La mia testimonianza quotidiana

Stephanie Gudmundsson

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    La mia testimonianza scaturisce dal vivere il Vangelo giorno dopo giorno e non da un singolo evento miracoloso.

    Man mano che diventavo grande, ero sempre alla ricerca di un evento miracoloso per dimostrare a me stessa che avevo una testimonianza. Venivo a conoscenza di innumerevoli storie di eventi miracolosi in cui la gente scopriva senza alcun dubbio che il Vangelo è vero. Le storie spaziavano dal racconto di qualcuno che aveva resistito alla tentazione o evitato un pericolo, a qualcuno che aveva portato centinaia di persone in Chiesa attraverso dei semplici e piccoli gesti, ad altre circostanze ancora in cui le Scritture si aprivano nel punto giusto per rispondere ai dilemmi della vita. Le mie storie preferite raccontavano di come qualcuno che era diretto verso casa di notte evitava un pericolo di cui veniva a conoscenza solo il giorno seguente. Ho sentito storie di guarigioni miracolose o di angeli che avevano protetto qualcuno. Non vedevo l’ora che venisse il mio momento di vivere un’esperienza simile. Mi aspettavo di vedere angeli e luci che mi avrebbero detto che avevo una testimonianza della Chiesa.

    I miei genitori mi hanno insegnato a pregare, ad andare in chiesa, a leggere le Scritture, a vestire con modestia, a vivere una vita pulita e scevra dalle influenze mondane e ad avere fiducia nel Signore. Ero sicura di vivere nella maniera giusta. Volevo solo essere in grado di dimostrare che avevo una testimonianza e che qualcuno mi notasse per questo.

    Nelle serate familiari o durante la scuola domenicale, ci esercitavamo a dire delle frasi che ci avrebbero aiutato a resistere alle pressioni dei nostri coetanei. Non vedevo l’ora di usare quelle frasi. Per esempio, mi immaginavo di stare insieme ai miei amici. Qualcuno avrebbe tirato fuori una lattina di alcool e l’avrebbe fatta passare in giro. La lattina di birra sarebbe arrivata a me e tutti gli occhi si sarebbero girati nella mia direzione. Sarebbe salita la tensione. E io mi sarei alzata per dire: “No! Sono mormone e non bevo!” Tutti i ragazzi mi avrebbero guardato con ammirazione. Nessun grado di persuasione mi avrebbe convinto. La comitiva si sarebbe presto sciolta e una persona speciale del gruppo mi avrebbe detto che era rimasta molto colpita dalla mia ferma presa di posizione tanto da voler sapere di più riguardo alla mia chiesa. Gli angeli avrebbero cantato lodi a Dio e io sarei stata riempita di luce.

    Non è mai accaduto. Nessuno mi ha mai tentato in quel modo. Sembravano conoscere già i miei standard dal modo in cui vivevo. Con mio dispiacere, il mio “momento di gloria” non è mai arrivato.

    Ma adesso so che avere una testimonianza non deriva per forza dalle apparizioni angeliche. La mia testimonianza deriva dal vivere il Vangelo giorno dopo giorno, dal sentire l’influenza dello Spirito Santo quale testimone della verità e dal godere delle semplici benedizioni che scaturiscono dall’obbedienza.

    Io so chi sono. So che Dio mi ama. So che il Salvatore espiò per i miei peccati. Questa è la mia testimonianza. La conoscenza di queste cose mi dona serenità.

    Non posso dire di aver vissuto un’esperienza miracolosa quando venni a sapere che la Chiesa era vera, ma sono contenta di sapere che io ho una testimonianza. Quindi, finché non arriverà il momento in cui gli angeli mi appariranno, mi riterrò soddisfatta di vivere una vita abbastanza normale con la semplice benedizione di sapere che il Vangelo è vero.

    Illustrazione di Annie Henrie