preparando per recarsi a una lezione, ebbi la chiara impressione di doverle dare un passaggio fino alla fermata dell’autobus. Stava frequentando un corso in una scuola per insegnanti e la fermata dell’autobus era a undici chilometri di distanza. Non prestai molta attenzione all’impressione ricevuta. Essendomi unito alla Chiesa non ancora da un anno, non avevo molto l’idea di come riconoscere la voce dello Spirito Santo.

Quando Siou Chin stava per uscire in motocicletta per raggiungere la fermata dell’autobus, riebbi la stessa impressione, ancor più forte di prima, che mi diceva che qualcosa sarebbe accaduto se non le avessi dato un passaggio. Feci l’errore tremendo di ignorare ancora una volta la voce.

Dieci minuti dopo squillò il telefono. Avevo tanta paura che non riuscii in un primo tempo a rispondere. Lo lasciai squillare. Alla fine sollevai la cornetta e una voce mi disse: «Sua moglie è in ospedale! Venga immediatamente».

Quando arrivai all’ospedale, mi ricordai l’avvertimento e rimpiansi amaramente di non avere ascoltato lo Spirito Santo. Le condizioni di Siou Chin erano critiche. Era inconscia. Per non contare che, tra le altre cose, era in cinta di nove mesi. Un medico mi consigliò di farla trasferire in un ospedale più grande e attrezzato di Kaohsiung. Dopo aver soppesato le possibilità, sentii l’impressione che avrei dovuto farla trasferire immediatamente in quell’ospedale. Lungo il tragitto sino al nosocomio invocai il Padre celeste non solo di perdonarmi, ma anche che preservasse la vita di mia moglie.

Un’ora e venti minuti dopo arrivammo all’altro ospedale. Il medico del pronto soccorso prescrisse una TAC e, dopo aver visionato le immagini, mi disse che Siou Chin aveva una frattura cranica. Scoprii poi che non c’erano letti liberi. Per tutto il giorno non ci fu nulla che potessi fare, se non pregare per aiuto. Alle sei di quella sera incontrai la sorella di un’ex compagna di scuola, che lavorava nell’istituto. Con il suo aiuto potemmo alla fine trovare un letto libero al nono piano. Siou Chin era ancora in stato d’incoscienza e la sua situazione era delicata.

Alle dieci di sera si fece strada in me l’idea che dovessi chiedere ai missionari d’impartire una benedizione a mia moglie. I missionari nel nostro ramo telefonarono agli anziani di Kaohsiung, e venti minuti dopo questi arrivarono. Il medico, tuttavia, non consentì loro di entrare in stanza di mia moglie, perché le erano iniziate le doglie, benché fosse ancora in coma. Chiesi così agli anziani di dare una benedizione a me al posto di mia moglie, cosa che fecero in una sala delle conferenze dove non saremmo stati disturbati.

Erano circa le undici di sera e mia moglie non aveva ancora partorito, pertanto il medico decise di trasferirla all’ottavo piano per praticare un parto cesareo. Avvenne poi un miracolo: dieci minuti dopo il trasferimento, ella diede alla luce il neonato. Il parto andò bene e quando l’infermiera mi passò il piccino non potevo credere ai miei occhi: era proprio come lo avevo visto ogni sera nelle mie preghiere.

Sette giorni dopo la nascita di nostro figlio, Siou Chin alla fine riprese conoscenza, ma la sua mente era un po’ offuscata e soffriva di mal di testa. Il primario suggerì che la trasferissimo all’ospedale universitario per un intervento neurochirurgico. Mi sentii oppresso da questo pensiero e pregai per ricevere una guida. Dopo meno di tre minuti di meditazione, comunicai al medico che avevo deciso di farla trasferire in un altro centro medico, anche se ciò sarebbe significato che avrei dovuto sobbarcarmi tutte le spese, perché non era convenzionato con il sistema sanitario. Questa volta sapevo che il suggerimento veniva dallo Spirito Santo ed ero certo che la decisione fosse giusta.

Facemmo le pratiche di ricovero nel centro medico. Capitò che un’equipe medica che girava per Taiwan per esaminare casi insoliti stesse visitando il centro. Quel giorno con l’equipe c’era anche un neurochirurgo che era appena stato negli Stati Uniti per un corso di specializzazione. Dopo aver esaminato tutti gli esami, questo medico mi annunciò che mia moglie non aveva bisogno di un intervento chirurgico. Mi spiegò che la sua situazione sarebbe migliorata entro una settimana. Mi sentii sollevato quando udii quelle parole. Sono grato al dottore, ma, più di ogni altra cosa, ringrazio il mio Padre celeste che mi diresse nel prendere la decisione giusta.

Proprio come aveva previsto il neurochirurgo, nel giro di una settimana Siou Chin stava meglio. Persino il medico si meravigliò del suo rapido recupero. So che grazie alle capacità del medico e all’aiuto del Padre celeste mia moglie è sopravvissuta miracolosamente e ora si è ripresa completamente.

Tutti noi abbiamo la nostra parte di prove e tribolazioni, ma dobbiamo sempre avere fede nel Padre celeste. Senza il Suo aiuto non potremmo superare queste prove.

Liu Kuan Feng è membro del Ramo di Chi Shan, Palo di Kaohsiung, Taiwan.