Capitolo 2: “Ama il tuo prossimo come te stesso”

Insegnamenti dei presidenti della Chiesa: George Albert Smith, 2010


Rivolgersi agli altri con amore e compassione è parte essenziale del vangelo di Gesù Cristo.

Dalla vita di George Albert Smith

George Albert Smith era conosciuto per la sua capacità di amare gli altri. Il presidente J. Reuben Clark Junior, uno dei suoi consiglieri nella Prima Presidenza, disse di lui: “Il suo vero nome era Amore… Egli donò il Suo amore a chiunque incontrò. Egli donò il suo amore a tutti coloro che non incontrò”.1

L’amore del presidente Smith per il suo prossimo nacque dalla sincera convinzione che siamo tutti fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre Celeste. Verso la fine della sua vita egli disse ai santi:

“Che io sappia, non ho nessun nemico, e non c’è nessuno al mondo verso cui io provi alcuna ostilità. Tutti gli uomini e tutte le donne sono figli di mio Padre, e nel corso della mia vita ho cercato di osservare la saggia direttiva del Redentore dell’umanità di amare il mio prossimo come me stesso… Non saprete mai quanto vi voglio bene. Non ci sono parole per esprimerlo. E voglio sentirmi in questo modo nei riguardi di ogni figlio e figlia del mio Padre Celeste”.2

Il presidente Smith dimostrò il suo amore per gli altri attraverso innumerevoli atti di compassione. Un osservatore fece notare: “È caratteristica del presidente Smith lasciare il suo cammino allo scopo di portare conforto e benedizione a molti che sono ammalati, che sono depressi e che hanno motivo di essere grati per il suo cordiale incoraggiamento. Non è insolito vederlo, prima e dopo l’orario di ufficio, percorrere corridoi d’ospedale, visitare una camera dopo l’altra, e impartire benedizioni e incoraggiamento con le sue apparizioni inattese in quei luoghi in cui la sua presenza confortante e rassicurante è assolutamente gradita… È sua caratteristica andare ovunque senta di poter dare aiuto e incoraggiamento”.3

Il presidente Thomas S. Monson fece un esempio specifico di come il presidente Smith lasciasse i suoi impegni per dimostrare affetto a qualcuno nel bisogno:

“In un freddo mattino d’inverno una squadra di operai [a Salt Lake City] stava liberando da grossi blocchi di ghiaccio le cunette delle strade della città. La squadra stabile era aiutata da manovali temporanei, che avevano un disperato bisogno di lavorare. Uno di essi aveva indosso soltanto una maglia leggera e soffriva terribilmente per il freddo. Un uomo alto, con la barba ben curata, si fermò accanto alla squadra al lavoro e disse a questo manovale: ‘In un mattino come questo hai bisogno di qualcosa di più di quella maglietta. Dove hai lasciato il soprabito?’ Il manovale rispose che non lo aveva. L’uomo allora si tolse il soprabito e glielo consegnò dicendo: ‘Questo soprabito è tuo. È di lana pesante e ti terrà caldo. Io lavoro qui di fronte’. La strada era South Temple. Il buon Samaritano, che entrò privo del soprabito nell’edificio amministrativo della Chiesa per svolgere il suo lavoro quotidiano, era il presidente George Albert Smith della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Il suo generoso atto di altruismo rivelò la dolcezza del suo cuore. Certamente egli era il guardiano di suo fratello”.4 [Vedere il suggerimento 1 a pagina 18].

Insegnamenti di George Albert Smith

Tutte le persone sono nostri fratelli e sorelle, figli del nostro Padre Celeste.

Noi consideriamo tutti gli uomini nostri fratelli, tutte le donne nostre sorelle; noi consideriamo il volto di ogni essere umano che sia nel mondo il volto di un figlio di nostro Padre, e crediamo che se ognuno è creato a immagine del Padre, allora ognuno possiede una scintilla di divinità che, se sviluppata, ci preparerà a fare ritorno alla Sua presenza…

Questa è la nostra comprensione dello scopo della nostra esistenza nel mondo, e spiega il nostro interesse verso tutti i nostri simili. Molti hanno supposto che fossimo chiusi, e altri pensano che siamo poco aperti agli estranei. Noi consideriamo ogni bambino nato nel mondo come figlio o figlia di Dio, come nostro fratello o sorella, e riteniamo che la nostra felicità non sarà completa nel regno dei cieli se non godremo della compagnia delle nostre famiglie e dei nostri amici e colleghi che abbiamo conosciuto e nel cui interesse noi occupiamo tanto del nostro tempo sulla terra.5

Quando penso alla stima e all’affetto che nutro per la famiglia del Padre celeste, la famiglia umana, ricordo qualcosa che diceva mio padre terreno e che credo di avere in parte ereditato da lui, e cioè: ‘Non ho mai visto un figlio di Dio giacere in condizioni degradate senza aver provato l’impulso di chinarmi per sollevarlo in piedi e fargli cominciare una nuova vita’. Vorrei poter dire di non aver mai visto nella vita uno dei figli di mio Padre senza rendermi conto che era mio fratello e che Dio ama ciascuno dei Suoi figli.6

Che mondo felice sarebbe se ovunque gli uomini riconoscessero i loro simili come fratelli e sorelle, e di conseguenza amassero il prossimo come loro stessi.7 [Vedere il suggerimento 2 a pagina 18].

Il vangelo di Gesù Cristo ci insegna ad amare tutti i figli di Dio.

Il Vangelo ci insegna ad avere carità per tutti e ad amare i nostri simili. Il Salvatore disse:

“Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua e con tutta la mente tua. Questo è il grande e il primo comandamento.

Il secondo, simile ad esso, è: Ama il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge ed i profeti”. [Matteo 22:37–40].

Fratelli e sorelle, se il vangelo di Gesù Cristo, come vi è stato dato, non ha piantato quel sentimento di amore nel vostro cuore per i vostri simili, allora voglio dirvi che voi non state godendo appieno del dono meraviglioso che è giunto sulla terra quando questa Chiesa è stata organizzata.8 [Vedere il suggerimento 3 a pagina 19].

Il nostro ministero è d’amore. Il nostro servizio arricchisce la nostra vita….Se stiamo vivendo nel modo in cui Dio intendeva che vivessimo, se stiamo svolgendo il nostro ministero come Egli desiderava che lo svolgessimo, ogni giorno della nostra vita è arricchito dall’influenza del Suo Spirito, l’amore per il nostro prossimo cresce e le nostre anime si espandono fino a quando non sentiamo che potremmo prendere tra le braccia tutti i figli di Dio, con il desiderio di benedirli e portarli alla comprensione della verità.9

Come membri della Chiesa di Cristo, noi dovremmo osservare i Suoi comandamenti e amarci vicendevolmente. Allora il nostro amore sorpasserà i confini della Chiesa con cui ci identifichiamo, e raggiungerà tutti i figlioli degli uomini.10

Manifestiamo con la nostra condotta, con la nostra gentilezza, con il nostro amore, con la nostra fede, che noi osserviamo quel grande comandamento che il Salvatore disse essere simile al grande e primo comandamento: “Ama il tuo prossimo come te stesso”.11

Noi esercitiamo la carità quando ci rivolgiamo a coloro che necessitano di aiuto e incoraggiamento.

È impossibile misurare il risultato di ciò che amore e carità possono portare nel mondo. L’opportunità è offerta in ogni ramo e rione e campo di missione per andare a irradiare la luce del sole, a sviluppare la felicità e a sollevare coloro che sono scoraggiati, a portare gioia e conforto a coloro che sono angustiati.12

Il Signore dice:

“Guardate di amarvi l’un l’altro; cessate d’essere avidi; imparate a condividere l’uno con l’altro come richiede il Vangelo.

E soprattutto, rivestitevi del vincolo della carità come di un mantello, che è il vincolo della perfezione e della pace” [DeA 88:123, 125]…

State seguendo il Suo consiglio riguardo alla carità? Voglio dire che in questo periodo particolare della nostra vita abbiamo bisogno di esercitare la carità, non solo per impartire delle nostre sostanze a coloro che sono bisognosi, ma noi abbiamo bisogno di avere carità per le debolezze e gli insuccessi e gli errori dei figli di nostro Padre.13

Se troviamo un uomo che non ha avuto successo nella vita, uno che sta vacillando nella fede, non voltiamogli le spalle; prendiamo la risoluzione di visitarlo, di rivolgerci a lui con gentilezza e amore e di incoraggiarlo ad allontanarsi dall’errore. La possibilità di svolgere qualcosa individualmente tra di noi come popolo è presente ovunque; e vi sono pochi uomini e donne in questa Chiesa che, se vogliono, non possono rivolgersi un po’ oltre la cerchia di persone in cui si identificano, per dire una parola gentile, per insegnare un principio di verità a qualcuno dei figli di nostro Padre… Questa è l’opera di nostro Padre. È la cosa più importante per cui saremo identificati in questa vita.14

Nel cuore nutro solo buoni sentimenti verso l’umanità. Non provo animosità verso alcun essere umano. Conosco alcuni che vorrei si comportassero meglio, ma sono loro a perderci, non io. Se io potessi abbracciarli e aiutarli a ritornare sulla strada della felicità insegnando loro il vangelo di Gesù Cristo, la mia felicità ne sarebbe accresciuta… Voi non potete indurre le persone a fare le cose giuste, ma potete amarle in modo che le facciano, se il vostro esempio è tale da mostrare loro che vivete ciò che dite.15 [Vedere il suggerimento 4 a pagina 19].

La vera felicità deriva dall’amare e dal servire gli altri.

Non dimenticate che, indipendentemente dalla quantità di denaro che donate, da quanto desiderate le cose di questo mondo per essere felici, la vostra felicità sarà sempre proporzionale alla vostra carità, alla vostra gentilezza e al vostro amore per coloro che incontrate in questa vita. Il nostro Padre Celeste ha detto con parole chiarissime che colui che dice di amare Dio e non ama suo fratello non è persona verace [vedere 1 Giovanni 4:20].16

Non è solo ciò che riceviamo a renderci felici; è ciò che diamo, e quanto più diamo di ciò che è edificante e arricchisce ai figli di nostro Padre, tanto più abbiamo da dare. Cresce come una grande fonte di vita che trabocca in felicità eterna.17

Quando la nostra vita qui avrà fine e torneremo a casa, ci sarà dato credito per ogni buona azione che abbiamo fatto, ogni gentilezza che abbiamo mostrato, ogni sforzo che abbiamo compiuto a beneficio dei nostri simili…

Dimostriamo il nostro apprezzamento per ciò che il Signore ci ha dato servendoLo, e noi Lo serviamo quando facciamo del bene ai Suoi figli. Gratuitamente abbiamo ricevuto, gratuitamente diamo [vedere Matteo 10:8]. Con i cuori colmi di amore e gentilezza per i nostri simili, spingiamoci innanzi con fermezza fino a quando saremo chiamati al giudizio finale, e i libri saranno aperti. Allora, se avremo fatto fruttare i nostri talenti, se saremo stati onesti, fedeli, casti, benevoli e caritatevoli, e avremo cercato di edificare ogni anima con cui ci saremo trovati, se saremo vissuti secondo la luce che abbiamo ricevuto, e se avremo divulgato la luce ogni volta che ne abbiamo avuto l’opportunità, allora quanto saremo felici e quanto i nostri cuori saranno colmi di gratitudine quando riceveremo dal Creatore dei cieli e della terra il gradito plauso: “Va bene, buono e fedel servitore; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore”. [Matteo 25:21.]18 [Vedere il suggerimento 5 a pagina 19].

Suggerimenti per lo studio e l’insegnamento

Quando studiate il capitolo o vi preparate a insegnare, riflettete sulle idee seguenti. Per avere ulteriori spunti, vedere le pagine V–VII.

  1. 1.

    Pensate a dei modi in cui potete dimostrare amore come fece il presidente Smith (vedere alle pagine 11–13). Per esempio, come possiamo dimostrare amore svolgendo il nostro incarico di insegnanti familiari o insegnanti visitatrici?

  2. 2.

    Quando studiate la prima sezione degli insegnamenti (pagine 13–14), pensate a come l’applicazione di questi insegnamenti può migliorare il vostro rapporto con i vostri vicini, colleghi, famigliari e con le altre persone.

  3. 3.

    Leggete l’ultimo paragrafo a pagina 14. Quali sono alcuni insegnamenti o storie delle Scritture che vi ispirano ad amare e a servire gli altri?

  4. 4.

    Studiate la sezione che inizia a pagina 16, in particolare gli ultimi due paragrafi. Pensate a qualcuno che può essere al di fuori della “cerchia di persone in cui vi identificate”. Che cosa potete fare nello specifico per rivolgervi a questa persona?

  5. 5.

    Meditate sugli insegnamenti del presidente Smith riportati alle pagine 17–18. Quali esperienze vi hanno insegnato che la vera felicità deriva dal rendere felici gli altri?

Ulteriori versetti di riferimento: Matteo 5:43–44; 25:34–40; Luca 10:25–37; Giovanni 13:34–35; 1 Giovanni 4:7–8; 1 Nefi 11:16–25; Moroni 7:44–48

Sussidi per l’insegnamento: “Parecchio insegnamento impartito nella Chiesa è fatto in maniera rigidissima, è una predica. In classe non rispondiamo troppo bene alle prediche. Le prediche le facciamo alla riunione sacramentale e alle conferenze. L’insegnamento, invece, può essere bidirezionale in modo da poter porre domande. In una classe potete favorire facilmente le domande” (Boyd K. Packer, “Principi dell’insegnamento e apprendimento”, Liahona, giugno 2007, 55).

Mostra riferimenti

    Note

  1.   1.

    J. Reuben Clark Jr., “No Man Had Greater Love for Humanity Than He”, Deseret News, 11 aprile 1951, Church section, 10, 12.

  2.   2.

    “After Eighty Years”, Improvement Era, aprile 1950, 263.

  3.   3.

    Richard L. Evans, “Anniversary”, Improvement Era, aprile 1946, 224.

  4.   4.

    Conference Report, aprile 1990, 62; oppure La Stella, luglio 1990, 43.

  5.   5.

    “Mormon View of Life’s Mission”, Deseret Evening News, 27 giugno 1908, Church section, 2.

  6.   6.

    “Pres. Smith’s Leadership Address”, Deseret News, 16 febbraio 1946, 6.

  7.   7.

    Conference Report, ottobre 1946, 149.

  8.   8.

    Conference Report, aprile 1922, 52.

  9.   9.

    Conference Report, ottobre 1929, 24.

  10.   10.

    Conference Report, aprile 1905, 62.

  11.   11.

    Conference Report, aprile 1949, 10.

  12.   12.

    “To the Relief Society”, Relief Society Magazine, dicembre 1932, 704.

  13.   13.

    “Saints Blessed”, Deseret News, 12 novembre 1932, Church section, 5, 8.

  14.   14.

    Conference Report, aprile 1914, 12–13.

  15.   15.

    Conference Report, aprile 1946, 184–185.

  16.   16.

    “To the Relief Society”, 709.

  17.   17.

    Sharing the Gospel with Others, a cura di Preston Nibley (1948), 214; discorso tenuto il 4 novembre 1945, a Washington, D.C.

  18.   18.

    “Mormon View of Life’s Mission”, 2.