2003
Parole di Gesù: Il perdono
Febbraio 2003


Parole di Gesù: Il perdono

«Perdonate e sarete perdonati» (Luca 6:37).

È desiderio del Salvatore che ognuno di noi senta la Sua pace. Egli disse: «Vi lascio la pace, vi dò la mia pace… il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti» (Giovanni 14:27). In questi tempi di tribolazione ci rassicura un inno che ci è noto:

Dolce è la pace del Vangel

per chi la cercherà

discende la sua luce

a illuminare chi è fedel.1

Possiamo trovare molto di cui preoccuparci e molti motivi per cui essere ansiosi, tuttavia come ha osservato il presidente Spencer W. Kimball (1895–1985), la pace e la dottrina del Salvatore in merito al perdono sono inseparabilmente connesse: «L’essenza del miracolo del perdono è che esso porta la pace all’anima che prima era ansiosa, inquieta, frustrata e forse tormentata».2

Luca racconta una storia della vita del Salvatore che dimostra il tipo di pace che il Salvatore elargisce quando riceviamo il Suo perdono (Luca 7:36–50). Gesù era stato invitato a cena a casa di Simone, un fariseo. Una donna, che è descritta come una peccatrice, saputo che Gesù era in casa, venne e portò del balsamo. Mentre Gesù si riposava con i piedi stesi, la donna gli si avvicinò da dietro, piangendo e lavandogli i piedi con le sue lacrime. Glieli asciugò coi suoi capelli, li baciò e versò su di essi l’’unguento fragrante, massaggiandoglieli. L’ospite biasimò Gesù per aver accettato questo atto di gentilezza da una peccatrice. Gesù percepì i suoi pensieri e in cambio del suo biasimo offrì una delle lezioni più profonde sulla dottrina del perdono.

Egli raccontò la storia di un creditore che aveva due debitori. Uno gli doveva dieci volte di più dell’altro. Né l’uno né l’altro avevano i mezzi per pagare il debito, cosicché il creditore pietosamente lo condonò ad ambedue. Il Salvatore quindi chiese: «Chi di loro dunque l’amerà di più?» (Luca 7:42). Simone giustamente rispose che colui che aveva il debito maggiore avrebbe provato maggiore riconoscenza.

Gesù allora paragonò la mancanza di cura e di ospitalità di Simone nei Suoi confronti, alle azioni della donna. Gesù voleva che Simone vedesse se stesso nella storia come il debitore che doveva di meno e la donna come il debitore che doveva di più. Egli sottolineò questo concetto dicendo: «Per la qual cosa, io ti dico: Le sono rimessi i suoi molti peccati, perché ha molto amato; ma colui a cui poco è rimesso, poco ama» (Luca 7:47).

Gesù poi volse la Sua attenzione alla donna. Guardandola negli occhi Egli riversò la Sua pace su di lei, dicendo: «I tuoi peccati ti sono rimessi… la tua fede t‘ha salvata; vattene in pace» (Luca 7:48, 50).

Noi non conosciamo le circostanze che abbiano spinto questa donna a trasgredire, ma possiamo immaginare la gratitudine, la gioia e la pace che deve aver sentito in quel momento.

Pace in Cristo

Per ottenere pace e perdono dobbiamo guardare al Salvatore, non alla saggezza del mondo. Ricorderete la storia del paralitico (vedere Matteo 9:1–8; Marco 2:1–12; Luca 5:17–26).

Il Salvatore si trovava a Capernaum e insegnava in una casa sovraffollata. Vennero quattro uomini che portavano, su una barella, il loro amico infermo, sperando che Gesù lo guarisse. A causa della grande folla alla porta, gli uomini lo portarono sul tetto, fecero un’apertura e abbassarono cautamente il paralitico nella stanza dove si trovava Gesù. Gesù non fu irritato da questa interruzione ma fu toccato dalla loro fede. Liberamente e apertamente Egli disse al malato: «Figliolo, sta’ di buon animo, i tuoi peccati ti sono rimessi» (Matteo 9:2) e lo ammonì di non peccare più (vedere JST—Matthew 9:2).

Mentre l’uomo giaceva ancora nel suo lettino, alcuni degli scribi e dei farisei pensarono fra sé che Gesù avesse appena commesso il peccato di blasfemia. Egli esaminò la loro mente incredula chiedendo loro se occorre più potere per perdonare i peccati o per guarire i malati (vedere JST, Luca 5:23). Il Salvatore disse che, in questo modo, i Suoi ascoltatori avrebbero saputo che «il Figliuol dell’uomo ha sulla terra autorità di rimettere i peccati» (vedere JST—Matthew 9:6).

Allora Gesù si rivolse al paralitico e dichiarò: «levati, togli il tuo lettuccio e vattene a casa tua» (Marco 2:11). E subito quello si alzò e fece come gli era comandato. Coloro che protestavano e criticavano non potevano controbattere all’ovvio miracolo e alla sua chiara implicazione: Gesù ha il potere di perdonare i peccati. E quando sappiamo che i nostri peccati sono stati veramente perdonati da Lui, ci sentiamo di «buon animo» o in «pace».

Perdonare gli altri

Quando il Maestro insegnava ai Suoi discepoli cosa fare quando si sentivano offesi o ricevevano oltraggi (vedere Matteo 18:15–35) a loro sembrava di ricever una nuova dottrina. «Se poi il tuo fratello ha peccato contro di te, va’ e riprendilo fra te e lui solo. Se t’ascolta, avrai guadagnato il tuo fratello» (Matteo 18:15). Le parole del Salvatore sul perdonare gli altri richiedevano un notevole mutamento di atteggiamento. Essi erano stati addestrati al concetto «occhio per occhio» (Matteo 5:38; vedere Levitico 24:20). Pietro volendo accertarsi di aver capito il significato dell’insegnamento, chiese: «Signore, quante volte, peccando il mio fratello contro di me, gli perdonerò io? fino a sette volte?» (Matteo 18:21). Probabilmente Pietro era consapevole del requisito rabbinico che l’offensore facesse la prima mossa per risolvere l’offesa e che la persona offesa perdonasse solo due o tre volte.3

Gesù rispose con chiarezza: «Io non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette» (Matteo 18:22). In altre parole non ci devono essere limitazioni, numeriche o di altro genere, poste al nostro perdono degli altri.

Poi il Salvatore raccontò ai Suoi discepoli una parabola cosicché potessero apprezzare più pienamente, ricordare e mettere in pratica la lezione che dice che dobbiamo perdonare ad ognuno (vedere Matteo 18:23–32). Parlò di un re che voleva regolare i suoi conti con i servi che gli dovevano del denaro. Il primo servo gli doveva 10.000 talenti che sarebbero probabilmente l’equivalente di milioni di dollari. Il servo non poteva ripagare il debito, così il re ordinò che lui e la sua famiglia fossero venduti come schiavi. Il servo disperato implorò chiedendo una proroga e un po’ di pazienza promettendo di pagare tutto. Toccato dalla sua sincerità il re fu mosso a compassione e perdonò quest’enorme debito. Il servo, allora, cadde in ginocchio e lo adorò.

Il medesimo servo che era appena stato graziato dal meraviglioso atto di compassione e perdono del re, subito dopo andò a cercare un conservo che gli doveva cento denari, il probabile equivalente di pochi dollari. Gli chiese in modo villano di essere pagato subito. Quando il suo conservo gli chiese una proroga e un po’ di pazienza, il primo servo non volle estendere a costui ciò che egli aveva appena ricevuto generosamente dal re. Fece mettere in carcere il suo conservo fino a quando non potesse pagare il debito. Questo atto implacabile fu osservato dagli altri servi e riferito come di dovere al re. «E il suo signore, adirato, lo diede in man degli aguzzini fino a tanto che avesse pagato tutto quel che gli doveva». Gesù poi aggiunse questo commento: «Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognun di voi non perdona di cuore al proprio fratello» (Matteo 18:34–35).

Quelli che si considerano discepoli del Maestro devono capire che noi, come il primo servo, abbiamo un grosso debito col nostro Re celeste per i molti doni che abbiam ricevuto da Lui. Questa comprensione apre le porte al dono del pentimento e al nostro proprio perdono. L’ottenimento di questi doni dipende dal perdono fedele dato a coloro che ci hanno offeso. Il Salvatore disse: «Beati i misericordiosi perché a loro misericordia sarà fatta» (Matteo 5:7) e «col giudicio col quale giudicate, sarete giudicati» (Matteo 7:2).

Comunque perdonare gli altri non significa necessariamente appoggiare o approvare il comportamento o la trasgressione. In effetti ci sono molte azioni ed atteggiamenti che meritano una chiara condanna. Ma persino in questi casi dobbiamo perdonare completamente l’offensore. «Perdonate, e vi sarà perdonato» (Luca 6:37).

Tutti i peccati tranne uno

Il Salvatore fu molto chiaro affermando che, pentendoci, tutti i nostri peccati possono essere perdonati tramite il Suo sacrificio sacro ed espiatorio, tranne quello che Lui chiamò «bestemmia contro lo Spirito Santo» (Matteo 12:31; vedere Marco 3:28–29). In merito a questo argomento il profeta Joseph Smith insegnò: «Gesù salverà tutti ad eccezione dei figli di perdizione. Cosa deve fare un uomo per commettere il peccato imperdonabile? Deve ricevere lo Spirito Santo, deve vedere i cieli aprirsi davanti a lui, conoscere Dio, e poi peccare contro di Lui».4

Così la chiara assicurazione del Redentore è che «saranno rimessi tutti i peccati» (Marco 3:28) quando ci pentiamo, perché la missione del Salvatore era di predicare il pentimento (vedere TJS, Marco 3:22; vedere anche Mosia 26:29–30).

Il dono del perdono

In due occasioni separate il Salvatore insegnò ai Suoi discepoli che dovevano pregare Dio per il perdono dei loro peccati o debiti. Anche noi dobbiamo dimostrare la sincerità delle nostre preghiere perdonando coloro che hanno peccato contro di noi. Egli li istruì a pregare: «E rimettici i nostri debiti [offese] come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori [coloro che ci hanno offeso]» (Matteo 6:12) e «perdonaci i nostri peccati, poiché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore» (Luca 11:14). Implicito in questo insegnamento c’è un legame diretto tra chiedere il perdono e i nostri sforzi per pentirci di tutti i nostri peccati.

In tutto il nostro perdonare ed essere perdonati, dobbiamo riconoscere che, malgrado qualsiasi restituzione possiamo fare o ricevere, i nostri sforzi e quelli di altri sono purtroppo insufficienti per soddisfare i requisiti della giustizia eterna. Allora, com’è possibile il vero perdono? Paolo, parlando agli Efesini, scrisse che è in Cristo che «abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione de’ peccati, secondo le ricchezze della sua grazia» (Efesini 1:7).

Le benedizioni che fluiscono dal dono del perdono sono molte. Quella principale è la pace. È desiderio del Salvatore che ognuno di noi senta la Sua pace. Egli disse: «Io vi lascio pace; vi do la mia pace… il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti» (Giovanni 14:27). Il perdono che offriamo agli altri e il perdono che riceviamo da Gesù Cristo ci guida a Lui, lungo il sentiero della vita eterna.

Note

  1. Inni, n. 10

  2. Il miracolo del perdono, (1969), 332.

  3. Vedere James E. Talmage, Gesù il Cristo, 292–294.

  4. Insegnamenti del profeta Joseph Smith, compilati da Joseph Fielding Smith (1976) 284.